Recensione a Modernità senza tradizione. Il male oscuro dei DS

simbolo_dsIl titolo del libro riassume l’idea-chiave degli autori: a partire dalla svolta della Bolognina, il 12 novembre 1989, il processo di trasformazione del PCI ha comportato il rigetto della sua esperienza storica a favore di un generico nuovismo. Risultato: un modo di fare politica mediatizzato, centrato su un leader possibilmente telegenico, completamente distaccato dalla base e affiancato da staff di esperti in comunicazione. Per Gritti e Prospero dieci anni di sventolamento della bandiera modernizzante hanno cancellato l’identità e le qualità che facevano del PCI un partito “diverso”. Diverso perché indicava un progetto, un ideale di società, perché possedeva un’organizzazione da far invidia e una base di militanti attiva nel territorio.

La scelta di segnare una netta discontinuità con il passato comunista ha condotto Occhetto, D’Alema e Veltroni a gettare via insieme all’acqua sporca anche il bambino. Più scientificamente Gritti parla dell’applicazione <di una modernità escludente e radicale che tendeva a de-tradizionalizzare completamente il corpo sociale del partito. Lo scambio fu dunque l’abbandono e la dismissione del comunismo in cambio del divenire genericamente ed amorfamente moderni ed essere accettati come tali>.

Gli esiti della strategia di demolizione della storia del PCI sono sotto gli occhi di tutti: l’emorragia di iscritti DS pare inarrestabile, la partecipazione è un ricordo del passato e le prossime elezioni saranno, con tutta probabilità, una sconfitta lungamente annunciata. Per uscire dal vicolo cieco in cui la sinistra si è cacciata la ricetta proposta dagli autori di Modernità senza tradizione è chiara: recuperare il buono che c’era del vecchio PCI, la sua famosa diversità, per restituire un’identità a militanti ed un progetto politico vero agli elettori. Essere moderni non significa solo distruggere il vecchio ma anche adattarlo al nuovo.

non ci può essere modernità senza un recupero dell’identità storica. Senza
<una dimensione ermeneutica, ovvero la tradizione intesa come uno schema
interpretativo o una ideologia radicata, formato da una serie di assunti dati per certi che ci aiuta a comprendere il mondo e il nostro ruolo in esso>. Ancora: non ci può essere modernità senza recupero di: <una dimensione identitaria ovvero la tradizione che contribuisce –attraverso la messa a disposizione di materiali simbolici- alla formazione dell’identità individuale e collettiva>. Il male oscuro dei DS è quello di non essere stati in grado di costruire un nuovo profilo politico-ideologico sopra le ceneri di un passato dato alle fiamme.

Dopo 10 anni di strappi l’azzeramento di tutta la tradizione comunista è stato
compiuto con la conseguenza di provocare l’attuale vuoto di identità e la
cancellazione dello specifico sistema di valori del PCI: l’uguaglianza, la parità
tra i sessi, il pacifismo, l’emancipazione attraverso il conflitto, la solidarietà
sociale e quella internazionale, il senso civico, l’onestà e la capacità
amministrativa, il diritto all’istruzione e alla tutela sul lavoro, il partito
d’integrazione di massa e la speranza di un mondo migliore.

Patrizio Paolinelli, recensione a: R. Gritti M. Prospero, Modernità senza tradizione. Il male oscuro dei Democratici di Sinistra, Piero Manni, Lecce, 2000, pag. 124, Lire 15.000.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...