Determinazione sociale del tempo e industria turistica

le-soleil- sur-la-cote-d-azurI mezzi di salvataggio non volevan saperne d’uscire, non c’era cristi … Sei pescherecci erano andati a ramengo. Lo stesso «guardaporto», sugli scogli del Trotot, aveva incassato un colpo troppo duro, se ne stava lì imbrogliato nelle sue catene. … Ciò dà un’idea del tempo…

Louis-Ferdinand Céline

Posizione del problema
Oggetto del presente studio è la tecnologia persuasivo-informativa impiegata per la produzione di tempo-vacanza. Nello specifico, ci occupiamo principalmente della vacanza intesa come loisir e della conseguente valorizzazione dell’età giovanile.
L’affermazione sul mercato dei beni di consumo di massa della periodicità sociale data dal tempo-vacanza la differenzia dagli <ordini temporali altamente razionalizzati> (1) per un alto coefficiente d’ambivalenza. Una caratteristica del tempo-vacanza è infatti quella di costituire un caso privilegiato per osservare gli, intrecci tra il criterio di razionalità e quello d’irrazionalità della comunicazione sociale. Assumendo la determinazione temporale come il fattore regolativo principale, tali intrecci sono verificabili da due angolazioni diverse: quella dei. turisti e quella dei professionisti che operano nelle aziende turistiche.

Per i primi, la vacanza rappresenta simultaneamente: il consumo di una serie di servizi che si acquistano e si vendono come qualsiasi altra merce; un tempo in cui una lunga sequenza di trasgressioni normative sono direttamente o indirettamente autorizzate: dalla nudità parziale o totale del corpo all’abbigliamento stravagante, dal largo consumo di stupefacenti al rapporto stesso col tempo inteso come «vacante» rispetto alla standardizzazione imposta dalla regolarità del tempo di lavoro e di quello urbano in generale. In altre parole, nelle aspettative dei turisti la formalizzazione del rapporto di scambio spalanca le porte ad una vasta gamma di comportamenti informali, autorizzando, all’interno di una specifica dimensione temporale, atteggiamenti di tipo giovanilista impraticabili negli altri <tempi> sociali.
Per i professionisti delle vacanze, l’ambivalenza delle componenti razionali e irrazionali del tempo-vacanza permane pur cambiando di
segno rispetto alla posizione del turista. Ai professionisti spetta infatti il ruolo di produrre e gestire una durata che simultaneamente: è soggetta all’offerta di servizi ma deve distanziare dallo stile di vita quotidiano; è un tempo pianificato -e talvolta rigidamente, come nel caso delle vacanze al Club Méditerranée- ma deve proporsi sul mercato come un tempo più casuale possibile; è una <periodicità meccanica> in quanto regolata dal calendario, ma deve veicolare un messaggio di rapida ed armonica integrazione tra il turista e l’ambiente, ossia proporre una <periodicità organica e funzionale> dettata dalla natura. Nella prospettiva qui assunta, il lavoro dell’operatore turistico consiste principalmente nella produzione e nella riproduzione del tempo-vacanza. Che il fine di tali determinazioni sia il profitto e che ciò rappresenti il principale input di razionalizzazione del rapporto tra turista e operatore ha, in questa sede, un’importanza centrale. A partire da quest’input, ciò che ci preme mettere in luce sono:

a. le nuove forme assunte dalle determinazioni temporali imposte dall’espansione del terziario avanzato e dalle nuove tecniche di comunicazione commerciale;
b. la formazione, ancora in fieri, di nuove combinazioni tra azione e comportamento, ossia tra razionalità e irrazionalità dell’agire sociale (2).

Il centro di gravità di queste analisi è l’attività dei professionisti delle vacanze. Tuttavia, prima di entrare nel vivo del problema, ci sembra opportuno soffermarci rapidamente su tre ordini di questioni che costituiscono l’oggetto dei tre punti successivi:
il rapporto tra la sociologia e il problema del tempo; l’esplorazione sociologica del tempo utilizzando quadri concettuali; l’individuazione dei fattori d’integrazione più macroscopici tra l’industria turistica e la rivoluzione postindustriale (3). Solo apparentemente queste digressioni ci allontanano dall’oggetto specifico del nostro studio. In realtà, le riteniamo indispensabili per collocarlo all’interno della radicale modificazione della struttura temporale in corso nelle società del terziario avanzato.

Pregiudizi della sociologia
Viviamo in un’epoca in cui l’attuale modo di produzione sta at-traversando una sua storica interna trasformazione. Lo stile di vita urbano-industriale, che per circa un secolo ha dato senso all’esperienza della modernità, ha concluso, per molti aspetti, un ciclo e ne ha aperto un altro. Come ogni mutamento, anche questo genera nuovi modelli di trasmissione culturale e una crisi d’adattamento sociale. Tuttavia, noi moderni godiamo di un vantaggio rispetto agli antichi: la scienza ci spiega oggi, in tempo reale, quel che sta avvenendo. La crisi nei confronti del nuovo (che, ad esempio, è rappresentata dall’introduzione sempre più massiccia dell’elettronica nel mondo del lavoro e dal
crescente numero di singles) viene resa pubblicamente intelligibile dalla sociologia, dalla psicologia, dall’economia, dalla divulgazione giornalistica e dalla futurologia.
L’autocomprensione e la comprensione dei processi sociali in epoca di transizione risponde soprattutto ad un’esigenza di prevedibilità dei costi e dei benefici a cui conduce il mutamento. Anche per questo motivo, l’organizzazione sociale del tempo trova ascolto tra i temi d’attualità. Col passaggio da una società industriale ad una di tipo postindustriale, la regolazione collettiva del tempo modellata sui rapporti imposti dalla fabbrica subisce scossoni bruschi, immediati ed evidenti. Ed è proprio l’immediata evidenza di un processo sociale a renderla più oscura. In sociologia è noto: quanto più sono <semplici e spontanei> i comportamenti sociali, tanto più essi risultano complessi all’indagine ed alla comprensione scientifica. Questa consapevolezza, però, non è stata d’aiuto. La costrizione sociale del tempo è tra i temi meno premiati dall’attenzione sociologica. Secondo Norbert Elias, oltre alle lotte di potere tra le diverse comunità accademiche, un altro dei motivi che causano la relativa indifferenza sociologica verso il tempo è data da un’insufficienza generale della nostra cultura. La quale separa ancora il piano fisico dal piano sociale dei comportamenti umani, applicando un vasto repertorio di dicotomie concettuali: natura e cultura; soggetto e oggetto; tempo fisico e tempo vissuto, ecc. A parere di Elias, dobbiamo liberarci da queste dicotomie. Esse ingabbiano lo sforzo conoscitivo dello sviluppo sociale in quadri teorici che smarriscono la chiave di lettura della lunga durata evolutiva dei gruppi umani. E smarriscono i nessi causali che producono, nelle società maggiormente sviluppate, elevate sintesi intellettuali: quale appunto quella del tempo e, c’è da aggiungere, quella relativa all’età della vita. La mancanza di una spiegazione socio-evolutiva del tempo e della sua determinazione è un esempio di questa insufficienza della nostra cultura (4).
Ancora oggi il problema sociologico del tempo è <lasciato inselvatichire nella terra di nessuno tra le scienze naturali e le scienze sociali> (5). Ciononostante, negli ultimi anni si è registrato un tenue aumento d’interesse intorno a questo tema da parte della sociologia italiana (6). Certamente siamo ben lungi da studi sistematici e continui. Ma una breccia sembra faticosamente aprirsi tra le mura di altri oggetti di studio, quali il lavoro, il conflitto, il potere, ecc. Oggetti che hanno quasi monopolizzato l’immaginazione sociologica impadronendosi dei loro <inventori>. Ma non è semplicemente per le loro potenzialità euristiche che il problema e la sociologia del tempo si stanno aprendo un varco. Come per le altre scienze, la sociologia va al traino della società. E in questi anni le società tecnologicamente avanzate attraversano complesse fasi di mutamento. In tal modo cadono tanti pregiudizi. Compresi quelli della sociologia…

Rapsodie del tempo
In una certa misura, è un’attenzione forzata quella che la sociologia sta rivolgendo al tempo. Vi è costretta da almeno due motivi. Il primo: l’irruzione delle nuove tecnologie, la crescita dei nuovi saperi e del terziario avanzato stanno facendo voltare pagina ai rapporti di produzione e ai rapporti sociali di produzione di tipo industriale. Ma soprattutto: le rapide trasformazioni interne alle società sviluppate hanno messo in crisi la divisione del lavoro di tipo industriale-tradizionale. Di conseguenza si assiste ad una rottura della continuità del primato del lavoro sulle restanti istituzioni e tempi sociali. Anche se ciò non significa che nel futuro vivremo in una società del non-lavoro (7). Il secondo motivo: ormai da più parti prende forma una coscienza secondo la quale il progetto politico di una nuova società va articolato a partire dalla complessiva riorganizzazione del tempo sociale, e non solamente a partire da una diversa distribuzione della proprietà dei mezzi di produzione. Le proposte di <Echange et Projets>, così come gli esperimenti-pilota su una diversa organizzazione delle relazioni tra pubblica amministrazione, cittadini e servizi condotti in Svezia, per quanto risultino casi a sé, indicano il sorgere di una nuova sensibilità e di una nuova coscienza rispetto all’ordine industriale del tempo (8).
Un fattore decisivo per il rinvigorimento delle analisi sul rapporto tra tempo e società è dato dalla ormai definitiva acquisizione che il paradigma della produzione non fonda una società razionale né esaurisce i contenuti della prassi (9). A partire da questa presa d’atto si configurano tre principali campi problematici per un’esplorazione sociologica del tempo.

1. L’incidenza d’irreversibilità socialmente basate; esse agiscono prevalentemente in virtù di dominanze della diacronia sulla sincronia orientando l’azione sociale su criteri di razionalità. É questo il tempo delle organizzazioni.
2. L’incidenza delle frequenze degli eventi e della parabola percorsa dalle periodicità sociali; esse agiscono prevalentemente in virtù di dominanze della sincronia sulla diacronia, sprigionando e insieme canalizzando componenti irrazionali dei comportamenti sociali (10). E’ questa la sfera del tempo libero.
3. L’incidenza sociale del rapporto tra questi due tempi. Rapporto che produce:
a. slittamenti da stili di vita coagulati intorno a comportamenti di routine ad altri stili di vita coagulati intorno ad avvenimenti extraquotidiani;
b. la formazione di periodicità post-industriali quali quella delle vacanze (11);
c. il rimescolamento delle età della vita — rimescolamento che oggi conduce alla progressiva scomparsa dell’infanzia, così come era intesa nella società industriale tradizionale, e al prolungamento dell’adolescenza.

