La carcassa del tempo. Inchiesta sulla Costa Smeralda

Carcassa.de.tempo.2[1]Questa inchiesta risale al 1988. Per il metodo d’indagine adottato è una ricerca ancora attuale per almeno due motivi: 1) perché analizza le basi su cui sia ieri che oggi si fonda l’impresa turistica; 2) affronta il fenomeno da molteplici  punti di vista: quello dei residenti, dei lavoratori, dei manager e degli stessi turisti. Postiamo qui il Capitolo quinto, L’acquario.

 

 

 

 



Quando in una impresa l’aumento dei costi accresce il male contro cui l’impresa stessa si è costituita,questa cessa di essere analizzabile in termini di economia o razionalità: diventa un rito diabolico celebrato nel solo interesse dei suoi officianti i quali, presi dal rito, non sono più capaci di smascherare l’idolo che l’ispira.

Ivan Illich

Il villaggio del Sole

Ogni persona al suo posto e un posto per ogni persona. Potrebbe essere
questo Io slogan universale dell’industria turistica. Ma sarebbe sconveniente.
L’ordine risulterebbe geometrico e la scelta tra una vacanza a Rimini o a Porto
Cervo un obbligo. Risalirebbero subito alla mente le immagini di Tempi Moderni
di Chaplin o i flash che colgono migliaia di giapponesi ognuno ordinatamente
seduto sul bordo di una piscina di pochi metri quadrati. La fabbrica delle
vacanze ha i piedi saldamente ancorati alla realtà e non rischia il suicidio
commerciale. Così, reinventa la realtà stessa fondandola sui miti più profondi
della cultura occidentale: quelli della libertà e della felicità. Miti che non può
dichiarare apertamente: anche questo sarebbe sconveniente. Troppe
implicazioni filosofiche, troppi retaggi politici, troppo passato. E il passato, con
le sue contraddizioni, pesa. Del mito dunque, resta il suo surrogato: per il
turista, la libertà fa coppia con la possibilità di andare una settimana alle
Maldive o a Santa Teresa di Gallura, la felicità diventa tutt’uno col piacere
immediato.

I managers della vacanza confezionano un prodotto che aderisce, e, insieme,
istruisce la fascia di mercato alla quale si rivolgono, producendo distinti
microcosmi che coinvolgono in un medesimo stile di vita sia il turista che la
popolazione locale. In tal senso, la costa nord-orientale sarda costituisce un
vero e proprio campionario dei miti moderni; un’officina nella quale ogni
fattore che decreta il successo dell’industria turistica viene surriscaldato e
forgiato sino ad estrarne le massime prestazioni.

Porto Cervo, sede del turismo d’élite, rappresenta, au fond, il castello ideale
del Principe Karim Aga Khan IV. Castello intorno al quale non esistono vassalli.
Gli abitanti di Arzachena costituiscono la comunità parallela di una corte
medioevale e postindustriale insieme. Per gli arzachenesi, i turisti della Costa
Smeralda simboleggiano una sorta di nuova e inavvicinabile nobiltà, alla quale,
tuttavia, sono legati da un rapporto di dipendenza. D’altra parte, come
sosteneva Alexis De Tocqueville, la democrazia non elimina l’esistenza di
padroni e servi pur modificandone posizioni e rapporti reciproci rispetto alle
società aristocratiche (1). I servi moderni non sono più schiavi né lacchè. Nel
nostro caso, gli arzachenesi, si trovano innalzati al ruolo di gregari del turista.
Il loro privilegio consiste nel convivere intorno all’uomo in vacanza pur senza
essergli troppo vicini.

Splendidi e distanti, i solariani di Porto Cervo non si mischia-no col mondo
pur governandolo. Ed è proprio da questo contrasto apparente e dalla
delimitazione fisica di un luogo riservato che nasce la mondanità. Essa
“comincia con una divisione dello spazio. Al limite il tempo stesso è assorbito,
agli occhi del mondo, dallo spazio… la mondanità occupa attualmente uno
spazio estremamente frazionato, frammentario, imprevedibile, ostinatamente
cosmopolita, i cui poli essenziali sono rappresentati da qualche capitale e i
punti marginali da spazi assolutamente privati, come le Barbados e le
Mosquitos. Spazio al tempo stesso unico, che si vuoi popolato dalle stesse
persone — il jet set — e si rappresenta ormai a sé stesso con la sua stampa e
le sue fotografie… (2). Se questa analisi è abbastanza corretta nel cogliere
alcune regole generali della mondanità, tuttavia, il turista della Costa Smeralda
impone un proprio stile originale che rifiuta ogni eccesso di mondanità. Questo
per la consapevolezza che il successo vero, quello direttamente collegato al
potere, non consiste semplicemente nelle foto sui rotocalchi, né appare
ossessivamente sulle prime pagine dei giornali. La sola mondanità di copertina
è destinata, spesso, a chi non entrerà nella storia. E, forse, non è casuale che
l’americano più ricco degli States sia un certo Samuel M. Walton, sicuramente
meno noto al grande pubblico di una qualsiasi rockstar o di Paul Newman (3).

