Dov’è Piazza Trotsky?

Nettuno

Bologna, Piazza del Nettuno

“Dio Patria Famiglia”. A frequenti ondate il motto delle moderne ideologie reazionarie prende corpo nella nostra città, sempre meno bella e sempre più addormentata, e nella  nostra provincia, che resiste come può alla restaurazione globale. Accade così che amministratori locali come il Presidente forzista del Quartiere Porto inneggi a Pinochet, amministratori regionali debbano intervenire nelle polemiche sul “crocefisso obbligatorio” nelle scuole ricordando a tutti la laicità dello Stato italiano e si discuta per mesi nei comuni del bolognese se intitolare o meno delle strade ai morti delle foibe. L’offensiva ideologica di questi ultimi tempi è stata preceduta da numerose altre iniziative: come il tentativo di cancellare l’attributo
“fascista” dalla lastra di commemorazione della strage alla stazione di Bologna, il mancato rispetto da parte del Sindaco Guazzaloca del minuto di silenzio per ricordare le vittime di quella carneficina durante la manifestazione del 2 agosto scorso, gli ostacoli burocratici creati ad arte per la concessione degli spazi pubblici alle feste de l’Unità. Che fare? Il centro-destra continuerà la sua campagna ideologica, c’è da starne certi: copriranno con la nostalgia del ventennio il fallimento della loro attuale politica. La sinistra potrebbe iniziare ad uscire dall’angolo ricordando a se stessa e alla società da dove proviene: che ne dite di Piazza Trotsky?

Il Sindaco e il cagnolino
Assediato alla prima del Teatro Comunale da centinaia di cittadini infuriati contro il degrado
della zona universitaria, circondato al bar da dipendenti comunali in lotta per il rispetto del
contratto, caduto in minoranza nientemeno che sull’assestamento di bilancio il Sindaco di
Bologna, Sua Intermittenza Guazzaloca, continua a fare l’intermittente: non si cura di
nessuno, non guarda e passa oltre. Da dove trarrà tanta sicurezza? Dal fatto di essere in
ottima compagnia. Nessuno lo sa ma Sua Intermittenza ha un cagnolino invisibile che porta
sempre a spasso con sé: si chiama Carlino. Razza: barboncino. Colore: nerissimo. Carlino è
fedele come l’Arma dei Carabinieri, ringhia e abbaia come un pazzo contro emarginati e
punkabbestia, scodinzola e fa le feste dinanzi a qualsiasi riccone e possiede una qualità
insospettabile per un quattrozampe: sa scrivere. E così mentre il suo padrone viene contestato
appena mette il naso fuori di casa lui non si accorge quasi di nulla e riempie il suo diario di
pagine contro la microcriminalità. Ecco di chi è la colpa di tutti i guai di Bologna: degli
scippatori, dei tossicodipendenti, dei ladruncoli. Ma adesso la vedranno: nel Centro Storico i
vigili raddoppieranno (da 24 a 50), telecamere dappertutto (250) e una centrale operativa
nuova di zecca. Eliminati i poveri tornerà la sicurezza. O forse no. Ma che importa? Intanto
Carlino ha deviato l’attenzione dell’opinione pubblica dalle cause del degrado urbano e
prodotto un bel po’ di discriminazione sociale. E’ davvero un cane intelligente: gli manca la
parola.

Patrizio Paolinelli, rubrica “Botta e risposta”, il Domani di Bologna, 1 dicembre 2002.

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