Energia per la casa dal sole e dal vento

108_energia_solareIntervista all’ingegner Sergio Zanarini amministratore delegato dell’Elettronica Santerno
Wireless, la microcentrale costa quanto un’utilitaria

Due spettri si aggirano per il mondo: l’esaurimento nel giro di pochi decenni dell’energia fossile (petrolio, metano, carbone) e il surriscaldamento dell’atmosfera terrestre, il cosiddetto effetto serra. Per allontanare questi spettri non c’è che un modo: il ricorso ad energie
alternative e pulite. Da anni se ne parla con risultati assai scarsi. Per
fortuna c’è chi guarda al futuro in maniera operativa integrando
tecnologie avanzate e il sogno di un nuovo sistema energetico. Tra
costoro l’Elettronica Santerno che ha realizzato Wireless, una
microcentrale solare basata sull’accumulazione di idrogeno e dedicata
alla produzione di energia domestica. I vantaggi sono notevoli perché
l’idrogeno può essere utilizzato sia per la produzione di elettricità che per
il riscaldamento, non ha emissioni inquinanti e non produce scorie da
smaltire a fine ciclo. Lasciamoci condurre verso questo nuovo orizzonte
tecnologico a basso impatto ambientale dall’ingegner Zanarini,
responsabile del progetto Wireless Energy.

“Il dato di partenza è che i due terzi della popolazione mondiale non sono dotati
di energia elettrica. Perlomeno non nelle modalità con cui sono abituati gli abitanti
dei Paesi sviluppati. Ovviamente non possiamo dire a persone, che magari hanno
una televisione in casa che va a batterie, di aspettare cinquant’anni per avere una
distribuzione di elettricità simile alla nostra. E’ necessario dare loro qualcosa di
immediatamente fruibile. Questo qualcosa è la nostra microcentrale solare in
grado di soddisfare i bisogni di una famiglia o di un piccolo villaggio senza il
bisogno di grandi infrastrutture e avvalendosi di nuove tecnologie come
l’elettronica. La nostra visione è che in futuro si partirà da un unico combustibile,
che noi riteniamo possa essere l’idrogeno anche perché è producibile utilizzando le
energie naturali quali il sole e il vento”.

Però le energie naturali hanno il difetto di essere discontinue…

“Certo. Il problema da risolvere è quello di renderle continue. Abbiamo
individuato l’idrogeno come vettore energetico per due motivi: perché è
assolutamente pulito e si può stoccare sotto forma compressa nel caso di
importanti produzioni, oppure, nel caso di piccole produzioni come quella della
nostra microcentrale, si può immagazzinare in palloni ancorati a terra. Palloni per
nulla pericolosi in quanto a bassa pressione e che ad esempio possono avere la
forma di un fienile. L’idrogeno accumulato non è altro che la riserva di energie che
serve ad alimentare la macchina quando non sono presenti le energie naturali”.

Insomma l’obiettivo è quello di realizzare una centrale elettrica  familiare…

“Proprio così. Il concetto da cui siamo partiti è questo: come oggi tutti hanno
l’automobile, in futuro tutte le unità abitative avranno una centrale elettrica.
D’altra parte quando è nata l’automobile esistevano già sistemi di trasporto
collettivi come il treno. Poi, anche per un problema di libertà, le persone hanno
preferito servirsi di un mezzo di trasporto individuale. Lo stesso accadrà con
l’energia. Fino ad oggi esistono le grandi centrali che sono in mano al grande
fratello il quale abbassando un interruttore può “spegnere” milioni di famiglie.
Invece con la microcentrale ognuno produrrà autonomamente l’energia in base ai
propri fabbisogni. Tenga presente che ci potrà essere anche una cooperazione tra
tante piccole unità di produzione come ad esempio in un villaggio di cento famiglie
che possono collegarsi tra loro. E così non ci sarà mai la possibilità che qualcuno
impedisca l’utilizzo dell’energia”.

