Uno scambio a senso unico

tafazzi

Tafazzi, interpretato da Giacomo Poretti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo

Con un impegno profuso con particolare intensità negli ultimi anni la sinistra di governo ha dimostrato di capire assai poco del ruolo sociale, politico e culturale delle comunicazioni di massa. Lo dimostra la lunga serie di errori nazionali e locali quali la vicenda de l’Unità, la chiusura di network, radio, fogli informativi, la vendita di tv locali ecc. Lo dimostra il fatto che Berlusconi è al potere anche e soprattutto grazie all’uso spregiudicato dei suoi tre canali televisivi e in generale del suo impero
mediatico. Tanto palesi sono stati gli errori della sinistra e tanto efficace è risultata la capacità di aggregare consenso elettorale da parte di chi detiene la proprietà dei media che il rapporto tra democrazia e comunicazione è diventato da tempo un tema dominante del dibattito politico italiano.

Nessuno poteva immaginare che la sinistra istituzionale oggi perseverasse
nell’errore. Invece sì. E’ di questi giorni la notizia di un accordo tra la Regione Emilia-
Romagna e il Resto del Carlino. L’intesa prevede per un anno la distribuzione gratuita
del quotidiano bolognese ai pendolari di 35 stazioni regionali in un determinato
giorno della settimana. La scusante è una pagina dedicata agli stessi pendolari. In
realtà, come tutta la carta stampata il Carlino è in crisi di vendite e la Regione lo
finanzia in maniera occulta. Reputiamo quest’accordo poco chiaro sul piano politico,
per nulla pluralista sul piano dell’informazione, devastante sul piano culturale.
Nell’attuale panorama italiano è come minimo discutibile che una Regione di centrosinistra
contribuisca a diffondere un quotidiano di centro-destra. D’altra parte è
evidente a chiunque che il Carlino non fa un’informazione indipendente ma militante:
a favore di Alleanza nazionale e Forza Italia. Non solo: agitando lo spettro della
sicurezza la linea editoriale del Carlino è quella di fomentare pregiudizi nei confronti
degli immigrati extracomunitari, della microcriminalità, dei tossicodipendenti, dei
centri sociali, dei contestatori contro la globalizzazione neo-liberista. Una tecnologia
di manipolazione dell’opinione pubblica finalizzata a creare guerre tra poveri e a
deviare l’attenzione collettiva dalle contraddizioni sociali reali: le disuguaglianze, lo
sfruttamento e la precarietà sul lavoro, il costo della vita, l’arroganza delle élite
dominanti, la criminalità in giacca e cravatta, le vecchie e nuove povertà. Oltre a
produrre intolleranza verso le fasce marginali della popolazione il Carlino è da
sempre schierato contro il sindacato, i lavoratori, la sinistra. Lo dimostra tutta la sua
storia che contiene pagine nerissime; lo dimostra il suo attuale modo di fare
informazione, sempre a tutela dei poteri forti; lo dimostra il suo approccio ai
problemi sociali, risolvibili con la galera e il manganello.

Cosa spera di ottenere la sinistra dal distribuire gratuitamente un quotidiano di
questo tipo? Qualche benevolo articolo? Se ne accorgerà quando si scatenerà la
campagna elettorale quanto sarà imparziale l’informazione del Carlino. Ma come al
solito il danno peggiore sarà fatto sul piano della sensibilità collettiva. Anche quando
non parla direttamente di politica il Carlino veicola un’ideologia di destra attraverso
il suo modo classista di leggere la realtà, i valori che propone, i modelli di essere e di
vivere che esalta. La sinistra si troverà così a confrontarsi, persino sul piano
elettorale, con una mentalità collettiva, un’opinione pubblica ancora più orientata in
senso reazionario. A quest’insieme di considerazioni si potrebbe obiettare che
l’accordo Regione-Carlino rientra in giochi politici che noi comuni mortali non
possiamo comprendere. Insomma alta strategia di alte burocrazie politicoamministrative.
Se così fosse è una logica di scambio che non ci piace perché passa
sulla testa dei cittadini. Inoltre è uno scambio a senso unico: tutto a vantaggio del
centro-destra così come il centro-sinistra ci ha abituato da parecchio tempo. E
francamente non se ne può più.

Patrizio Paolinelliil Domani di Bologna, 16 gennaio 2003.

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