Su Internet alla ricerca del parente sconosciuto

ant0Sembra che la ricerca on-line dei parenti sconosciuti sia una tendenza talmente diffusa da risultare seconda solo a quella dei siti porno. Se confermato il fenomeno rappresenta un aumento di complessità della Rete. Al cui fascino di costituire una finestra per la ricerca dell’ignoto continua a sommarsi il fascino di costituire anche una finestra per la ricerca del noto. E nessuno ci è più noto di un parente. Per quanto lontano ci è sicuramente più prossimo di un estraneo. Almeno così si spera. D’altra parte per molti navigatori Internet permette di viaggiare nel sogno tipicamente postmoderno: il sogno diurno di trovare on-line nuove amicizie, un partner, un socio in affari, un’idea per fare quattrini…

Nel caso di numerosi navigatori interessati all’albero genealogico l’alta tecnologia è
utilizzata per intrecciare i fili di lontane biografie, per guardare indietro anziché
avanti. Come in un viaggio nel tempo questi utenti volgono le spalle alle porte del
futuro per varcare quelle del passato. In questa circostanza non sembrano
interessati all’aspetto cyborg dell’immaginario punk che tanto successo ebbe in una
fase della vita di Internet. Tutt’altro: il massimo dell’avvenire è messo al servizio
dell’araldica. Comportamento che suggerisce una ricerca di fondamenti. Ma quali tipi
di fondamenti? Forse non si tratta solo di recuperare le proprie radici. Non si tratta
solo di ricucire un’identità frammentata in una società frammentata. Più
modestamente si tratta di trovare qualcuno con cui comunicare. Si tratta di costruire
forme socievoli di stare insieme. E magari ingenuamente si può pensare che sia più
facile comunicare con un consanguineo, per quanto lontano nel tempo e nello spazio,
che in un mondo di persone fisicamente vicine ma emotivamente distanti. D’altra
parte quando il presente non soddisfa si va sempre alla ricerca di un assente, di un
progetto. Ovviamente il dubbio sfiora molti cacciatori di parenti sconosciuti: e se il
mio pro-pro-nipote residente in Australia è più antipatico del capoufficio? Ma perché
non tentare? E qui scatta la seduzione della Rete sotto forma di opportunità.

Un motore di ricerca permette di recuperare alla nostra conoscenza chi ci è
vicinissimo per sangue e lontanissimo dai nostri cinque sensi. Si ripercorrono le liste
degli antenati in un database on-line per ritrovare i viventi ovunque essi siano, per
rintracciare un cugino dall’altra parte del mondo. E quando, grazie all’e-mail o al
telefono, il miracolo dell’incontro avviene ecco innegabilmente esplodere la voglia
ottocentesca di comunità. Per di più della comunità originaria: la famiglia. Il passo
successivo è l’incontro vis à vis dove conoscersi, brindare, sorridere, guardare
insieme vecchie foto ingiallite. Cercare, trovare, viaggiare, incontrarsi, ritornare,
promettersi un nuovo incontro: ecco disposti in bell’ordine gli elementi di una
fenomenologia dal lieto fine. Si estenderà? Diventerà un fenomeno di massa? Che
dalle comunità virtuali si passi a quelle parentali? Sarebbe un bel salto alla logica del
clan che farebbe impazzire di gioia gli antropologi. Ma non accadrà. Internet riflette
la società che la produce. Sotto questo aspetto un fenomeno tutto sommato
secondario quale la ricerca on-line degli antenati significa riaffermare la propria
soggettività tramite la comunicazione, un bene che è dappertutto tranne dove
dovrebbe essere. Significa che la cultura post-moderna deve ancora fare i conti con
la profondità emotiva e la continuità nel tempo offerte dall’idea di comunità. Significa
un allargamento dell’uso sociale della Rete. E questo non può che essere un bene.

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 17 gennaio 2002.

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