Quella che si riunisce a Porto Cervo è una comunità di corte i cui turisticortigiani
“si sono, per così dire, domiciliati sul sole e mostrano agli altri uomini
che anche il sole è abitabile” (4). Calcolato distacco dal resto del territorio
circostante e faraoniche ritualità estive, come le regate veliche o i tornei
internazionali di golf, fanno della Costa Smeralda una mitica Damasco del
turismo. E come in tutti i miti, come negli incantesimi delle fiabe, il tempo non
è posseduto dai comuni mortali, dai loro regolari ritmi di vita, tanto meno dalle
sue accelerazioni. Nell’estate di Porto Cervo il tempo si nutre della propria
sospensione. E questo, forse, il fine ultimo, il sogno proibito di ogni formapotere:
neutralizzare il trascorrere del tempo:

«D.: Qui, in Costa Smeralda, i vostri direttori di albergo e, in genere, i vostri
quadri dirigenti, non possono rilasciare interviste. Perché?

R.: Noi teniamo molto al rispetto della privacy della clientela. Non
permettiamo, infatti, o evitiamo per quanto possibile, che nei nostri esercizi
entrino paparazzi, i famosi fotografi sempre a caccia di personalità da
immortalare. Ed evitare, ai nostri clienti, pubblicità indesiderata, fa parte dei
servizi che forniamo loro. Ecco perché i nostri direttori non sono disponibili a
rilasciare interviste o a parlare con i giornalisti. Potrebbero, anche senza
volerlo, comunicare cose che, direttamente o indirettamente, nuocciano o
disturbino la clientela.

D.: La vostra clientela, insomma, ama la discrezione…

R.: La parola giusta è privacy. E non è traducibile in italiano. Noi
confondiamo sempre il pubblico con il privato. In Costa Smeralda avvengono
sfilate di moda di Gucci o Nora Ricci, regate organizzate dallo Yacht Club,
relative cerimonie per le premiazioni, Campionati del Mondo di vela, prestigiosi
tornei di tennis o di golf, ricevimenti, eccetera, a cui presenziano, per tutta una
serie di motivi, principi, re, famosi uomini del mondo finanziario e
imprenditoriale e celebrità varie. Tutte queste manifestazioni, ovviamente, non
sono private. Le persone partecipanti a esse, siano le poche decine famose o le
altre centinaia e centinaia meno o per niente note, vivono 365 giorni dell’anno
e non le sole ore delle feste o dei tornei. Ecco, molti si aspettano, anzi
pretendono che tutta questa gente, nel suo privato, ami stare e stia sempre sul
palcoscenico. Il che, oltre a essere assurdo, è esattamente l’opposto di ciò che
vuole e fa la nostra clientela.

D.: I vostri clienti, quindi, tendono a .frequentarsi tra loro?

R.: Esattamente. La nostra clientela preferisce fare feste private nelle proprie
ville piuttosto che frequentare locali notturni. Non è un caso che in tutta la
Costa Smeralda non ci sia neppure un night. Ci sono solo due o tre discoteche,
frequentate, in genere, da giovani. E ciò riflette la logica del rapporto tra
domanda e offerta: i nights non rispondono alle richieste del nostro mercato.
Faccio un altro esempio. Il Club Méditerranée ha avuto tanto successo
commerciale perché soddisfa un mercato di persone che psicologicamente
sono disponibili a farsi gestire e, anzi, hanno questo bisogno. Vogliono una
giornata intensa, non formale, ricca di avvenimenti, pilotata da altri. La nostra
offerta invece, è per un turista dall’individualità ricca, dalla personalità
indipendente. Un turista sicuramente non disposto a farsi coinvolgere dai
giochetti e dalle trovate degli animatori.

D.: Ciò avviene anche perché la vostra clientela è, sostanzialmente, sempre
la stessa?

R.: Sì. Noi non abbiamo un turismo veloce. Composto, cioè, da persone che
arrivano una sola volta e poi non tornano più. La nostra clientela, in gran
parte, è di tipo residenziale. Formata da gente che investe in Costa Smeralda,
acquista una proprietà, e viene qui tre o quattro volte l’anno. Non solo
d’estate, ma anche in primavera e autunno. Il nostro, insomma, è un turismo
internazionale legato al territorio per l’estrema piacevolezza dell’ambiente, che
è il patrimonio principale della Costa Smeralda, per l’alta qualità dei servizi e,
in non pochi casi, per le proprietà acquistate» (5).

Il villaggio dello spettacolo

Porto Rotondo, “cugino povero” e sconfitto di Porto Cervo, vive all’insegna
dello spettacolo. Anzi, si può dire, che è una comunità dello spettacolo. Sia
perché nella sua tipologia turistica spiccano personaggi sportivi, del mondo
televisivo e cinematografico; sia perché lo stesso stile di vita del villaggio è
apertamente consumista e teatrale. Olbia prospera all’ombra del turismo-spettacolo
di Porto Rotondo identificandosi con i suoi modelli e i suoi valori.
D’altra parte, la funzione dello spettacolo non si autorisolve nella
rappresentazione ma è in stretto rapporto allo sviluppo dell’economia di
mercato. “Lo spettacolo è il momento in cui la merce è pervenuta
all’occupazione totale della vita sociale. Non solo il rapporto con la merce è
visibile, ma non si vede più che quello: il mondo che si vede è il suo mondo”
(6).

