La “iena” parla del difficile mestiere

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Enrico Lucci

Enrico Lucci è intervenuto domenica al corso di giornalismo organizzato dalla cooperativa sociale La Strada
“Caratteristica del giornalismo è fare domande, ma in genere sono molto temperate”

Coop la Strada è una cooperativa sociale di Bologna che organizza servizi dedicati a
persone senza fissa dimora e ha al suo attivo vari programmi di inserimento nel
mondo del lavoro tra i quali un corso di giornalismo. In quest’ambito, domenica
scorsa si è tenuto un incontro con Enrico Lucci, noto giornalista dell’altrettanto noto
programma televisivo, “Le Iene”. All’incontro sono presenti i giovani partecipanti al
corso che hanno rivolto a Lucci una fitta serie di domande sul suo mestiere.
Innanzitutto da dove Le Iene attingono le informazioni. Principalmente le fonti sono
cinque: la lettura mattutina dei quotidiani; l’Agenzia Ansa; gli appuntamenti e gli
eventi del giorno; le migliaia di segnalazioni che giungono alla redazione via e-mail;
“altre cose nascono dal cazzeggio tra noi, magari mentre siamo a mensa”. Al di là
dell’aspetto operativo Lucci precisa il modello di informazione che distingue le Iene:
“La nostra caratteristica è che su dei fatti ben precisi costruiamo una cosa nostra.
Noi entriamo dentro la notizia. Ad esempio, Telecom invia agli abbonati servizi non
richiesti e noi portiamo sotto la sede di Telecom un bel po’ delle scatole vuote. Anche
queste non richieste. Il tipo di informazione che facciamo non è usuale: è grottesco,
va per contrasto, è senza senso, anche poi un senso ce l’ha”.

La seconda domanda punta dritta sull’attualità. A Lucci è stato impedito di porre
domande ai ciclisti che in questi giorni partecipano al Giro d’Italia. Perché? E’ per
caso un guastatore? Risposta: “Io non mi sento un guastatore. Non credo di fare
cose eccezionali. Mentre tutti facevano ai ciclisti domande, tipo cosa pensavano
dell’Inter, io volevo solo fargli giurare che non si dopano. Me lo hanno impedito e due
giorni dopo è scoppiato lo scandalo. A me tutto questo sembra anormale. Ma non è
che mi meravigli. Il meccanismo è semplice: quelli che ti fanno passare per matto
automaticamente sono i seri”.

Lavorando da anni per una rete Mediaset, ossia di proprietà di Berlusconi, non poteva
mancare la domanda sulla possibilità per le Iene di subire una qualche forma di
censura. Su quest’aspetto Lucci è chiarissimo: “Io mi sono trovato molto bene a
Italia 1 e con le persone che ci lavorano, sia sul piano professionale che umano. Per
quanto riguarda eventuali censure, penso di aver fatto là dentro cose che in Rai non
avrebbero mai permesso. Sia chiaro: la libertà in assoluto non esiste. Te la devi
conquistare millimetro per millimetro, giorno per giorno. Esiste al massimo una
libertà relativa. Però quando Berlusconi voleva mandare via Enzo Biagi io il giorno
dopo l’ho intervistato. E il servizio è andato in onda. Quando hanno tolto la scorta
alla Bocassini, magistrato che ha lottato contro la Mafia, abbiamo realizzato un
servizio in cui dimostravamo come fosse facile per chiunque ucciderla. E anche quel
servizio è andato in onda. Certo, non è che Mediaset sia contenta quando rompiamo
le scatole agli sponsor. Ma non ti censurano. Non possono farlo. E non lo fanno non
perché siano buoni ma perché non gli conviene, perché le Iene hanno un buon indice
di gradimento. Noi siamo al 20% degli ascolti. Funzioniamo. E questo impedisce di
chiudere la trasmissione. Paradossalmente credo più alla libertà all’interno del
mercato che in un concetto astratto”.

