Le banche del tempo. Elementi per un’analisi

?????????????????????????1. Caratteristiche delle banche del tempo

1.1. Il principio generale di funzionamento di una Banca del Tempo (d’ora in poi BdT) consiste nello scambio gratuito di tempo tra singoli soggetti per la reciproca fornitura di servizi quali, ad esempio, cura dei bambini, aiuto domestico, piccoli lavori di bricolage, cura di animali e piante ecc. Nel dettaglio, la BdT funziona sulla base di unità di credito corrispondenti ad ore di
prestazioni volontarie. Queste prestazioni sono destinate a migliorare la qualità
della vita di tutti i “correntisti” ovviando, almeno in parte, ai ritmi, spesso
stressanti, della vita quotidiana. In parole povere: tramite la BdT gli individui si
aiutano reciprocamente per soddisfare bisogni concreti e per risolvere alcuni
dei problemi pratici che condizionano la vita di ogni giorno. Proprio perché la
BdT si fonda su un rapporto amichevole, paritario e di fiducia tra persone, le
ore che i “correntisti” si scambiano sono, in genere, assolutamente equivalenti:
qualsiasi sia la prestazione scambiata, un’ora del Sig. Rossi vale esattamente
quanto un’ora della Sig.ra Bianchi. In definitiva, e a dispetto del nome, nella
BdT non ci sono interessi né profitti economici per nessuno. Vediamo alcuni
esempi concreti di scambio:

• un insegnante fornisce lezioni gratuite in cambio della custodia dei propri
animali domestici durante il periodo in cui va in vacanza;
• un pensionato paga allo sportello postale le bollette per una famiglia
nella quale moglie e marito lavorano durante l’orario di apertura degli
uffici e ottiene in cambio che una volta alla settimana venga fatta la
spesa per lui;
• una madre- lavoratrice tiene i figli di altre madri-lavoratrici negli orari in
cui è libera ed ottiene in cambio la custodia dei propri figli quando si
trova al lavoro.
Gli esempi di mutua assistenza potrebbero essere molti altri e tra i più
disparati. Così è nella realtà. Infatti, in numerosi Paesi le BdT sono già attive e
hanno maturato una discreta esperienza. Tre casi.
• in Francia operano da alcuni anni i Groupe local d’amenagement du
temps e i Troc Temps o de Services;
• dalla fine degli anni ’80 in diverse città degli USA sono stati aperti degli
“sportelli” per lo scambio di tempo;
• in Inghilterra i Lets hanno conosciuto negli anni ’90 un vero e proprio
successo e contano oggi centinaia di punti di aggregazione oltre che per
lo scambio di tempo anche per il baratto di beni e risorse.

1.2. In Europa e negli USA le BdT si sviluppano in particolare a partire dalla
prima metà degli anni ’80. Le macrocause che favoriscono la diffusione di
queste iniziative sono rinviabili ad un’unica crisi strutturale scomponibile a sua
volta in tre processi principali:

• i nuovi orientamenti assunti dalle politiche di smantellamento del Welfare State;
• la disaffezione al modello di vita urbano;
• la perdita di significato dell’idea di progresso.
Da questi processi sono scaturiti alcuni elementi di trasformazione sociale che
hanno permesso il diffondersi delle BdT e che sono così sintetizzabili.
• Con la ridefinizione dei contenuti costitutivi tipici dello Stato assistenziale
si sono allargati gli spazi di operatività sia per l’invenzione di iniziative
individuali che per l’invenzione di iniziative collettive.
• Con le crescenti difficoltà integrative mostrate dal modello di vita urbano
sul piano delle relazioni umane si è determinata la messa in discussione
dei rapporti di riproduzione sociale favorendo la riformulazione del
concetto di qualità della vita.
• Con il diffondersi della sfiducia nell’idea di progresso l’azione sociale si è
collocata su uno sfondo temporale radicalmente differente da quello che
aveva caratterizzato gli anni ’70 e gran parte della modernità. Negli
ultimi dieci-quindici anni si è modificato profondamente il sentimento
sociale nei confronti del futuro. Dal punto di vista della mentalità
collettiva l’idea del domani è stata in larga misura sottratta ai vincoli
ideologici con la conseguente ricodificazione del passato e la
ipervalorizzazione del presente.

1.3. Da alcuni anni in Italia sono nate e cresciute diverse BdT. Attualmente, in
tutta la penisola, si contano circa trenta esperienze di questo tipo già
collaudate ed una cinquantina di realtà ancora in fase di sperimentazione. Nel
nostro Paese la spinta propulsiva è venuta principalmente dal movimento delle
donne che, come noto, ha fatto del tempo un oggetto di dibattito politico. I
movimenti di emancipazione femminile hanno sollevato con forza il tema della
riproduzione sociale senza la quale non è possibile né la produzione né
un’accettabile esistenza quotidiana. Le analisi delle donne hanno portato alla
luce il contributo del lavoro svolto al di fuori dell’ufficio e della fabbrica
giungendo a tre conclusioni principali:

• negli ambiti della casa e della famiglia le donne svolgono un’attività
senza la quale non avverrebbe la riproduzione degli individui destinati a produrre;
• l’attività non retribuita delle donne non è meno produttiva del lavoro retribuito;
• il cosiddetto lavoro domestico permette il funzionamento complessivo della società.

Da queste conclusioni si deduce che l’attività non direttamente produttiva delle
donne è socialmente sottovalutata rispetto al tempo monetizzato. Uno degli
effetti generali della dinamica che valorizza esclusivamente il lavoro
extradomestico è quello di rendere il tempo una risorsa scarsa, un bene
prezioso sottoposto alla contabilità del dare e dell’avere. Le proposte delle
donne di riformare il sistema sociale dei tempi e degli orari hanno avuto due
conseguenze culturali principali:

• rovesciare l’ineguaglianza di una logica strumentale che fa del tempo il
sinonimo del denaro e del potere maschile;
• affermare un’idea della vita quotidiana qualitativamente alternativa a
quella prodotta dalla modernità industriale.
E’ anche sulla base di un possibile cambiamento al femminile del modello di
organizzazione sociale che si fonda la breve storia delle BdT italiane.

2. Le BdT: dal bisogno all’organizzazione riflessiva del tempo

2.1. All’interno delle società avanzate la permanenza di fenomeni di crisi
strutturale, quali gli alti livelli di disoccupazione affiancati all’aumento
crescente della produzione e della produttività, hanno permesso ad alcuni
storici di formulare l’ipotesi secondo la quale ci troviamo attualmente in una
fase di transizione epocale verso un nuovo modello di rapporti produttivi, di
relazioni sociali, di contenuti temporali. Le BdT si collocano sull’onda di questo
tumultuoso processo di transizione storica e possiedono perciò forti potenzialità
innovative sul piano del rapporto tra gestione istituzionale della cosa pubblica e
autogestione sociale. Al di là del destino che avranno, le BdT costituiscono un
microscopico ma significativo risultato sociale che riformula il modello culturale
di produzione del tempo proponendo e attuando un modo differente di
amministrarlo. Il presupposto che informa la nascita e lo sviluppo delle BdT è
che nella nostra società il sapere sociale rappresenta un fattore produttivo.
Tanto è così che l’alta modernità e la post-modernità vedono l’affermazione di
società come sistemi ad alta densità culturale e capaci di riflettere su se stessi;
sistemi complessi che producono le loro strutture organizzative, gli elementi
dei quali esse sono composti e la rete di questi elementi. Nel loro piccolo le
BdT possono essere definite come il prodotto dell’intelligenza collettiva
espressa dalla società civile.

