Musica e manipolazione dei teleascoltatori

Kylie%20Minogue

Kilie Minogue

La colonizzazione dell’immaginario collettivo da parte dei media procede inesorabilmente e senza un’organica opposizione politica. Lo dimostra un episodio apparentemente neutrale: le produzioni video musicali. Sottraggono al pubblico la possibilità di elaborare autonome immagini mentali e allo stesso tempo sono più o meno gradevoli, più o meno ricchi di contenuti: nei videoclip la fantasia si ritrova impacchettata e talvolta la confezione è di qualità. La tecnica di controllo del piacere di ascoltare la musica passa attraverso la costruzione di immagini che fanno leva sull’irrazionale. Senza forzature, vista e udito si ritrovano presi per mano suscitando corrispondenza emotiva da parte del pubblico.

Grazie alla miopia della politica l’industria discografica ha le mani libere per
manipolare a piacere il rapporto tra tempo e identità degli spettatori. Nel caso dei
video musicali il camaleonte Madonna muta la propria immagine negli anni
imponendosi come una delle più scientifiche trasformiste della scena musicale. Su un
altro palcoscenico e per la gioia dello sguardo le Spice Girls interpretano
contemporaneamente vari tipi di donna: adolescenti della porta accanto un po’ vamp,
un po’ lolite, un po’ cattive ragazze, un po’ sexy segretarie. In entrambi i casi siamo
comunque dinanzi a manifestazioni della vita. Passando da un look all’altro Madonna
traccia un percorso biografico. La simultaneità delle Spice Girl è la storia concentrata
di cinque personaggi in un video. Tutte immagini di sé in lotta contro l’usura del
tempo. Battaglia perduta in partenza, figlia della società dei consumi e di una
promessa inevitabilmente mancata: l’eterna giovinezza. Ma è questa lotta senza
speranza che appassiona il pubblico e lo fa identificare con i miti dello spettacolo.

Di recente la manipolazione del rapporto tra tempo e identità degli spettatori sta
seguendo altri percorsi. Ad esempio, l’australiana Kilie Minogue con la canzoncina
Can’t get you out of my head offre in un colpo solo varie immagini di donna che si
dipanano nel video: snob dei quartieri alti, ragazza-discoteca, diva dalle sexy
trasparenze, bella sbarba. Quattro look interpretati in tre minuti da un solo
personaggio. E tuttavia non c’è pluralità di senso come nel caso di Madonna o delle
Spice Girls. E’ il medesimo che si ripete con diverse maschere. Una fantasia che fa
della propria assenza un motivo di forza: il video è piacevole, la canzoncina pure, il
successo mondiale.

Una differenza rispetto ad altre star consiste nel linguaggio:
sempre più mercificato. Il video di Minogue adotta senza mezzi termini gli stilemi
della pubblicità. E come nella pubblicità svuota il tempo. L’intrattenimento postmoderno
dice addio alla durata e alle affinità elettive tra pubblico e artisti. Mentre
con Madonna si assiste al divenire della vita e con le Spice Girls alla vita del divenire,
la performance di Minogue è una compressione al massimo grado del tempo: è il
punto terminale di ogni cambiamento e dei sentimenti che si porta dietro, il primo dei
quali è lottare contro il tempo sapendo di perdere. Nella cultura post-moderna non
c’è posto per gli eroi.

Ovviamente la mercificazione di ogni cosa tira le fila dello spettacolo: nel video di
Minogue la donna resta un oggetto e la musica rimane carcerata nel facile ascolto.
Ma a parte la dittatura della merce è il processo di identificazione del pubblico con i
suoi divi che si sta trasformando. Non essendoci più durata non c’è costruzione di un
Io, neppure dei surrogati offerti dallo star system. Gli spettatori sono sempre più
invasi da immagini e sempre più soli.

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 3 marzo 2002.

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