Quella cultura tanto amata

Link-Bologna-logoIntervista a Renato Amata, Presidente dell’associazione, sulle prossime sfide e iniziative
Forte di 30.000 soci sostenitori Link Associated si presenta all’immaginario giovanile italiano come lo spazio privilegiato della cultura non conformista

Forte di 30.000 soci sostenitori Link Associated si presenta all’immaginario giovanile italiano come lo spazio privilegiato della cultura non conformista. Il
bacino di utenza è ampio: va dalle Marche al Friuli, dal Veneto alla Liguria
toccando l’Austria, la Svizzera e la Germania. La popolarità conquistata negli
anni ha comportato una ridefinizione della struttura interna in grado di
rispondere con servizi di qualità alla crisi di crescita. Indubbiamente Link
Associated raccoglie l’esperienza del precedente Link Project ma si differenzia
sul piano dell’organizzazione passando da un approccio assembleare a modelli
gestionali più razionali. Le scommesse sono molte: conciliare la produzione
culturale indipendente, che per sua natura si muove nell’ottica del non-profit,
meglio del non-mercato, con l’esigenza di far quadrare i conti; mantenere
l’autonomia decisionale e sostenersi dignitosamente; privilegiare le sub-culture
metropolitane e non fare la fine dell’esperienza rock, chiusa in qualche cantina
o svenduta alle corporation. Sfide complicate che non sembrano spaventare
troppo Renato Amata, Presidente di Link Associated.

“La nostra strategia si può riassumere brevemente. Innanzitutto l’accesso alle
risorse istituzionali è sempre stato minimo. In circa sei anni di vita di Link
Project è stata finanziata qualche rassegna teatrale con i fondi minimi in
dotazione all’Assessorato alla Cultura e a suo tempo il Comitato scientifico di
Bologna 2000 ha finanziato il festival Netmage. Nient’altro. Noi riteniamo che
per essere vitali, vivaci e per resistere a pressioni indebite è necessario fare
cassa. In questa maniera è possibile restare indipendenti e privilegiare i propri
contenuti. Semplificando al massimo ci sosteniamo così: gli eventi più legati
alla cultura di massa, come ad esempio i concerti, vengono utilizzati per
produrre attività maggiormente di nicchia e per recuperare eventuali costi che
queste non riescono a coprire; poi c’è il contributo degli associati che versano
una quota di tre euro per iscriversi”.

Al fine di supportare questa strategia, nella sua attuale versione il Link è
un’associazione-contenitore che comprende altre tre associazioni e vere e
proprie strutture d’impresa: una Srl, h-uge grandi eventi, due cooperative,
Radio K e OPTMI che si occupa di musica indipendente, altre forme societarie
quali Propop, Caotica, LXL. I diversi soggetti, ma anche singoli associati,
possono organizzare autonomamente eventi. L’associazione autorizza ad
operare purché siano garantiti una serie di passaggi: la corretta gestione di
collaboratori, del personale tecnico, dei sistemi di sicurezza, della
comunicazione esterna, il rapporto con i fornitori ecc. In definitiva il Link funge
da strumento di servizio a strutture che hanno un elevato grado di autonomia
compresa la decisione sul tipo di evento. Una libertà che, ci confessa lo stesso
Amata, talvolta crea qualche problema rispetto alla politica dei prezzi e al
conseguente mantenimento di una larga base di utenti.

