La guerra mediatica 2

guerra_mediatica-1e6ba,,La guerra mediatica può essere definita come una serie di conflitti che esplodono tra gruppi di potere per la gestione della visibilità sui mezzi di comunicazione di massa. Come, quando, per quanto tempo e con quale frequenza apparire sulla stampa o sulla Tv sono i termini che stabiliscono tattiche e strategie attraverso cui le élite lottano per il controllo dell’opinione pubblica. Se questa definizione di guerra mediatica è  accettabile allora possiamo affermare tranquillamente due cose: che nonostante l’estate inoltrata in Italia siamo in piena battaglia; che la lotta per il potere politico si combatte sempre più intorno al possesso dei mass-media. La semplice enumerazione di pochi fatti che hanno conquistato l’attenzione di quotidiani e Tg nell’ultimo mese è la prova di un conflitto senza esclusione di colpi la cui posta in gioco è la futura forma-stato della seconda repubblica.

1) Il mese di Giugno ci stava lasciando con due abili finzioni (un grande attentato di
Al Qaeda in Italia paventato dal Ministro della Difesa Antonio Martino e un piano
sempre di Al Qaeda contro la Basilica bolognese di S. Petronio) quando ecco giungere
lo scoop di Zero in Condotta (Zic), periodico bolognese di area movimentista, che
pubblica alcune lettere inedite del Prof. Marco Biagi assassinato da presunti
terroristi. In quelle lettere Biagi scrive di essere criminalizzato da Cofferati, il
Segretario della CGIL. Una manna per il possente apparato di propaganda del
Governo Berlusconi. Su stampa e Tv scatta immediatamente l’operazione di
linciaggio della CGIL. Ma la manovra dura poco. Con un’insultante dichiarazione nei
confronti del docente ucciso (definito un rompicoglioni) è il Ministro degli Interni
Scajola a rovinare il progetto di devastare l’immagine della CGIL. Partiti all’attacco,
strateghi della comunicazione e politici di area filo-governativa battono in ritirata.
Scajola è costretto alle dimissioni. Nel frattempo la CGIL presenta un espostodenuncia
alla Magistratura per chiedere luce sui fatti mentre Zic si ritrova nella
bufera: ha pubblicato le lettere del docente con la nobile intenzione di risollevare il
caso della mancata scorta al Professore assassinato e si è ritrovato a fare da sponda
ad un’operazione governativa di attacco frontale alla CGIL. Per fortuna che anche a
destra non sono aquile…

2) In una torrenziale intervista di due pagine al quotidiano spagnolo El Mundo,
Berlusconi ribatte alle accuse di frode fiscale mosse dal Giudice Garzon in merito al
caso Telecinco, canale televisivo di cui Mediaset detiene una quota. Sua Emittenza
attacca senza mezze misure il noto Magistrato utilizzando la stessa tecnica di
autoassoluzione che lo ha visto vincente in Italia: giura sulla testa dei propri figli che
lui non c’entra nulla, che i Giudici sono politicizzati, che la stampa è di sinistra e che
un sondaggio gli dà la fiducia del 68% dei suoi connazionali ecc. Un po’ vittimista, un
po’ uomo della provvidenza Berlusconi recita magistralmente diversi ruoli e
l’intervista segna, oltre che una possibilità di comunicare all’esterno di gran lunga
superiore a quella concessa a Garzon, anche la virata di El Mundo, passato da una
posizione critica nei confronti del Cavaliere a interviste scendiletto (El Mundo è
controllato dalla Rizzoli, ossia Cesare Romiti, uomo dagli eccellenti rapporti con
Aznar, Premier spagnolo, e lo stesso Berlusconi). Risultato: il Cavaliere non si
presenta alle udienze del Tribunale. Gli basta farsi intervistare da giornalisti
compiacenti.

