Recensione a: Fuori margine. Testimonianze di ladri, prostitute, rapinatori, camorristi

054435_prostitutaFuori margine è una durissima raccolta di tranche de vie senza mediazioni accademiche. A parlare sono i diretti protagonisti della marginalità sociale italiana. Tutti disperati, tutti sconfitti, tutti risucchiati nei bassifondi della città. L’inchiesta si suddivide in tre capitoli: Ieri, Oggi, Domani.

Nel primo, Salierno, oggi docente universitario di sociologia, narra della sua esperienza di carcerato durante gli anni ’50 e 60: un incubo di violenza e sopraffazione attraverso il breve resoconto di quattro figure: il boss siciliano Angelo La Barbera, il <Mostro di Nerola>, un giovane calabrese condannato a trent’anni per una fesseria, e un malavitoso romano.
Il secondo capitolo, che occupa la quasi totalità del libro, si sofferma sull’attualità. E si scopre che per i poveri il Duemila non è affatto diverso da tempi più o meno lontani. Ingiustizia sociale, disuguaglianze abissali, disoccupazione, assenza di prospettive, sfruttamento, abusi, crimine e repressione sono gli anelli della solita catena con cui il capitalismo produce e riproduce la devianza. Dalle interviste dei criminali di oggi emergono biografie tragiche e nuove contraddizioni: come quella di extracomunitari arrivati in Italia per lavorare onestamente e finiti a fare i delinquenti per sopravvivere in una società corrotta e violenta come la nostra. Emerge inoltre un salto di qualità nella consapevolezza della propria condizione: come nel caso di una prostituta albanese che conti alla mano dimostra come la vendita del sesso delle donne albanesi nel nostro paese stia di fatto reggendo l’economia di Tirana, altrimenti al collasso. Altro che operazione Arcobaleno, peraltro ennesimo esempio di corruzione all’italiana.
Il terzo capitolo della ricerca, in realtà una conclusione di poco più di una pagina, è un ritorno alla biografia dell’autore, che in poche righe, decisamente illuminanti, lascia presagire futuri e più violenti scontri tra la società italiana e la massa degli emarginati che si va espandendo ogni giorno di più.
L’insieme delle narrazioni di Fuori margine fa crollare miseramente l’intera impalcatura dell’economia borghese. Quella che insegna l’ideologia delle risorse scarse come un dato naturale, della libera concorrenza (mai vista storicamente), della cultura d’impresa (un’invenzione dei media) ecc. In realtà, se non ci fosse l’economia criminale il tenore di vita degli italiani sarebbe dimezzato. In Italia, 350.000 persone dedite alla piccola criminalità fanno girare più soldi di dozzine di grandi industrie: <un mercato secondario di decine di migliaia di miliardi, che costituisce sovente la fonte principale di reddito per centinaia di migliaia di persone. Il delitto, insomma, fa parte a pieno titolo, dell’economia politica>.
Molto meglio del soporifero discorso sociologico attualmente imperante le testimonianze di Fuori margine ci restituiscono la realtà materiale della vita sociale. L’inchiesta di Salierno ha il merito di rompere con i linguaggi pseudoscientifici oggi dominanti, si pensi solo alla “incomprensibilità” di Luhmann e dei sui scimmiottatori nostrani. Fuori margine dà la parola a chi non ha quasi mai voce nei media. E a leggere i ragionamenti di killer, spacciatori, travestiti nessuno cerca giustificazioni. Tutti sono consapevoli della propria condizione e di quello che stanno facendo. Ma non hanno altra strada. La nostra organizzazione sociale non lascia loro altra opportunità. Perché la delinquenza conviene a molti onesti cittadini: alle banche innanzitutto come afferma uno spacciatore intervistato riflettendo sul fiume di denaro che fa circolare la droga. Ma a differenza di quella in doppiopetto, la microcriminalità è visibile, avviene alla luce del sole. E’ facile condannarla. Molto facile. Un falso in bilancio non è così chiaro come uno scippo. Ed ecco l’accanimento dei media, ecco l’accanimento repressivo, ecco le paure costruite ad arte dai mass-media, ecco il partito della sicurezza. Ma nella rete ci finiscono solo i pesci piccoli. E peggio ancora: ci finiscono per ritornarci. Il carcere era ed è ancora la migliore scuola criminale che ci sia. E’ un’istituzione prodotta dalla modernità e completamente fallita. Una fabbrica di mostri. Come lo sono le carceri speciali definite da un camorrista sostitutive della pena di morte: <Le carceri speciali! Come vorrei che ci passassero dentro almeno un mese i politici che le hanno volute! Infatti prova a passare anni, dico anni e non giorni, come è capitato a me, in isolamento, in un silenzio spettrale, tra violenze selvagge, pestaggi, stupri, omicidi e dopo, solo dopo, potremmo parlare, con cognizione di causa, di cosa sono e a cosa servono le carceri speciali>.
Per chiudere: tra i tanti, Fuori margine solleva con forza altri tre temi: la latitanza della sinistra storica dinanzi al dolore socialmente prodotto dall’esclusione e dall’emarginazione, l’abbandono da parte dello stato delle politiche di emancipazione dalla povertà, la prevalente volontà della società borghese di non recuperare chi delinque ma di utilizzare soprattutto la scorciatoia della repressione.

Patrizio Paolinelli, Recensione a: Fuori margine. Testimonianze di ladri, prostitute, rapinatori, camorristi
di G. Salierno, Einaudi, Torino, 2001, £ 26.000.

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