2.2. Fissati questi punti di riferimento è possibile considerare le BdT come
un’espressione della nuova effervescenza sociale determinata dalla condizione
post-moderna. Questa definizione conduce ad individuare negli scambi gratuiti
di tempo un elemento inedito di aggregazione tra individui che si sottrae in
discreta misura ad una alternativa tipica della modernità: quella di pubblico /
privato. Infatti, per quel che concerne l’esperienza italiana, le BdT si sviluppano
attraverso un mix di invenzione sociale e di ingegneria sociale.
Invenzione sociale perchè, non c’è dubbio, gli scambi gratuiti di tempo nascono
in virtù di spinte dal basso per rispondere a domande e bisogni, individuali e
collettivi, che altrimenti resterebbero insoluti. Ingegneria sociale perchè il ruolo
delle istituzioni è risultato utile e forse determinante per l’affermazione e la
diffusione di questo tipo d’iniziative (la prima BdT italiana nasce supportata da
una sigla sindacale nazionale e altre esperienze hanno come sponda Enti
Locali). Ma c’è un altro motivo che giustifica ulteriormente il ricorso alla
formula dell’ingegneria sociale: il dispiegarsi di un’intelligenza collettiva
consapevole di sé da parte degli attori direttamente coinvolti nei progetti
allestiti o in via di allestimento.

Attualmente il dibattito ha superato sia il livello della spontaneità del bisogno
che quello di creatività sociale per collocarsi su quello dell’organizzazione
formale. Il linguaggio, gli strumenti e le categorie utilizzate, i modelli di analisi,
le prese di posizione assunti dai diversi soggetti coinvolti nll’esperienza delle
BdT traducono una volontà di anticipazione dei problemi, di regolazione degli
esperimenti in atto e da avviare, una capacità di autosservazione, che nel loro
combinarsi denota una mentalità intensamente progettuale: denota il
passaggio ormai avvenuto dalla spontaneità del bisogno di tempo
all’organizzazione riflessiva del tempo. E questo anche quando si afferma che
non tutto è prevedibile e che non si possono pianificare le BdT a tavolino
(prese di posizione che per paradosso non tradiscono la debolezza del pensiero
razionale, ma, al contrario, ne indicano la forza attraverso la consapevolezza
dei propri limiti: stabilito un limite, si sa, non si tratta che di superarlo).

3. Modelli a confronto

3.1. Attualmente in Italia si confrontano due approcci in merito al senso e agli
scopi di una BdT-tipo. Il primo approccio è definibile come un modello
spontaneo. Ad esso fa riferimento, ad esempio, l’Osservatorio Nazionale delle
BdT della Camera del Lavoro di Bologna. Il secondo approccio è definibile come
un modello aperto. Ad esso fanno riferimento, ad esempio, le esperienze
avviate dagli Uffici tempi e orari dei Comuni di Roma e Perugia.
Nell’ipotesi del modello spontaneo emergono con maggior forza i seguenti
presupposti:

• semplificazione dei processi (es.: facilità nelle procedure di iscrizione,
controlli “leggeri” sui correntisti e impostati soprattutto sulla reciproca
fiducia ecc.);
• presenza minima delle istituzioni sino alla loro totale eclissi (in soldoni: le
BdT si appoggiano in una fase iniziale e solo per lo stretto necessario alla
Pubblica Amministrazione per sgangiarsene rapidamente e
definitivamente);
• autogestione e autofinanziamento delle BdT;
• applicazione minima delle tecnologie informatiche vissute come un
impedimento alla costruzione di buone relazioni umane se utilizzate oltre
la soglia della sola gestione dati (quest’ultima posizione è stata
recentemente corretta e da alcune settimane è stato creato un sito su
Internet mentre, d’altro lato, sono stati chiesti fondi pubblici per istituire
Corsi di formazione destinati ai coordinatori delle BdT);
• recupero della comunicazione sociale di buon vicinato legato a valori
comunitari-tradizionali;
• gestione affidata agli scambisti i quali si occupano dell’amministrazione
della banca come operatori e come coordinatori a diretto contatto con
l’utenza; di conseguenza: rinuncia all’introduzione di figure professionali
in qualsiasi forma retribuite per l’espletamento di tali servizi.
Nell’ipotesi del modello aperto emergono con maggior forza i seguenti
presupposti:
• complessità dei processi (l’Ente Locale parte dall’idea di trovarsi in una
posizione di “debito” nei confronti dei cittadini rispetto alla loro qualità
della vita e in qualche modo cerca di saldare tale “debito” al fine di
recuperare quelli che tecnicamente vengono definiti comportamenti di
lealtà della cittadinanza nei confronti degli amministratori pubblici);
• forte presenza delle istituzioni che si fanno dirette promotrici delle
iniziative di costituzione e di coordinamento delle BdT fungendo da
catalizzatrici delle risorse umane presenti nella società civile;
• gestione compartecipata pubblico/privato (Comuni e Associazioni e altri
soggetti collettivi) con erogazione di mezzi, personale, know-how e
finanziamenti da parte dell’Ente Locale mentre le associazioni si
impegnano a far funzionare al meglio la struttura;
• applicazione delle tecnologie a base informatica con prospettive di messa
in rete (sin dai suoi primi passi la BdT di Perugia era presente su
Internet);
• costruzione di situazioni che permettano lo sviluppo di contatti umani in
parte simili ed in parte diversi da quelli legati ai valori comunitari
tradizionali di buon vicinato;
• nessuna prospettiva predefinita di sgangiamento delle istituzioni dalle
BdT anche se tale ipotesi non viene esclusa a priori;
• gestione amministrativa affidata in parte a scambisti e in parte a
personale retribuito e precedentemente formato.

Schema dei modelli

Modello Aperto
L’ufficio tempi e orari dell’Ente Locale sollecita e promuove le BdT
Associazioni di varia natura raccolgono la sollecitazione e la promozione
Ente Locale e Associazioni si assumono in compartecipazione gli oneri gestionali
Una migliore qualità della vita passa Attraverso la valorizzazione dei rapporti sociali

Modello Spontaneo
Associazioni e aggregazioni di varia natura promuovono le BdT
L’Ente Locale sostiene il lancio delle iniziative fornendo mezzi e supporti
logistici
Le Associazioni si sganciano dall’Ente Locale e gestiscono autonomamente le BdT
Una migliore qualità della vita passa attraverso la valorizzazione dei rapporti personali

4. Contributo al dibattito sulle BdT

4.1. Le BdT sono luoghi solo in potenza

Gli sportelli infatti si propongono di consolidarsi come un luogo all’interno di un
processo in divenire. Il senso di quest’affermazione è il seguente: il luogo va
organizzato nel tempo attraverso l’azione programmata di prestazioni che
possono configurarsi come un mix di servizi scambiati e di effetti socializzanti.
L’operazione da compiere non è quindi affatto facile soprattutto nelle realtà
urbane di medie-grandi dimensioni dove un’esperienza di scambio dai piccoli,
piccolissimi numeri (come ad esempio quelle realizzate a Parma e a Modena )
non produrrebbe conseguenze significative sulla società civile.

