New-Economy? E’ in buona salute

FCarla

Francesco Carlà

“Se le persone che hanno investito avessero seguito i miei 15 comandamenti si sarebbero fatte molto meno male”.

Parla Francesco Carlà, laureato al Dams, editore di Finanza World (newsletter
che conta oltre 100.000 iscritti) docente all’Università di Roma e giornalista
Giovane, bello, ricco e soprattutto un guru della New-Economy. E’ Francesco
Carlà: laureato al Dams, editore di Finanza World (newsletter che conta oltre
100.000 iscritti), docente alla Sapienza di Roma, giornalista e come se non
bastasse ex imprenditore che tra gli anni ’80 e gli anni ’90 ha messo in piedi a
Bologna l’azienda leader in Italia nel settore dei videogiochi. Un personaggio inusuale nel panorama produttivo locale che di Polo Tecnologico parla da anni senza concludere nulla. Carlà è un vincente a cui tutti gli innamorati dell’accoppiata tecnologie digitali e finanza vorrebbero somigliare. Lui è arrivato ma per parecchi imprenditori e investitori nei titoli tecnologici la Net-Economy si è risolta in un vero e proprio disastro. Un flop non solo per l’esplosione della bolla speculativa e per la caduta dei titoli del Nasdaq ma anche per il fallimento di idee quali l’ufficio senza carta, la fine delle burocrazie, la soluzione del problema dell’inquinamento ecc.

Allora questa Net-Economy è una bufala o no?

<No, non lo è. I fenomeni a cui lei ha fatto cenno sono affrontati nel mio nuovo libro di
prossima pubblicazione Trading on-line 2 che esce a tre anni esatti da Trading on-line 1.
Quest’ultimo in Italia è stato il libro di finanza più venduto di tutti i tempi. Il nuovo lavoro
si giustifica per lo scenario completamente cambiato rispetto a tre anni fa in cui eravamo
al top della New-Economy. Bisognava rivedere una serie di cose per capire se le New-
Company avevano retto ai tre anni. E molte hanno retto. I 15 comandamenti per
investire bene sono stati pubblicati nel primo libro e sono usciti nel ’99. Se le persone che
hanno investito avessero seguito questi comandamenti si sarebbero fatti molto meno
male o per niente male. Il secondo comandamento, con cui avverto che la maggior parte
degli analisti sono pagati per far vendere azioni, si è rivelato una profezia>.

Vuol dire che il mercato ha selezionato gli sprovveduti?

<Certo. Il sottotitolo del mio nuovo libro è: “La vendetta del Nasdaq“. Perché la vendetta?
Perché secondo me Nasdaq si è vendicata contro quelli che pensavano che la Borsa fosse
diventata una specie di casinò; e si sta vendicando, ma si vendicherà ancora di più nei
prossimi anni, contro coloro che pensano che la Net-Economy sia una bufala. Le questioni
dell’ufficio senza carta e le altre cose che lei citava sono ancora centralissime nel nostro
mondo perché la dipendenza energetica non è mai sotto gli occhi di tutti come in questo
momento dove si sta facendo una guerra per il petrolio. La tecnologia digitale è davvero
la nuova energia, l’energia alternativa. Il problema sono le persone che fanno fatica ad
adattarsi ai nuovi modelli e ai nuovi sistemi. Io per esempio non maneggio carta da anni
perché uso adeguatamente le nuove tecnologie. Invece se chiunque riceve un’e-mail la
stampa per averla sotto gli occhi è evidente che il miglioramento non avviene>.

Quando si riprenderà la Net-Economy?

<Tra virgolette si può dire che la Net-Economy si è già ripresa. Nel senso che ha fatto
una selezione fortissima tra perdenti e vincenti. Processo che è avvenuto in tutte le
grandi ristrutturazioni industriali. Dall’inizio del secolo scorso ad oggi nel campo
dell’automobile c’è stata un’evoluzione della specie pesante e una lunghissima battaglia
per il controllo delle posizioni. Battaglia che ha fatto perdenti e vincenti. L’ultima
perdente è la Fiat che pure è stata vincente per tanti anni. Oggi sono a rischio persino
Ford e General Motors mentre sono grandi vincenti Toyota, i produttori tedeschi, in
particolare quelli di nicchia tipo Bmw, Porche eccetera. Perché? Perché tutti costoro sono
riusciti ad integrare le nuove tecnologie dentro il sistema produttivo e distributivo
migliorando i costi. Un altro esempio: il trimestre scorso, per la prima volta McDonald’s è
andato in perdita. Il sistema che dal secondo dopoguerra prometteva a tutti cibo veloce,
standardizzazione dei panini, marketing e divertimento non funziona più. Adesso
riconvertire 30.000 ristoranti sparsi in tutto il mondo è difficilissimo>.

Lei dunque ritiene che in questo momento la Old-Economy stia soffrendo ben
più della New-Economy?

<Senza dubbio. La New-Economy ha sofferto di eccessiva corsa all’oro. Però è una crisi di
crescita. Nella Old-Economy la crisi è molto più strutturale perché come le ho detto i
panini hanno i problemi prima accennati, i produttori di sigarette si beccano una causa
ogni cinque minuti e poi lo stile di vita delle persone sta cambiando, quattro su cinque
grandi compagnie aeree americane sono in bancarotta. Questo le dà la misura di come il
vero problema sia nella Old-Economy perché lì la ristrutturazione è difficilissima in quanto
comporta grandissimi investimenti che in questo momento nessuno vuole fare in settori
maturi. La crisi della Fiat è tutta qui. Mentre la New-Economy ha soltanto problemi di
ciclo perché tra l’altro si sono già identificati i vincitori possenti: Microsoft, Cisco, Nokia,
Amazon, Yahoo! Gente che ha partecipato alla prima corsa all’ora e non ne è uscita con le
ossa rotte ma ad esempio nel caso di Cisco con 40 miliardi di dollari di cassa. Il che vuol
dire poter spendere quella cifra senza indebitarsi. Amazon è addirittura al di sopra di
questo livello. Microsoft ogni trimestre crea liquidità nuova per 3,5 miliardi di dollari. Non
so se rendo l’idea>.

Nell’ambito della New-Economy qual è lo stato di salute delle aziende di
Bologna e provincia?

<Fortunatamente il tessuto economico locale è assai diversificato. Non esistono
grandissime aziende, come la Fiat a Torino, ma piccole-medie realtà e leader di nicchia
più veloci e flessibili ad adattarsi alle nuove tecnologie. Sono vantaggi notevoli. Nello
specifico della New-Economy debbo dire, per usare un eufemismo, che lo scenario non è
particolarmente eccitante>.

Patrizio Paolinelli, ABC, periodico del quotidiano il Domani di Bologna, 8 aprile 2003.

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