«D.: Porto Rotondo è un palcoscenico?

R.: Sì, è un grande teatro. Quando si alza la tenda tutti i burattini entrano
nel personaggio. La differenza, tra gli abitanti del posto e i turisti, è che i primi
continuano la rappresentazione anche durante l’inverno quando il teatro è
chiuso; i secondi, invece, alla fine delle vacanze vanno via e riprendono a fare
quello che facevano prima… Coscienti, però, di avere vissuto sul palcoscenico
di Porto Rotondo solo una finzione. E diranno: eravamo lì… abbiamo visto
quell’attore, abbiamo visto quel tennista…

D.: La gente di richiamo…

R.: Sì. Quella gente che proprio perché in vista, tende a rimanere in vista e
calcola sempre come riuscirci. Qui a Porto Rotondo quando si riuniscono delle
persone che sono tutte dell’ambiente dello spettacolo, dei piccoli pettegolezzi…
Ecco, queste riunioni, queste feste, sono, per loro, un pretesto per dire:
ci sono anch’io… Nel senso che queste cose offrono il modo di far parlare di
loro… Evitano loro di calare come quotazione… Fanno parlare i giornali…

D.: Quindi lavorano?

R.: In pratica è un lavoro… Sì.. E una vacanza studiata, diciamo… Durante
la mia attività ho incontrato qualcuno di questi personaggi. Che, anche quando
non sono visti da nessuno, sembrano sempre sul set, sempre pronti a sfruttare
l’occasione, il momento, un qualcosa per rimanere nella parte. E questo è un
lavoro» (7).

Tra miti e affari

La concorrenza tra Porto Rotondo e Porto Cervo ebbe origine dal loro stesso
atto di nascita: nel 1963, il neo-laureato ad Harward, il Principe Karim Aga
Khan IV, capo spirituale di circa venti milioni di musulmani ismaeliti, inaugurò,
vicino a Porto Cervo, il prestigioso Hotel Cala di Volpe; nel 1965, i fratelli
veneziani, conti Nicolò e Luigi Donà delle Rose, si inserirono nel mercato del
turismo di lusso con l’apertura, a Porto Rotondo, dello Sporting Hotel. La
competizione tra i due villaggi turistici continuerà negli anni senza mai sopirsi.
Ma sarà il Consorzio Costa Smeralda ad uscire vincente dalla guerra
commerciale e ad esercitare un’influenza decisiva per lo sviluppo turistico
dell’intera isola e del litorale gallurese in particolare. A livello d’immagine, la
Sardegna diventerà mondialmente conosciuta grazie al richiamo esercitato da
Porto Cervo e dalle iniziative imprenditoriali dell’Aga Khan, anche se va tenuto
ben presente che i circa 15.000 posti offerti dalle ville e dagli alberghi della
Costa Smeralda rappresentano una quota irrisoria rispetto ad un’affluenza
turistica complessiva che, attualmente, tra arrivi e partenze, registra oltre due
milioni di transiti.

08-porto-cervo-1-18-05-2012La rivalità tra i due gruppi imprenditoriali divenne fiabesca nel 1985. In
quell’anno, Conti Donà delle Rose replicarono alla leggenda di Azzurra — nata  nei cantieri di Porto Cervo — con l’esclusiva di una tappa dei Principi di Galles, Carlo e Diana, a Porto Rotondo. Altri imbrogli della macchina turistica che
macina miti di largo consumo e di sicura efficacia commerciale. Azzurra: forse
mai fama sportiva fu tanto intrecciata al battage pubblicitario, un successo privo di allori sapientemente manipolato dai mass-media. I Principi di Galles: il “c’era una volta” che nessuno racconta più. La Sardegna, terra povera e di disoccupazione, si ripulì la faccia, nell’estate del 1985, per accogliere la coppia reale. L’aeroporto di Olbia fu tirato a lucido, le aiuole fatte fiorire in due giorni,
alcune strade del percorso asfaltate. L’attuale presidente della Repubblica,
allora presidente del Senato, Francesco Cossiga e il presidente della Regione, il
sardista Mario Melis, accolsero e pranzarono con i nobili inglesi. Poche
settimane dopo, la fiaba fu sfatata. Rotocalchi e giornali rosa di tutto il mondo
riportarono la fotografia dell’azzimato Carlo sorpreso in luogo pubblico e
palpare il reale fondoschiena di Diana.

Nella storia della concorrenza tra Porto Cervo e Porto Rotondo, un capitolo
nuovo si è aperto nell’estate del 1986 quando l’Aga Khan è riuscito a penetrare
nel villaggio rivale acquistando addirittura la sua perla più preziosa: lo Sporting
Hotel. Ma non si è fermato a quel punto. Come di solito, ha fatto le cose in
grande ed ha comprato anche la concessione della Marina di Porto Rotondo ed
alcuni importanti negozi dello stesso villaggio. Ed ha agito così fulmineamente
che nell’agosto 1987, lo Sporting è stato chiuso dal Pretore per tre giorni per
mancata voltura delle licenze. I Donà delle Rose non sono stati del tutto
espulsi dal loro ex regno, dove mantengono ancora ampi tratti di costa
edificabile e numerosi esercizi pubblici. Il futuro dirà se, dopo questa Waterloo
commerciale, i nobili veneziani sapranno passare a contrattacco con nuove
strategie imprenditoriali e con lo sfrutta mento di nuovi miti per continuare il
duello con la Costa Smeralda.

