La guerra mediatica 1

mediasetDall’avvento del Governo Berlusconi la lotta per il dominio della comunicazione sociale (stampa, TV ecc.) si fa ogni giorno più aspra. Ecco l’inventario delle ultime settimane.

1) Dalle pagine de la Repubblica, Umberto Eco propone uno sciopero dei
consumatori invitando a non acquistare i prodotti pubblicizzati dai canali televisivi di
Mediaset. Motivo: quello che oggi gli italiani hanno di fronte è un governo nuovo, un
governo-azienda il cui leader detiene praticamente il monopolio dell’informazione. E
“A un governo-azienda non si risponde con le bandiere e con le idee, ma puntando
sul suo punto debole, i soldi”. Nei siti Web dei social forum la proposta di Eco trova
largo consenso.

2) L’Ulivo organizza nelle piazze italiane manifestazioni per la libertà d’informazione. Da Bologna parte una maxicartolina con centinaia di firme e
destinata al Presidente della Repubblica. E Fassino, Segretario dei DS, propone l’estensione della Commissione di vigilanza anche alle Tv private dato che il controllo investe solo la Rai e che Berlusconi ha tre canali nazionali che ogni giorno fanno propaganda per lui e per il suo governo.

3) Personaggi vicini alla famiglia Berlusconi tentano la scalata al Corriere della Sera, il maggior quotidiano italiano.

4) Le forze dell’ordine irrompono in diversi centri sociali e sequestrano, ancora una volta, materiale cartaceo e computer. In un’altra operazione un giornalista de La Stampa vede perquisita la propria abitazione e sequestrati Pc portatile e quello della famiglia, agende, documenti, block notes.

5) In consorzio temporaneo di impresa con Cirm l’istituto demoscopico Datamedia, vicino a Berlusconi, vince una gara d’appalto subentrando all’Abacus e così gestirà fino al 2005 i sondaggi della Rai. Da notare che rispetto agli altri istituti i sondaggi di Datamedia assegnano pressoché sistematicamente a Forza Italia parecchi punti di percentuale in più condizionando in tal modo l’opinione pubblica non foss’altro perché scoraggiano l’elettorato dell’opposizione e creano un clima favorevole per il centro-destra.

6) A meno di tre settimane dal violentissimo attacco personale di Berlusconi, Forza Italia propone di sospendere fino alle elezioni amministrative del prossimo 26 maggio le trasmissioni televisive di Biagi e Santoro e, per non farla troppo sporca, anche quella del semprefilo-governativo Vespa.

7) La rivista di sinistra Avvenimenti è oggetto d’attenzione di stranissimi ladri che rovistano da cima a fondo i cassetti della redazione, si appropriano delle agende telefoniche dei giornalisti e, già che ci sono, rubano un paio di PC portatili tralasciando altri oggetti di valore.

L’insieme di questi fatti si commenta da solo: il potere della comunicazione sociale è
ormai pari a quello legislativo, esecutivo e giudiziario. Anzi, in determinati momenti è
forse più importante. E il momento che stiamo attraversando sembra uno di questi.
Per il Governo la posta in gioco è evidente: assicurarsi il dominio sulla società civile,
preparare con largo anticipo il terreno per le prossime elezioni politiche, controllare
l’opinione pubblica, orientare subdolamente l’elettorato, neutralizzare le ragioni
dell’opposizione. Come chiamare questa strategia? Regime, nuovo fascismo,
populismo, demagogia? A sinistra il dibattito è aperto. Lo spettro delle opinioni è
amplissimo. Due cose sembrano comunque certe a qualsiasi osservatore: 1) gli spazi
per l’informazione indipendente si riducono a qualcosa di insignificante; 2) il
comportamento del governo-azienda di Berlusconi è decisamente illiberale. In
conclusione, protestare non basta. Si pone un problema politico: che fare?

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 12 maggio 2002.

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