La banca del tempo. Come rifondare la comunità locale

timthumbLa necessità sociale di una sollecitazione permanente alla produzione e al consumo nei confronti di quote sempre più estese di popolazione comporta due tipi di emergenze: 1) l’insorgere di problemi legati alla sincronizzazione di ritmi quotidiani di produttori e consumatori; 2) la richiesta, da parte di questi stessi soggetti, di  rapporti umani meno superficiali e meno frettolosi. Il cittadinoproduttore chiede la soluzione di problemi estremamente concreti: chi
accompagna il bambino al corso di inglese se entrambi i genitori si trovano al
lavoro? Il cittadino-consumatore aspira ad un modello di rapporti umani più
autentici e duraturi rispetto a quello socialmente dominante: come realizzare
un’esistenza quotidiana fondata su valori di pieno rispetto della persona se si è
costretti a suddividere le proprie giornate tra mille impegni dedicandosi a tutto
e a tutti e alla fin fine a niente e a nessuno? A queste emergenze non sono in
grado di rispondere né il pubblico, né il privato. Il primo, perchè in Italia lo
Stato Sociale si è rivelato incapace di programmare le proprie politiche di
assistenza e quando le ha programmate non è stato in grado di realizzarle se
non in misura parziale, contraddittoria e antieconomica. Il secondo, perchè,
sempre ragionando sul contesto italiano, il tanto mitizzato mercato non è
capace di offrire servizi di qualità a prezzi accessibili. Infatti nel nostro Paese
poche categorie sociali possono permettersi di acquistare anche solo una
piccola parte della complessa gamma di servizi necessari al ménage di una famiglia. Non
resta allora altra strada che la creatività sociale. Creatività che negli ultimi anni
si è puntualmente espressa in maniera multiforme: nel ricostituirsi delle
relazioni di parentela, nell’emergere di nuove reti di solidarietà, nella
valorizzzazione dei circuiti di reciprocità primaria quali il vicinato, nella
costituzione di gruppi di volontariato e di gruppi di self-help, nelle Banche del
Tempo. Quest’ultime sono apparse di recente sulla scena sociale italiana e la
loro particolarità consiste in un doppio tentativo: 1) risolvere i problemi pratici
generati dall’attuale accelerazione dei processi produttivi e 2) promuovere una
qualità della vita solidaristica e sostanzialmente alternativa alla visione
utilitarista oggi dominante.

Data la loro breve vita la riflessione sulle Banche del Tempo è appena agli inizi.
Recentemente sono stati pubblicati due brevi libri sull’argomento caratterizzati
dalla volontà di coniugare gli aspetti pratici della realizzazione di una Banca
con una prospettiva “politica” volta a restituire al tempo il suo valore d’uso. Il
primo lavoro, realizzato da tre autrici, R. Amorevole, A. Grisendi, G. Colombo
La banca del tempo. Come realizzare lo scambio di tempo: i valori, i principi, i
protagonisti, F. Angeli, Milano, 1996, Lire 22.000) rivendica il ritorno alla
costituzione di relazioni comunitarie attraverso la socializzazione dei bisogni
quotidiani. Obiettivo ultimo delle Banche del Tempo è: <il miglioramento della
qualità della vita delle persone: ricreando quei rapporti di buon vicinato che si
sono ormai persi in quasi tutte le realtà, rinvigorendo le relazioni tra persone,
operando contro l’esclusione sociale, favorendo anche uno scambio di saperi.>
(pag.23-24). Essenzialmente questo approccio tenta di far uscire le categorie
sociali sulle quali grava il peso del lavoro familiare dall’isolamento e dalla
solitudine a cui sono costrette nel modello industriale di esistenza fondato
sull’egoismo individualistico. Donne e casalinghe costituiscono i soggetti
privilegiati, anche se non esclusivi, individuati dalle autrici. Soggetti ai quali
non è riconosciuto il ruolo di essere agenti attivi della riproduzione sociale:
ovverossia di quei meccanismi (dalla preparazione dei pasti, alla cura dei
bambini, al disbrigo delle mille faccende quotidiane) necessari perchè una
società vada avanti. Soggetti che autoorganizzandosi nella Banca del Tempo
possono valorizzare la propria identità oltre che contribuire a risolvere piccoligrandi
problemi pratici che assillano la vita quotidiana. Secondo questa
prospettiva: <La Banca del Tempo lega le persone con un contratto fondato sul
riconoscimento sociale di sé e degli altri; sulla reciprocità; sulla parità. La
Banca del Tempo consente di trovarsi in una situazione che socializza bisogni e
offerte in una prospettiva responsabile, derivante da rapporti paritari e solidali;
gratificante per l’aver risolto un problema contemporaneamente ad aver
contribuito a risolverne ad altri; di incremento di autonomia, nel trovare in sé
qualcosa da offrire e nel riconoscere e definire il proprio bisogno.> (pag. 12).

Il secondo studio è anch’esso risultato di uno sforzo collettivo (Redazione di
Tecnologie Appropriate, – a cura di – La banca del tempo. Come rifondare la
comunità locale, Macro/Edizioni, San Martino di Sarsina (FO), 1996, Lire
9.000). Si differenzia tuttavia dal lavoro precedente per un’impostazione
estremamente attenta alla dimensione socio-economica: il principio di
reciprocità si coniuga direttamente con quello dello scambio. A partire da
questa premessa e nonostante l’esiguità del testo, appena 73 pagine, le tesi
sostenute sono di larghissimo respiro e propongono sostanzialmente la
creazione di una <Zona Economica Locale> ideologicamente, oltre che
praticamente, alternativa alla attuale organizzazione della produzione e della
riproduzione sociale. Per gli autori: <L’obiettivo è quello di creare una zona
economica liberata dai condizionamenti del sistema economico nazionale …. e
ridurre così al minimo l’impatto delle scelte di natura economica prese
indipendentemente dai desideri e dagli interessi della popolazione locale…>
(pag. 31-32). Rispetto a questi obiettivi la Banca del Tempo costituisce la
prima tappa di un percorso che conduce ad <un’adeguata autonomia politica>.
Il modello teorico a cui i curatori si ispirano è principalmente quello della
cosiddetta <Nuova Economia>. Modello per il quale, tra l’altro, la produzione
non è finalizzata al consumismo e di conseguenza il settore di eccellenza è
quello no profit. Da qui l’attenzione alle problematiche ecologiche, al localismo
e all’economia familiare. Da qui la proposta di istituire una <moneta locale>
privata dei cascami derivati dalla rendita e dall’interesse ma comunque in
grado di rispondere alla differenziazione dei beni e dei servizi offerti dagli
iscritti della Banca del Tempo.

Recensione di Patrizio Paolinelli a: R. Amorevole, A. Grisendi, G. Colombo,
La banca del tempo. Come realizzare lo scambio di tempo: i valori, i principi, i protagonisti
Redazione di Tecnologie Appropriate, – a cura di – La banca del tempo. Come
rifondare la comunità locale.
METAFAMIGLIA, n° 4, Aprile 1997,
Periodico del Centro per le famiglie del Comune di Bologna,
a cura di: Patrizio Paolinelli.

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