L’odissea di un giovane lavoratore immigrato sotto le due torri. Sette anni di traslochi

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Colpo d’occhio sul centro storico di Bologna

Un mondo popolato di agenzie, affitti in nero, alloggi fatiscenti e convivenze forzose Fabio Del Monte è un giovane brindisino di 27 anni. E’ emigrato dalla sua città natale per trovare lavoro al Nord. La ricerca è stata premiata. Dal 1996 vive a Bologna e attualmente svolge la professione di idraulico in un’azienda locale. Fin qui la favola sembra avviata al lieto fine. Ma non è così perché se  l’occupazione gli è garantita non altrettanto si può dire per un altro bene di prima necessità: la casa. In meno di sette anni di permanenza a Bologna Fabio cerca oggi la sua ottava abitazione.

Da dove inizia tutto questo girovagare?

“Da Via Pietralata. Arrivo a Bologna il 14 settembre 1996 e dormo nella stanza di Rocco, un mio
amico di Brindisi che studia economia all’Università. L’appartamento è semifatiscente,
composto di due camere dove alloggiamo in cinque. Ufficialmente risulto un ospite ma divido il
costo della stanza e pago 250.000 £ al mese. Il tutto di nascosto dagli altri tre inquilini,
studenti pronti ad aumentare l’affitto a Rocco se avessero saputo che io pagavo. Comunque la
storia non può durare anche perché la stanza è subaffittata da un altro studente che sta
facendo il servizio civile e da lì a poco sarebbe tornato. Così dopo sei mesi con il mio amico
troviamo un appartamento in Via Gherardi”.

Che tipo di appartamento è?

“Con una sola eccezione tutte le case in cui ho abitato hanno lo stesso modulo: due camere,
cucina più o meno abitabile, cucinotto, bagno… e tanta gente dentro. In Via Gherardi siamo in
cinque. Stavolta, a parte il mio amico, tutti lavoratori: uno chef italo-brasiliano e due ragazze,
una fa saltuariamente la barista e l’altra lavora in uno studio odontotecnico. L’appartamento è
in buone condizioni. Il che costa: 350.000 £ a posto-letto e due mesi di cauzione. Ma sono
contento perché almeno vivo in un posto decente”.

Complessivamente l’affitto a quanto ammonta?

“Mah, nella mia esperienza a Bologna la cosa funziona così: chi ha la possibilità di stipulare un
contratto d’affitto versando caparra e coprendo spese varie subaffitta poi le camere a costi di
mercato e non ti dice certo quanto paga. Ovviamente ci lucra sopra”.

Quanto dura l’esperienza in Via Gherardi?

“Otto mesi. Molto poco perché lo chef viene chiamato a lavorare a New York. E’ la sua grande
occasione e lui molla tutto, noi compresi. Rescinde il contratto e la proprietà non ce lo rinnova
perché a suo giudizio non diamo le dovute garanzie economiche. Io all’epoca avevo un
contratto di formazione lavoro e non arrivavo a 1.400.000 £ al mese mentre le due ragazze
lavoravano in nero. La soluzione è un genitore che garantisca per tutti. Impossibile. Nessuno si
assume responsabilità per sconosciuti”.

Siamo a settembre 1997. E’ passato circa un anno e lei si trova di nuovo sulla strada. Come risolve?

“Mi tuffo in Via Zamboni. Che essendo in zona universitaria è tappezzata di annunci di affitto.
Con Rocco trovo un appartamento in Via Mengoli. Una roba semifatiscente di due camere e
cucina che dividiamo con uno studente di Sulmona e un lavoratore di Lecce intestatario del
contratto d’affitto. Io e Rocco paghiamo 350.000 a testa per una stanza, più due mesi di
cauzione e spese a parte. L’appartamento è piccolo, in quattro non si riesce a stare. Per
mangiare si fanno i turni. La convivenza è difficile anche perché lo studente fuori fa il fighetto
ben vestito e in casa è sudicio come un maiale. L’altro inquilino invece ha atteggiamenti
autoritari. Dopo quattro mesi è impossibile convivere”.

E cosa succede?

“Succede che per la quarta volta mi metto alla ricerca di una casa. Rispondo ad annunci sul Bo
e fogli simili. Faccio varie tarantelle incontrando personaggi tipici di Bologna che ti offrono
stanze in nero a 600-700 mila £ al mese e parliamo del ‘98. Uno di questi tipi, un
semianalfabeta pieno di soldi, mi fa visitare quattro suoi appartamenti dove la situazioni sono
ai confini della realtà: un letto in un corridoio, una stanza divisa in due da una parete di armadi
e simili. Pensi che questo individuo si dipinge come una persona che aiuta il prossimo, un
benefattore dello studente e del lavoratore perché grazie a lui la gente riesce a trovare un
tetto; parole sue. Allora torno agli annunci della magica Via Zamboni e trovo un posto-letto in
Via Salvini. Solito appartamento di due camere e cucina da dividere con due studentesse e uno
studente”.