“E’ quindi necessario vigilare, discutere, confrontarsi. Ma è la complessità
dell’impresa culturale che lo richiede. D’altra parte le società che sono al nostro
interno si rivolgono anche al mercato. E non va dimenticato che una delle
funzioni storiche del Link è quella di fare da incubatore per molto operatori
della cultura bolognese e, in alcuni casi, di stimolo allo start-up di tante
strutture che poi sono diventate vere e proprie attività economiche, ad
esempio l’Opificio Ciclope che opera nel campo della produzione video. Il Link
non si è limitato alla funzione contenitore di eventi quasi sempre musicali ma
anche le iniziative più seguite vengono proposte con l’ottica
dell’approfondimento. Parecchie manifestazioni sono accompagnate dal
dibattito culturale che mettono in moto. Ad esempio, in campo musicale l’hip
hop è stato visto anche sotto il profilo del poetry afro-americano, della poesia
delle radici e della pratica della Spray Art. Per Distorsonie, il festival di musica
elettronica recentemente concluso, insieme ai concerti sono stati organizzati
convegni, conferenze e dibattiti tanto da poter parlare di un festival di cultura
elettronica. Oltre a portare a Bologna i fenomeni musicali più interessanti e
innovativi presentiamo generi che in Italia non sono fruibili; per esempio la
drum’n’bass si ascolta solo al Link e viene proposta restando fedeli alla matrice
culturale che l’ha generata persino nel tipo di impianti sonori che sono
utilizzati nello stesso modo in cui si usano a Londra”.

Come si percepisce dalla parole di Amata l’industria che produce cultura
richiede alte competenze professionali, capacità manageriale, esperienza nel
percepire il gusto del pubblico, sensibilità alle vere innovazioni. Un lavoro che
non conosce sosta e che nei progetti futuri del Link si apre decisamente a
Internet.

“La filosofia del Link è quella di creare reti, mettere in connessione progetti,
cervelli, persone, creare comunità. Nel prossimo futuro faremo in modo che i
30.000 associati Link fruiscano di servizi e prodotti on-line: informazioni,
archivio dei filmati registrati durante gli eventi, interviste, testi e i prodotti
degli stessi artisti. Grazie a questo enorme data-base di associati e contenuti e
grazie alla rete di collaborazione con altre strutture del territorio ci è sembrato
logico lavorare alla creazione di un Osservatorio permanente sulle
problematiche della cultura giovanile ponendo particolare attenzione
all’emersione di nuovi fenomeni di auto-organizzazione del lavoro.
Con OPTMI abbiamo progettato per la scuola pubblica la prima rete dei
laboratori per l’autoproduzione musicale e sulla base di quell’esperienza stiamo
lavorando, nell’ambito del Progetto Leonardo, ad un portale europeo per
l’autoapprendimento e l’autoproduzione musicale. Un altro progetto in cantiere
è BoSound: un circuito allargato a tutta la provincia di Bologna di luoghi in cui
si ascolta musica e da mettere il più possibile in rete”.

Patrizio Paolinelli, ABC, periodico del quotidiano il Domani di Bologna, 22 aprile 2003.

 

La vera storia del Link. Un luogo molto speciale
Il nucleo originario del Link si forma nell’Isola nel cantiere, uno spazio situato nel retro dell’Arena del Sole e occupato nell’88 da giovani e collettivi universitari. Ai primi anni ’90 questo spazio viene sgomberato e il Comune concede al gruppo di occupanti un ex magazzino delle farmacie comunali di circa 2.000 mq in Via Fioravanti 14. Per gestire la nuova sede nasce l’associazione Link Project. Più che alla politica l’attività dell’associazione è orientata alla produzione culturale caratterizzando il Link non come un centro sociale ma come un centro culturale e di produzione artistica capace di dare visibilità alle arti che si muovono nell’ambito della ricerca, in particolare musicale, delle arti visive, teatrali, performative. Sono anni in cui si genera un fecondo mix tra produzione culturale vicina all’area universitaria con quella autoprodotta tipica della generazione video-elettronica. Eventi e pubblici si incrociano generando flussi sempre più alti di interesse. Con la crescita del consenso si rende sempre più palpabile il problema dell’organizzazione. Dopo un lungo dibattito interno, talvolta anche doloroso, nel luglio del 2001 nasce Link Associated, una nuova associazione culturale presieduta da Renato Amata.

Patrizio Paolinelli, ABC, periodico del quotidiano il Domani di Bologna, 22 aprile 2003.

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