La Ragione e il silenzio di Dio

Il-pensatore

“Il Pensatore” di Rodin

In una recente udienza il Papa ha affermato che “Dio sembra essersi chiuso nel suo
cielo, quasi disgustato dall’agire dell’umanità”. Anche per un laico, per un ateo il
“silenzio di Dio” non può lasciare indifferenti né, tantomeno, compiaciuti. Al di là
delle conclusioni a cui approda, il discorso del Papa impone all’attenzione di tutti un
tema: abbiamo sempre meno parole per spiegarci la crisi del mondo contemporaneo.Il linguaggio è impotente dinanzi a tempi in cui con un’irresponsabilità infinita gli
USA minacciano di usare un’altra volta la bomba atomica contro esseri umani e la
povertà dilaga in mezzo alla ricchezza più sfrontata.

Chiunque, credenti e non credenti, fa estrema fatica a trovare una via d’uscita dal
paradosso di vivere in una cosiddetta società dell’informazione dove comprendersi è
diventato pressoché impossibile, dove le parole sono diventate quasi esclusivamente
armi: siano i vocabolari complessi della scienza e della tecnologia siano le parole
quotidiane del marketing e della pubblicità. Non comunichiamo più: né con la
trascendenza né con l’immanenza. I mass-media sono prevalentemente strumenti
che deprimono la crescita e l’emancipazione e, peggio ancora, offendono
quotidianamente l’intelligenza, la sensibilità, la bellezza; offendono il corpo e
l’anima. Tutti affilano le armi: in famiglia, nelle strade, nei circoli politici, nei
telegiornali, per non parlare delle caserme.

Certo a noi laici non mancano le spiegazioni. Sappiamo che in quanto istituzione
neppure la Chiesa è immune da pesanti responsabilità per essersi storicamente
alleata con il capitalismo in nome dell’anticomunismo. Sappiamo che i mali
dell’umanità hanno un nome preciso: liberismo ieri, neoliberismo oggi. Sappiamo che
il famelico egoismo dell’alta borghesia è il principale responsabile del disagio di
vivere della maggior parte del genere umano. Sappiamo che non possiamo smettere
di lottare per un mondo più giusto. Ma non possiamo chiudere gli occhi dinanzi alla
solitudine spaventosa in cui si trova oggi la Ragione.

Il <silenzio di Dio> parla anche ad un illuminista, persino ad un marxista perché i
saperi laici non sono più in grado di gestire ragionevolmente l’immenso patrimonio di
conoscenze che abbiamo accumulato da 500 anni a questa parte. E non è questione
di complessità. Il <silenzio di Dio> pone definitivamente la Ragione in crisi con se
stessa. Per alcuni si tratta di una perturbazione salutare. Per altri di una pericolosa
impasse. Comunque sia a nessuno sfugge che stiamo attraversando un passaggio
epocale dove le incognite sono superiori alle certezze: la Ragione non è più in grado
di prospettarci un futuro degno di questo nome.

Si dirà che tutti i mutamenti storici comportano sconvolgenti riassetti dei saperi e dei
poteri. Ma è proprio questo il punto: non ne possiamo più della “solita storia”, delle
“solite lotte” per il potere. E sono proprio la Ragione e la religione a dirci che questa
non è la condizione umana ma il gioco di convenienza delle élite economiche di ieri e
di oggi. Qual è la via d’uscita allora? Anche per il pensiero secolare un’indicazione
forte proviene da San Francesco che, prima ancora di spogliarsi dei suoi abiti, seppe
spogliarsi del suo Io. L’abbandono di Francesco delle cose terrene non è una fuga ma
una rinascita è il ritorno al mondo di un uomo nuovo capace di parole nuove.
Francesco è il fondatore di un linguaggio. La Ragione è oggi dinanzi ad un bivio assai
simile a quello del Santo di Assisi: ripensare completamente se stessa per ritrovarsi.

Patrizio Paolinelli,il Domani di Bologna, 20 dicembre 2002.

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