Il villaggio del piacere

Rafael Neville conte di Berlanga e Grande di Spagna sbarcò, nel 1958, a
Punta Sardegna, all’estremo nord della costa gallurese. Lì costruì la propria
villa e creò il proprio regno: il villaggio di Porto Rafael. Per il paese sardo più
vicino, Palau, diventato comune autonomo solo nel 1959, iniziò una nuova era.
Oggi, attorno alla villa dell’hidalgo spagnolo ne esistono altre 600. Palau conta
attualmente circa 2.500 abitanti; l’edilizia turistica si è sviluppata
esponenzialmente in tutta l’area comunale con un incremento medio annuo del
15%; alberghi, campeggi e residences sono nati ovunque e il flusso turistico
aumenta di stagione in stagione.

Ancora una volta il copione dell’immaginario turistico è stato rispettato:
l’Ulisse viaggiatore, errante per il Mediterraneo alla ricerca dell’ultimo paradiso
perduto, è un buon affarista che iscrive l’investimento economico nel segno
della seduzione paesaggistica. Declama il conte di Berlanga: “Amo l’odore della
Sardegna, il mare, la sua terra antica, i suoi cespugli, il paesaggio sempre
nuovo e sconvolgente, in primavera un giardino senza giardiniere (8). E,
ovviamente, detesta le masse turistiche che “invadono” l’isola a luglio e agosto
e i campeggi che, a suo avviso, deturpano il paesaggio.

La morfologia della fiaba turistica trova il suo spazio espressivo nello
scenario, o nella sceneggiata naturalistica. Acqua, terra, cielo e i fuochi estivi
sussurrano alla coscienza origini remote, perdute nell’oblio: “Così, la natura
che si presenta nella fascinazione di un incantesimo, è consegnata al processo
storico del turismo. Una scelta sentimentale non può essere che profitto
rimandato Questo è l’arcano della forma di produzione turistica: elemento
libidico e progetto economico fanno da ordito per la trama del dominio. Il
sentimento estetico di una visione preistorica è già nella logica di un turismo
post-industrjale. Il piacere è già iscritto nel campo dell’economico” (9). E del
piacere Rafael Neville ha fatto il suo totem. Memorabili sono le feste per i suoi
compleanni, indimenticabili i Continui party notturni, travolgenti le feste da
ballo nella piazzetta del villaggio alle quali partecipano nobili e ricchi di tutta
l’Europa. Belle donne, promiscuità sessuale, ostentata omosessualità vino e
champagne a fiumi hanno coronato, anno dopo anno, le notti estive di Porto
Rafael:

«Da quando è arrivato Rafael, qua a Palau ci siamo abituati a vederne di
cotte e di crude. Nel villaggio, succede di tutto. Ogni notte nelle ville è un
cinematografo. Nessuno si scandalizza più per i fidanzamenti tra omosessuali,
per le donne nude che fanno il bagno in enormi coppe di champagne, per i
balletti senza veli nel bel mezzo della piazza, per le orge… A Porto Rafael
prima delle undici di sera non vedi nessuno in giro. Di giorno ci sono solo
bambini. Li abbiamo battezzati i figli di nessuno perché stanno sempre con le
baby sitter. Un gruppo di giovani del posto è andato a vivere a Porto Rafael per
lavorare e per divertirsi appena arrivano le turiste. E posso dire che non c’è
uomo o donna di Palau alla quale il marito o la moglie o il fidanzato non abbia
messo le corna. Le avventure estive sono accettate, fanno parte delle regole di
questo posto. Anche don Salvatore Matta, il parroco del paese ha dovuto capire
il Cambiamento e adeguarsi alla nuova mentalità. Prima dell’arrivo di Rafael,
Palau era un paesino di poveri pescatori. Oggi tutti lavorano. Ci sono geometri
del posto che sono diventati miliardari costruendo ville: non milionari,
miliardari! A Porto Rafael c’è la villa della cugina della regina d’Inghilterra,
dentro, le maniglie sono d’oro e il custode prende più di un milione al mese. E
vero che la morale non c’è più; però Rafael ha portato il turismo e la ricchezza.
E qui tutti gli vogliono bene, stravedono e accettano tutto di lui» (10).

Il villaggio totale

In Sardegna esistono due villaggi del Club Méditerranée quello di Caprera e
quello di Santa Teresa di Gallura. Il primo, si trova nell’isola omonima ed è
unito a La Maddalena da un vecchio ponte in ferro e legno. Il secondo villaggio
dista circa otto chilometri da Santa Teresa di Gallura, con la quale è collegata
tramite autobus di linea utilizzati quasi esclusivamente da lavoratori del posto
(11).