Il turismo: una chiave di lettura
Il turismo non è solo innovazione, ma anche consolidamento dell’esistente. Tuttavia, laddove il turismo è principalmente innovazione, si collega pienamente alle dinamiche postindustriali (12). Ma cos’è il postindustriale in seno a queste specifiche trasformazioni? Grosso modo esso consiste in una nuova combinazione delle principali forme sociali d’accumulazione: il capitale, gli uomini, gli spettacoli e i saperi. E, in generale, come si colloca il turismo all’interno di questo «nuovo mondo» postindustriale? In posizione privilegiata, perché sussume a sé le quattro principali forme d’accumulazione. E infatti possibile osservare che, globalmente, l’industria turistica risponde ad una nuova accumulazione del capitale, perché niente meglio della vacanza rappresenta il risultato del passaggio da un modello sociale centrato sull’organizzazione della produzione ad uno centrato sulla razionalizzazione dei consumi tramite l’offerta sempre più massiccia e mirata di servizi; risponde ad una nuova forma d’accumulazione degli uomini, perché socializza le masse come consumatrici così come la fabbrica ottocentesca le socializzava come produttrici; risponde ad una nuova accumulazione degli spettacoli, perché la vacanza rappresenta un tempo figlio dell’urbanità che solo nello spettacolo trova la propria espressione; risponde ad una nuova accumulazione dei saperi, perché è necessario da parte degli operatori turistici un lavoro in dettaglio sul corpo del turista, attraverso la moda, gli sport, l’estetizzazione narcisistica, la manipolazione della sessualità e il palcoscenico della mondanità — quest’ultima punto d’incrocio tra il moderno spettacolo e la cura del proprio sé.
Le attuali trasformazioni del lavoro modificano e rafforzano l’organizzazione moderna del tempo libero. L’industria delle vacanze si colloca all’interno di un’area nella quale la qualità del tempo libero coincide direttamente con la qualità dei servizi offerti. E questi s’intrecciano sempre più col perfezionamento delle tecniche di comunicazione commerciale e con un modello sociale centrato sui consumi.
Sicuramente il turismo è un fenomeno camaleontico, di cui non esiste la sola versione consumista e totalizzante (13). Esso manifesta una così rapida capacità d’adattamento alle aspettative degli attori sociali da renderlo talvolta inafferrabile all’analisi scientifica. Ma, paradossalmente, è proprio in virtù della continua sfida tra organizzatori del mercato e fruitori del tempo libero che le tendenze alla razionalizzazione dei comportamenti e alla pianificazione commerciale risultano, alla fine, quelle dominanti.

Azienda turismo: organizzazioni e organizzatori
I turismi. Una definizione di turismo universalmente accettata, che ne colga con un solo sguardo la forma, è assai complicata da formulare (14). Esistono, tuttavia, numerosi tipi di turismo. Clare Gunn individua cinque categorie-base degli ambienti che, stagione dopo stagione, attraggono grandi masse turistiche: il marino, il montano, il venerabile, l’effervescente, il paradisiaco e le loro combinazioni (15). Il paesaggio marino è quello che ogni anno attrae la maggioranza dei turisti al mondo e le ragioni di tanto successo devono essere ancora approfondite. 1a categoria del montano comprende fenomeni naturali quali le Alpi, le cascate, ecc. Il venerabile si riferisce ad ambienti sacri e rimanda al viaggio religioso. L’effervescente è rappresentato da località che hanno fatto dell’evasione e del divertimento il proprio target qualificante. Il paradisiaco si associa ad una visione prevalentemente naturalistica di una determinata area. In questa sede ci interessiamo principalmente di quel tipo di turismo che combina il paradisiaco con l’effervescente. Tanto per fare degli esempi concreti, facciamo riferimento ad insediamenti come Porto Rotondo e Rimini. Dove, nel primo, il paradisiaco prevale sull’effervescente e viceversa nel secondo. E dove, in entrambi gli insediamenti, la mitologizzazione della gioventù funge da volano dell’intera industria turistica.

Professionisti delle vacanze
In Italia l’industria turistica è estremamente differenziata. Di con-seguenza l’unità produttiva di base risulta spesso diversa: in Emilia-Romagna la microimpresa familiare prevale sulla grande imprenditoria alberghiera, mentre in Sardegna il rapporto è esattamente rovesciato. Un terzo caso è dato dalla Campania e dalla Sicilia, dove troviamo spesso aziende di medio-alto livello che coincidono con una conduzione di tipo familiare. Inoltre, va considerato che le competenze dei professionisti del settore turistico sono generalmente il frutto d’un lungo tirocinio sul posto di lavoro più che il risultato di una formazione scolastica (professionalità hard, come si usa dire tra gli esperti del settore) (16). Perciò, riprendere pedissequamente l’organigramma dei capiservizio di un albergo, come indicatore per individuare i quadri dell’industria turistica, sarebbe, a nostro avviso, poco aderente ad una realtà economica polverizzata sul territorio, distinta per categorie e nella quale la produzione reale di servizi spesso non corrisponde a standard pre-fissati.
E’ preferibile allora partire da un dato certo. E cioè dal prodotto finale del lavoro dei quadri turistici: una durata temporale determinata per una specifica età della vita. Per realizzare tale merce, i professionisti della vacanza utilizzano delle tecnologie di controllo sull’accumulazione degli uomini, socializzandoli principalmente come consumatori.
L’organizzazione dei servizi si presenta quindi come il fattore produttivo che meglio caratterizza l’industria delle vacanze. E all’interno della divisione del lavoro professionale ci occupiamo di quei quadri la cui attività è:

a. determinante per la qualità dei servizi resi dall’azienda al turista;
b. investe direttamente il cliente durante la vacanza instaurando un rapporto faccia a faccia.

Ci riferiamo sia a figure canoniche, che tuttavia si vanno forzatamente riqualificando, quali il direttore d’albergo, il maitre di sala, il responsabile della reception; sia a figure dai contorni professionali ancora imprecisi, quali per esempio l’organizzatore di camping, il titolare di un centro-servizi o il direttore di un villaggio-vacanza; e sia alle nuove professioni turistiche, quali l’accompagnatore turistico o la variegata gamma degli animatori.
L’intreccio delle rispettive attività di queste e d’altre figure -non tutte, per la verità- dalle competenze definite, permette la realizzazione della stagionalità e il funzionamento dei meccanismi che lavorano i desideri e i fantasmi dei turisti all’interno di un ordine temporale.
Un problema aperto: la formazione
In Italia, la professionalità dei quadri medi e medio-alti per l’industria turistica è spesso scarsa. Nel nostro paese non esiste una programmazione scolastica per manager del turismo. Non solo. In generale, la popolazione scolastica degli istituti alberghieri di Stato (Ipas) proviene da fasce sociali basse. Tradendo con ciò una concezione ancora servile del lavoro alberghiero. La stessa industria turistica nel suo complesso soffre di una mancanza di strategia di settore da parte degli organismi pubblici nazionali.
La combinazione di questi ed altri fattori impedisce per molti aspetti la piena collocazione del turismo italiano nel terziario avanzato (17). Senza entrare nel merito delle tematiche sullo sviluppo nel nostro paese, dobbiamo riconoscere che la compresenza di modernità e arretratezza investe anche altri segmenti produttivi ed istituzionali, caratterizzando peculiarmente la posizione italiana nel contesto europeo. Il turismo non fa eccezione rispetto ad assetti nei quali avanzati rapporti di produzione convivono in tessuti sociali i cui rapporti interni sono, nel loro insieme, ibridi tra industrializzazione e arretratezza, tra nuove professioni e assistenzialismo, e talvolta addirittura ibridi tra premoderno e postindustriale.
I livelli di squilibrio dello sviluppo nel nostro paese si riflettono anche nell’approccio a fenomeni economici importanti ed impetuosi quali quello turistico. Tanto per fare degli esempi, in Italia non si è ancora in grado di stimare con certezza l’occupazione complessiva nel settore turistico
(18). È vero che il lavoro stagionale, il lavoro nero e la conduzione familiare di molte imprese complicano la possibilità d’effettuare statistiche precise. Ma è altrettanto vero che sull’analisi e la programmazione della macchina turistica siamo complessivamente assai indietro rispetto a tecnologie gestionali, quali, ad esempio, quella svizzera. Tant’è che i circa 800.000 occupati nel settore «alberghi e pubblici esercizi» vengono stimati a partire dal lato della domanda anziché da quello dell’attività di produzione di servizi. Per converso, in realtà regionali tra le più avanzate sul fronte turistico, come quella dell’Emilia-Romagna. ci si deve spesso difendere dall’inflazione di figure professionali ultramoderne, quali, ad esempio, l’esperto in informatica del turismo, o il consulente di marketing turistico, che nella realtà operativa trovano scarsa collocazione ma permettono il pullulare di corsi privati di studio (19).
Nonostante gli sviluppi contraddittori, disomogenei e talvolta pesantemente squilibrati della formazione, del marketing, dell’offerta di servizi e della stessa industria turistica italiana in generale, l’abilità professionale del capitale umano che guida la macchina delle vacanze nasce da una matrice moderna di tipo razionale, la cui ottimizzazione concreta è presente nel nostro paese solo in forma epidemica. In senso figurato, si può tranquillamente affermare che l’industria turistica italiana si trova con un piede dentro ed uno fuori dal terziario avanzato. Tuttavia, a questo livello, non è importante giudicare fino a che punto la realtà dei servizi turistici si allontani dalla sua matrice ideale, ossia se sia dentro sino alla cintola o sino al collo nel terziario avanzato. Viceversa è importante verificare quanto, nella situazione data, vi si avvicini; e quanto nell’agire concreto da essa derivi, in termini di comportamenti collettivi (20).
La perfetta applicazione delle strategie di marketing dei servizi costituisce la moderna matrice ideale alla quale conformare l’offerta di servizi e la soddisfazione della domanda turistica (21). Quest’applicazione vede nel capitale umano la risorsa da cui dipende l’intera proposta dei servizi per i clienti: <Laddove predomina l’attività di servizio, le caratterizzazioni essenziali che giustificano l’ubicazione conseguente e la sua progressiva accentuazione sono dati dalla qualità intrinseca dell’azione compiuta dal prestatore (che produce una performance anziché dare un oggetto) e dalla personalizzazione del rapporto del prestatore con il cliente (un rapporto che soddisfa con intensità crescente i bisogni particolari di quest’ultimo). (…) Se si ha riguardo alla <qualità> del servizio, si può notare che in quest’ambito l’estrinsecazione di queste caratteristiche è strettamente collegata a fattori personali propri del professionista, da cui dipende appunto in gran parte la qualità> (22).

