Guerra mediatica: qualcosa si muove

comunicazione_800_800Per molti osservatori il rapporto tra comunicazione e democrazia rappresenta oggi il tema dominante del dibattito politico italiano. La conferma proviene da una serie di
comportamenti emersi sia su scala nazionale che locale; basta osservare quanto
accade all’interno della comunicazione televisiva e mettere in fila alcuni recenti
avvenimenti.

1) Enzo Biagi, illustre giornalista di tendenza moderata, sembra fatto
fuori dalla Rai. La sua trasmissione ha chiuso i battenti con grande soddisfazione del
Cavalier Berlusconi. In compenso Biagi ha ricevuto una laurea ad honorem
dell’amicizia da parte di alcuni suoi estimatori emiliani. Gesto apprezzabile ma
insufficiente a contrastare l’imbavagliamento dell’informazione nel nostro paese.

2) Sulla stessa lunghezza d’onda la vicenda del giornalista Michele Santoro. Sono quasi
un appuntamento settimanale i suoi scontri con i vertici di una Rai ormai dominata
da forzisti, ex fascisti e leghisti. Tra polemiche, ricorsi e minacce pare assai probabile
che la trasmissione del liberal Santoro abbia i giorni contati.

3) La sovraesposizione mediatica di Berlusconi. Sembra che il doppio ruolo di presidente del Consiglio e
Ministro degli esteri abbia soprattutto la funzione di rendere onnipresente Sua
Emittenza. Le apparizioni televisive del Premier sono più numerose del pressoché
perenne sventolio della bandiera USA sugli italici schermi, il che è tutto dire con
buona pace del nazionalismo di AN. Di show in show Berlusconi sta diventando
l’icona mediatico-culturale per eccellenza. Le sue capacità di autocelebrazione e di
mistificazione della realtà hanno una presa eccezionale sul pubblico tanto da
permettere ad un governo palesemente illiberale di pareggiare le recenti elezioni
amministrative.

4) A Bologna qualcosa si muove. Alcune proposte si aggirano sotto le
due torri per contrastare il regime mediatico che si sta consolidando oggi in Italia. La
prima, si può sintetizzare nell’idea di costituire una rete di televisioni pirata a
dimensione di quartiere. Si tratta di una proposta la cui radice affonda nei movimenti
oggi esistenti e si pone nell’ottica di costituire una fonte alternativa di
informazione/intrattenimento a livello locale. La seconda, ha preso il via da una serie
di iniziative pubbliche di Giancarlo Fabj, ex manager dell’Olivetti, e consiste nel
raccogliere alcuni milioni di abbonamenti da 20 euro ciascuno per allestire o
comprare un canale nazionale. Si tratta in sostanza di costituire una Tv finanziata dal
basso. La terza proposta è di tipo “istituzionale”. E’ stata recentemente lanciata da
Paolo Soglia, presidente dell’emittente Radio Città del Capo. A parere di Soglia
l’autofinanziamento non basta ed è necessaria un’iniziativa politica finalizzata a
recuperare una quota del 15% del canone Rai da ridistribuire nell’universo della
comunicazione indipendente. All’interno di questo dibattito aleggia il fantasma della
pubblicità. Come noto i media dipendono economicamente dalla pubblicità e a livello
nazionale il mercato pubblicitario è in mano a Berlusconi. Anche qui serve uno sforzo
di fantasia e la ricerca di alternative: la promozione di beni/servizi equi e solidali può
rappresentare uno scenario interessante. Ma la strada è in salita e tutta da costruire.
Da tutti questi fatti emerge un aspetto interessante. La guerra mediatica esplosa
oggi in Italia sta mettendo in contatto forze della sinistra radicale e borghesia
illuminata. Si tratta di un dialogo inedito, promettente e che merita più di
un’attenzione da parte dei riformisti.

Patrizio Paolinelliil Domani di Bologna, 4 giugno 2002.

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