Dal punto di vista del rapporto con le popolazioni locali, i due insediamenti
francesi si presentano come cittadelle pressoché impenetrabili. Possono
accedervi solo i turisti ospitati e i lavoratori che vi prestano servizio. Un
robusto corpo di guardiani impedisce agli estranei l’ingresso. Tuttavia, tra le
maglie della sorveglianza, qualcuno riesce a passare. Soprattutto il Club
Méditerranée di Caprera è noto tra i giovani maddalenini per i disinibiti costumi
sessuali delle ragazze francesi e penetrare all’interno del villaggio durante
l’estate è quasi una gara sportiva. Nel Club Méditerranée di Santa Teresa di
Gallura è un po’ più difficile introdursi a causa del completo isolamento del
villaggio. E possibile, però, avendo amici o parenti che vi lavorano all’interno,
con lo stratagemma di recarsi a fargli visita, confondersi tra il personale e i
clienti (migliaia di persone) e passare un paio di giorni a caccia di avventure.

Nonostante il relativo isolamento, i villaggi dell’azienda francese concorrono
pienamente alla formazione del mito della vacanza. L’oggetto principale del
loro investimento è il corpo del turista. Il messaggio del Club Méditerranée non
si centrifuga direttamente nel territorio e nel sociale come quello degli altri
villaggi che si trovano nella costa nord-est sarda. Attraverso un moto
centripeto, l’industria di monsieur Trigano, scudo e spada del Club
Méditerranée, inserisce il turista in una macchina del divertimento infinito, in
moto 24 ore su 24. Per il turista, la vita all’interno del villaggio è del tutto
preordinata sia di giorno che di notte. Giochi collettivi, passatempi, escursioni,
attività sportive, feste e spettacoli si susseguono ad un ritmo incalzante
seguendo un fitto programma giornaliero che non lascia a: turisti, né agli
animatori al seguito, alcun ritaglio di tempo. La conseguenza più importante di
questa giostra incalzante è che, a un determinato momento, non è più il turista
a scegliere autonomamente ciò che deve fare. Ma, adattandosi automaticamente
al proprio ruolo, accetta “naturalmente” l’ordine del tempo e delle
attività regolate dal villaggio. Insomma, non è più l’uomo che s’impadronisce
della macchina del divertimento ma e questa che, discretamente, domina
l’uomo.

Il potere di chi sovraintende alla vita del villaggio non s: esprime attraverso
una pressione diretta. Questa, d’altra parte. non sarebbe possibile:
salterebbero immediatamente il bisogno della vacanza e l’etica del
divertimento, che permeano il tempo libero. Viceversa, il villaggio-turistico è
figlio della tecnologia più moderna dell’esercizio del potere. Non applica la
forza: cala l’individuo all’interno di una complessa rete di relazioni e di
comportamenti da emulare. E da questa ragnatela è pressoché impossibile
districarsi:

«D.: Come hai passato le tue vacanze al Club Médjterranée?

R.: Molto bene. Io lavoro a Londra nel settore cinematografico ed è molto
stressante. D’estate ho proprio bisogno di scaricarmi. L’anno scorso, sono stata
col Club in Corsica e quest’anno in Sardegna. Sono stata sempre da sola. Non
volevo avere intorno la gente che vedo tutto l’anno. Le giornate al Club sono
molto piene. Non c’è pericolo d’annoiarsi. Di giorno e di sera ci sono gare
sportive e giochi tra i turisti.., c’è sempre qualche attività. Io sono andata lì per
fare sport. Ho partecipato a due tornei di tennis e ho fatto molte gare col windsurf.La notte andavo a vedere gli spettacoli e qualche volta in discoteca.

D.: Il fatto che tutti i turisti del Club Méditerranée abbiamo la giornata
perfettamente organizzata, non ti ha dato l’impressione di venir gestita dalla
struttura del villaggio anziché essere tu a dirigere la tua vacanza?

R.: Ma, direi di no. E vero che non sono mai uscita dal villaggio. Ma, che io
mi sia accorta, nessuno esce. Basta e avanza quello che si fa al Club. E poi li
c’è tutto. A me non è mai mancato nulla. C’è il bar, il ristorante, la discoteca, la
spiaggia, la piscina. Anzi, a Santa Teresa di piscine ce ne sono due. Ci sono le
attrezzature sportive… Qualche volta ho visto che facevano delle gite
organizzate. Io, pero, non ci sono andata. Il mio scopo era perdere i chili in più
accumulati durante l’inverno a Londra e ce l’ho fatta. Solo la notte non riuscivo
a divertirmi come tutti gli altri. Per me, che sono del settore, gli spettacoli mi
parevano banali. Facevano una specie di cabaret senza originalità, senza
ricerca.., e sempre le stesse cose… sembrava di vedere la televisione. Ma era
anche peggio perché gli artisti sono improvvisati. Agli spettacoli lavorano i
ragazzi che di giorno fanno gli animatori, e la professionalità è bassissima. Ma,
a parte questo. direi l’unico problema che ho avuto sono stati proprio gli
animatori…

D.: In che senso?