Il tempo penetra il corpo…
<Il tempo penetra il corpo, e con esso tutti i controlli minuziosi del potere> (23). Storicamente, il tempo organizzato delle moderne istituzioni riposa su una base disciplinare. E a questa base storica non sfugge neanche il tempo della vacanza. Essa è una modalità d’accumulazione degli uomini in cui scala ed oggetto del controllo sono modificati rispetto alle severe e disciplinari istituzioni ottocentesche. Ma a queste la vacanza resta intimamente collegata, in quanto tecnologia atta a razionalizzare e prevedere i comportamenti sociali. Che poi singoli e gruppi riescano, in misura maggiore o minore, a sottrarsi all’influenza del controllo istituzionale, rientra nella dialettica tra potere e sapere. Ciò che qui importa focalizzare è che l’applicazione scientifica delle risorse umane è individuabile come l’anello forte della catena predisposta all’offerta programmata di moderni servizi turistici (24). Dagli animatori sportivi agli esperti di marketing, dai direttori dei villaggi-vacanza ai più tradizionali capisala, l’insieme dell’organizzazione turistica è coordinata al fine di produrre un ambiente spazio-temporale — e quindi socio-culturale — che vede al suo centro il corpo del turista e la soddisfazione dei suoi appetiti: siano essi gastronomici, sessuali, estetici, di divertimento, ecc.
Non esiste un corpo senza un’<anima>. Ed è di quest’ultima che alla fine i professionisti della vacanza sono custodi e insieme scienziati. All’accumulazione dei turisti consegue una capitalizzazione delle conoscenze le cui parole d’ordine oggi sono: professionalità e programmazione. Ad esse seguono: strategia di mercato, studio e scomposizione della domanda, pianificazione d’itinerari, ecc.
Con la moderna organizzazione dei servizi s’affaccia anche un modo nuovo di praticare le scienze dell’uomo. Un modo che è conseguenza di un’intensificazione dei contenuti razionali per il controllo di grandi masse. Tuttavia, poiché si ha a che fare con uomini in carne ed ossa, il passaggio dai grandi numeri ai singoli individui genera aperti conflitti all’interno delle stesse scienze che si occupano del turismo e genera fattori critici nel giudizio sociale sul fenomeno. Si passa così da posizioni ipereconomiciste, che vedono nel comportamento del turista un elevato tasso di razionalità del tutto svincolato da elementi irrazionali e orientato solo alla variazione del reddito e dei prezzi (25), al grido di dolore per la disumanizzazione di un turismo che ha smarrito il suo spirito originario dato dall’accoglienza  dall’autenticità  dalla semplicità (26). Allo stesso modo il giudizio sociale oscilla spesso tra il conformismo dei più e il rigetto da parte di minoranze intellettualmente agguerrite che vedono nella vacanza di massa effetti standardizzanti, obbligo al divertimento, alienazione. Nascono infine modelli alternativi a quello dominante, come accade oggi grazie alla sensibilizzazione ecologica.
Dai conflitti e dalle crisi del turismo nascono le sue maggiori specializzazioni. Specializzazioni che non riguardano solo la prog programmazione territoriale ma anche tutta l’economia interna dei servizi: l’albergo con i suoi locali (ricevimento, camere, ristorazione); il locale notturno; la spiaggia; il villaggio turistico; il luogo di divertimento. All’interno di questi spazi si materializzano sottigliezze metafisiche della merce: nell’universo turistico la distribuzione dei sorrisi da parte del personale, la cortesia, l’accoglienza, la disponibilità, l’atmosfera, la calcolata discrezione di un esercizio, i suoni sincopati e gli ammiccamenti sessuali nelle discoteche, le mode sportive, le feste notturne costituiscono veri e propri materiali trattati in base all’osservazione analitica della domanda e della concorrenza. É la stessa distinzione di una località turistica che riposa su questa economia politica dei segni, dei cerimoniali, dei riti; che <quadretta> il tempo, così come ha osservato Foucault studiando la nascita delle istituzioni moderne. Una quadrettatura che disciplina i flussi dei corpi e delle età della vita.
Non a caso il turismo della terza età risulta un’utile appendice per prolungare una stagione precedentemente <consumata> dal turismo giovanile. Il turismo della terza età costituisce un effetto «dilatazione del tempo-vacanza» complementare all’effetto <contrazione> prodotto dal turismo giovanile.
Investire in esperienza più che nella ricerca del profitto immediato è l’avvertimento degli strateghi di marketing (27). Alcuni esempi tratti dalla letteratura, per così dire operativa, del settore turistico danno forse un’idea più chiara di come si svolga, nella pratica giornaliera, quest’impalpabile e minuzioso lavoro:
<(Grande pazienza, profondo spirito d’osservazione, buona memoria, presenza simpatica, né altezzoso né servile, ma soprattutto mai stanco d’imparare. Sono le doti indispensabili per diventare un buon portiere d’albergo. E..] Un portiere può dirsi finito, e cioè svolgere autonomamente il servizio nell’arco della giornata, e far fronte a tutte le possibili situazioni, almeno dopo una decina d’anni d’esperienza> (28).

<La nostra professione (barman) non ammette improvvisazioni, richiede uno studio continuo, una buona preparazione tecnica, la perfetta conoscenza dei prodotti e le capacità di amministrare e gestire il proprio locale> (29).

<Conoscere l’uomo prima del cliente è, per il dipendente d’albergo, un fattore di primaria importanza. Anche la conoscenza di alcuni riferimenti di psicologia si impongono oggi a tutti coloro che affrontano il mondo del settore ricettivo e, in generale, di ogni azienda di servizi. Imparare a conoscere l’uomo con l’ausilio dell’esperienza e della professionalità. il personale d’albergo sarà in grado di capire ogni singolo individuo e di rivolgersi a lui correttamente> (30).

<Il sorriso (anche se stereotipato) va opportunamente indirizzato verso chiunque transiti nei locali dell’albergo. Una “incombenza” che non
può distrarre dall’altra routine collegata ai problemi dell’attività quotidiana». Ciò «esalta il cliente quale “presenza” indispensabile per la prosperità di quell’esercizio e perciò viene naturale farlo partecipe di un cordiale cenno di riconoscimento e di tutela (31).

<C’è (…) uno scambio rimasto autentico, con buona pace delle femministe: è rimasta intatta l’offerta di donne il cui possesso ha sempre avuto significati simbolici di grande rilevanza. (…) La caccia alle donne, la pista della fantasia e dell’adulterio, la ricerca del sesso sono ancora in grado di spostare milioni di turisti, probabilmente la maggioranza. i…] Il sesso, elemento primordiale e prima forma di comunicazione effettiva tra gli esseri umani, rima ne anche oggi l’elemento più autentico ed esplosivo del mercato dei viaggi> (32).

<E lo stile è quello che conta in albergo! (…). Talvolta succede che il trovare l’addetto al ricevimento assorto a “comprendere” la macchina assuma l’aspetto di filtro: una sorta di sipario impalpabile che si frappone fra lui e il cliente; una tale sensazione è la più negativa che si possa percepire. La “collaborazione” della macchina (…) dovrà “scomparire” quando il “tu per tu” rappresenta la prima risposta efficiente, e determinante, del contatto umano. Uno sguardo od una espressione attenta sono un “biglietto da visita” insostituibile> (33).

<Al momento adatto, si sappia ricorrere alla “stimolazione giusta”, complice la sensibilità dell’imprenditore -e chi opera a contatto con l’ospite- mettendo in pratica tutta una serie di “determinazioni” favorevoli allo sviluppo, ed al risultato positivo, della gestione economica dell’azienda> (34).

E’ all’interno di questa dimensione socio-culturale che la vacanza prende la forma propria della stagione turistica, del weekend. È all’interno di questo spazio e di questo tempo che il corpo del turista esprime il proprio splendore, la propria docilità, la propria irriducibilità.
Punti d’applicazione della determinazione temporale
I quadri dell’industria turistica agiscono in rapporto singolare col tempo. Intanto, producono e formano una contraddizione: quella tra tempo ed età della vita (35). Come si è precedentemente osservato, nello specifico del turismo paradisiaco-effervescente un campo d’applicazione dell’attività dei professionisti delle vacanze è l’età giovanile. Allo scopo di farne un valore, essi creano due spazi principali in cui calarla. Uno spazio fisico: la delimitazione precisa di un territorio in meta turistica (36). Uno spazio simbolico: la formazione, a diversi livelli, di situazioni centrate sul divertimento (37).
Meta turistica e divertimento costituiscono due assi su cui lavorare il tempo. Un terzo asse è costituito dal viaggio (38). Grosso modo i viaggi turistici possono essere divisi in due tipi: come semplice spostamento nel territorio per raggiungere la meta desiderata e come tour. Nel primo caso, la crescente celerità dei moderni mezzi di trasporto tende ad annullare le distanze. Nel secondo, la durata del tour, per quanto lunga, è generalmente frazionata dalla quasi immediata costruzione-distruzione d’una serie ininterrotta d’esperienze poste in rapida successione l’una rispetto all’altra (39). Raggiungere in un paio d’ore le Baleari decollando dall’aeroporto di Milano, o raccontare agli amici d’aver visitato tre Paesi europei in tre settimane significa:

a. l’ingresso in una dimensione della comunicazione umana radicalmente diversa dalle precedenti;
b. la fine della memoria storica;
c. la formazione di una nuova struttura psichica degli individui basata sul parallelo narcisismo-giovanilismo (40).

La stretta connessione tra etica giovanilista, da un lato, e rapidità del viaggio, spazio turistizzato, morale del divertimento, dall’altro  equilibra il rapporto tra l’autocostrizione e l’eterocostrizione del tempo sulla base dell’armonia sociale. Tuttavia, la condizione di partenza è contraddittoria. Da un lato, le aspettative generate dalle vacanze inducono il turista ad un distacco, per quanto misurato, dal gruppo d’appartenenza. Dall’altro  le villeggiature vengono spesso trascorse in compagnia della solita cerchia amica-le o familiare normalmente frequentata anche il resto dell’anno Non solo. È palese riscontrare che le divisioni di classe presenti nella vita urbana sono fedelmente riprodotte nell’universo turistico. In tal modo accade che gli spazi turistizzati siano frequentati da gruppi sociali omogenei, relativamente chiusi all’ingresso di altri gruppi (41).Per sanare questa contraddizione risulta centrale l’opera d’ingegneria temporale dei professionisti del turismo. Che consiste nel conciliare l’aleatorità della festa estiva con l’obbligatorietà della sua ripetizione. Dopo aver promesso al turista un tempo casuale, un tempo in cui la persona ha il sopravvento sul proprio ruolo sociale (42), questa divisione viene riequilibrata attraverso l’offerta di una serie di servizi che producono e riproducono nel tempo un momento tra i più speciali della vacanza: il mondano.

