Voglio fare la “velina”

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Giorgia Palmas ed Elena Barolo, veline dal 2002 al 2004

Quanto più è grande il divario tra l’esperienza televisiva e quella della vita reale
tanto maggiore è la sua influenza, ossia la capacità del piccolo schermo di orientare i
comportamenti delle persone nella loro esistenza quotidiana. Prendiamo come
esempio la bellezza fisica. Le starlette della Tv esibiscono corpi ben fatti, privi di
imperfezioni e fortemente sensuali. Generalmente, per la maggior parte dei telespettatori quali siamo, madre natura non è stata così benigna. Ma lottare contro la sorte sembra una prerogativa umana. E nei comportamenti pratici finisce che noi del pubblico ci sottoponiamo a dure diete e ore di footing per rispondere al canone
del corpo californiano: giovane, magro, bello e abbronzato.

L’identificazione collettiva con i modelli estetici di matrice hollywoodiana è uno dei principali effetti
materiali dei sogni ad occhi aperti veicolati dalla macchina cinematografica. La Tv li
ripropone in salsa locale e la sua traduzione pratica possiamo costantemente
osservarla nei programmi di maggiore successo. Uno di questi è “Striscia la notizia”.
Nota parodia dei Tg condotta da mediocri comici, interrotta dalla pubblicità e con il
pregio di produrre talvolta un effetto-denuncia di determinate situazioni che i Tg
veri, nel loro ignominioso servilismo ai poteri di turno, non sono più in grado di
produrre. Trattandosi di un programma che mixa notizie e intrattenimento <Striscia>
è obbligato a cedere molto al voyeurismo e ha inventato la figura delle <Veline>: due
belle ragazze che non sono né cantanti né ballerine ma ogni tanto “staccano” il finto
Tg fingendo di cantare e ballare. Ovviamente nel contempo esibiscono i corpi più o
meno scoperti. Nel caso di <Striscia> va detto che lo fanno senza la consueta
volgarità del varietà televisivo anche se il richiamo resta quello erotico.

Le Veline rappresentano un oggetto del desiderio per gli uomini e un modello da imitare per le
donne. Ma a differenza di altre starlette televisive le Veline non sanno fare proprio
niente. Meglio: più si dimostrano incapaci di esprimere qualsiasi abilità più rientrano
nel ruolo che la trasmissione ha loro assegnato. Puro sorriso, pura coscialunga, pura
statuina in movimento la Velina rappresenta un notevole passo in avanti nel
processo di identificazione collettiva del pubblico con le star del piccolo schermo.
Chiunque può imitarle. E così avviene. Basta entrare in una qualsiasi discoteca o
semplicemente uscire per strada e guardare come si vestono le donne che fingono di
non vedere gli uomini che le guardano fingendo a loro volta di guardare
distrattamente altrove. E’ la finta democrazia del divismo che dall’Olimpo dello
schermo scende tra i comuni mortali, nella banale realtà, colmando il narcisismo di
massa a cui i mass-media ci educano quotidianamente 24 ore su 24. In pochi sanno
che il divismo nacque come un’operazione di marketing e di potere e la sua attuale
normalizzazione non è che un’evoluzione per estrarre meglio tempo e denaro alle
persone. Ma alle persone sembra piaccia essere ingannati e ingannare. Così le Veline
sono diventate delle piccole celebrità e ha fatto notizia la prossima uscita di scena di
due loro per raggiunta scadenza contrattuale. A 23 anni la loro carriera è finita. O
forse no. Forse troveranno posto in qualche altra trasmissione dove magari potranno
anche parlare.

Ma ciò che ha destato maggiore scalpore è il fatto che alla loro
successione si sono candidate in 8.000. Non c’è da stupirsi. Le nuove forme di
intrattenimento non tendono più ad evadere dalla realtà, neppure ad imitarla ma ad
appropriarsene tout-court. A fianco a questo motivo e alla diffusa patologia
narcisistica ci sono ragioni molto materiali che conducono un esercito di ragazze a
sgomitare per apparire in Tv: il successo di immagine apre le porte a facili guadagni
e conoscenze altolocate. E’ sempre meglio sculettare davanti alla macchina da presa
che fare la commessa o l’impiegata. Con gli stipendi da fame che propinano…

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 17 maggio 2002.

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