R.: Si meravigliavano moltissimo quando rifiutavo di andare a letto con loro.
Pensavano che volevo fare un po’ di flirt e insistevamo molto. Quando
vedevano che ero davvero decisa, mi dicevano che non capivano cosa ero
andata a fare al Club Méditerranée. Con tutti è stata la stessa storia. Agli
animatori aggiungi gli assalti dei turisti maschi. In discoteca, generalmente
stavo da sola. Ma se ballavo con qualcuno mi faceva subito proposte o
allungava le mani. Mi sembrava di essere tornata su certi autobus di Londra.
Ho trovato un po’ di pace verso la fine del soggiorno al villaggio quando,
soprattutto gli animatori, non ci provavano più.

D.: Sai che gli animatori, in pratica, sono predisposti anche a questa
funzione…

R.: Sì, me ne sono accorta (ride)…

D.: Ecco, il fatto che ci sia qualcuno pagato anche per questo non ti pensare
ad una specie di compravendita dei rapporti umani.

R.: A me non piaceva andare a letto con gli animatori e non l’ho fatto.
Nessuno mi ha costretta. Se quei ragazzi fanno quel lavoro evidentemente gli
sta bene. Ho visto che quasi tutte le altre turiste prima o poi gli cascano tra le
braccia. Così come anche i maschi fanno a gara a portarsi a letto le animatrici.
E soprattutto di notte, in discoteca, che avvengono questi scambi. Comunque,
secondo me, sono libere scelte. E te lo dice una che non è una qualunquista.
Io, a Londra, sono impegnata politicamente. Faccio parte della gioventù
laburista e lotto contro la politica del governo Thatcher. Ma in vacanza ci si va
proprio per non pensare, per rilassarsi… Per me sai qual’è stato un vero guaio?

D.: No, quale?

R.: Che, l’anno scorso, al bar del Club Méditerranée, in Corsica, una sera
sono arrivata a bere dieci bicchieri di vodka e non mi hanno fatto nulla…
(ride)» (12).

Villaggi a confronto

Il debutto della Sardegna nel mercato internazionale delle vacanze
avvenne nel 1954. In quell’anno, l’agenzia inglese di viaggi Horizon Holidays
organizzò i primi voli charter per turisti stranieri, che interessarono solamente
Alghero e i suoi dintorni (13). Nel 1962 venne ufficialmente costituito il
Consorzio Costa Smeralda e contemporaneamente si sviluppò Porto Rotondo. A
partire da quegli anni si allargò a macchia d’olio la commercializzazione delle
coste sarde e piovvero affaristi da ogni parte del mondo. Ovviamente, non
poteva mancare l’alfiere del turismo mondiale: il Club Méditerranée.

La convivenza, in un’area ristretta, di diverse formule turistiche si è
realizzata sulla base della divisione del mercato. Questa spartizione, a sua
volta, ha determinato un’offerta di stili diversi rispetto al modo di trascorrere la
vacanza. Le differenze qualitative tra le varie “marche” turistiche non vanno
però ricercate in situazioni tra loro opposte. Sarebbe poco utile mettere a
confronto Porto Rotondo con un camping di Siniscola, tante e tali sono le
disparità. Sono le affinità motivazionali che vanno individuate. E ciò perché i
diversi pacchetti-vacanza hanno sempre qualcosa in comune e qualcosa di
profondamente divergente. Un tour organizzato, che dall’aeroporto di Bologna
in poche ore raggiunge le Canarie, è altra cosa da una crociera nelle isole
dell’Egeo a bordo di un panfilo privato. Tuttavia, in entrambi i casi funzionano
delle costanti: il viaggio in terre lontane, la fascinazione del mare, il rifiuto
della metropoli, la ricerca del primitivismo e del naturalismo. Ciò che è comune
tra le diverse aziende turistiche è l’ideologia della vacanza, della quale ogni
singolo turista è portatore. Ciò che differenzia le varie forme-vacanza sono,
semplicemente, i mezzi materiali coi quali i singoli turisti concretizzano la
propria ideologia e il proprio ruolo. Nell’universo turistico, la dimensione
dell’omogeneità ideologica tra classi eterogenee rappresenta un evento storico
forse paragonabile al sostegno culturale che diede la riforma protestante al
trionfo dello spirito capitalistico. Una rivoluzione silenziosa che non ha bisogno
delle proteste di un Lutero: anche il Papa è un turista.

Per definire, almeno ad un primo livello, che cos’è l’industria delle vacanze è
necessario confrontare le aziende meglio consoli-date, cercando di coglierne le
differenze rispetto al rapporto con la società locale. Nel pianeta turistico del
versante nord-orientale sardo, due situazioni-limite sono date da Porto Cervo,
come prestigiosa sede di una mondanità esclusiva, e dal Club Méditerranée,
come centro del divertimento aggregato. Nei confronti delle popolazioni
autoctone, il primo villaggio funziona come un universo aperto, il secondo
come un universo chiuso. Per quanto è loro possibile, i villaggi del Club
Méditerranée spezzano la comunicazione col mondo circostante. Il contrario
avviene per la Costa Smeralda, che costituisce una tappa praticamente
obbligata per chiunque abiti o visiti la Sardegna.