3) Ad un convegno di intellettuali di Alleanza Nazionale il Presidente della Rai,
Antonio Baldassarre, promette che Rai Educational (l’unico canale culturale del
nostro paese) riscriverà la storia raccontata finora in modo unilaterale, fazioso e
ideologico per colpa delle <storielle> che vengono propinate dai libri. Le <storielle>
sono il totalitarismo fascista, la persecuzione degli ebrei, la lotta partigiana ecc.
Naturalmente scoppia il putiferio. Eccellente apprendista di scuola berlusconiana
Baldassarre nega le proprie affermazioni. Ma la frittata è fatta. Sulla riscrittura della
storia via Tv interviene nientemeno che Carlo Azeglio Ciampi, il Presidente della
Repubblica. Dinanzi ad un pubblico di giornalisti Ciampi ribadisce i valori chiave del
nostro Paese: il Risorgimento, la Resistenza, la Costituzione. Baldassarre è servito.
Senz’altro la prossima volta starà più attento. Il revisionismo storico si fa senza
dirlo. Fini docet.

4) Siamo a fine luglio. Tira aria di vacanze. Ma non per le élite che combattono la
guerra mediatica. Il 23 luglio Ciampi invia un messaggio ai Presidenti delle Camere in
cui invita ad approvare una nuova legge sull’informazione. E’ la prima volta che il
Quirinale si espone in maniera così perentoria e utilizza l’artiglieria pesante del
messaggio alle Camere. In sostanza il messaggio del Capo dello Stato è un invito al
pluralismo dell’informazione di cui oggi è palese la mancanza dato il doppio ruolo di
Berlusconi, proprietario di un impero mediatico e Capo del Governo. In altre parole: il
conflitto di interessi del Cavaliere è un pericolo per la democrazia italiana. C’è chi
dice che quest’uscita di Ciampi sia dovuta all’autocandidatura espressa alcuni giorni
prima da Berlusconi alla presidenza della Repubblica (progetto peraltro già noto:
Berlusconi a capo di una Repubblica presidenziale e Fini Presidente del Consiglio per
gestire in Italia una democrazia autoritaria accarezzata dallo zio Sam). Sia quel che
sia il richiamo di Ciampi al pluralismo, all’imparzialità dell’informazione e al ruolo
centrale del servizio pubblico così come la sua richiesta di estensione della vigilanza
anche alle Tv private segnano una svolta nella guerra mediatica. Berlusconi si
dichiara d’accordo con il messaggio del Quirinale. Ovviamente finge. E’ lui il bersaglio
dell’attacco di Ciampi ma non può permettersi uno scontro frontale con il Presidente
della Repubblica. Almeno non ora. Il Cavaliere prepara le sue contromosse. E segna
subito un punto a sua favore, anzi due: dopo aver ventilato che presto avrebbe
lasciato la carica di Ministro degli Esteri ci ripensa e continuerà a mantenerla in
modo da continuare ad avere un’altissima sovraesposizione mediatica, ma
soprattutto: il dibattito sul messaggio di Ciampi si svolge sia alla Camera che al
Senato in aule quasi deserte. Il Parlamento va in vacanza e tanti saluti al Capo dello
Stato.

5) Siamo ad un passo da agosto, la guerra mediatica non si placa e si registrano due
episodi, forse secondari rispetto allo scontro istituzionale Ciampi-Berlusconi ma non
trascurabili: a) in nome della Tv federalista, ossia in ossequio alla strategia leghista
di fare a pezzi l’Italia, la Rai va avanti nel decentramento trasferendo produzioni
dalla sede romana a quelle di Torino, Milano e Napoli; persino l’ex missino Storace,
Presidente della Regione Lazio, si oppone con forza all’operazione ma senza risultati;
b) le forze dell’ordine conducono due delle operazioni più inquietanti dopo la
repressione in perfetto stile cileno del luglio 2001 a Genova in occasione del G8: in
provincia di Macerata i carabinieri entrano in alcune fabbriche e schedano lavoratori
iscritti al sindacato; durante le recenti manifestazioni genovesi per commemorare
l’omicidio di Carlo Giuliani sono filmati i cortei e ai caselli autostradali perquisiti e
ripresi con videocamera migliaia di giovani. Purtroppo anche questa è informazione.
Informazione che si trasforma in sorveglianza nei confronti di chi si oppone al rischio
di regime berlusconiano.

Ma esiste davvero questo rischio regime? Per molti, compresi esponenti
dell’opposizione, non è così. E come capita nella storia, la guerra (in questo caso
mediatica) deciderà per tutti.

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 30 luglio 2002.

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