Sanremo ti ama più della mamma

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2002. Palco del Festival di Sanremo

Sparare sul Festival di Sanremo è come sparare sulla Croce Rossa: facile e ingiusto. Ma noi spettatori non siamo innocenti. Così, diamoci dentro. Anche quest’anno nessuna estetica se non quella della ripetizione. Ripetitive le banalità delle canzonette.Ripetitiva la prevedibilità delle battute. Ripetitive le giulive vallette. Ripetitivo il pubblico dell’Ariston: seduto, composto, pronto all’applauso. L’umorismo della 52esima manifestazione è all’insegna dello spirito di caserma: gli show-man invitati si divertono a strizzare i testicoli del matusalemme Baudo. Dinanzi alle contorsioni del nazional-presentatore il distinto pubblico applaude. E le zoommate in sala ci mostrano volti sorridenti. Bella trovata del genio dell’intrattenimento: non capita tutti i giorni che eleganza e volgarità si trovino così ben integrate. Ma il colpo di scena deve ancora arrivare. Preceduto da artefatte polemiche tutti attendono Benigni.

Il Festival di Sanremo è destinato alla società di massa. Quella che passa le serate
davanti alla Tv ed è convinta di vedere la realtà. La manifestazione canora non è
rivolta alle élite. Chi detiene il potere non perde tempo davanti al piccolo schermo,
non mangia hamburger e non veste alla moda. Ma la società di massa è
scientificamente educata a confondere il potere con lo spettacolo e risponde
puntualmente all’appello: 16 milioni di telespettatori. Ancora una volta un grande
successo: sia della manifestazione canora, sia del pubblico. Noi telespettatori, che
nella vita fori dalla schermo contiamo poco o nulla, ci ritroviamo dentro il grande
numero dell’adunata catodica: dunque esistiamo. Non solo: fra un anno ci
ritroveremo puntualmente, tutti insieme: una certezza in un mondo di incertezze. E
poi: che soddisfazioni per lo sguardo. In questa 52esima puntata abbiamo due belle
vallette in concorrenza perfetta: una bionda e una bruna, una prosperosa e una
delicata, entrambe docilmente sottomesse al maschio presentatore. Può la donna
moderna essere più emancipata di così? No, non può. Appare in Tv, parla come la
ragazza porta accanto, cambia spesso d’abito, espone seni e ombelico. Che adorabile
confezione. Che seducente invito alla libertà d’acquisto.

Rassicurare la società di massa per mantenere intatta la società di classe. Ecco il
senso nascosto del Festival. Mantenere le masse sveglie e allo stesso tempo
sognanti. Ecco soddisfatta l’esigenza di dimenticare i fiaschi quotidiani. Pillola
tranquillante, Sanremo quest’anno ci offre conferme e variazioni sul tema del
conforto collettivo. La conferma principale: lo spreco. Un’orchestra composta da una
sessantina di elementi, otto coristi e un direttore d’orchestra per ogni singola
esibizione. Il tutto per canzoncine mediocri e cantanti fatti in serie (fatte salve le
eccezioni). Così anche le masse hanno i loro lussi. Altra conferma: l’eliminazione
della celebre scalinata. Un vero incubo per ospiti e vallette. Il pubblico non si allarmi,
nessuno inciamperà. Prima variazione: l’invasione della pubblicità sostenuta dalla
convinta partecipazione del presentatore. E’ un tonico rilassante per il pubblico: in
fondo il Festival non è così diverso da quel che circola in Tv il resto dell’anno.
Seconda variazione: il palcoscenico. Sembra che nelle intenzioni dello scenografo
dovesse riprodurre l’obiettivo della telecamera. A ben guardare, la rotondità del
tunnel evoca l’apparato genitale femminile da cui tutti veniamo al mondo. E il suo
sfondo, sagomato su morbide linee simili a quelle di un’anfora, richiama fianchi dalle
curve sinuose. E’ l’italica e consolante presenza della mamma/fidanzata. Sanremo ti
ama.

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 9 marzo 2002.

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