Caro Signor Sindaco…

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Palazzo d’Accursio

Signor Sindaco, è evidente che Lei non è circondato da bravi esperti di  comunicazione. Oppure non li ascolta. Altrimenti non avrebbe scatenato un putiferio istituzionale con la querela all’Assessore Regionale Delbono che tempo fa ha apostrofato come “frottole” alcuni numeri del bilancio comunale. Così, mi permetto di rivolgerle alcune modestissime considerazioni che spero Ella vorrà utilizzare per il bene della città.

Intanto chiariamoci: segreti e bugie, inganni e tradimenti sono il pane quotidiano della politica.
Non solo: sono il sale della vita di chiunque. Qualsiasi commerciante amplifica la bontà delle
proprie merci. Qualsiasi studente davanti all’esaminatore si arrampica sugli specchi per far
credere di sapere di più di quel che sa. Gli animali si mimetizzano, gli amanti tradiscono, le
spie depistano, i bimbi dicono innocenti bugie. Potrei continuare e l’elenco sarebbe
chilometrico. Pensi Sig. Sindaco, neppure la filosofia si interroga più su cosa sia la verità. Anzi,
il suo attuale rilancio è proprio nell’esplorazione delle capacità della mente di manipolare la
realtà. Si figuri che sta nascendo una scienza battezzata Ingannologia (non scherzo, posso
citarLe le fonti se vuole).

Perché una chiamata in Tribunale per la semplice accusa di frottole? Si rende conto in che
razza di guai mette il povero Giudice chiamato a decidere? E se il Magistrato prendesse la cosa
troppo sul serio e con una condanna si creasse un precedente? I politici inizierebbero a
querelarsi tra loro per le rispettive frottole e la macchina giudiziaria italiana collasserebbe. Non
ha pensato a noi cittadini già costretti ad aspettare anni per una banale sentenza? Guardi, Sig.
Sindaco, le faccio una confessione: persino a sinistra molti ritengono buoni politici coloro i quali
non pensano mai quello che dicono e non dicono mai quello che pensano. Debbo citarLe
Machiavelli sull’astuzia del Principe? No, non è il caso.

Insomma, Sig. Sindaco la vicenda della querela a Delbono rischia di trasformarsi in una serie di
atti del <teatrino della politica>. Quel luogo televisivo tanto criticato da Berlusconi, uno dei
migliori uomini di spettacolo della politica italiana e testimonial della sua maggioranza. Che
rilancio da parte Sua se sul tavolo a scacchi della politica avesse imposto un confronto pubblico
a Delbono, se avesse organizzato una tombola in Piazza Maggiore con i numeri del suo bilancio
e succosi premi finali, se avesse inviato un insegnante di matematica negli uffici della Regione
con il mandato di fare ripetizione all’Assessore. Ma dov’è finito il senso dell’umorismo? Con la
querela siamo dinanzi al melodramma. Le concedo che eccellenti politici sono quelli che sanno
colpire le masse allo stomaco e che il melodramma talvolta è necessario. Ma allora Lei, dati
alla mano, Lei avrebbe dovuto/potuto dimostrare che Delbono è un comunista. Ecco che i
bolognesi si sarebbero preoccupati sul serio, avrebbero iniziato a nascondere i bambini e si
sarebbero appassionati alle sue smentite. Ancora meglio: manca qualche miliardo in bilancio?
Per pareggiarlo si organizzi una bella raccolta di fedi nuziali della gioventù bolognese. Avrebbe
fatto contenti diversi esponenti della destra, don Raisi in testa, rinsaldato la sua sfilacciata
maggioranza e sarebbe apparso sui giornali di tutto il mondo. Per chiudere: Delbono Le ha
offerto una splendida occasione per rilanciare la sua (ormai) opaca immagine. L’ha sprecata.
Se ci sarà una prossima volta rammenti il detto di San Tommaso: “Non bisogna credere al
diavolo neppure quando dice la verità”.

Patrizio Paolinelliil Domani di Bologna, 17 maggio 2003.

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