Tempo dell’alleanza
<Il tempo della mondanità è innanzitutto univoco, irreversibile. Dipende da questo attributo (che contraddice peraltro le più modeste esigenze di un probabile). Espresso dalla trovata, scandito da essa, il tempo della mondanità non s’immobilizza mai: esso appartiene, per la sua essenza, all’ordine del perfettibile…> (43). Come il tempo della moda, anche quello della mondanità è, insieme, circolare ed evolutivo. Circolare: perché nel breve volgere di una stagione una moda nasce e muore. Evolutivo: perché il culto della novità conduce quello specifico tempo ad un’infinita autoriproduzione sotto altre forme (44).
Dal punto di vista dell’organizzazione turistica, la mondanità è la situazione in cui ordine e caso, costrizione sociale ed autocostrizione del tempo confluiscono gli uni verso gli altri in un movimento inincessante. Ma per favorire questi slittamenti occorre la complicità di un momento particolare: la notte. I professionisti delle vacanze sono anche i manipolatori di quel tempo magica-mente sospeso che è la notte. Per i giovani in vacanza è di notte che tutto può accadere. È la notte che apre la spietata caccia al sesso. È di notte che la droga circola quasi indisturbata. È di notte che la trasgressione non trova porte chiuse (45). E’ di notte che turisti e operatori turistici stracciano le lenzuola ai fantasmi più temuti: la noia e la vecchiaia.
Le situazioni mondane che si formano dagli spazi e dai servizi offerti dall’organizzazione turistica (quali: night, piani-bar, spiagge attrezzate, piscine, ristoranti, cinema all’aperto  concerti, ecc.) sono istituzioni fondate principalmente su bisogni di tipo culturale (46). In esse avviene la rappresentazione pubblica di un tempo speso bene in attività non economiche (47). E in cui la rappresentazione altamente simbolizzata del corpo ha un ruolo di primo piano nel gran teatro della notte. Ma il paradosso della notte è quello di riuscire a conciliare la partecipazione parziale degli individui ai fatti sociali, che caratterizza il comportamento urbano-industriale, con un coinvolgimento totale. È questa funzione che i professionisti della vacanza attivano con la «fabbricazione» della dimensione notturna: night, discoteche, cacce al tesoro, animazione, formazione di un pubblico partecipante rappresentano i <luoghi> in cui il tempo si cristallizza sotto forma di vacanza.
Questa standardizzazione viene percepita dai turisti come intrinseca. Cioè: come se il tempo giusto per determinati comportamenti sia l’estate e non un’altra stagione. Come se quel particolare periodo sia l’inevitabile vaso da cui germogliano quegli eventi e quegli atteggiamenti. La determinazione sociale del tempo, attraverso il lavoro dei professionisti delle vacanze, raggiunge qui il suo massimo effetto regolativo, in quanto un alto livello d’espressione di emozioni collettive sono contenute ed autorizzate all’interno di precise durate. L’effetto principale della dimensione mondano-notturna realizzata dall’organizzazione turistica è quello di sanare in qualche modo l’inevitabile conflitto tra routine e spon-taneità (48), tra individuo e società, tra razionalità e irrazionalità.
Il prodotto finale della gestione dei servizi turistici è quello di calare la generale interazione sociale di tipo urbano-industriale delle masse in vacanza all’interno di un registro temporale che urbano non è, ma neanche antiurbano né, tantomeno, tradizionale. La produzione di tempo-vacanza viene quindi a configurarsi come un tempo in larga misura predisposto alla sua riproduzione e altrettanto differenziato da un tempo inteso come attività ludica. Proponiamo di chiamare questo
processo tempo dell’alleanza. E il largo consenso sociale raggiunto dalla pratica delle vacanze (tanto che sono annoverate tra i diritti del cittadino) risiede proprio nella dominanza assegnata al presente. Il turismo non è quindi un fenomeno astorico come la festa. Non è una messa in parentesi del tempo. È qualcosa di più. È un fenomeno antistorico. Un fenomeno che nella fase odierna forse sottrae qualcosa dal patrimonio esperenziale degli attori sociali.
Tramite uno schema è possibile visualizzare la produzione del la vacanza come tempo dell’alleanza.

Tempo dell’alleanza

Offerta dei servizi                      Ambiente socio-culturale

Informazione                                       Persuasione

Rapporto con la clientela di tipo formale – Rapporto con il turista  di tipo informale

Comunicazione denotativa – Comunicazione connotativa

Tangibilità del servizio – Intangibilità del servizio

Commutazione dei bisogni in consumi- Commutazione dei servizi in bisogni

Agire razionale del cliente -Comportamenti irrazionali  del turista

Consumo di servizi -Soddisfazione di desideri

In sintesi: quello che i quadri dell’organizzazione turistica riescono a realizzare, con la produzione di servizi ad hoc per la mondanità, è un tempo dell’alleanza tra persona e ruolo, tra auto-costrizione ed eterocostrizione sociale del tempo, tra il coinvolgimento parziale normalmente richiesto nella vita della metropoli ai fatti a noi esterni e il coinvolgimento totale quale dazio richiesto per una vacanza ben riuscita, tra accessibilità ed inaccessibilità sociale del singolo, tra tempo privato e tempo pubblico, tra tempo biologico (le stagioni) e tempo sociale (il calendario), tra l’orologio interiore e quello collettivo.
Da questo processo scaturisce un particolare che va rilevato: l’accantonamento parziale della privacy, fattore che è assai importante per la caratterizzazione dello stile di vita urbano-industriale.

Sogni di una notte di piena estate
La produzione di tempo-vacanza risponde ad uno dei maggiori vettori ideologici della modernità: la mobilità. Nelle società industriali avanzate e nelle sacche postindustriali oggi esistenti, la mobilità si collega sia ai contenuti di classe che agli stili di vita. A fianco della tradizionale mobilità sociale assume un peso sempre maggiore la mobilità da uno stile di vita ad un altro in virtù di un’intensificazione dei processi sociali di distinzione (49). La vacanza permette di prendere temporaneamente le distanze dal precedente stile di vita. In questa fase il lavoro dei quadri del turismo è enorme.
Stabilita, in base alle capacità di spesa, a quale fascia di mercato turistico destinare una determinata località, si pone per gli operatori un doppio problema: da un lato, allentare i meccanismi di controllo e di autocontrollo del tempo, in modo che la vacanza possa essere proposta come una parentesi dalla quale sono banditi i ritmi della vita metropolitana (appuntamenti, scadenze, urgenze ecc.); dall’altro, produrre una durata satura d’eventi, perché il parziale svincolo dalle costrizioni temporali libera in modo nuovo i bisogni del turista.
La vacanza viene così proposta e percepita come una sorta di viaggio nel tempo. All’indietro: quando l’allentamento dalle prescrizioni normative autorizza la combinazione di un insieme di comportamenti appartenenti a società del passato — nudità, ballo, promiscuità sessuale, attività fisiche, uso di droghe, abbronza tura intesa come caldo bacio della natura, ecc, Nel presente: quando le trasgressioni dalle regole temporali e comportamentali vengono canalizzate nel consumo di merci e servizi. Seguendo questa dinamica, l’intervallo vacanziero ritorna a fare i conti con le regole di vita urbano-industriale. Nell’universo turistico il consumo vistoso si organizza intorno a precisi oggetti-totem l’aereo privato, lo yacht, la villa al mare, le belle donne, l’automobile ed i suoi optional, la motocicletta d’alta cilindrata, ecc.
Scacciate dalla porta, le regole temporali della modernità ritornano dalla finestra. E tramite un’analisi di contenuto è possibile verificare che, ad esempio, l’insediamento di Porto Rotondo è stato strutturato dai suoi fondatori, i conti veneziani Donà delle Rose, secondo una miscela ben dosata di estetizzazione della natura e spettacolarità. A Rimini il rapporto è rovesciato: la natura non è un’oleografia ma una riproducibile cartolina; e il fiume umano una massa che intasa ogni poro della città. In funzione di questo sovraccarico umano l’adriatica località turistica offre ai suoi clienti un vasto repertorio di emozioni centrate sul divertimento come vertigine: dalle assordanti discoteche ai luna-park, a scivoli acquatici alti oltre trenta metri dal suolo. Porto Rotondo offre invece un altro senso della vacanza. L’insediamento sardo è una no:a meta dei ceti medi italiani. Per essi, gli operatori turistici hanno predisposto un dispositivo emozionale in cui il significato della vacanza è strettamente connesso alla ricerca del prestigio.
La vetrina di Porto Rotondo è la sua piazzetta centrale, E da questo spazio che i vari gruppi turistici filtrano le proprie compagnie notturne, selezionandole in base all’appartenenza sociale, alla bellezza, al look, agli status-symbol ostentati. La notte prosegue in un incessante
carosello da uno spazio festivo all’altro: dal piano-bar alla discoteca con piscina, dallo yacht ormeggiato al molo, ai party in villa alle prime luci dell’alba.
Il divertimento come vertigine di Rimini e il divertimento come festa ripetuta e ripetizione della festa delle notti di Porto Rotondo trovano una corrispondenza con gli effetti allucinogeni provocati dall’uso dei tipi di droga maggiormente diffusi nelle due località: hascisc, marijuana ed eroina nella riviera adriatica; cocaina nella costa sarda.