E il suo amico Rocco?

“Trova un posto-letto in una casa vicino alla mia. Così ci separiamo e non nascondo una certa
emozione. E’ la prima volta che mi trovo a vivere da solo con sconosciuti. Però sono fortunato.
Gli altri inquilini sono persone intelligenti e tranquille. Qui non c’è contratto, siamo tutti
rigorosamente in nero. Abbiamo rapporti diretti con la proprietà, un medico e un insegnante a
cui versiamo direttamente 1.200.000 £ di pigione ogni mese. Loro abitano in una stupenda
casa con le pareti affrescate e mobili d’epoca mentre il nostro appartamento è fatiscente”.

Cosa intende per fatiscente?

“Muri scrostati, rubinetti che non funzionano, scarichi del bagno che non vanno, fogli di vernice
del soffitto che ti cadono in faccia la notte quando dormi e così via. Comunque sia, mi rimbocco
le maniche e metto a posto quello che posso sapendo che non ci verrà rimborsata alcuna
spesa. Però non basta. Le condizioni della casa sono proibitive. Inoltre iniziamo ad avere ospiti
fissi, il ragazzo di una, la ragazza di un altro… Ma stiamo molto bene insieme e così dopo un
anno, nel 1999, troviamo in Via de’ Carracci un bell’appartamento di tre camere, cucina
grande, posto-auto, cantina e bagno. Costo: 2.250.000 £ al mese. Cifra che corrisponde
esattamente alla rata del mutuo che il padrone di casa deve pagare per acquistare
l’appartamento”.

Siamo al quinto appartamento. Come lo avete trovato?

“Eravamo stremati dalla ricerca tramite annunci e ci siamo rivolti ad un’agenzia. Che ha preteso
il 10% del canone annuo più Iva. Il contratto è intestato ad una coppia di studenti, lui di Roma
e lei di Modena, previa firma di garanzia dei loro genitori per tutti gli inquilini e tre mesi di
caparra. Qui abitiamo in sei e l’unico che lavora sono io. E’ una bella esperienza. Praticamente
siamo una famiglia, ceniamo tutti insieme, usciamo in gruppo. Però man mano che il tempo
passa gli studenti si laureano e in casa ci sono alcuni avvicendamenti. Ogni volta per cambiare
il nome dell’inquilino sul contratto l’agenzia pretende 500.000 £ in nero, oppure il doppio se si
vuole la fattura. Passano circa tre anni e si laurea anche la coppia di studenti intestatari del
contratto, così non ci sono i loro genitori a fare da garanti. Io sono l’unico che lavora, l’agenzia
non ritiene sufficiente la mia busta-paga, così ci sfratta. E tenga presente che guadagno 1.200
euro al mese, la maggior parte dei miei colleghi se arriva a 800 è già tanto. Per chiudere in
bellezza con una serie di scuse il padrone di casa non ci restituisce la caparra, oltre 6 milioni di
£. Ci rivolgiamo ad un avvocato ma poi lasciamo perdere perché la causa sarebbe lunga e
costosa”.

Se non sbaglio arriviamo più o meno a metà del 2002.

“Settembre per essere precisi. Tramite amici trovo una stanza singola in Via Zaniboni per
700.000 £ più due mesi di caparra e spese condominiali a parte. L’appartamento è di due
camere e cucina. Ci vivono due ragazze, una di Frosinone e l’altra siciliana, che lavorano nella
ristorazione. La convivenza dura solo tre mesi perché la sorella di una delle ragazze si installa
a casa con marito e cognato rumeni, due persone squisite ma manca l’aria per respirare. Pensi
che loro dormono in cinque in una stanza. Così iniziano a nascere i primi dissapori e a
novembre dell’anno scorso mi sposto a casa di due amici di Brindisi in Via Bainsizza dove
alloggio tutt’ora. Qui partecipo alle spese pagando 500.000 £ al mese ma sono ospite e sto
cercando disperatamente una stanza”.

Che sarebbe la sua ottava abitazione.

“Purtroppo sì. E il problema non è solo pagare affitti carissimi per vivere in coabitazione. E’
stare sempre con le valigie in mano, non avere uno spazio tuo, mangiarti le ferie per
organizzare i traslochi. Francamente quando venni qui nel ’96 avevo tutta un’altra immagine di
Bologna: la pensavo più umana”.

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 1 marzo 2003.

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