4.2. In qualsiasi banca, gli scambisti mettono a disposizione non tutto il loro
tempo ma porzioni del loro tempo

Ciò comporta la gestione ritmata da parte degli sportelli di queste porzioni che
prevedibilmente saranno sottoposte a margini di incertezza. Nel senso che: le
porzioni di tempo possono fluttuare lungo una curva annuale o pluriennale sia
in eccesso che in difetto rispetto ad una disponibilità iniziale. In rapporto al
volume degli scambi si pone quindi il problema della gestione politica del
tempo. D’altra parte, le BdT nascono anche in alternativa alla razionalizzazione
capitalistica del tempo. E qualsiasi pratica alternativa non presuppone l’assenza
di razionalità ma un’altra razionalità. Molto semplicemente ciò significa: è
indispensabile uno sforzo progettuale tale da coordinare l’azione di tutti i
soggetti interessati su alcuni parametri-base nel più profondo rispetto delle
differenze di vedute.

4.3. La BdT permette di affrontare in gruppo i bisogni della vita quotidiana

Tuttavia, in un assetto societario come il nostro fondato sull’esaltazione delle
differenze individuali, la vita quotidiana non costituisce una categoria
onnicomprensiva né sul piano delle pratiche sociali né sul piano analitico. In
altre parole: ciò che è quotidiano per il Sig. Rossi non lo è per la Sig.ra
Bianchi; ciò che è quotidiano per un anziano non lo è per un giovane; ciò che è
quotidiano per una donna non lo è necessariamente per un uomo; ciò che è
quotidino per un giovane appena laureato non lo è per un altrettanto giovane
operaio ecc. Lo stesso ragionamento vale per il sistema dei bisogni. La BdT
permette di risolvere bisogni. Ma come tutte le strutture che si inseriscono
nelle dinamiche di gruppo serve anche a problematizzarli. Laddove per
problematizzare non intendo dire: rendere la vita difficile. Ma aumento della
complessità sociale. E dove per complessità intendo dire: uno stato del
sistema costituito da un numero talmente elevato di elementi differenti da
non essere più ipotizzabile una sola descrizione del sistema stesso ( Cfr. N.
Luhmann, Struttura della società e semantica, Laterza, Roma-Bari, 1983).

4.4. La BdT permette di costituire relazioni di buon vicinato

Ma non può farlo controtrocorrente rispetto ad una società il cui sviluppo si
articola su una doppia tendenza: crescita delle relazioni impersonali; crescita
delle relazioni personali (tra le quali rientrano anche quelle di buon vicinato).
In definitiva: lo sbocco delle prestazioni libere e gratuite che si svolge tra
“correntisti” della BdT non può, per forza di cose, limitarsi esclusivamente al
recupero più o meno nostalgico delle relazioni di buon vicinato per il semplice
fatto che il sistema psichico degli individui:

• Possiede sempre meno questo tipo di disposizioni. Si pensi: 1) al
prolungato allontanamento da casa per motivi di lavoro, allontanamento
che per molte categorie professionali copre gran parte della giornata; 2)
alla crescita della domanda di vacanze, crescita che frantuma la
continuità delle relazioni di buon vicinato o le rende più strumentali); 3)
all’espansione dell’occupazione femminile.
• Conseguentemente alle trasformazioni sociali, le relazioni faccia a faccia
subiscono e attivano a loro volta trasformazioni relative alla dinamica
vicinanza/distanza tra individui per cui il mondo della vicinanza/distanza
di dieci o vent’anni fa non corrisponde in tutto e per tutto a quello
attuale.

In termini generali, i rapporti di vicinato si configurano come una modalità
della vita in comune e del divergere in comune. Ciò significa che: a) i rapporti
di buon vicinato sono intrinsecamente connessi ai rapporti di cattivo vicinato;
b) la dinamica delle relazioni faccia a faccia è soggetta a mutamenti nel corso
del tempo. Da questa cornice si evince che: il ruolo dei promotori della banca
richiede un determinato livello di capacità gestionale per due motivi essenziali:
a) per mantenere attivi i circuiti relazionali virtuosi una volta superato l’iniziale
l’effetto-novità; b) per affrontare e superare i circuiti relazionali viziosi nel
momento in cui vanno affrontate eventuali controversie.

4.5. Le BdT sono “oggetti” semplici?

Analizzando la storia relativa alla costituzione dell’attuale ordine sociotemporale
si osserva, così come ha potuto osservare David Landes nella sua
ricostruzione della nostra idea del tempo (Cfr. D. Landes, Storia del tempo,
Mondadori, Milano, 1984) che la semplicità con la quale consultiamo
quotidianamente i nostri orologi da polso ha richiesto diverse centinaia d’anni
di adattamenti culturali da parte degli individui e di perfezionamenti tecnologici
da parte delle macchine misura-tempo. Il tempo delle società occidentali è,
come afferma Norbert Elias, una sintesi intellettuale altamente concettualizzata
risultato di un lungo e complicato processo storico (Cfr. N. Elias, Saggio sul
tempo, il Mulino, Bologna 1986). Se le tesi di Landes e quelle di Elias sono
plausibili ciò signica che: 1) il semplice deriva dal complesso; 2) la semplicità
non si dà senza una qualche forma di complessità. Pertanto le BdT sono
“oggetti” semplici e complessi. Come tali vanno organizzati.

4.6. La BdT facilita la socializzazione tra le persone

Il che significa anche: socializzare la facilitazione. Ne deriva che: 1) la
facilitazione è un processo di attivazione dei rapporti comunicativi tra individui
atto a costituire relazioni intime (Per intimità mi rifaccio qui il concetto
elaborato da Desmond Morris, ossia: è intima qualsiasi forma di comunicazione
faccia a faccia -Cfr. D. Morris, Il comportamento intimo, Mondadori, Milano,
1972); 2) coloro i quali, all’interno della dimensione comunicativa di tipo
ecologico (Cfr. J.K. Liss, La comunicazione ecologica, Edizioni La Meridiana,
Molfetta, -Bari-, 1992) si collocano nella posizione di facilitatori, svolgono una
funzione precisa che nelle realtà delle comunicazioni aziendali è ben definita,
viceversa, nelle costituende realtà delle BdT è tutta da definire. Ora, come
afferma Luhmann (Cfr. N. Luhmann, Amore come passione, Laterza, Roma –
Bari 1985) le relazioni intime nella società moderna sono caratterizzate da una
continua instabilità lungo la curva del tempo. Ciò significa che: la facilitazione
della socializzazione richiede l’attivazione di processi regolativi dell’instabilità
intrinseca nelle relazioni intime. Il che non è un compito facile. Ma è proprio
questo il compito che devono svolgere i facilitatori.