Nel regno dell’Aga Khan, (che ha dato le dimissioni da presidente, ma resta il
maggiore azionista del Consorzio Costa Smeralda) i turisti “poveri” che, in
mezza mattinata, si riempiono gli occhi del lusso scintillante di altri turisti,
ripetono, in altre forme, la millenaria dipendenza degli uomini dal potere, dei
quale, Porto Cervo, è uno dei più recenti autoritratti. Agli uomini di seconda
categoria non resta che spiare tra le fessure i movimenti degli dei nell’Olimpo
turistico. E gli dei, apparentemente, non si curano delle cose terrene, né della
folla che gli brulica attorno. Il villaggio di Porto Cervo, con le sue ville color
pastello, con i suoi bianchi yacht da trenta metri, con i suoi turisti che
passeggiano nelle piazze tenendo al guinzaglio cani afgani. con le sue
inavvicinabili bionde in mini-short, è un mito della vacanza: è la vacanza con la
“V” maiuscola, ad esclusivo appannaggio dell’aristocrazia e dell’alta borghesia.
Che naturalmente lo abbandoneranno per altri lidi, a mano a mano che esso
diverrà meno esclusivo.

A differenza della Costa Smeralda, il Club Méditerranée è un universo
turistico autocentrato, praticamente privo di contatti esterni. L’azienda
francese è sbarcata in Sardegna dopo che l’isola era già una meta turistica
internazionale. Ha applicato i propri modelli di villaggio che funzionano
indifferentemente in Messico come in Indonesia, in Africa equatoriale come in
Sicilia. Il turista del Club Méditerranée trascorre all’incirca gli stessi tipi di
villeggiatura in qualsiasi angolo della terra si trovi. In un cero senso, si può
dire che questi sono i veri villaggi-vacanza perché in essi il gruppo segue
regole e ritmi precisi scrupolosamente osservati dal collettivo turistico. In una
forma quasi ossessiva. l’organizzazione della vita all’interno dei villaggi francesi
tende all’aggregazione continua della gente. E più l’aggrega, meglio la
controlla. L’impero di monsieur Trigano è un secondo ritratto del potere
fondato sull’autodisciplina del turista. Al Club Méditerranée di Santa Teresa di
Gallura, i clienti pranzano e cenano insieme in grandi sale da centinaia di posti,
gli spettacoli si svolgono sotto una tendopoli dove i turisti si trasformano in
pubblico plaudente, i giochi promossi dagli animatori investono sempre la
collettività, le gare sportive diventano manifestazioni di massa, i balli nella
discoteca notturna sono l’ultimo atto di una kermesse continua. In questi
villaggi, il tempo diventa un programma che assicura l’esecuzione delle diverse
attività estive e ne controlla dall’interno le fasi del suo svolgimento. Le tecniche
del potere si svelano nell’aggettivo che esse privilegiano. Così, turista dei
villaggi francesi non è l’uomo spettacolare di Porto Rotondo, né quello solare di
Porto Cervo: è un uomo disciplinare. Questa vacanza “senza pensieri”, al Club
Méditerranée di Santa Teresa di Gallura, ha un prezzo che oscilla tra le 150 e
le 200.000 lire giornaliere a testa tutto incluso, dal viaggio ai pasti. Essa
corona i sogni e i bisogni della piccola e media borghesia.

Le popolazioni locali che Vivono a contatto con i vari “mondi turistici” ne
vengono incapsulate in misura più o meno flessibile L’adesione di Arzachena e
di Olbia all’ideologia turistica, diffusa dagli insediamenti limitrofi di Porto Cervo
e Porto Rotondo, e pressoché totale. La presenza del Club Méditerranée a La
Maddalena e a Santa Teresa di Gallura non è così pervasi va e non esercita sui
sardi una pressione diretta, pur non essendo ininfluente nel modificare i loro
comportamenti A ben vedere, il retroterra di provenienza dei diversi
imprenditori ha caratterizzato culturalmente il risultato dell’investimento
economico. La Costa Smeralda corrisponde pienamente alla formazione culturale
di un nobile proveniente da una società ancora divisa in caste. Altri
aristocratici, come i conti veneziani Donà delle Rose, non potevano che
costruire, con Porto Rotondo, un villaggio immerso nel segno dello spettacolo,
deI dinamismo, dell’esibizionismo: un carnevale veneziano estivo. Porto Cervo
non poteva che essere un harem del turismo da Sottoporre all’invidia collettiva.
L’atmosfera gaudente, da ultimi giorni dell’impero romano, che si respira a
Porto Rafael non poteva avere alle spalle che un nobile decaduto come il conte
Rafael di Neville. E, forse. il Club Méditerranée non poteva trovare la Sua
affermazione che in terra di Francia, dove l’illuminismo si intreccia con
l’assolutismo napoleonico e col mito del buon selvaggio.

