La formazione di una nuova opinione pubblica

community-internationalAll’interno di Internet convivono molti gruppi: quello militare, del business, dell’intrattenimento, della scienza/tecnologia, della sorveglianza, delle comunità virtuali ecc. Come nella vita off-line questi gruppi confinano, sono in movimento e dialogano tra loro in forme complesse. Ad es: diversi giochi multimediali provengono dalla ricerca tecnico-scientifica applicata al campo delle simulazioni militari e sono utilizzati anche da giovani alternativi monitorati come qualsiasi altra categoria di consumatori. Tuttavia il coinvolgimento produce anche il suo contrario: il distacco. E i gruppi che popolano Internet condividono uno spazio/tempo caratterizzato spesso dall’assenza di contatti o dal conflitto. E’ un’ipotesi che pare valere per le comunità virtuali. Esplose tra gli anni ’80 e ’90 sembrava potessero diventare il modello organizzativo prevalente della Rete. Poi sono arrivate le “masse” e con esse la pubblicità, il marketing, gli affari. Per un attimo si è temuto che Internet stesse facendo la stessa fine della TV: da strumento potenzialmente straordinario per la crescita culturale e l’emancipazione umana a macchina di controllo, manipolazione e potere. Per fortuna le cose sembrano andare diversamente e da qualche tempo, seppur con parecchie differenze rispetto alla fase precedente, l’ambito comunitario sta allargando nuovamente i suoi spazi di influenza. Lo si può verificare dalla scrittura di diversi giornalisti. Che iniziano a trattare quel che accade in chat, forum, mailing list, miniportali ecc. come fossero fatti di cronaca e non più stranezze di individui che vivono in un futuro anticipato. Ma lo si può verificare meglio immergendosi in uno di questi luoghi virtuali.

Per non andare tanto lontano osserviamo la mailing list del Bologna social forum ospitata sul sito contropiani2000, nato nel giugno del 2000 in occasione del convegno dell’Ocse a Bologna. Alcuni dati: in quella circostanza ci furono 300.000 contatti in un mese. Dopo la repressione in stile cileno della contestazione no-global a Genova l’estate scorsa sito e mailing list sono esplosi. Dai 30 indirizzi di utenti di un anno e mezzo fa si è passati agli attuali 700. I messaggi scambiati quotidianamente sono sempre più numerosi. E non è solo la quantità a decretare l’affermarsi di un nuovo agire comunicativo. La mailing list del Bsf è un oggetto vivo che cresce e si differenzia. Un luogo di scambio dove si innestano una discreta serie di registri discorsivi: dall’agenda del movimento alla controinformazione; dai dibattiti su temi di attualità (la guerra, la crisi argentina ecc.) ad appelli contro detenzioni e condanne a morte; dalle discussioni sui temi dell’ambiente alle malefatte delle multinazionali ecc.

Forse il collante principale che permette l’aggregazione di tante persone diverse è l’orizzontalità della comunicazione. Certo, un personaggio pubblico catalizza sempre maggiore attenzione. Ma il divismo non attecchisce e si assiste soprattutto ad un proliferare di linguaggi: analitici, poetici, satirici, timidamente sperimentali. C’è insomma una parte della società che vuole comprendere e partecipare. Ovviamente una mailing list non realizza la vagheggiata democrazia elettronica. Come ogni media, Internet è il risultato di lotte di potere. E poiché c’è poca democrazia sostanziale nel mondo reale è illusorio pensare di trovarla tutta dentro la vita on-line. Basta osservare la malinconica deriva di diverse Reti Civiche. Tuttavia esperienze come la mailing list del Bsf rappresentano in nuce una modalità di accesso telematico che dà voce ad un’opinione pubblica degna di questo nome.

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 8 febbraio 2002.

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