4.7. La dimensione relativa alla BdT-tipo costituisce un problema di difficile
soluzione

L’ipotesi di costituire piccole esperienze parte dalla considerazione che un
insieme caratterizzato dalla presenza di grandi quantità di persone va a
discapito della qualità. Questa riflessione possiede una sua interna plausibilità
ma non esaurisce il problema. Certo, il movimento di grandi quantità di
persone su territori relativamente limitati (città) produce rapporti umani
superficiali, stress psico-emotivo ecc. Ma non solo: il movimento di grandi
quantità di persone produce anche un’intensificazione degli scambi di rapporti
umani. D’altra parte, è noto che nelle cosiddette società tradizionali il controllo
sociale atto a mantenere nettamente separati i ruoli (sessuali, economici ecc.)
ha un impatto sull’individuo molto più diretto proprio in virtù delle piccole
dimensioni della comunità. Questo processo impedisce l’intensificazione degli
scambi di rapporti umani allo scopo di salvaguardare il mantenimento nel
tempo di un determinato assetto sociale sottraendolo alla dialettica del
mutamento e al processo di evoluzione. Cosicché, in opposizione alle società
tradizionali, le società moderne, che hanno prodotto le metropoli affollate, si
caratterizzano per un processo ambivalente: bisogno di grandi dimensioni;
bisogno di piccole dimensioni.

Nelle nostre società, cosiddette post-industriali perchè fondate essenzialmente
su un’economia di servizi, questo processo ambivalente non assume la forma
di una contraddizione alla quale si può contrapporre una soluzione definitiva.
Pertanto le opposizioni piccolo/grande, individuo/società trovano risposta non
nelle estensioni dei rapporti umani ma nell’intensità dei rapporti umani a
prescindere dalle dimensioni quantitative. D’altra parte, e solo per fare un
esempio, se così non fosse perchè i cittadini delle attuali metropoli attivano
rapporti comunicativi caratterizzati da una stretta vicinanza come quello
dell’innamorarsi e dell’amarsi esattamente come capitava agli abitanti dei
borghi medioevali? Certo, si può obiettare che nelle due epoche il modo
d’amare è diverso. Ma è altrettanto certo che non si può dire con assoluta
sicurezza quale sia quello qualitativamente migliore.
Se l’insieme degli elementi che costituiscono questo abbozzo riflessivo possiede
una tenuta logica, allora l’insieme ha prodotto una plausibilità. Conclusione: il
problema della dimensione standard che dovrebbe costituire una BdT-tipo
resta un problema aperto da sottoporre a sperimentazione.

4.8. La BdT permette di risolvere problemi pratici della vita quotidiana

Quest’impostazione sembra riferirsi a classi, categorie, gruppi collocati alla
periferia del sistema economico capitalistico come ad esempio le casalinghe.
D’altra parte, è assai difficile che individui appartenenti alla media o alta
borghesia sviluppino la tipologia di bisogni a cui tende a rispondere la BdT in
quanto possono permettersi di acquistare prestazioni e servizi diretti alla
persona. Tuttavia, i cosiddetti ceti popolari non costituiscono affatto un insieme
uniforme in termini di cultura e di bisogni. Sia per differenziazione interna (la
vita quotidiana di una madre-lavoratrice è diversa da quella di un
pensionato); sia per differenziazione rispetto alle altre classi sociali (uno
studente universitario appartenente a ceti sociali non abbienti tenta la propria
promozione sociale; un giovane diplomato al primo impiego combatte contro lo
spettro della disoccupazione).
La spinta alla differenziazione non avviene motu proprio né per scelte
individuali. Avviene in virtù della dinamica dei processi sociali. E nelle nostre
società la differenziazione costituisce uno dei fattori che determinano la
complessità della dimensione post-industriale. Complessità che non esclude
nessun gruppo, categoria, classe. Pertanto chi si trova alla periferia della
struttura economica non necessariamente è, ipso facto, collocato al di fuori
della complessità anche se ne vive solo i riflessi come nel caso di un
disoccupato. Ed ecco che i problemi pratici subiscono progressive metamorfosi.
Ad esempio: una delle maggiori voci di scambio in diverse BdT è la compagnia,
il “semplice” stare insieme, peraltro difficilmente misurabile in termini di
soluzione di un problema che è insieme pratico e culturale; diverse BdT
collegano lo scambio di tempo con quello delle risorse. Come sempre avviene
nelle dinamiche di relazione la soluzione di un problema mette in moto
meccanismi di differenziazione.

4.9. La BdT rappresenta una sorta di contratto tra persone

In linea generale, i contratti motivano l’azione dei soggetti contraenti e sono
sottoposti a norme vincolanti. Caratteristica delle BdT è quella di impegnare i
correntisti su regole scritte estremamente leggere: iscrizione, versamento di
quote, rispetto del Regolamento basato su pochi punti ecc. Tale caratteristica,
tuttavia, non è di per sé costante. Un esempio in proposito. A Bologna
l’Associazione Tempo al Tempo, che si rifà ad un retroterra politico-culturale
spostato a sinistra rispetto alle forze di governo locale, possiede
un’organizzazione formale assai normativizzata. Infatti: per effettuare scambi è
necessario iscriversi all’Associazione della quale la BdT è, per Statuto, una
costola; è necessario essere presentati da un socio; è necessario versare una
quota annuale d’iscrizione, le sedute dell’Associazione vengono verbalizzate,
l’organigramma interno assegna ruoli quali quello di Tesoriere e Presidente
riconosciuti dagli aderenti; viene elaborata una “teoria” scritta per la
definizione dei parametri che distinguono la BdT da altre iniziative associative,
è attualmente allo studio un Regolamento interno ecc. E, tuttavia, il Presidente
della stessa Associazione dichiara pubblicamente di <lavorare ad una
destrutturazione del proprio ruolo di Presidente> provocando così l’immediata
domanda: perchè costruire un edificio tanto complesso se poi si lavora per
abbatterlo? (Ovviamente la domanda è di tipo strutturale ed è fondata sul
principio per il quale la modificazione di un solo elemento costitutivo di un
sistema produce effetti sul sistema stesso avviandone la trasformazione
complessiva).

A parte le inevitabili contraddizioni di un processo sociale in divenire, La
relazione contrattuale tra soci di una BdT permette di affermare che un
contratto formale non è dato dalla dinamica di un automatismo ma è un
dispositivo che, tra l’altro, tende al raggiungimento di un equilibrio tra forze
contrapposte (non necessariamente antagoniste) calibrandone l’incidenza degli
interessi. Per questo motivo è assai faticoso parlare di contratto in relazione
alla BdT pur non avendo a disposizione un altro lessico. Diversamente dal caso
del rapporto tra gli individui e le merci, il tempo scambiato tra singoli individui
all’interno di una banca non può essere compreso esclusivamente in termini di
azioni gratificanti finalizzate al soddisfacimento di determinati bisogni. Il
contratto che vincola i correntisti alla BdT non si configura quindi come
contratto economico ma come contratto sociale fondato sulla reciprocità e
sulla parità. Tutto ciò, per quanto auspicabile in una società atomizzata come
la nostra, non è un risultato dato, ma prospettiva problematica all’interno della
quale la valenza ideologica ha un peso determinante. E il modo in cui si evita
accuratamente di parlare di ideologia nelle varie sedi che dibattono il tema BdT
ne tradisce la costante presenza. Dietro il contratto c’è quindi un non-detto sul
quale sarebbe utile aprire un confronto.