Tempo come metafora
L’intervento diretto dei quadri turistici nel progettare ed offrire sul mercato specifici <pacchetti temporali> non deve indurre a ritenere ch’essi ne siano per così dire gli inventori. Così come non sono stati gli scienziati ad inventare la scienza, né i carcerieri ad inventare le carceri. La vacanza moderna è il risultato di un processo storico nel quale si trova inserita l’attività dei quadri che dirigono i vari settori di un hotel o di un camping. In definitiva, i professionisti della vacanza operano in un rapporto col tempo che è loro sovradeterminato.
La vacanza è segnata da limiti temporali precisi. È questa sequenza clic il lavoro dei quadri turistici s’occupa di saturare. Ma la loro stessa attività è condizione condizionata dalla quantità di tempo di una stagione turistica di un determinato pacchetto-vacanza, così come è la quantità di ferie a disposizione del turista ad influenzarne decisamente il comportamento. Tra gli organizzatori e i fruitori (Iella kermesse estiva si stabilisce una sinergia regolata principalmente dall’equilibrio tra:

a. quanto più è scarso il tempo-vacanza, tanto più accelerato risulterà il consumo dei servizi da parte del turista; e
b. quanto più il consumo di servizi è accelerato, tanto più il tempo-vacanza risulterà un bene scarso.
Principalmente i turisti giovani e giovanilisti partecipano durante la loro giornata-tipo ad una innumerevole serie d’eventi. Tant’è vero che per questa fascia di consumatori l’ultimo significato della vacanza è il riposo. Addirittura, il riposo, inteso come ricostituzione delle energie spese durante il tempo di lavoro, sembra essere definitivamente scomparso anche dalle altre domande turistiche. compreso il turismo della terza età: non si va in vacanza perché si è stanchi dopo un anno di lavoro, o perché si è pensionati. si va in vacanza perché quello è il momento d’andarci.
Nel momento in cui la vacanza moderna ha preso definitivamente forma è risultato evidente che il riposo non poteva essere incapsulato in una durata. Ciò per molti motivi collegati al controllo sociale. Soprattutto per uno: se la nicchia delle ferie costituisse una durata alternativa rispetto alla restante massa temporale contenuta in undici mesi di lavoro
-inattività contro attività, per intenderci- ciò produrrebbe una contraddizione sociale dagli stessi effetti di una moneta dimenticata nel cestello di una centrifuga. È anche per questa potenziale contraddizione che il tempo della vacanza non coincide con quello del riposo.
Conclusione generale: la determinazione temporale data dal turismo mette in luce quanto oggi ci stiamo allontanando dalla società del lavoro industriale, ma anche dal tempo libero organizzato da e per quella società. Conclusione particolare: nasce una nuova patologia, lo stress da vacanze — è questa la nuova scala su cui misurare la temperatura di una vacanza ben riuscita.

Il buon selvaggio strizza l’occhio al Duemila
L’accelerazione del tempo è un fenomeno tipico delle società tecnologicamente avanzate. La combinazione tra la velocità dei mutamenti e la contrazione del tempo disponibile è un fattore che determina sempre più i comportamenti sociali. Questa determinazione ha trovato un quadro esplicativo nel concetto di Aspettative sociali di durata (Asd). Merton ne individua tre tipi:

a. <Durate strutturali o istituzionalizzate, prescritte e sostenute dall’autorità e dal potere in cui si trovano inserite…> (prigioni, scuole, esercito, ecc.);
b. Durate previste collettivamente: sono durate relativamente incerte (guerre, mode, paure, movimenti millenari, ecc.);
c. Durate predeterminate: si riscontrano nei vari tipi di rapporti interpersonali e sociali. <Le durate predeterminate e quindi relati-vamente prevedibili sono funzionalmente adatte ai rapporti di società di carattere strettamente contrattuale, come le trattative d’affari, esattamente come le durate rigidamente prefissate sono fuori posto nei rapporti di comunità, come l’amicizia e il matrimonio> (50).
Poiché la vacanza è un tempo che si vende e si compra come qualsiasi altra merce, essa può essere studiata, tra le Asd, come una durata predeterminata.

Apparentemente questa collocazione si scontrerebbe con l’idea secondo la quale la vacanza costituisce, o dovrebbe costituire, una sede privilegiata per rapporti sociali non strumentali, per favorire l’incontro e la comunicazione tra giovani e non. Solo apparentemente però. Perché a ricucire eventuali smagliature interviene il lavoro dei professionisti della vacanza, I loro compiti, infatti, sono molteplici. Uno è quello di obnubilare il rapporto contrattuale della vacanza. In questo caso la società si mette la maschera della comunità dialettizzando il passato con comportamenti non finalizzati: divertimento, abbronzatura, nudità, tanto per fare degli esempi. Ed ecco che l’insediamento viene spesso chiamato «villaggio» richiamandosi ad uno stile di vita premoderno. All’interno dei
villaggi gestiti dal Club Méditerranée il denaro è sostituito con perle colorate precedentemente acquistate dal turista. E parallelamente ad un’economia del baratto viene avviata una socializzazione tra turisti e personale senza troppe complicazioni: al Club Méditerranée tutti si danno del tu. Nominalmente scompaiono anche le divisioni tra le classi. I clienti sono chiamati Gentiles Membres (Gm) e gli addetti ai servizi Gentiles Organizateurs (Go). L’organizzazione interna al Club Méditerranée è particolarmente interessante, perché costituisce il prototipo di tutte le aziende turistiche che mixano il paradisiaco con l’effervescente, che producono e valorizzano l’età giovanile. D’altra parte, a decretare il successo di questa formula è il primato mondiale, per dimensioni e fatturato, della società francese sulle altre aziende turistiche (51).
Altro compito dei professionisti delle vacanze è quello di fornire i servizi per i quali l’albergo o il villaggio sono effettivamente pagati. E in tale incrocio il presente viene dialettizzato con azioni rivolte ad uno scopo. Soddisfare gli appetiti del turista è la condizione per il ritorno del cliente alla stagione successiva. Ed è sulla riproduzione di questa ripetizione che si concentra una parte consistente dell’attività dei quadri turistici. Tuttavia, dal punto di vista del rapporto tra individuo e determinazione sociale del tempo, il risultato ultimo del lavoro turistico non è la formazione di una memoria storica. Tutt’altro. Ad una prima osservazione sembra che la vacanza produca nei turisti dei comportamenti a ripetere senza per questo obbligarli in inflessibili gabbie temporali. Ciò passa principalmente grazie alla realizzazione di un delicato equilibrio tra la determinazione del tempo e la cura del corpo. Infatti, t’industria delle vacanze miete dal passato, per quanto stravolto e funzionalizzato, e dal presente, attingendo da una serie di psico-industrie (52) che contribuiscono a formare il rapporto sociale tra gli individui e il proprio corpo: la cosmesi, la moda, lo sport, la buona salute, la gastronomia.
Per l’uomo in vacanza, l’intervallo rappresenta la dimensione in cui si colloca l’equilibrio tra tempo e corpo. È per questo motivo che la vacanza appare alla maggioranza dei turisti semplicemente come una parentesi temporale nettamente separata dall’attività di lavoro e dai ritmi della vita urbana. Raggiunto questo risultato, uno degli obiettivi dei professionisti dell’industria turistica è centrato: la vacanza viene percepita come una sorta di navicella in viaggio nel tempo la cui meta si trova qui ed ora, si trova nell’eternizzazione del presente. Da ciò la trionfante espansione della produzione di massa, del mercato di massa e del consumo di massa del tempo-vacanza. Da ciò anche la sua crisi.

Tempo senza, qualità
L’arte di ben costruire la vacanza consiste anche nel sapiente dosaggio degli intervalli tra un evento e l’altro nella giornata del turista. Questa pratica esige un’alta carica di competenze da parte dei professionisti del turismo almeno per due motivi:

1. perché i servizi acquistati dalla clientela (poniamo, per esempio: qualità della ristorazione, funzione estetica degli interni di un albergo, buona musica in discoteca, bellezza e disponibilità dei Go, escursioni dal mare alla montagna, gite in barca tra le isole di un arcipelago, possibilità di praticare sport di moda, cavalcate tra i boschi, spiagge e porti turistici ben attrezzati, ecc.) devono essere strutturati in modo da costituire esperienze in sé uniche, indimenticabili e al contempo facilmente ripetibili;
2. perché i bisogni del turista vanno rafforzati ed amplificati sino ad essere trasformati in desideri, desideri che non devono, né possono essere definitivamente appagati.

Dal punto di vista del produttore della vacanza, il punto d’equilibrio tra negazione e affermazione dei desideri del cliente non è facile da raggiungere. Basta sfogliare le annate di qualsiasi rivista di viaggi per verificano. li Marocco può essere offerto sul mercato delle vacanze in pacchetti assai diversi tra loro: sia come dedalo di misteri della casbah, sia come assolata distesa desertica per viaggiatori dallo spirito avventuroso e sia come mare cristallino con tanto di bungalow geometricamente disposti lungo la spiaggia. A questo superiore livello di strategia aziendale la critica della società di massa quale processo d’irreggimentazione e tentacolare controllo sociale sembra non cogliere più la complessità del sociale stesso. Cosi come, alla luce dei nuovi territori aperti dall’espansione del terziario avanzato, sembra non cogliere la multidimensionalità dei tempi sociali la critica alla modernità intesa come sottrazione dell’aura, come riproduzione artificiale dei rapporti uomo-ambiente, uomo-uomo, uomo-cose. Nonostante il generale disincanto, queste posizioni sono assai diffuse tra i critici della cultura di massa. Se ci sono consentiti degli esempi extrasociologici, Luis Buñuel, nelle sue memorie (53) ricorda che agli esordi del cinema l’occhio del pubblico non era abbastanza addestrato. E non riusciva a seguire la rapida successione d’immagini proiettate sullo schermo smarrendo così la trama del film. Lo stesso Buñuel, che pure di mestiere era regista cinematografico ed usava macchine da ripresa per girare i propri film, condanna senza riserve la scienza come la principale nemica dell’uomo. Ancora più recentemente, il neoromantico Wim Wenders accusa la televisione di provocare la perdita del senso dell’ésperienza a causa dei sempre più accelerati ritmi di trasmissione.
Per quanto possiedano una loro fondatezza, critiche come queste, od altre simili, si soffermano sull’evento contingente perdendo di vista i processi sociali che la trasformazione industriale di ieri e quella postindustriale di oggi hanno scatenato. Certamente, i profili clic vanno assumendo la società postindustriale e la cultura postmoderna non sono quelli della Terra promessa, né di una nuova età dell’oro. E già prendono piede prime teorizzazioni critiche (54) alle dimensioni neo e post delle società avanzate, dopo tante entusiastiche adesioni.
Gli stessi turisti, per ritornare al nostro tema, sono consapevoli che la vacanza non rappresenta una vita perfetta, e che per appagare i propri desideri è necessario attendere il momento giusto: l’estate, il fine settimana. Proprio per questo intreccio tra consapevolezza e desiderio, l’universo turistico non può essere bollato semplicemente come sede della falsa coscienza e della falsa praxis. La decadenza dell’autenticità e la separazione da qualsiasi tradizione sono il risultato di una tecnica produttiva che socializza gli uomini in maniera diversa da come esigeva l’ordine temporale di tipo industriale. Le vacanze di massa rappresentano l’esempio forse più diffuso della formazione di nuovi stili di vita, economicamente postindustriali e culturalmente postmoderni, nati dagli sconvolgimenti dell’esperienza collettiva basata sul regime urbano-industriale. In altre parole: l’organizzazione turistica costituisce un sub-modo di produzione della realtà, strettamente connesso con l’attuale passaggio dal mondo delle merci e dell’alienazione al mondo delle neomerci e della simulazione. Certamente, non è la prima volta nella storia che il tempo viene riprodotto e simulato (55). Il tempo della vacanza acquista però una propria specificità, una propria autonomia rispetto alle varie pratiche sociali di produzione e riproduzione del tempo.
È a questo livello che assumono centralità le tecniche adottate dai professionisti delle vacanze. Il tempo che essi riescono a produrre presenta, au fond, queste caratteristiche principali: attualizza il passato manipolandolo a proprio uso e consumo (e ciò vale sia per l’architettura di Venezia che per le tradizioni del Meridione italiano); nega il futuro, perché è un’industria aderente ad un modello psicologico prevalentemente giovanilistico-narcisista, e quindi incapace d’immaginare un mondo migliore di quello presente; abolisce la distinzione tra tempo libero e tempo di lavoro, perché niente meglio della vacanza dimostra come per l’economia postindustriale sia più importante creare un mercato per il prodotto che un prodotto per il mercato; e niente meglio della vacanza dimostra come per la cultura postmoderna acquistino centralità le produzioni di regole più che le regole della produzione.

