La scienza e la politica

asinelli&garisenda

Bologna. Torri degli Asinelli e Garisenda

Sui quotidiani è stata pubblicata una notizia terribile: da una ricerca del Sole 24 ore risulta che Bologna precipita dal primo al quarto posto nella classifica sulla qualità della vita delle città italiane. Al di là di numerosi commenti al vetriolo la reazione della Giunta civico-polista è degna di interesse per un motivo principale: perché mette in discussione metodo e attendibilità della ricerca. Stessa contestazione da parte di numerosi amministratori del Sud anche loro scontentati da verdetti che riguardano i rispettivi campanili. Pare incredibile ma i politici discutono del metododella scienza e mandano a dire agli esperti del Sole 24 ore che non sanno fare il loro mestiere.

Passano le vacanze natalizie. Non invano. Uno smilzo rapporto di Prometeia rimbalza sui quotidiani e ribalta gli insoddisfacenti risultati della ricerca precedente. Bologna torna ad essere una città dalla salute eccellente. Tabelle e istogrammi dimostrano quanto sia vantaggioso vivere all’ombra delle due torri e le tendenze indicano un futuro positivo. Sindaco e Giunta gongolano. Ma per poco. Scoppia un’altra polemica. A fare a pezzi il rapporto Prometeia questa volta sono le opposizioni di sinistra. E a ragione tanto è maldestro il tentativo di soddisfare la voglia di rivincita della destra. Ancora una volta viene chiamata in causa la scarsa deontologia professionale degli scienziati sociali.

Come decodificare questo ping pong a colpi di prime pagine? Quali le discontinuità rispetto al tradizionale campionato nazionale sulla qualità della vita combattuto da molti anni? Le novità sono diverse. E riguardano la comunicazione. Innanzitutto la lettura delle classifiche è intensamente sportiva: la qualità della vita è un gara combattuta per la classifica e il linguaggio dei politici somiglia a quello dei tifosi che litigano sull’arbitraggio. Ma l’arbitro stavolta è lo scienziato, il sociologo, l’economista. Figure che escono profondamente mortificate dalla vicenda. La fatica che hanno fatto per costruirsi una credibilità si scioglie di colpo come neve al sole.

Come si può perdere la faccia in questo modo? Semplice: le classifiche sulla qualità della vita non hanno mai avuto la benché minima validità scientifica e sono sempre state inattendibili. La qualità della vita non si lascia ingabbiare dentro tabelle, indicatori e dati incrociati ma è il risultato di uno scontro tra classi. Allora perché inesperti come i politici accusano solo oggi gli esperti di incompetenza? Non è difficile capirlo. La dipendenza delle scienze umane dalle istituzioni che le foraggiano è un primo fattore. In poche parole bisogna accontentare chi paga. Ma c’è dell’altro.

La produzione di sapere sociale fondata sui numeri ha avuto così tanto successo che oggi è in crisi. I profani di destra mettono in dubbio l’intelletto del Sole 24 ore
mentre quelli di sinistra irridono Prometeia. Nella guerra delle percentuali crolla la
retorica del marketing territoriale di cui il campionato nazionale sulla qualità della
vita è un prodotto. Ma intorno al territorio circolano troppi interessi. E il marketing in qualche maniera si rifarà. Quello che è davvero grave è la caduta del linguaggio scientifico come strumento di conoscenza e di autocompresione della società. Una perdita che ha il vantaggio di smascherare gli inganni della statistica e dell’economia. Ma ha lo svantaggio di rendere sempre più impotente un elemento tipicamente umano: la parola. Resta l’apparenza: un discorso cosmetico che rinuncia all’etica e al dialogo. Con tutto quello che consegue nei rapporti tra cittadini e potere.

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 6 febbraio 2002.

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