4.10. I contratti sociali sono costituiti, tra l’altro, da idee, leaders e strutture
organizzate

Per quanto concerne il contratto che vincola i “correntisti” della BdT è forse
utile soffermarsi brevemente su tre aree problematiche tentando solamente di
focalizzare gli interrogativi più macroscopici. Le aree in questione sono le
seguenti.

A) Le idee. Ovverosia: la costituzione di un linguaggio comune
La costruzione di un linguaggio comune presenta vantaggi e svantaggi.
I vantaggi: condivisione generalizzata dei principi-base che regolano
l’affiliazione; rapidità nella comprensione tra parlanti; possibilità di agire
all’unisono.
Gli svantaggi: rigidità nei confronti dell’instabilità tipica delle relazioni
comunicative, quindi fragilità del sistema che può fratturarsi in qualsiasi punto
della sua configurazione; scarsa capacità di connettersi positivamente con le
differenze; scarsa capacità di metabolizzate le novità prodotte in ambienti
esterni.
Ad una prima analisi il bilancio tra vantaggi e svantaggi è favorevole ad una
prospettiva di diffusione dell’iniziativa a macchia di leopardo. Tale prospettiva
possiede un proprio senso se inquadrata in un percorso teso a superarla
dialetticamente in quanto è facilmente prevedibile che in un modello a macchia
di leopardo il linguaggio comune del gruppo X tende ad allontanarsi dal
linguaggio comune del gruppo Y producendo asimmetrie nel rapporto
comunicativo. Il dilemma da risolvere è quindi quello di passare ad una sintesi
superiore: dal modello a macchia di leopardo ad un modello diffuso che
investa l’insieme del contesto sociale.

B) I leaders. Ovverosia: il ruolo dei coordinatori delle BdT
La figura del coordinatore si impone come un elemento (forse l’elemento)
centrale della Banca. Le sue funzioni principali sono quelle:
o di valutare le domande degli aspiranti correntisti;
o di amministrare gli scambi (tenuta della contabilità,
aggiornamento, invio degli “estratti conto” ecc.);
o di animatore sociale (organizza riunioni, incontri feste ecc.);
o di gestire le controversie e i conflitti tra scambisti;
o di allargare il numero degli iscritti alla banca;
o di costituire il punto di riferimento dello sportello.

Per le competenze che esigono, l’insieme di queste responsabilità funzionali
assegnano al coordinatore una leadership se non della banca quanto meno
dello sportello. Tanto è così che è importante che una sola persona svolga la
funzione di coordinatore. Per quanto si cerchi di evitarlo, in tutti i gruppi la
leadership si forma costantemente per il “semplice” fatto che costituisce un
processo di interazione tra individui. Su questa dinamica esiste una vastissima
letteratura scientifica la quale ci avverte inoltre di due tendenze implicite
nell’azione del leader: a) tendenza all’istituzionalizzazione del proprio ruolo; b)
tendenza al rifiuto delle novità (ad esempio: l’allargamento del gruppo
iniziale).

Il coordinatore ideale della BdT è un leader democratico-espressivo.
Democratico: in quanto orientato a cercare il consenso nella gestione dello
sportello e nell’allestimento delle varie iniziative. Espressivo: in quanto leader
che si preoccupa di ridurre al minimo i conflitti e di creare solidarietà tra gli
scambisti. Questo candidato ideale può costituire un obiettivo da perseguire e
in tal senso si pone il problema della formazione del coordinatore. La funzione
di leader richiama quindi due problemi: quello della sua collocazione all’interno
del sistema; quello dell’organizzazione della BdT nel suo complesso.

C) L’organizzazione. Ovverosia: il problema della continuità
Le finalità della BdT si realizzano tramite l’attivazione di procedure
programmate tese alla stabilizzazione del modello operativo. Pertanto gli
elementi costitutivi lo scambio di tempo sono tenuti insieme da modalità
gestionali standard capaci però di alta flessibilità. Quest’impostazione
permette, una volta superata la fase di rodaggio, di aumentare il numero degli
scambi e degli scambisti diffondendo l’esperienza sul territorio.
L’insieme di queste affermazioni apre un campo problematico che, per quanto
concerne l’attuale livello di formazione di numerose BdT , si può riassumere nei
seguenti punti:

a) elaborazione di un progetto comune alle varie banche a livello locale e
nazionale che serva da modello aperto e per questo rispettoso delle diversità
di vedute;
b) messa in rete delle esperienze;
c) attivare processi di comunicazione flessibile in modo da selezionare in
positivo le novità prodotte dall’ambiente esterno.

5. Nodi critici

5.1. Il rapporto tra BdT e incentivi dei membri della BdT

E’ noto: il fattore umano costituisce la risorsa principale di tutte le forme di
organizzazione. Tale fattore acquista una valenza ancora più particolare nel
caso delle BdT. A sua volta questa particolarità è data dalla spinta, o più
precisamente, dal tipo di incentivi che conducono soggetti individuali e
collettivi ad aggregarsi intorno al Progetto BdT a Bologna. In generale,
vengono distinti tre tipi di incentivi per i quali i membri di un’organizzazione
impegnano tempo ed energie fornendo un contributo alla organizzazione
stessa. I seguenti:

o incentivi materiali (sui quali fanno leva, ad esempio, le imprese
economiche);
o incentivi solidaristici (sui quali fanno leva, ad esempio, le
associazioni volontarie);
o incentivi implici (sui quali fanno leva, ad esempio, le BdT).

