Senza Biagi TV più povera

Rai: sede di roma

Ingresso sede Rai di Roma
Cavallo di bronzo dello scultore Francesco Messina

Nonostante l’ultima parola spetti al CdA della Rai del prossimo 5 luglio, Berlusconi
sembra avercela fatta: Biagi, Santoro e Fazio saranno con tutta probabilità fuori dai
palinsesti autunnali della Tv pubblica. In proposito ha dichiarato Enzo Biagi: “A fare i
palinsesti della Rai è Berlusconi. Mi chiedo se come Presidente del Consiglio o come
proprietario di Mediaset. E’ quasi comico. … Lo chiamano spoil system no? Che vuol
dire calci nel sedere a quelli che non la pensano come loro”.

Ciò che colpisce di questa vicenda non è l’intervento autoritario da parte di
Berlusconi. Ogni forma di potere tende a neutralizzare in modi più o meno diretti e
violenti il dissenso. D’altra parte, da sempre la maggior parte del lavoro degli alti
dirigenti della Rai è consistito nel sorvegliare il contenuto dei messaggi televisivi
conformandoli ai dettati del potere politico. Se il muro di Berlino non fosse caduto
noi avremmo ancora Andreotti al governo, la Rai lottizzata e le assunzioni
determinate da criteri di assoluta fedeltà a questo o quel partito. L’unico elemento di
continuità con l’oggi sarebbe forse il turbinio di tette e culi che tanto costano
pochissimo e permettono al servizio pubblico di mettersi al passo con le Tv
commerciali. La critica di tipo etico-morale nei confronti del potere è quindi
insufficiente. Occorre un’analisi più materiale. E il dato materiale più eclatante che
emerge dalla ferma volontà di Berlusconi di estromettere i tre noti personaggi
televisivi è che si tratta, tutto sommato, di tre moderati. Certo, le differenze tra loro
sono notevoli. Biagi è stato per decenni un anticomunista viscerale. Santoro no, è un
liberal che vota per Dini. E i due si distinguono da Fazio che è soprattutto un uomo di
spettacolo, beffardamente critico nei confronti dei socialisti craxiani ma certo non è
mai stato un rivoluzionario. Differenze fra i tre se ne possono trovare a iosa. Ma ci si
perderebbe e non si coglierebbe il nocciolo della questione: il progetto berlusconiano
di inaugurare una nuova era, la sua era, l’Era del Cavaliere.

L’altro fattore che conduce al cuore della polemica sui palinsesti autunnali della Rai
non è tanto la minaccia del pluralismo. Quando mai la società civile ha avuto un
accesso continuativo al piccolo schermo? Il 99,9% di ciò che si vede in TV è
selezionato dal potere politico a sua volta controllato dal potere economico.
Senz’altro una Tv senza Biagi, Santoro e Fazio è più povera. Ma non è la loro
presenza che stabilisce una democrazia sostanziale. Questa sarà possibile quando la
televisione sarà aperta alla società. Cosa di là da venire, anche se va detto che
Santoro è orientato in tale direzione. Più che minacciare il pluralismo l’estromissione
dei tre personaggi elimina un modo di pensare in termini politici. Obiettivo della
comunicazione berlusconiana è quello di non far crescere nel pubblico una reale
coscienza politica. Certo, un po’ di critica qualunquista è ammessa altrimenti le
maglie del controllo sarebbero troppo strette e la gente si sentirebbe soffocare. Ma
Biagi, Santoro e, in un modo assai personale, Fazio fanno un tipo di comunicazione
che stimola nei telespettatori tre sentimenti forti: 1) la Tv può essere uno strumento
di crescita; 2) tramite la Tv si può essere più liberi; 3) gli schemi dei format possono
essere rotti con diverse armi linguistiche: l’ironia, la critica, il ragionamento. L’ironia
nei confronti di chi detiene davvero il potere. La critica dei problemi sociali. Il
ragionamento contro un modo di fare comunicazione televisiva che punta a
confondere lo spettatore. Tutte minacce per il sogno berlusconiano di instaurare la
propria Era.

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 25 giugno 2002.

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