Nemesi del tempo
Da circa un paio d’anni, per i turisti italiani è possibile pagare a rate un viaggio contraendo un prestito bancario. I media raccomandano ai viaggiatori estivi partenze intelligenti, vacanze intelligenti e pare che i consigli vengano talvolta seguiti. I professionisti delle vacanze sono, a loro volta, ossessionati dall’incubo di prolungare sempre più la stagione turistica. E a questo scopo essi lavorano tutto l’anno programmando un’iniziativa dietro l’altra:
dai rally automobilistici alle rassegne cinematografiche, dalle gare nautiche alle sfilate di moda.
Questi ed altri fattori costituiscono i segnali più evidenti di come
l’industria turistica in quanto tale stia raggiungendo la sua massima capacità d’accumulazione e di sfruttamento del tempo sociale a lei concesso e vada rapidamente trasformandosi. In che cosa non si sa ancora con precisione. È ipotizzabile che costituendo un subsistema del tempo libero, la vacanza ritorni all’interno di quest’istituzione culturale assumendo una poliedricità maggiore dell’attuale. infatti, le alternative tra diverse proposte turistiche sembrano moltiplicarsi in diretta proporzione con l’aumento del volume della massa turistica. Tuttavia, anzi proprio per questo moltiplicarsi dell’offerta e della domanda, il modo di produrre e di consumare tempo-vacanza, come lo si conosce oggi, sta esaurendo le sue funzioni. Stagione dopo stagione l’industria turistica va differenziandosi, mettendo in moto quei processi di sostituzione (56) secondo i quali strutture ricettive, ristorazione, programmazione del territorio e gestione dei servizi si ramificano e si specializzano in offerte sempre più differenziate in base ai principi di distinzione che caratterizzano le nuove domande.
Anche se la prolificazione dell’offerta conduce contemporaneamente a processi di omogeneizzazione e di diversificazione, una e una sola risulterà la tendenza dominante. All’interno della divisione sociale del tempo, il turismo sociale (57) e quello carico di senso, cioè momento rivelatore delle risorse personali (58) non appaiono oggi in grado di sostituirsi al turismo come loisir, quale tendenza dominante tra diverse classi sociali e soprattutto tra i ceti medi. Cosi come l’età giovanile resta il bersaglio privilegiato per l’organizzazione razionale dei consumi da parte dell’industria delle vacanze. Il turismo sociale e quello carico di senso costituiscono fattori di disgregazione del turismo di tipo tradizionale che probabilmente si affiancheranno al turismo inteso come loisir, acquistando magari un peso ed un ruolo maggiore. Ma è prevedibile che non Io spodestino dalla sua posizione, a meno che non insorgano crisi sociali.
Uno dei fattori principali della distruzione del turismo ad opera del turismo è dato dalla massimizzazione dei guadagni nel breve termine (59). Un secondo fattore è dato dalla concorrenza tra le varie aziende turistiche in base alla diversificazione della domanda. Lauti profitti in tempi brevi, parcellizzazione mirata dell’offerta, incremento della popolazione anziana, aumento della quota di tempo libero disponibile, anticipazione dell’adolescenza e prolungamento delle stagioni turistiche rimescolano oggi i processi di distribuzione del tempo all’interno del mercato delle vacanze. Le vacanze brevi, i fine settimana, i ponti festivi, lo scaglionamento delle ferie nell’arco dell’anno segnano la fine definitiva del turismo come mese di ferie speso in un’unica soluzione. E tuttavia, questo cambiamento non è senza direzione. La rottura del turismo col suo recente passato avviene nel segno della funzionalizzazione del cambiamento con la continuità. In altre parole, il-languidisce il modo di fare turismo degli anni Settanta e Ottanta, e si estendono i meccanismi formativi del <tempo dell’alleanza> a tutta la sfera del tempo libero. In virtù di ciò, presumibilmente si assisterà ad un
rafforzamento del bipolarismo tra razionalità e irrazionalità dei comportamenti collettivi, causato proprio dall’estensione illimitata a tutte le età della vita dell’etica giovanilista. Forse solo allora potremo conoscere il turismo molto meglio di quanto oggi ci sia noto. D’altra parte, si ha l’idea di un tempo quand’esso finisce.