Nel primo caso la remunerazione dei membri alla partecipazione
dell’organizzazione è tangibile e materiale. Nel secondo e nel terzo caso la
remunerazione è intangibile. Tuttavia, tra organizzazioni ad incentivi
solidaristici ed un’organizzazione ad incentivi impliciti esiste una sostanziale
differenza: nelle associazioni volontarie i membri forniscono contributi e servizi
ottenendo, ad esempio, socialità, status ecc.; nel caso delle BdT i membri
partecipano alla vita dell’organizzazione in quanto desiderano collaborare alla
realizzazione degli obiettivi dell’organizzazione stessa e, viceversa,
l’organizzazione realizzando tali obiettivi incentiva i membri alla partecipazione.
In sostanza: la BdT utilizza quasi esclusivamente gli obiettivi che sì propone
come incentivo per captare e trattenere i propri membri tentando di far
coincidere i propri scopi con le aspettative e le motivazioni degli individui. Pur
presentando una coerenza interna di tipo circolare questo modello
organizzativo evidenzia nodi che possono pregiudicane la continuità nel
tempo. I seguenti:

• un’organizzazione fondata in misura nettamente prevalente su incentivi
impliciti ha scarse probabilità di sopravvivenza per due motivi principali:
1) perchè vincola eccessivamente i propri membri al successo o al
fallimento dell’impresa; 2) perchè spesso gli obiettivi dell’impresa sono
realmente molto difficili da realizzare;
• un secondo nodo è costituito dalla rapida defezione dei membri dinanzi
alle difficoltà nella realizzazione degli obiettivi (ad esempio: difficoltà nel
raccogliere iscrizioni);
• un terzo nodo è costituito dal crollo dell’organizzazione dinanzi al primo
significativo fallimento (ad esempio: mancato raggiungimento di un
obiettivo strategico: n° di iscritti allo sportello X per un totale di n
scambi entro il tempo Y). Aprendo una brevissima parentesi su
quest’ultimo esempio è necessario precisare che la deliberata assenza di
obiettivi quali-quantitativi non risolve automaticamente i nodi critici ma,
tutt’al più, li trascina nel tempo fino al momento in cui si giunge
comunque al confronto con un bilancio costi/benefici sulle cose fatte.
Dinanzi a questo scenario è quindi necessario sin d’ora studiare tecniche ad
hoc di incentivazione dei membri riuniti intorno alle BdT tese alla combinazione
tra incentivi materiali, incentivi solidaristici e incentivi impliciti. Tecniche
peraltro adottate da organizzazioni di varia natura proprio perchè la
polarizzazione verso una sola forma di incentivazione precipita qualsiasi
impresa in un gioco “vita o morte” tagliando a priori le molteplici strade della
sopravvivenza per la stessa impresa.

5.2. Il problema dei confini

Semplificando al massimo per confine di un’organizzazione si intende: a) in
termini generali, la differenza che separa, racchiude o collega una determinata
organizzazione dall’ambiente che la circonda e con il quale entra in rapporto di
scambio più o meno aperto, il confine costituisce la linea che circoscrive un
oggetto sia esso una città o un’istituzione; b) nei sistemi viventi il confine si
evolve in una struttura, un organo, un complesso di funzioni che permettono di
distinguere il soggetto individuale o collettivo X dal soggetto individuale o
collettivo Y; c) in termini specifici, il confine delle BdT costituisce una cerniera
in quanto è strutturato in modo da facilitare gli scambi e i flussi con la società
civile che rappresenta l’ambiente in cui le stesse BdT come organizzazioni si
muovono.

Alcuni elementi utili alla definizione dei confini di un’organizzazione sono:

• la distinzione tra membri e non membri (ad esempio: chi gestisce
operativamante gli sportelli della BdT e chi è esterno a tale gestione);
• i criteri di reclutamento dei membri (ad esempio: la selezione dei
coordinatori per il tipo di mansioni da svolgere);
• il dominio delle BdT ( ovverosia: l’arena delle attività, i ruoli e le
funzioni).

5.2.1. Una problematica macroridefinizione dei confini pubblico/privato: dal
Welfare State al Welfare Society

La definizione dei confini delle BdT ha costituito uno dei fattori di maggiore
discussione tra diversi attori che hanno promosso i progetti di costituzione
delle stesse BdT (Associazioni, Istituzioni Locali ecc.). La soluzione di questo
problema è generalmente affidata alla firma di un Protocollo d’Intesa e di un
Regolamento che sanziona attività, ruoli e funzioni definendo per tutti il proprio
raggio di azione. Probabilmente gli obiettivi da raggiungere per la definizione
dei confini sono i seguenti: a) configurare il ruolo dell’Ente Locale nella
presenza di un <Stato minimo>; b) configurare il ruolo delle Associazioni nella
presenza di una <Collettività attiva>; c) <Stato minimo> e <Collettività
attiva> entrano in un rapporto di partneship inquadrabile nel nuovo contesto
pubblico / privato definito recentemente come Welfare Society. Detto con
queste formule il meccanismo può apparire ben oliato. In realtà, talvolta si
assiste a lunghe e faticose negoziazioni tra Istituzioni Locali e soggetti
organizzati espressi dalla società civile per definire competenze e non
ingerenze reciproche.

6. Un nuovo desiderio di comunità?

6.1. La necessità sociale di una sollecitazione permanente alla produzione e al
consumo nei confronti di quote sempre più estese di popolazione comporta due
tipi di emergenze: 1) l’insorgere di problemi legati alla sincronizzazione di ritmi
quotidiani di produttori e consumatori; 2) la richiesta, da parte di questi stessi
soggetti, di rapporti umani meno superficiali e meno frettolosi. Il cittadinoproduttore
chiede la soluzione di problemi estremamente concreti: chi
accompagna il bambino al corso di inglese se entrambi i genitori si trovano al
lavoro? Il cittadino-consumatore aspira ad un modello di rapporti umani più
autentici e duraturi rispetto a quello socialmente dominante: come realizzare
un’esistenza quotidiana fondata su valori di pieno rispetto della persona se si è
costretti a suddividere le proprie giornate tra mille impegni dedicandosi a tutto
e a tutti e alla fin fine a niente e a nessuno? A queste emergenze non sono in
grado di rispondere né il pubblico, né il privato. Il primo, perchè in Italia lo
Stato Sociale si è rivelato incapace di programmare le proprie politiche di
assistenza e quando le ha programmate non è stato in grado di realizzarle se
non in misura parziale, contraddittoria e antieconomica. Il secondo, perchè,
sempre ragionando sul contesto italiano, il tanto mitizzato mercato non è
capace di offrire servizi di qualità a prezzi accessibili. Infatti nel nostro Paese
poche categorie sociali possono permettersi di acquistare anche solo una
piccola parte della complessa gamma di servizi necessari al ménage di una
famiglia. Non resta allora altra strada che la creatività sociale. Creatività che
negli ultimi anni si è puntualmente espressa in maniera multiforme: nel
ricostituirsi delle relazioni di parentela, nell’emergere di nuove reti di
solidarietà, nella valorizzazione dei circuiti di reciprocità primaria quali il
vicinato, nella costituzione di gruppi di volontariato e di gruppi di self-help,
nelle BdT. Quest’ultime sono apparse di recente sulla scena sociale italiana e
la loro particolarità consiste in un doppio tentativo: a) risolvere i problemi
pratici generati dall’attuale accelerazione dei processi produttivi e b)
promuovere una qualità della vita solidaristica e sostanzialmente alternativa
alla visione utilitarista oggi dominante.