Parlando mercato e di Mediaset i dubbi attraversano la mente di molti presenti. E le
domande si fanno più pungenti. Viene chiesto a Lucci se pur nella critica che le Iene
esprimono non si faccia comunque pubblicità agli sponsor delle Tv di Berlusconi.
Tutti sanno che Lucci non è tipo da giri di parole e infatti non delude: “Non credo che
a Telecom serva una pubblicità aggiuntiva. Dipende da come fai uscire le persone, le
situazioni. Noi evidenziamo paradossi come quello di recuperare nel giro di un’ora un
motorino rubato. Cosa che le forze dell’ordine non sono in grado di fare. Riceviamo
migliaia di e-mail come se Le Iene fossero in grado di risolvere di tutto: rimettere a
posto la sanità pubblica, combattere la criminalità… Ma questo non è un nostro
merito. E’ un disastro per le istituzioni. Il fatto che noi o Striscia la notizia (altro
programma delle reti Mediaset. ndr) siamo diventati paladini della civiltà non è una
nostra qualità. Significa che attorno c’è il deserto”.

Date le caratteristiche del format che ha reso celebri Le Iene la domanda se Lucci si
senta più giornalista o attore è quasi obbligata. E la risposta non è di quelle scontate:
<Non siamo mai i simpatici anche se qualche volta facciamo ridere. Comunque alle
Iene non sentirete mai battutine sui tacchetti di Berlusconi. Tuttavia la formaspettacolo
aiuta il giornalismo. Lo spettacolo permette di far passare meglio la
notizia. Se facciamo vedere quanto potrebbe essere facile uccidere un magistrato a
cui hanno tolto la scorta è ovvio che c’è una parte spettacolare. Però ti faccio vedere
anche quanto è schifoso togliere le scorte a chi ha lottato contro la Mafia. Il successo
del programma è che è tutto vero. Non c’è niente di taroccato. Niente di finto. Noi
non facciamo spettacolo sull’antirazzismo: noi siamo antirazzisti. Non andiamo
contro tutti ma contro ciò che detestiamo. Noi siamo un programma di cialtroni che
fanno i moralisti e che dicono che alcune cose ci piacciono e altre ci fanno schifo.
Facciamo una scelta di coscienza civile”.

Dalle questioni sulla politica dell’informazione e sull’informazione politica le
domande scivolano inesorabilmente sugli aspetti più pragmatici del mestiere del
giornalista e Lucci esprime così la sua filosofia: “Caratteristica del giornalismo è fare
domande. E la domanda migliore è quella che ti viene in mente per prima. Invece
entrando nel mondo del giornalismo entriamo nel contesto della domanda temperata,
educata: questo non si chiede, per quest’altro non è il momento… Alle conferenze
stampa si fanno sempre le stesse domande. Conviene. Se te ne stai tranquillo e
buono non ti romperà le scatole nessuno, né il caporedattore, né la proprietà, né il
politico, né lo sponsor. Insomma esiste un modello ufficiale di fare informazione ed
esisto io con la mia curiosità. E la diversità paga. Le Iene funzionano. Osare e non
autocensurarsi alla fine dà dei risultati. Magari diventi un programma di nicchia come
noi siamo, ma sei te stesso. Certo questo comporta la chiusura di rapporti con molte
persone. Io ad esempio non frequento gente dello spettacolo. Altrimenti farei parte
della stessa marmellata generale e non sarei più libero di fare il giornalismo che
faccio”.

Personalmente mi sono permesso una sola domanda: Lucci illuminaci, quali sono
stati i criteri di selezione per la scelta dei giornalisti che negli anni si sono succeduti
alle Iene? E la risposta è stata quella che forse ha scatenato le risate più forti:
“Senz’altro l’adolescenza infelice. La selezione è avvenuta naturalmente: i più
patologici sono rimasti. Ma l’avete visto Marco Berrì? Vi pare uno normale?”

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 21 maggio 2002.

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