NOTE
1. Cfr. E. Zerubavel, Ritmi nascosti, Il Mulino, Bologna, 1985. Zerubavel applica l’analisi sociologica su oggetti d’indagine in cui l’organizzazione temporale è rigidamente standardizzata: ospedale, monastero, ecc. Questa scelta lo conduce a concentrarsi sul concetto di <ordini temporali altamente razionalizzati>, in quanto l’aspetto razionale della nostra cultura viene preliminarmente assunto come il fattore centrale della vita moderna. Sull’organizzazione del tempo nelle istituzioni totali, cfr. E. Goffman, Asylums, Einaudi, Torino 1968.
2. Sulla distinzione tra azione sociale e comportamento sociale, cfr. L. Gallino, Dizionario di sociologia, Utet, Torino 1978, ad vocem. Il peso specifico dell’interazione tra razionalità e irrazionalità nei comportamenti collettivi è stato oggetto privilegiato di studio da parte della sociologia e della psicologia sociale soprattutto in tempi di crisi. La letteratura sull’argomento è perciò sterminata. Tra i tanti si vedano: M. Weber, Economia e società, Comunità, Milano 1961; A. Schutz, Saggi sociologici, Utet, Torino 1979; T. Parsons, Il sistema sociale, Comunità, Milano 1965; T. W. Adorno, M. Horkheimer, Dialettica dell’Illuminismo, Einaudi, Torino l966 (3) e il recente lavoro di J. Habermas, Etica del discorso, Il Mulino, Bologna 1985.
3. Il concetto di società postindustriale non chiarisce affatto il tipo di sistema sociale nel quale stiamo entrando. Infatti, a questo concetto se ne affiancano altri, quali quelli di società superindustrializzata, tecnosocietà, ecc. In ogni caso, per un quadro d’insieme sui mutamenti in corso e sugli effetti sociali da essi provocati, si veda: D. De Masi, L’avvento postindustriale, F. Angeli, Milano 1985. Sullo specifico rapporto tra aumento del tempo libero e trasformazioni postindustriali ci sia consentito rinviare a P. Paolinelli, Tempo, lavoro e consumo, in <Il Progetto>, settembre-ottobre 1987.
4. <Nella prassi delle società umane i problemi relativi alla determinazione del tempo hanno un ruolo sempre più importante; nella teoria sociale, invece, l’attenzione dedicata a tali problemi è minima. In una certa misura, ciò dipende indubbiamente dal fatto che l’opinione predominante considera le ricerche sul tempo di esclusiva pertinenza della fisica teorica. Se ci chiedessimo quale teoria scientifica è oggi la più importante e avanzata, con molta probabilità troveremmo un ampio consenso se dicessimo che è la teoria di Einstein. E’ dunque comprensibile che i sociologici diano l’impressione di considerare il problema del tempo al di là della loro portata>. Cfr. N. Elias, Saggio sul tempo, Il Mulino, Bologna 1986, pp. 104-105. Oltre a quanto afferma Elias, va osservato che tutte le scienze, compresa la sociologia. conoscono il proliferare di specialismi. Il problema del tempo si pone però in posizione particolare, perché attraversa trasversalmente l’insieme dei comportamenti sociali superando le specializzazioni e presentandosi pertanto da un punto di vista generale. Per questi motivi A. Cavalli, nella sua Presentazione all’edizione italiana di E. Zerubavel, Ritmi nascosti, cit., sostiene che «una sociologia del tempo, come corpo di ricerca relativamente autonomo, come specializzazione in una sfera determinata dell’organizzazione sociale, non ha ragione d’essere.  Una “sociologia del tempo” non può essere che “sociologia generale” nel senso pieno del termine, in stretto rapporto con tutte le varie “sociologie speciali”». Ovviamente, con questa rapida messa in liquidazione, Zerubavel non sarebbe affatto d’accordo.
5. Cfr. N. Elias, op. cit., p. 118.
6. Solo di sfuggita è possibile osservare che il maggiore interesse della sociologia italiana per i problemi sollevati da nuove regolazioni del tempo è in relazione sia ad un decennale dibattito tra i filosofi intorno all’idea di modernità che ai nuovi risultati raggiunti dalla fisica teorica. Di che tipo siano queste relazioni nell’orizzonte culturale italiano non è dato sapere, in quanto non esistono studi esaustivi sull’argomento. Tra i lavori che hanno innescato discussioni, infiammato polemiche e indirettamente illuminato la fiammella di una possibile sociologia del tempo, troviamo principalmente: J. F. Lyotard, La condizione postmoderna, Feltrinelli, Milano 1981; I. Prigogine, I. Stengers, La nuova alleanza, Einaudi, Torino 1981. Per quanto concerne gli studi che in Italia sono in qualche modo collegabili al problema sociale del tempo, si vedano di F. Ferrarotti: Storia e storie di vita; La storia e il quotidiano; Il ricordo e la temporalità. I tre volumi sono pubblicati da Laterza, Roma-Bari, rispettivamente, 1981, 1986, 1987. Un altro tentativo sistematico per un approccio sociologico al problema del tempo proviene da S. Tabboni, di cui si vedano: La rappresentazione sociale del tempo, e (a cura di), Tempo e società, entrambi editi da F. Angeli, Milano 1984 e 1985. Della stessa autrice si veda: Tradizione e coscienza storica. Il tempo di ieri e il tempo di domani, Ecig, Genova 1984. Esistono inoltre diversi contributi sull’esperienza sociale del tempo forniti in ordine sparso dalla sociologia italiana. Tra gli altri si vedano:
M. C. Belloni (a cura di), L’aporia del tempo, F. Angeli, Milano 1986; A. Cavalli, I giovani e il tempo, Il Mulino, Bologna 1985. Il terzo volume della trilogia sul tempo di F. Ferrarotti, Il ricordo e la temporalità, cit., contiene una nutrita, aggiornata e commentata bibliografia sul tempo, alla quale rinviamo per ulteriori riferimenti e approfondimenti.
7. La letteratura sulle recenti trasformazioni del lavoro è nutritissima, Per quanto concerne lo specifico rapporto tra la determinazione sociale del tempo e la divisione sociale del lavoro, cfr., tra gli altri, O. Negt, Tempo e lavoro, Edizioni Lavoro, Roma 1988: in particolare, si veda il cap. Il lavoro come necessità vitale. Soltanto le utopie sono ancora realistiche, pp. 135 ss.
8. Cfr. Echange et Projets, La rivoluzione del tempo scelto, a cura di P. Vaselli, F. Angeli, Milano 1986. Sull’esperienza svedese, si veda L. Balbo, Time to care. Politiche del tempo e diritti quotidiani, F. Angeli, Milano 1987. Inoltre, si veda un antesignano (forse eccessivamente verticista e razionalista, secondo una corrente culturale francese che risale a Cartesio) della pianificazione sociale del tempo: J. Dumazedier, Sociologia del tempo libero, F. Angeli, Milano 19852.
9. Cfr. J. Habermas, Il discorso filosofico della modernità. Laterza, Roma-Bari, 1987; in particolare si veda: Excursus sull’obsolescenza del paradigma della produzione, pp. 77 ss.
10. Sull’uso dei concetti relativi alla strutturazione del tempo, quali irreversibilità, frequenze, periodicità sociale ed altri diffusi nel testo, cfr. E. Zerubavel, Ritmi nascosti. cit.
11. È evidente che con questa suddivisione stiamo procedendo attraverso costrutti ipotetici e astraendo dall’agire comunicativo concreto che è il risultato di un processo clic qui tentiamo di scomporre ad un primo livello d’analisi. Oltretutto, da un punto di vista storico, è chiaro che le irreversibilità socialmente basate non sono ghiacci eterni. Ma contengono differenze che alla lunga le modificano. Così come le frequenze e le periodicità sociali contengono a loro volta delle costanti. Qui ci preme soprattutto allargare il percorso, ancora per molti aspetti pionieristico, che vede anche nel tempo uno dei principali principi di regolazione e differenziazione sociale. In ogni caso, è ormai acquisito che la completa ricomposizione, o meglio la sintesi totalizzante di un processo sociale, non può avvenire nella testa di nessuno scienziato ma nel complesso dell’agire comunicativo. Questo per molti motivi che qui non possiamo neanche enumerare per ovvie ragioni di spazio. Ma uno ci riguarda direttamente: il tempo. Infatti, la trasmissione di un messaggio avviene attraverso due canali: il tempo e lo spazio. L’attraversamento di questi due canali conduce ad una modificazione della stessa sintesi sociale concreta. Per-ciò la comprensione degli eventi sociali non può che risultare sempre relativa. Nello specifico dei nostro tema, le diverse località e i diversi insediamenti turistici si specializzano sempre più ritagliandosi diverse quote di mercato che risultano compresenti anche nel medesimo territorio. Accade che i <turismi> si sovrappongano gli uni sugli altri, così come, in misura più o meno maggiore, l’uno sull’altro si sovrappongono i vari tempi prodotti dalla macchina delle vacanze. Sulla costruzione di modelli idealtipici, per tutti, cfr. M. Weber, Il metodo delle scienze storico-sociali, Einaudi, Torino 1958.
12. Sull’innovazione e l’evoluzione delle figure professionali nel settore turistico, cfr. C. Fait, U. Morelli, La formazione come risorsa strategica, in <Politica del turismo>, n. 4, 1987. Per uno studio specifico si veda M. G. Dotti (a cura di), Turismo, occupazione e professionalità. Il caso di Venezia e provincia, F. Angeli, Milano 1986.
13. Sui diversi schemi interpretativi rispetto alle diverse forme assunte dal turismo, cfr. A. Savelli, Modelli di turismo, interazione e scambio culturale in «Politica del turismo”, n. 1, 1984. Sulle potenzialità del turismo come momento etico, come sede per l’espressione della densità morale, cfr. O. Piazzi, D~~ferenziaZiOne sociale e turismo, in P. Guidicini, A. Savelli (a cura di), Il turismo in una società che cambia, F. Angeli, Milano 1988; si veda, inoltre, F. Benini, A. Savelli, Il senso del far vacanza, F. Angeli, Milano 1986.
14. Sulle difficoltà per una definizione del turismo, cfr. M. Boyer, Le tourisme, Edition du Seuil, Paris 1985; in particolare, si veda la postfazione Defìnitions: tourisme, loisir et culture, pp. 244 ss.
15. Cfr. C. Gunn, Vacationscape, Austin, Bureau of Businnes Research, University of Texas, 1972, pp. 182-187. Come risulta evidente, la classificazione di Gunn muove dal rapporto uomo-ambiente. Un rapporto che per l’homo turisticus non è mai stato puro e naturale. L’evoluzione dell’industria delle vacanze e il progressivo processo d’artificializzazione del rapporto uomo-ambiente diversificano dall’interno la stessa offerta e la stessa domanda turistica. Ed è per questo motivo che il turismo si specializza e si ramifica sino a giungere oggi a parlare di un turismo d’affari, congressuale, della terza età, termale, sportivo, ecc. Tipologie, quest’ultime, che possono costituire una seconda classificazione a fianco a quella di Gunn, se si osserva il turismo come un’industria e cioè dal punto di vista dell’organizzazione. Una terza possibilità per classificare le diverse forme-vacanza è data dall’offerta di aspettative ai turisti Stessi È questo il caso in cui meglio si evidenziano le caratteristiche relative all’antropologia sociale dei gruppi in vacanza. In proposito cfr. B. Bandinu, Costa Smeralda, Rizzoli, Milano 1980; P. Paolinelli, G. Salierno, La carcassa del tempo. Inchiesta sulla Costa Smeralda, A. Pellicani, Roma 1988; G. Morra, Il quarto uomo, in, <Studi di sociologia>, n. 23, 1985; dello stesso autore, si veda il breve, ma pregnante saggio, «Homo turisticus», in P. Guidicini, A. Savelli, Il turismo in una società che cambia, cit. pag.17 ss. e V. L. Smith (a cura di), Hosts and Guest: The Anthropology of Tourism, University of Pennsylvania Press, Philadelphia 1977. Infine, un’altra classificazione dell’esperienza turistica suddivisa in ricreativa, evasiva, esperenziale ed esistenziale quella di E. Cohen, di cui si veda Rethinking the Sociology of Tourism, in «Annali of Tourism Research», gennaio-marzo 1979.
16. Sulle diverse figure professionali presenti nell’universo turistico, cfr. E. Valori. turismo e i suoi operatori, Pan Editrice, Milano 1979; M. Tomati, I fabbricanti di vacanze, F. Angeli, Milano 1973; ci sia inoltre consentito rinviare ulteriormente alla nostra ricerca, P. Paolinelli, G. Salierno, La carcassa del tempo. Inchiesta sulla Costa Smeralda, cit.
17. Cfr. in proposito le pertinenti riflessioni di G. Guiducci, in Turismo postindustriale, Edizioni Lavoro, Roma 1984.
18. Cfr. 5. Buffa, Il turismo e lo sviluppo dell’occupazione, in <Politica del turismo> n. 1, 1984.