6.2. Si può forse riassumere l’appena avviata esperienza delle BdT italiane con
un semplice slogan: desiderio di comunità. Desiderio nato dallo scontro
culturale che a ben guardare ha caratterizzato una parte importante della vita
delle società industriali nel corso del Novecento: lo scontro tra comunità e
società. Infatti, ancora oggi, il bisogno di costruire e mantenere relazioni di
tipo comunitario fondate sull’impegno morale dell’individuo e sulla coesione del
gruppo sembra confliggere con le esigenze sociali che organizzano i tempi della
collettività su basi di puro tornaconto personale e di strumentalità. La richiesta
di ritmi di vita meno stressanti, la ricerca di relazioni umane vere e durature, la
rivendicazione di una pari distribuzione del lavoro domestico tra uomini e
donne, la consapevolezza dell’importanza costituita da una meditata
educazione dei figli, il desiderio di spontaneità, l’attenzione crescente verso la
sfera emotiva e il mondo interiore, tutta questa sensibilità di tipo comunitario
entra spesso in rotta di collisione con gli imperativi imposti dalla società quali,
ad esempio, i flessibili e sempre più estesi orari di lavoro, la divisione sincopata
dell’esistenza tra tempo produttivo e tempo libero, la ripartizione delle attività
domestiche sfavorevole alla donna, l’assorbimento mentale pressoché totale
degli individui nei problemi di lavoro e in quelli degli obblighi quotidiani. Ai
nostri giorni la qualità della vita sembra insomma intrappolata nella dialettica
irrisolta tra obblighi imposti dalla società e desiderio soggettivo di condurre
un’esistenza autentica e felice.

6.3. E’ evidente che è anche per risolvere questo insieme di contraddizioni che
le BdT si sono affermate in diversi Paesi occidentali calamitando la “struttura
del sentire” di persone e fasce sociali scontente del modello di esistenza
attualmente vincente. Va tuttavia riconosciuto che, senz’altro, tali iniziative
hanno avuto come primo scopo quello di soddisfare bisogni materiali
considerati ormai irrinunciabili per larghe quote della popolazione e per i quali i
servizi pubblici non erano e non sono in grado di garantire soluzioni
permanenti ed efficienti. Tanto meno lo sono nell’attuale congiuntura politica
caratterizzata dalla progressiva demolizione dello Stato Sociale da parte delle
classi dominanti dei Paesi cosiddetti avanzati. La prima funzione delle BdT è
quindi molto pratica: fluidificare la vita quotidiana attraverso la soluzione di
piccoli-grandi problemi di tutti i giorni ottimizzando il tempo in una logica di
scambio mutuale, paritario e gratuito. Di per sé questa è già una piccola
rivoluzione per almeno tre motivi: a) perchè nasce spontaneamente dal basso,
dalla capacità di autoorganizzazione e autogestione della società civile; b)
perchè promuove un uso collettivo del tempo non monetizzato, c) perchè
sottrae la prestazione di un’attività alla logica della mercificazione di ogni atto
umano. E’ forse in virtù di questi fattori che, contemporaneamente alla crescita
quantitativa, le BdT sono aumentate di complessità qualitativa rispetto ai
motivi pratici che hanno determinato la loro nascita: insieme alla funzione
operativa alla quale assolvono in prima istanza le BdT si vanno costituendo
come microcosmi in larga misura alternativi alla cultura dominante. In
definitiva: la spinta che ha messo in moto la pratica collettiva di scambio
gratuito e paritario di tempo scaturisce oltre che dall’esigenza materiale di
soddisfare bisogni tangibili anche da un’esigenza di rapporti umani comunitari
spesso contrapposti alle relazioni sociali determinate dell’attuale modo di
essere e di vivere.

6.4. La condizione di vita culturalmente post-moderna ed economicamente
post-industriale che da oltre un decennio stiamo esperendo circonda sempre
più la nostra esistenza da macchine, automatismi, aziende di servizi e,
paradossalmente, ci immerge sempre più nel bisogno di nuove macchine,
nuovi automatismi, nuovi servizi. Una volta la corsa, i rischi e i sacrifici del
Progresso avevano una meta ben definita: liberare gli individui dalle costrizioni
imposte dalla natura, fare del lavoro un’attività piacevole e liberamente scelta,
distribuire la ricchezza su larga scala, occupare la totalità o quasi della
popolazione attiva. Oggi questa corsa, questi rischi e questi sacrifici appaiono
senza fine: all’evoluzione tecnologica, all’aumento della produzione e della
produttività, allo sviluppo economico in generale non corrisponde una crescita
di socialità, di rapporti umani positivi, di solidarietà. Il tempo dell’esistenza, sia
esso dedicato al lavoro che ad attività extralavorative, appare sottoposto a
regole ragionieristiche di contabilizzazione, risparmio, investimento, appare
succube dell’egoismo individualistico. E a questa condizione di vita sembra non
esserci alternativa socialmente diffusa. E’ così che da anni è ritornato in auge il
ritornello dei vecchi economisti borghesi per i quali le risorse sono sempre,
comunque e dovunque scarse. Anche il tempo è diventato una risorsa scarsa
della quale economia e questi economisti hanno contribuito a privarci. Nel loro
piccolo le Banche del Tempo hanno l’opportunità dimostrare che il concetto di
tempo come risorsa scarsa è pura ideologia, che è possibile organizzare la vita
quotidiana su basi di cooperazione, che, in definitiva, è meglio vivere in una
società socievole.

7. Dal tempo quantitativo al tempo qualitativo

7.1. Nelle nostre società, cosiddette post-industriali, sembra che alcuni
elementi appartenenti a dimensioni fondamentali dell’esistenza individuale e
collettiva siano rimasti in una certa misura ancorati alla condizione della prima
industrializzazione. Uno di questi elementi è legato alla struttura sociale del
tempo, alla sua divisione e alla sua utilizzazione soggettiva. Come obiettarono
anni fa gli studiosi francesi di <Exange et Projets> il nostro modello di
convivenza produce tempo in grandi quantità ma non ne libera. Infatti:
guadagniamo di più per spendere di più; utilizziamo strumenti e macchinari
sempre più sofisticati per essere sempre più gravati da impegni, urgenze e
scadenze che si rincorrono a vicenda; viviamo in un’epoca di straordinaria
crescita dei mezzi di comunicazione e sempre più i rapporti tra le persone si
fanno complessi, difficili, complicati, talvolta incomprensibili; aumentiamo il
numero delle nostre esperienze conviviali (feste, vacanze ecc.) rendendole
d’altro lato sempre più intermittenti, fuggevoli, superficiali e alla fin fine
insoddisfacenti. Detto in poche parole: l’attuale accelerazione dei processi
sociali genera problemi di difficoltà crescente rendendo l’esistenza quotidiana
una corsa ad ostacoli dalla meta sempre più rarefatta.