Che cos’è il villaggio turistico

Ogni centro turistico è un sistema particolare di segni, che caratterizza un dato
tipo di vacanza e la riempie di specifici contenuti Tuttavia, al di là delle
differenze interne, tutti i centri-vacanza hanno la funzione prevalente di dotare
di senso la sfera della vita privata degli individui soddisfacendo dei bisogni
Culturali. Il secondo principio generale, che unifica le diversità tra i differenti
insediamenti, è che il turismo è un apparato di produzione ideologica atto a
riprodurre le condizioni della vita pubblica nate nella società industriale
avanzata Il turismo non può essere etichettato politicamente E figlio della
fabbrica e cambia volto col passaggio dal tempo del vapore a quello
dell’acciaio, dagli anni della chimica a quelli dell’elettronica. Nello specifico, il
villaggio turistico Contiene in sé: elementi che caratterizzano le istituzioni
disciplinari; contatti sotterranei con le istituzioni totali; caratteristiche tipiche
delle istituzioni ideologiche. Queste ultime, in quanto corrispondenti al momento
del consumo, Sono la condizione indispensabile per la realizzazione di
qualsiasi tipo di villaggio turistico. Nel caso del Club Méditerranée, la minuta
programmazione delle attività estive non costituisce all’apparenza un sistema
di regole rigide. E non sono previste sanzioni: è Scontata l’integrazione del
turista al gruppo. Negli insediamenti francesi, ognuno è svincolato dalla fatica
di pensare e decidere per sé; l’identificazione con il modo d’essere degli
animatori risolve e distoglie da ogni problema.

Nessun villaggio turistico gestisce la devianza dall’ordine sociale. Ma tutti i
villaggi turistici governano la normalità dei ceti sociali che gli si affidano. E la
gestiscono autorizzando promuovendo o fingendo di ignorare la presenza di
forme particolari e momentanee di trasgressioni. a seconda dei casi, dalla
licenziosità sessuale alluso della cocaina.

Per frequentare con disinvoltura un villaggio turistico è necessario avere già
interiorizzato i principi e le competenze dell’autorità legittima, quelli che
Althusser chiamava i savoir-faire, presenti nelle altre sedi istituzionali, quali il
linguaggio, la famiglia, la scuola e il lavoro.

Dal punto di vista dei processi istituzionali oggi non avremmo i villaggi turistici
senza il percorso storico che nella nostra società ha prodotto gli ospedali, le
carceri, i manicomi, le caserme e le scuole. All’attuale sistema industriale, non
basta solamente punire le diversità per garantire la propria crescita. Gli è
necessario colonizzare il tempo in tutta la sua estensione: pubblica e privata.

Il controllo sociale moderno più che sulla produzione si
concentra sul consumo e per questo vengono rafforzati i processi di
normalizzazione del consenso. Così, dalla sanzione che sottrae il tempo al
carcerato si passa al “privilegio” del tempo libero del turista. Dal corpo punito e
nascosto si passa al corpo esposto, abbronzato, aerobico. Dal corpo offeso e
rinchiuso dell’ammalato si passa al corpo-spettacolo, al corpo-splendido. Come
le carceri con i loro muri impenetrabili ci ammoniscono a non rubare, quelle
cliniche della normalità che sono i villaggi turistici ci invitano a spendere
obbedendo.

Note al capitolo quinto

1. Cfr.: Alexis De Tocqueville, La democrazia in America, in, Scritti politici,
UTET, Torino, 1968.
2. Cfr.: P. Mauriés, Il mondano, Feltrinelli, Milano, 1986, pagg. 19, 20.
3. In Italia, la notizia è stata riportata con un trafiletto nelle pagine interne del
“Corriere della sera” del 15.10.1986. Per la cronaca, il patrimonio di mister
143
Walton è stimato attorno a 4,5 miliardi di dollari, pari a 6 mila e 300 miliardi di
lire.
4. Cfr.: E. Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano, 1981, pag. 485.
5. Dall’intervista a Claudio Miorelli, Direttore delle Relazioni esterne per il
Gruppo Costa Smeralda.
6. Cfr.: G. Debord, La Società dello spettacolo, Vallecchi, Firenze, 1979, pag.
42.
7. Dall’interviSta a Sigfrido Dirk Maeran, Amministratore del Centro Servizi
Country, di Porto Rotondo.
8. Si veda: D. Scano, Palau, l’amaro prezzo del successo, in “La Nuova
Sardegna” del 17.8.1986.
9. Cfr.: B. Bandinu, Costa Smeralda, Rizzoli, Milano, 1980, pag. 22.
10. Dall’intervista a D.S., impiegata nella Pubblica Amministrazione.
11. La Valtur, che è una società affiliata al Club Méditerranée, possiede in
Sardegna un villaggio nell’isola di Santo Stefano (nell’arcipelago di La
Maddalena), in precedenza di proprietà del Club Méditerranée, e un residence a
Porto Rotondo.
12. Dall’intervista a una giovane turista inglese in vacanza nel Club
Méditerranée di Santa Teresa di Gallura.
13. Non a caso la prima Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo (AAST)
sorse, nel 1957, ad Alghero; la seconda e la terza, rispettivamente, nel 1968
ad Olbia e nel 1972 a Santa Teresa di Gallura. Seguirono Sassari nel 1974,
Arzachena nel 1975 e Cagliari.

Estratto da: Patrizio Paolinelli, Giulio Salierno,
La carcassa del tempo. Inchiesta sulla Costa Smeralda,
Pellicani, Roma, 1988.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...