L’economia del dono. Il Web e il neoliberismo

$(KGrHqR,!lgEGeert Lovink è un noto esponente della cybercultura. E come capita ai guru dei nuovi saperi si è cimentato con un vecchio media pubblicando un libro: Dark Fiber, Luca Sossella editore, Roma
2002, pagg. 286, 18 euro. I principali oggetti di osservazione di Lovink sono la società digitale e
le interazioni tra lavoro fondato sulla conoscenza, appetiti delle corporation della comunicazione, politica intesa principalmente come esercizio del potere. Innanzitutto un
chiarimento sul titolo: dark fiber è un’espressione usata dagli addetti ai lavori per definire le
parti inutilizzate di fibra ottica, ossia i cavi che servono per trasmettere informazioni visive,
sonore ecc. La precisazione ci permette di introdurre subito uno dei concetti portanti del libro:
l’economia del dono. Il che significa: 1) Internet è molto di più di uno spazio per il commercio
elettronico o per il business dei big dell’intrattenimento; 2) Internet è un luogo in cui le idee di
reciprocità, libertà, solidarietà, scambio gratuito di informazioni, software e contenuti possono
tradursi e si traducono già per molti in comportamenti concreti, in un modo non mercificato di
stare insieme.
L’economia del dono costituisce un riorientamento del pensiero in senso diametralmente

opposto al neo-liberismo. Per stabilire la rotta Dark Fiber individua una lunga serie di punti di
contatto tra la cultura umanistica e la cultura tecnologica. A parte l’approccio antieconomicista
la sorpresa che ci fa Lovink è quella di riscoprire i grandi dimenticati degli anni ‘80 e ’90: i
teorici della Scuola di Francoforte, Adorno e Horkheimer in primis. A ben guardare, per chi non
accetta il mondo così come è, per chi pensa che la politica sia un progetto per il futuro di
uguaglianza e di giustizia sociale il pensiero di questi studiosi è ancora oggi imprescindibile.
Confessiamo tutto il nostro entusiastico apprezzamento per questa riscoperta. Se la sinistra
istituzionale si fosse confrontata con questi autori oggi forse non avremmo a che fare con il
dilagare del nuovo fascismo che ha nel monopolio dei mezzi di comunicazione il suo vettore più
efficace. Ma la storia non si fa con i se. E comunque va avanti. E nelle frontiere delle nuove
forme di comunicazione ecco riattecchire l’atteggiamento mentale della Scuola di Francoforte: il
pensiero critico. Un modo di leggere la realtà che tutti i media, in particolare la TV, cercano di
abolire per controllare politicamente le masse di ascoltatori: fiction, soap opera, sport,
pubblicità e donnine seminude servono a questo.

Al passo con i tempi Lovink propone la sua versione di pensiero critico: il net criticism. Che cosa
è? E’ un comportamento culturale di tipo <sperimentale> che tenta di leggere Internet in
opposizione a chi vuol fare della Rete un affare o un altro mezzo di controllo sociale come la Tv.
Il net criticism si propone come <una macroteoria speculativa, capace di combinare
pragmatismo radicale con il pensiero negativo, la fuga e la presenza, la resistenza e l’utopia>.
Ma ancora di più: il net criticism ipotizza una nuova <dialettica digitale> per costruire inedite
relazioni teoria/prassi adatte ad un’epoca in cui la vita sociale è totalmente condizionata dalla
cultura tecnologica. C’è molto di Marcuse e di Debord in quest’approccio. Di conseguenza c’è
molto “movimento”. Levink infatti non si limita solo a teorizzare. Anzi, Dark Fiber è frutto della
lunga esperienza dell’autore nelle pratiche della sinistra antagonista nordeuropea. Una sinistra
che ha individuato nella comunicazione un nuovo fattore della produzione e nei new-media
un’occasione per ribaltare rapporti di potere. Da pragmatico radicale come si autodefinisce
Levink esce sia dalle secche del determinismo tecnologico riconoscendo che la tecnologia in sé
non risolve alcun problema sociale, sia dal pessimismo tecnoculturale che vede nella velocità dei
cambiamenti provocati dall’information technology una sorta di vuoto a perdere della nostra
umanità. E a proposito di velocità: il net criticism è assai ambizioso perché non si lascia
abbindolare dalla retorica sull’accelerazione dei tempi sociali ma tenta di unire pratiche e
soggettività che emergono dai new-media con i tempi lunghi della storia. In Dark Fiber ciò
significa: Mediattivismo + Scuola di Francoforte. Finalmente. Per i ciber-libertari è un rapporto
da coltivare.

Patrizio Paolinelli,il Domani di Bologna, 7 febbraio 2003.

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