Il consenso universale

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Marcello Dell’Utri

Marcello Dell’Utri è senz’altro un personaggio interessante. Sua è la clamorosa iniziativa di riunire a Firenze gli intellettuali che simpatizzano con Forza Italia per dire basta all’egemonia culturale della sinistra. Diversi commentatori hanno giudicato la kermesse un fallimento: defezioni, divergenze tra gli intervenuti, abortita l’idea di parlare di un “manifesto”, significative critiche da parte di alcuni noti commentatori benpensanti. E’ evidente che il successo non c’è stato. Ma parlare di un flop pare esagerato. Dell’Utri è un uomo di marketing dalle buone letture e soprattutto è un uomo d’azione. Sa quando è necessario procedere per gradi e quando sferrare l’attacco decisivo.

La giornata fiorentina rientra nell’ambito della manovra. Meglio: rientra nell’apertura
di un nuovo fronte dove la sinistra è sulla difensiva. Dell’Utri è perfettamente conscio
che l’egemonia culturale dei progressisti è in crisi da un pezzo dal momento che,
come ha affermato Edoardo Sanguineti, le gambe delle ballerine in Tv hanno molta
più presa sul pubblico di mille ragionamenti. Non solo: anche sul fronte della parola
scritta lo schieramento delle forze in campo è sbilanciato a favore del pensiero
moderato: moderata è la maggior parte della stampa italiana, moderate le più grandi
case editrici (con parziale eccezione dell’Einaudi oggi in mano a Berlusconi),
moderati la maggior parte dei prof. universitari.

Dal momento che grazie al monopolio televisivo la cultura di massa è egemonizzata
dal partito di Sua Emittenza, la manifestazione di Firenze è un primo passo di una
complessa strategia che punta ad attrarre nell’orbita di Forza Italia liberali e
conservatori appartenenti alla cosiddetta cultura alta. Non a caso il documento
proposto al dibattito è un inno ad un intellettuale puro e libero (storicamente mai
esistito ma punto di riferimento ideale per quella che una volta veniva chiamata la
cultura borghese). Non a caso Dell’Utri si ispira ad una serie di pensatori che vanno
da don Sturzo ad Abbagnano, da Salvemini a Buzzati mettendo insieme cristiani, laici
e umanisti. A guardar bene siamo dinanzi alla strategia discorsiva di Berlusconi.

Strategia elaborata dallo stesso Dell’Utri e che in sostanza tenta di raccogliere un
consenso universale. Infatti, nelle parole del Cavaliere, Forza Italia non nasce per
dividere ma per unire, per creare occupazione e benessere, vincere le sfide
tecnologiche, costruire un futuro per il Sud e per il Nord del Paese, dare speranza ai
deboli, ai disoccupati ecc. ecc. Chi può essere in disaccordo con un programma del
genere? Naturalmente si tratta di pura demagogia. Ma ha funzionato egregiamente
portando un partito con il nome di un inno sportivo a dominare l’Italia. Ad un livello
superiore Dell’Utri sta tentando la stessa operazione e da uomo di marketing è molto
attento ai tempi. Quando si ha a che fare con intellettuali il rapido ritmo dei sondaggi
con cui appropriarsi di un desiderio del pubblico (il posto di lavoro ad es.) per
rilanciarlo come proposta politica (un milione di posti di lavoro) è scarsamente
utilizzabile. Vanno adottate tecniche di costruzione del consenso più progressive e
Firenze non è che la prima tappa. Non potrebbe essere diversamente. Dell’Utri ha in
mente un percorso preciso, peraltro adombrato nel suo sito Web. Intanto ha
incassato il risultato di aver fatto abbondantemente parlare dell’iniziativa toscana. I
passi successivi sono più o meno prevedibili. Ma questo è un aspetto del problema.
L’altro è: come reagirà la sinistra? Starà alla finestra come ha fatto con la
comunicazione televisiva e la cultura di massa?

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 18 giugno 2002.

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