L’impatto sociale sarebbe dirompente…

“Indubbiamente. Pensi a Paesi che hanno bisogno immediato di energia.
Costruire una grande centrale vuol dire dieci anni di lavori, mentre fare diecimila
piccole centrali vuol dire mettere in linea la produzione di oggetti che hanno
difficoltà produttive poco superiori a quelle del frigorifero o di un condizionatore. Il
nostro obiettivo attuale è quello di cercare delle alleanze per produrre la
microcentrale e arrivare a dei prezzi di mercato simili a quelli di un’automobile di
media cilindrata. Per l’Italia questo costo è proibitivo dal momento che l’energia
costa relativamente poco. Ma ciò non significa che non ci siano prospettive. E’ un
po’ come quando è nata l’automobile. Il treno costava poco e l’automobile se la
potevano permettere solo conti e marchesi. Poi il fatto che costoro l’abbiano
comprata ha permesso che nascesse la produzione di massa, i costi si sono ridotti
e l’auto è diventata disponibile anche per coloro che andavano in treno”.

Dunque ragionate in una prospettiva da qui a un paio decenni. Comunque  guardate lontano…

“E’ un discorso complesso. Però, per darle un altro input, la tecnologia che ha
realizzato la microcentrale è immediatamente disponibile partendo anche dal gas
metano. Ciò significa che nelle abitazioni arriverebbe solo una fonte energetica, il
gas metano appunto. Il quale può essere convertito in idrogeno e la macchina può
funzionare producendo calore ed elettricità per l’abitazione. La microcentrale
diventa così un piccolo cogeneratore individuale a idrogeno. Oppure, in una
grande città si potrebbe produrre l’idrogeno in un unico punto e portarlo nelle
case. D’altra parte le nostre nonne cucinavano con l’idrogeno. Nei gasometri che
lei ancora oggi vede vicino alla stazione di Bologna passava idrogeno. Solo che era
inquinato dal CO e dal CO2 perché si otteneva surriscaldando del carbone. Quindi
quanto più puro era l’idrogeno tanto meglio le nostre nonne cucinavano i fagioli.
Battute a parte, voglio dire che l’idrogeno ricavabile oggi dal metano è del tutto
pulito perché dà come ricaduta solo dell’acqua, peraltro buona da bere”.

Quali sono in Italia sono le prospettive delle energie alternative?

“Nel resto del mondo stanno crescendo a ritmi impressionati. Ad esempio il
fotovoltaico al 40% l’anno. Purtroppo in Italia l’utilizzo delle energie alternative si
è fermato perché le regole per montare degli impianti fotovoltaici sono complicate,
lente, burocratiche e alla fine impediscono la formazione di un mercato in quanto i
costi restano alti. E così il numero di aziende che nel nostro Paese operano in
questo settore è estremamente limitato. Tra l’altro, per quello che riguarda gli
apparati di conversione, l’unico costruttore italiano che abbia una gamma di
prodotti siamo noi. Mentre in Germania ce ne sono diversi. La stessa Spagna, che
non era presente in questo comparto, adesso è più attiva dell’Italia. Insomma in
Europa il ragionamento che hanno fatto è un altro. Chiunque può installare a casa
propria un impianto fotovoltaico. L’energia che produce gli viene pagata circa 50
centesimi al Kw in modo da ammortizzare nell’arco di 6-7 anni l’acquisto della
macchina. A qual punto è nato un mercato che in Germania ha creato 5.000 posti
di lavoro. Non solo: l’utente si crea una piccola rendita e ha la soddisfazione di
aver contribuito alla riduzione dell’inquinamento”.

Patrizio Paolinelli, ABC,  il Domani di Bologna, 4 giugno 2003.
Elettronica Santerno, laboratorio tecnologico del Gruppo Industriale Busi

Elettronica Santerno fa parte del Gruppo Industriale Busi di Bologna. Il Gruppo è stato fondato nel 1952 ed è oggi costituito da undici società che operano nei settori degli impianti elettrici, elettromeccanici, meccanici, tecnologici. I dipendenti del Gruppo sono 350 nelle società controllate e 600 in quelle collegate in tutto il mondo. Nel 2001 il volume di affari è stato di 110 milioni di Euro.

L’Elettronica Santerno è nata nel 1970 a Casalfiumanese, in provincia di Bologna, dove tuttora ha sede. L’azienda è composta da 15 ingegneri e una quarantina di operatori. Ha una sede in Brasile, una in Russia e oltre 30 punti di distribuzione e assistenza tecnica in tutto il mondo. Elettronica Santerno è una realtà di punta nei settori dell’elettronica di potenza, dell’automazione, della produzione e gestione delle energie alternative e costituisce il braccio tecnologico dedicato alla R&S per l’elettromeccanica di potenza e l’energia del Gruppo Industriale Busi.

 pa.pa.

 

 

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