7.2. Da una prospettiva generale il paradosso di questo immane sforzo di
adattamento collettivo alla condizione post-industriale è quello di non
possedere più una finalità etica: si lavora per lavorare, si consuma per
consumare, si soddisfano bisogni per soddisfare altri bisogni e così via
all’infinito. In poche parole, siamo liberi di essere liberi. Ma l’immensa offerta
di opportunità creata da uno sviluppo economico senza limiti sostenibili ha il
suo rovescio negativo non appena si scavalcano le apparenze dei fenomeni.
Infatti, come afferma Oscar Negt: <… non siamo più realmente coscienti di
quali siano i dati di fatto fondamentali che costituiscono la libertà o la sua
mancanza>. Nel nostro attuale modo di vivere l’immagine del tempo non
conosce più l’ideale di un futuro stabile per tutti. La società appare priva di
valori fondanti e irrinunciabili. Per questa mancanza di universali alla moderna
ideologia del Progresso si va da alcuni anni sostituendo la post-moderna
ideologia della Globalizzazione che, azzardando una previsione, sarà altrettanto
fallimentare della prima ma per il momento è culturalmente vincente. Per
l’attuale immagine del mondo fondata sulle nozioni di sistema, scambio,
circolazione, reti, comunicazione ecc. la memoria storica ha sempre meno
senso; addirittura, non ha più senso. Il passato è svuotato di significato. Il
presente è un affanno continuo che impedisce di pensare al domani. Il futuro,
semplicemente, non c’è. Nella coscienza collettiva il tempo appare come una
spirale all’interno della quale siamo presi come in un vortice contro cui nulla si
può fare per opporsi. Forse mai come nei nostri giorni la pressione sociale della
vita quotidiana ubbidisce al detto popolare <il tempo è tiranno>.

7.3. Da una prospettiva individuale il moto perpetuo nel quale ci troviamo
coinvolti per superare le mille difficoltà della giornaliere destruttura il modo di
essere e di rappresentare l’esistenza che sino ad un paio di decenni fa
tipicizzava le età della vita. In controtendenza con la nostra storia recente tre
fenomeni sembrano oggi scaturire dall’accelerazione sociale del tempo: la
marginalizzazione della vecchiaia; il prolungamento sino ad età matura di
comportamenti adolescenziali; la progressiva scomparsa dell’infanzia.
Soffermandoci solo su quest’ultimo fenomeno basta guardarsi attorno per
trovare abbondanti conferme di una radicale ricodificazione culturale dell’idea
di infanzia. Anche in piccole città i bambini del ceto medio si ritrovano sin dai
sette-otto anni immersi in una serie di attività extrafamiliari ed
extrascolastiche estremamente impegnative: dall’apprendimento di una o più
lingue straniere, alle pratiche sportive; dalla partecipazione ai più disparati
corsi offerti sul mercato dei servizi (danza, musica, alfabetizzazione informatica
ecc.) al consumismo dei gadgets elettronici, al rispetto dei canoni imposti dalle
varie mode. Oggi il sentimento collettivo dell’infanzia si sta trasformando come
conseguenza di una epocale trasformazione del mondo industriale a causa della
quale l’aumento della produzione e della produttività non garantiscono più
l’occupazione, non garantiscono più il futuro delle nuove generazioni. La
metamorfosi del valore sociale dell’infanzia sembra configurarsi in due modalità
principali: 1) per i genitori: in una specie di investimento nei confronti
dell’adulto futuro che un giorno si presenterà su un mercato del lavoro; 2) per i
figli: in una vera e propria anticipazione alla disciplina del lavoro. D’altra parte,
anche in questo caso non sembra esserci alternativa: o le società occidentali si
adeguano al modello “azienda-famiglia” dei Paesi dell’Estremo Oriente o si
ritrovano economicamente battute dalla concorrenza del loro modo di
produrre. L’ “asiatizzazione” della famiglia occidentale è quindi collegata
all’incertezza del futuro, alla precarietà occupazionale e ad un mercato del
lavoro che pretende competenze professionali sempre più elevate senza
garantire in contropartita stabilità occupazionale. Forse mai come nei nostri
giorni vale l’espressione utilitarista <guadagnare tempo>.

7.4. Potrà apparire un’ipotesi ardita, ma nel bambino vitaminizzato
“asiatizzato” e superimpegnato dei nostri giorni sopravvive un riflesso del
bambino affamato, alienato e supersfruttato all’interno delle fabbriche durante
la prima fase di industrializzazione europea. Il filo rosso che collega esperienze
così radicalmente diverse è non è poi così difficile da individuare. In forma
telegrafica – e volgarizzzando un po’ – si può affermare che alla fine
dell’Ottocento e durante i primi decenni del Novecento i bisogni del capitalismo
trionfante erano soprattutto quelli di braccia e di energia fisica. Oggi, al suo
secondo epocale trionfo, il capitalismo non ha più bisogno di braccia ma di
cervelli e di consumatori. Dallo sfruttamento principalmente fisico si è passati
allo sfruttamento soprattutto mentale. Dalla socializzazione come forza-lavoro
si è passati alla socializzazione come forza-consumo. Resta così immutata
un’organizzazione prevalentemente quantitativa del tempo fondata sulla
necessità di produrre e consumare, di produrre e consumare sempre di più:
senza un perchè ma sempre di più. Resta così immutata la dominanza del
tempo di lavoro sugli altri tempi sociali. A ben guardare, reti elettroniche,
globalizzazione dei mercati e l’annunciato avvento della società post-storica
non hanno modificato nella sostanza un aspetto determinante
dell’organizzazione sociale e che appartiene per intero al passato: il rapporto
da prima industrializzazione tra Capitale e Lavoro. E’ innegabile che,
nonostante i cambiamenti di cui si legge tutti i giorni sui quotidiani, la nostra
società si regge ancora sulla vecchia riproduzione dei rapporti di produzione
capitalistici. A conti fatti le realtà post-industriali sembrano fondarsi su una
struttura sociale del tempo che combina in modo ottimale per le classi
economicamente dominanti il ritmo della tradizione con quello dell’innovazione.

7.5. Nella situazione italiana caratterizzata da uno Stato Sociale di gran lunga
al di sotto degli standard nord-europei e dal ruolo iperprotettivo della famiglia,
sia sul piano affettivo che economico, il peso della socializzazione anticipata
alla disciplina del lavoro dei figli ricade in gran parte sulle donne spesso
impegnate nel doppio lavoro sia all’interno che all’esterno delle mura
domestiche. E’ anche per il sovraccarico di responsabilità familiari che,
perlomeno in Italia, sono state soprattutto le donne ad impegnarsi in una
battaglia politica per la riforma dei tempi sociali. E’ anche per rispondere
all’insopportabile mancanza di tempo che sono state le donne ad organizzare le
prime Banche del Tempo nel nostro Paese. La particolarità di alcune esperienze
appena avviate è quella di sviluppare una strategia di produzione del
quotidiano attenta alla dimensione umana dell’esperienza. Le locali BdT non
costituiscono semplicemente una risposta condizionata dai valori oggi
dominanti ma propongono un ordine di priorità temporale nel quale per prima
cosa viene rispettata la dimensione individuale grazie alla costruzione di
meccanismi che rendono disponibili gli esseri umani gli uni agli altri. Il
tentativo è quello di conferire alla vita quotidiana condizioni di vivibilità. In tal
senso, l’azione delle donne è quella di restituire all’idea di libertà un significato
fondato su un tempo qualitativo e non meramente quantitativo.

Patrizio Paolinelli, Consulente dell’Assessorato alle Politiche Sociali e all’Immigrazione
Comune di Bologna per il Progetto Banche del Tempo a Bologna. Maggio 1997.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...