La nuova guerra moderna? Si vince con i mass-media

guerraRecentemente è stato pubblicato un libro scritto da due raffinati ufficiali/intellettuali dell’esercito cinese: Qiao Liang – Wang Xiangsui, Guerra senza limiti. L’arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione, LEG, Gorizia, 2001, £ 28.000, a cura del Gen. F. Mini. A prima vista un lavoro sulla sicurezza nazionale in un mondo
interdipendente può sembrare non avere nulla a che fare con la comunicazione. In
realtà la comunicazione è una nuova arma che contribuisce ad ammazzare la gente
esattamente come un bombardamento chirurgico perché è definitivamente è caduta
la distinzione tra militare e non-militare. Per Liang e Xiangsui la guerra <E’ tornata a
invadere la società in modi complessi, più estesi, più nascosti e sottili>.

Nella sua essenza il concetto di guerra senza limiti significa che l’impossibilità della
pace è totalmente entrata a far parte sia del modo di produzione della società, sia del
suo modo di riproduzione. La sfera del lavoro e quella del tempo libero sono
chiamate a combattere. La vita pubblica e quella privata entrano in lotta contro il
nemico. L’intera società è in guerra perché: <In larghissima parte, la guerra non è
nemmeno più guerra, quanto piuttosto uno scontrarsi su Internet, fronteggiare i
mass media, attaccare e difendersi in transazioni di cambio a termine, insieme a
tutta una serie di realtà che non abbiamo mai considerato come “guerra”, e che
potrebbero coglierci di sorpresa>.

In tutto il libro di Liang e Xiangsui la cultura è considerata un campo di battaglia e la
manipolazione dell’opinione pubblica un fatto scontato. Noi ne sappiamo qualcosa:
Mediaset in Italia ha forgiato una generazione di fascisti post-moderni e
correttamente Paul Virilio ha giudicato la prima vittoria elettorale di Berlusconi un
colpo di stato mediatico. Lo è anche la seconda, aggiungiamo noi. Ma a parte il
provincialismo italiano, lo spartiacque storico risiede nel modo di fare la guerra: che
è/sarà in ogni luogo e tendenzialmente perenne. Per questo, nella società
dell’informazione le battaglie si combattono e si combatteranno in segreto e nel più
totale disprezzo dell’opinione pubblica: nelle guerre contemporanee <lo scopo
manifesto e quello sottaciuto sono spesso completamente diversi>. Il nuovo
terrorismo stile Bin Laden, la mafia italiana e la guerra finanziaria condotta con
manovre in borsa sono tre esempi di guerra priva di confini. Dinanzi ad un nemico
senza volto e potenzialmente dappertutto, nelle nuove guerre le operazioni militari
rappresentano una delle componenti e non sempre quella decisiva. Intervengono
altri tipi di forza <che trascendono l’ambito militare ma che possono comunque
essere impiegate in operazioni di combattimento>. Ad es.: la pirateria informatica, le
turbative dei mercati azionari, uno scandalo ecc. <Ciò che va detto chiaramente è
che il nuovo concetto di armi sta creando dispositivi che sono strettamente legati alla
vita della gente comune. … le cose ordinarie, quelle a loro vicine, possono anch’esse
diventare armi con le quali ingaggiare una guerra>.

Nella guerra senza limiti il monopolio del conflitto non riguarda solo i militari.
Ingegneri software, magnate dei mass media, famosi editorialisti, conduttori
televisivi… ecco alcune delle nuove figure che partecipano alla guerra senza elmetto.
Per ognuna di queste persone: <La sua filosofia di vita è diversa da quella di alcuni
terroristi ciechi e disumani, ma spesso è incrollabile e la sua fede, in termini di
fanatismo, non è inferiore a quella di Osama Bin Laden. … Partendo da questi
presupposti, chi può dire che Geoge Soros non sia un terrorista finanziario?>.

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 23 gennaio 2002.

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