Rinascita del mutuo soccorso

FORZA-~1Il bisogno di costruire e mantenere relazioni di tipo comunitario fondate sull’impegno morale dell’individuo e sulla coesione del gruppo sembra scontrarsi con le esigenze sociali che organizzano i tempi della collettività su basi di puro tornaconto personale e di strumentalità. La richiesta di ritmi di vita
meno stressanti, la ricerca di relazioni umane vere e durature, la
rivendicazione di una pari distribuzione del lavoro domestico tra uomini e
donne, la consapevolezza dell’importanza costituita da una meditata
educazione dei figli, il desiderio di spontaneità, l’attenzione crescente verso la
sfera emotiva e il mondo interiore, tutta questa sensibilità di tipo comunitario
entra spesso in rotta di collisione con gli imperativi imposti dalla società quali,
ad esempio, i flessibili e sempre più estesi orari di lavoro, la divisione sincopata
dell’esistenza tra tempo produttivo e tempo libero, la ripartizione delle attività
domestiche sfavorevole alla donna, l’assorbimento mentale pressochè totale
degli individui nei problemi di lavoro e in quelli degli obblighi quotidiani. Ai
nostri giorni la qualità della vita sembra insomma intrappolata nella dialettica
irrisolta tra obblighi imposti dalla società e desiderio soggettivo di condurre
un’esistenza autentica e felice.

E’ anche per risolvere questo insieme di contraddizioni che da qualche anno
sono nate in diversi Paesi occidentali le Banche del Tempo. Senz’altro tali
iniziative hanno avuto come primo scopo quello di soddisfare bisogni materiali
considerati ormai irrinunciabili per larghe quote della popolazione e per i quali i
servizi pubblici non erano e non sono in grado di garantire soluzioni
permanenti ed efficienti. Tanto meno lo sono nell’attuale congiuntura politica
caratterizzata dalla progressiva demolizione dello Stato Sociale da parte delle
classi dominanti dei Paesi cosiddetti avanzati. La prima funzione delle Banche
del Tempo è quindi molto pratica: fluidificare la vita quotidiana attraverso la
soluzione di piccoli-grandi problemi di tutti i giorni ottimizzando il tempo in una
logica di scambio mutuale, paritario e gratuito. Di per sé questa è già una
piccola rivoluzione per almeno tre motivi: 1) perchè nasce spontaneamente dal
basso, dalla capacità di autoorganizzazione e autogestione della società civile;
2) perchè promuove un uso collettivo del tempo non monetizzato, 3) perchè
sottrae la prestazione di un’attività alla logica della mercificazione di ogni atto
umano. E’ forse in virtù di questi fattori che, contemporaneamente alla crescita
quantitativa, le Banche del Tempo sono aumentate di complessità qualitativa
rispetto ai motivi pratici che hanno determinato la loro nascita: insieme alla
funzione operativa alla quale assolvono in prima istanza le Banche del Tempo
si vanno costituendo come microcosmi in larga misura alternativi alla cultura
dominante. In definitiva: la spinta che ha messo in moto la pratica collettiva di
scambio gratuito e paritario di tempo scaturisce oltre che dall’esigenza
materiale di soddisfare bisogni tangibili anche da un’esigenza di rapporti umani
comunitari spesso contrapposti alle relazioni sociali determinate dell’attuale
modo di essere e di vivere.

La condizione di vita culturalmente post-moderna ed economicamente postindustriale
che da oltre un decennio stiamo esperendo circonda sempre più la
nostra esistenza da macchine, automatismi, aziende di servizi e,
paradossalmente, ci immerge sempre più nel bisogno di nuove macchine,
nuovi automatismi, nuovi servizi. Una volta la corsa, i rischi e i sacrifici del
Progresso avevano una meta ben definita: liberare gli individui dalle costrizioni
imposte dalla natura, fare del lavoro un’attività piacevole e liberamente scelta,
distribuire la richezza su larga scala, occupare la totalità o quasi della
popolazione attiva. Oggi questa corsa, questi rischi e questi sacrifici appaiono
senza fine: all’evoluzione tecnologica, all’aumento della produzione e della
produttività, allo sviluppo economico in generale non corrisponde una crescita
di socialità, di rapporti umani positivi, di solidarietà. Il tempo dell’esistenza, sia
esso dedicato al lavoro che ad attività extralavorative, appare sottoposto a
regole ragionieristiche di contabilizzazione, risparmio, investimento, appare
succube dell’egoismo individualistico. E a questa condizione di vita sembra non
esserci alternativa socialmente diffusa. E’ così che da anni è ritornato in auge il
ritornello dei vecchi economisti borghesi per i quali le risorse sono sempre,
comunque e dovunque scarse. Anche il tempo è diventato una risorsa scarsa ai
nostri giorni. Scarsa come l’aria pulita e l’acqua potabile di cui questa
economia e questi economisti hanno contribuito a privarci. Nel loro piccolo le
Banche del Tempo hanno l’opportunità dimostrare che il concetto di tempo
come risorsa scarsa è pura ideologia, che è possibile organizzare la vita
quotidiana su basi di cooperazione, che, in definitiva, è meglio vivere in una
società socievole.

Patrizio Paolinelli, Consulente dell’Assessorato alle Politiche Sociali e all’Immigrazione
Comune di Bologna, per il Progetto Banche del Tempo a Bologna,  maggio 1997.

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