I camerieri e la politica

TO_INTER_98966_mediumAll’aeroporto Marconi di Bologna esistono tre bar e due punti ristoro: un self-service
e un fast food. Chiunque si avvicini a uno di questi esercizi pubblici vede un po’
ovunque la scritta Autogrill (gruppo Benetton). La si legge anche nelle divise dei
camerieri. E di queste è interessante parlare per il contenuto politico che esprimono.
Il cameriere griffato Autogrill indossa un’uniforme davvero singolare. Cappello dalla
lunga visiera stile cartone animato, maglietta a maniche corte, grembiule, pantaloni
o gonna. I colori sono in tinta unita molto intensa. Prevalentemente tre: rosso, giallo,
verde. Ogni cameriere è un miscuglio di questi colori. Impossibile non notarlo. Un
vero pugno nell’occhio. A prima vista questi lavoratori sembrano giocolieri pronti per
un’esibizione. Nella realtà sono persone che fanno un mestiere difficile e mal pagato.
Oltretutto la loro mise è del tutto fuori contesto: la hall aeroportuale non è una pista
per esibizioni circensi. E questo spostamento mette tristezza. Non suscita alcuna
allegria vedere uomini di mezza età vestiti quasi come clown. Ma nella cultura postmoderna
la realtà si nutre di spettacolo per essere sia accettata che allontanata.

La messa in scena firmata Autogrill ha le sue peculiarità rispetto ad altre. E’ un mix
di clownesco e infantilismo. In qualsiasi stagione dell’anno il personale è in maniche
corte. Anche se fuori nevica. Perché? Semplice. Un bambino è per condizione
dipendente. Le maniche corte e colori ad alta visibilità denotano la relazione di
subordinazione del lavoratore rispetto al datore di lavoro e ai clienti che giammai si
vestirebbero in una maniera così farsesca. L’aspetto carnevalesco della divisa è una
trovata ha lo scopo di istituire un’atmosfera divertente per tutti, grandi e piccini, così
come accade al circo. L’abbigliamento perennemente estivo dei camerieri tradisce
anche la mania di grandezza di un’azienda intenzionata a fermare il tempo fissandolo
alla stagione più pubblicizzata: l’estate.

L’enfasi sul carattere infantile coinvolge anche il cliente. Al secondo piano
dell’aerostazione il passeggero del Marconi è accolto da un enorme orsacchiotto di
peluche proprio in prossimità di un bar e dei due punti ristoro. E come un bambino
viene educato. Ad esempio può acquistare per colazione un trittico composto da
brioche, cappuccino, spremuta. Spremuta e cappuccino per colazione? Sì. Anche se
per la storia del palato nazionale è una bestemmia. Non così nei paesi anglosassoni
da cui si importano queste banalità. Che tuttavia rappresentano anche cose
serissime. Retrocedendo clienti e lavoratori all’infanzia, (i primi per meglio sedurli, i
secondi per meglio comandarli) ecco avanzare l’omologazione culturale, il modello
McDonalds del gusto unico, cavallo di Troia del pensiero unico. Ed ecco saltare fuori
dalla pancia del cavallo la globalizzazione neo-liberista. Una visione della società che
non rispetta niente e nessuno. Che appiattisce ogni differenza in nome del profitto. A
proposito, al bar i prezzi sono eccezionalmente alti e la qualità medio-scarsa. Ma a
parte le vocazioni del commercio, l’avanspettacolo firmato Autogrill suggerisce che la
manipolazione della cultura attraverso fatti apparentemente secondari come la divisa
di un cameriere e l’atmosfera di uno spazio pubblico nascondono precisi interessi,
precisi rapporti di potere. Miope è quella sinistra lasciatasi incantare dalla bufala del
secolo che si fa chiamare fine delle ideologie. Oggi più di ieri tutto è politico: gli spazi
come i corpi. I camerieri del Marconi con le loro divise-Arlecchino sono lì a
dimostrarlo ogni giorno.

Patrizio Paolinelli, Il Domani di Bologna, 31 gennaio 2002.

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