19. In proposito si veda: G. Baldini, Le nuove professioni, in <Politica del turismo> n. 2, 1985.
20. Dall’osservazione dell’attività della piccola impresa e dell’impresa familiare operanti nel settore turistico, <ciò che è emerso è stata la grande capacità di adattamento del piccolo imprenditore, la sua capacità di innovare, cioè nella combinazione dei fattori produttivi coerentemente con le condizioni ambientali, fino — appunto — a funzionalizzare alla modernità produttiva anche rapporti e strutture tradizionali>. Cfr. F. Dalla Chiesa, L’imprenditore turistico, in <Politica del turismo>, n. 2, 1985. Alle stesse conclusioni giunge un’inchiesta promossa dal Cerca sulle nuove professioni turistiche e in cui si afferma che «le possibilità di sviluppo di un’impresa si giocano nella ricerca di un punto di equilibrio dinamico tra corrente innovatrice e corrente conservatrice.». Cfr. M. G. Dotti, Professionalità turistiche a Rimini, in <Politica del turismo>, n. 2, 1984.
21 Cfr. G. P. Prandstraller, Alla ricerca del lavoro del duemila, in <Terziaria>, n.
2, 1987. Sulle specifiche strategie commerciali nel settore turistico si vedano, tra i tanti, A. J. Burkart, S. Medlik, The Management of Tourism. A Selection of Readings, Heinemann, London 1975; D. Dal Verme, Pubblicità, propaganda. Pubbliche relazioni per il turismo, Clitt, Roma 1981; J. i. Schwartz, Pour une approche au marketing de la promotion touristique, Lausanne 1984; infine, anche se per uso didattico negli Istituti tecnici per il turismo, è utile vedere G. Castoldi, Manuale dl tecnica turistica, Hoepli, Milano 1981. Sulle politiche pubbliche in Italia si veda la proposta per una strategia della <qualità globale> avanzata dal Cnel a mo’ d’integrazione della legge quadro per il turismo n. 217 deI 1983 e riassunta e commentata da R. Guasco in, La strategia della qualità per restare competitivi, in <Politica del turismo>, n. 3, 1986.
22. Cfr. G. P. Prandstraller, Alla ricerca del lavoro del duemila, cit.
23. Cfr. M. Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino 1976, p. 165. Sulla formazione delle scienze umane in relazione alla generazione del potere moderno, si vedano, di M. Foucault, Storia della follia nell’ età classica, Rizzoli, Milano I 963, Nascita della clinica, Einaudi, Torino 1969; L’archeologia del sapere, Rizzoli. Milano 1971; e, La volontà dl sapere, Feltrinelli, Milano 1978.
24. In mancanza di politiche pubbliche di largo respiro, si vedano le iniziative condotte dalle associazioni private atte a promuovere la formazione di quadri, in M. Bersani Calleri, Il dirigente d’impresa alberghiera, in <Politica del turismo>, n. 4. 987.
25. Cfr. A. Gardini, La domanda di servizi turistici, in <Politica del turismo>, n. 4, 1985,
26. Cfr. J. Seydoux, L‘accoglienza al centro della politica del turismo, in <Politica del turismo>, n. 2, 1987.
27. <Per curva dell’esperienza s’intende che ad ogni raddoppio dell’esperienza accumulata, cioè della quantità di prestazioni e di servizi svolti, consegue un potenziale di riduzione dei costi pari al 20-30% dei costi per unità di prodotto, almeno per quelle componenti che rientrano nella produzione del valore e facendo riferimento a valori monetari costanti.>. Cfr. M. Schwaninger, Il management strategico nel settore turistico, in <Politica del turismo>, n. 3, 1985. L’attenzione verso i comportamenti trova un’ulteriore conferma nell’esistenza di società di marketing e management che curano la gestione degli aspetti informali del rapporto azienda-personale-cliente, in una parola che curano l’immagine.
28. Dall’intervista a G. Granchi, presidente dell’Associazione italiana portieri di notte e della Tourist quadri, il sindacato dei capiservizio del settore turistico, in R. Frati (a cura di), Mestiere che fai istruzione che trovi, in <Pubblico esercizio>, n, 23, 1988.
29. Da un intervento del presidente dell’International bartenders association, U. Caselli, in <Pubblico esercizio>, n. 23, 1988, cit.
30. Cfr. L. Cipollini, Un uomo chiamato cliente, in <Turismo d’Italia>, n. 7-8, 1988.
31. Cfr. G. Delfino, Noi e il cliente, ivi.
32. Cfr. A. Bonini, Turista, un rebus di desideri, in <Bar Alberghi Ristorazione Giornale>, settembre 1988.
33. Cfr. G. Delfino, L’uomo e la macchina, in «Turismo d’Italia», n. cit. 3° Cfr. G.
34. Cfr, G. Delfino, Noi e il cliente, cit.
35. Sull’anticipazione dell’adolescenza nelle società avanzate, cfr. F. Ferrarotti, Il ricordo e la temporalità, cit.
36. Tra i contributi sulla destinazione turistica di un determinato territorio, cfr. C. Muscarà, Gli spazi del turismo. Per una geografia del turismo in Italia, Patron. Bologna 1983; G. Guiducci, Turismo e territorio: programmare lo sviluppo, in <Politica del turismo>, n. 2, 1985; R. L. Price, Una geografìa del turismo: paesaggio e insediamenti umani sulle coste della Sardegna, Formez, 1983. Sull’impatto dello sviluppo turistico nelle realtà regionali, cfr. M. Lelli, Turismo e società in Sardegna; A. Fadda, La valorizzazione turistica della Sardegna, entrambi in «Politica del turismo», n. 3, 1985; inoltre, cfr. C. Barberis, Per una sociologia del turismo, F. Angeli, Milano 1979; e P. Paolinelli, Il turismo come eccesso. La Costa Smeralda, in, M. Lelli (a cura di), Lo sviluppo che si doveva fermare, Ets Iniziative culturali, Pisa-Sassari 1982; P. Paolinelli, G. Salierno, La carcassa del tempo. Inchiesta sulla Costa Smeralda, cit., in particolare il cap. L’isola che c’è, pp. 69 ss. Si veda, infine, S. Casini Benvenuti, A. Cavalieri, M. Grassi, Il turismo e il sistema regionale, in <Politica del turismo>, n. 2, 1987.
37. Il turismo come loisir costituisce un’estensione dei processi che investono altri segmenti del tempo libero. Su questo aspetto si vedano: J. Baudrillard, La società dei consumi, Il Mulino, Bologna 1976; e A. Touraine, La società postindustriale, il Mulino, Bologna 1969.
38. Ilviaggio costituisce un capitolo a sé nella vicenda del turismo moderno. Sulla storia del Grand Tour, cfr. C. De Seta, L’Italia nello specchio del Grand Tour, si veda, inoltre, L. Di Mauro, L’Italia, le guide turistiche dall’Unità a oggi, entrambi i saggi in C. De Seta (a cura di), Storia d’Italia, Annali, 5, Einaudi, Torino 1982. Sull’inautenticità del viaggio turistico, cfr. P. Camporesi, Osterie del diavolo e cuochi di malaffare, in <Corriere della Sera>, 1° novembre 1987.
39. Sulle contraddizioni generate dalla generale accelerazione dei ritmi di vita, cfr. B. Guggenberger, Essere o essere in, il disagio della civiltà postmoderna, De Donato, Bari-Roma 1988; in particolare, si veda il cap. Prendere tempo, pp. 12 e ss.
40. Le trasformazioni della psicologia collettiva in rapporto all’aumento e alla razionalizzazione dei consumi nelle società avanzate è il tema centrale di due importanti, quanto trascurati — almeno in Italia — lavori di uno storico radicale statunitense: Cristopher Lasch. Di quest’autore si vedano: La cultura del narcisismo, Bompiani, Milano 1981, e L’io minimo, Feltrinelli, Milano 1984. E’ assai significativo che nel primo libro Lasch inizi lo studio delle trasformazioni dell’io collettivo registrando la perdita del senso del tempo storico e parta da questa premessa per individuare le nuove regole comunicative prodotte dall’inincessante mutamento e dall’accelerazione dei rapporti sociali. Ai nostri fini, l’aspetto narcisistico della personalità è estremamente rilevante per osservare le connessioni tra determinazione sociale del tempo, turismo, loisir ed età giovanile. D’altra parte, la prospettiva temporale di tipo edonistico è stata individuata come una deviazione profonda dal corso storico della cultura occidentale. in proposito cfr. L. A. Coser, R. L Coser, Prospettiva temporale e struttura sociale, in. S. Tabboni (a cura di), Tempo e società, cit. pp. 163 e ss. Su altri versanti culturali, la modernità come messa in crisi del precedente sistema d’esperienza è stata oggetto di note analisi da parte di W. Benjamin; di cui, tra l’altro, si vedano: Angelus Novus, Einaudi, Torino 1962, e L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino1966; e, in chiave d’autoanalisi e d’autocritica della cultura postmoderna da parte di J. Baudrillard; di cui, tra l’altro, si vedano: Per una critica dell’economia politica del segno, Mazzotta, Milano 1974; Lo scambio simbolico e la morte, Feltrinelli, Milano 1979; Le strategie fatali, Feltrinelli, Milano 1984.
41. Su quest’aspetto, come sulle connessioni tra background culturale dell’imprenditore e tipologie dell’offerta turistica, cfr. P. Paolinelli, G. Salierno, La carcassa del tempo. Inchiesta sulla Costa Smeralda, cit.; in particolare il cap. L’acquario, pp. 131 e ss.
42. Sull’uso delle categorie di persona e ruolo in sociologia, si vedano, rispettivamente, R. Köning (a cura di), Sociologia, Feltrinelli, Milano 1980 (6); e L. Gallino, Dizionario di sociologia, cit., ad vocem.
43. Cfr. P. Mauriès, Il mondano, Feltrinelli, Milano 1984, p. 87.
44. Cfr. R. Köning, Umanità in passerella, Longanesi, Milano 1988, in particolare le pp. 51-73.
45. Sul passaggio da comportamenti socialmente regolati all’azione liberamente orientata come nel divertimento, cfr. A. Touraine, La società postindustriale, cit.; in particolare, si vedano le pp. 211-248.
46. Sui bisogni di tipo culturale e cognitivo messi in moto dall’esperienza turistica, cfr. M. A. Smith, L. Turner, Some aspects of the sociology of tourism, in <Society and Leisure>, n. 3, 1973; e G. Secchiaroli, Comportamenti e pratiche turistiche tra rappresentazioni ambientali e costruzione dl significati, in P. Guidicini, A. Savelli, Il turismo in una società che cambia, cit., pp 62 e ss.
47. Sull’accumulazione del tempo da parte delle classi abbienti ed espressa in manifestazioni simboliche, quali la professionalità di un cameriere o di un maggiordomo, cfr. T. Veblen, La teoria della classe agiata, Il Saggiatore, Milano 1969.
48. Sul conflitto tra routine e spontaneità, si vedano le stimolanti analisi di E. Zerubavel, in Ritmi nascosti, cit., pp. 77-81.
49. Cfr. P. Bourdieu, La distinzione. Critica sociale del gusto, il Mulino, Bologna
1983. Si vedano, inoltre, P. Gay, L’educazione dei sensi, Feltrinelli, Milano 1986; e G. Turnaturi, Gente perbene. Cent’anni di buone maniere, Sugarco, Milano 1988.
50. Cfr. R. K. Merton, Le aspettative sociali di durata: studio di un caso di formazione di un concetto in sociologia, in S. Tabboni (a cura di), Tempo e società, cit., pp. 175 e ss.
51. Sulla storia del Club Méditerranée, cfr. C. Peyre, Y. Reynouard, Histoire et legende du Club Méditerranée, Seuil, Paris 1971.
52. Mutuiamo un neologismo coniato da A. Toffler, secondo il quale: <La chiave dell’economia post-servizi sta nella “psicologizzazione” di tutta la produzione>. Non a caso tra le industrie che trattano l’esperienza umana come una «cosa» sulla quale lavorare, Toffler annovera il turismo. Del futurologo statunitense si veda: Lo choc del futuro, Sperling e Kupfer, Milano 1988; in particolare, i capp. I creatori d’esperienza, e Persone: l’uomo modulare, rispettivamente, pp. 98 e ss. e pp. 221 e ss.
53. Cfr. L. Buñuel, Dei miei sospiri estremi, Rizzoli, Milano 1983.
54. Cfr. O. Negt, Tempo e lavoro, cit.; B. Guggenberger, Essere o essere in. Il disagio della civiltà postmoderna, cit.; W. Barrett, La morte dell’anima, Laterza, Roma-Bari 1987.
55. Cfr. E. Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano 1981; e R. Koselleck, Futuro passato, Marietti, Genova 1986.
56. Cfr. M. Schwaninger, Il management strategico nel settore turistico, cit.
57. G. Guiducci, Turismo postindustriale, cit.
58. Cfr. G. Piazzi, Differenziazione sociale e turismo, cit.
59. Cfr. M. Schwaninger, Il management strategico nel settore turistico, cit.

Patrizio Paolinelli, Determinazione sociale del tempo e industria turistica.
Estratto da: Età della vita, industria e servizi. Atti del convegno (Sassari, 23-24 novembre 1987).
Presentazione di Achille Ardigò, a cura di Marcello Lelli.
EL edizioni lavoro
© copyright 1989
Edizioni Lavoro Roma
via Boncompagni 19

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