Scoprire i misteri del cosmo per stare meglio sulla Terra

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Nazareno Maldolesi, astrofisico

Intervista a Nazzareno Mandolesi, astrofisico del CNR di Bologna
Nel 2007 è previsto il lancio di un satellite dell’Agenzia Spaziale Europea

Osservare il cielo per vivere meglio sulla Terra. E’ questa in sintesi l’attività dell’Istituto di
Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica (IASF) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
Un’importante sezione dell’IASF si trova a Bologna nel locale campus del CNR ed è guidata dal dottor Nazzareno Mandolesi. Di origine marchigiana e laureato in fisica nell’ateneo felsineo nel 1969, Mandolesi ha iniziato a studiare l’infinitamente piccolo, i raggi cosmici, ed è approdato all’infinitamente grande, la cosmologia. Attualmente è Dirigente di ricerca e, nell’ambito del progetto Planck che nel 2007 prevede il lancio di un
satellite dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), è responsabile di uno dei due esperimenti che si terranno a bordo della missione.

Dottor Mandolesi ci può dire quali sono gli scopi principali di questa prossima esplorazione dello spazio?

“Tenteremo di capire a fondo proprietà ed evoluzione dell’universo. L’esperimento di cui
mi occupo si prefigge di fare la prima fotografia dell’universo bambino, dell’universo
quando aveva 200.000 anni. Da questa fotografia cominceremo a capire come siamo
fatti, qual è la fisica che ci ha dominato, qual è stata la sua evoluzione, qual è il
contenuto della materia oscura. Materia che comprende qualcosa come il 25-26% di tutta
la materia dell’universo. Infatti, la materia luminosa, quella che vediamo, è solo il 4%. Le
osservazioni di Planck permetteranno di fare la fotografia dell’universo nell’epoca in cui
materia e radiazioni hanno scisso la loro vita”.

Quali sono le ricadute sul piano socio-economico dell’attività di ricerca  dell’Istituto di Astrofisica?

“Il primo esempio che mi viene in mente è quello della Gamma camera. Nei primi anni
’70 realizzammo nel nostro istituto un esemplare Gamma camera per la rivelazione dei
raggi x celesti e destinata a esperimenti da mettere in orbita a bordo di palloni
stratosferici, razzi o satelliti. Poi questa applicazione è stata ingegnerizzata è oggi è
conosciuta da tutti come Tac. In genere dopo 10-15 anni le scoperte dell’astrofisica e
della fisica in generale ritornano come beni di uso comune. Esempi ce ne sono tantissimi.
Se non ci fosse stata la ricerca spaziale e militare i satelliti che utilizziamo per le nostre
televisioni non sarebbero così evoluti e non avremmo la facilità che abbiamo oggi di
comunicare a livello globale. La ricerca fondamentale ha quindi un forte impatto sociale.
Come le ho detto dalle galassie si è arrivati alla Tac. Grazie alla fisica si è arrivati al
motore a vapore e alla televisione. Senza esperimenti a bordo di satelliti non si sarebbe
arrivati alle stazioni spaziali e senza la fisica dei nuclei non avremmo ottenuto la fusione
nucleare”.

Ovviamente questo ragionamento vale anche per il progetto Planck. In termini di applicazioni per la vita quotidiana quali ricadute prevedete?

“Al momento nessuna. Però visto che a bordo utilizzeremo dei rivelatori che operano nel
campo millimetrico in futuro questi ricevitori potrebbero essere utilizzati come camera di
immagini per bucare le nebbia. Se qualcuno riuscisse ad ingegnerizzare quest’idea
riuscirebbe a produrre dei fari per auto capaci di perforare la nebbia. Il problema è che
occorre trovare aziende interessate a seguire le nostre idee per poi applicarle. Le faccio
un altro esempio. Abbiamo messo a punto un oggetto che permette al chirurgo di
operare vedendo in raggi gamma quello che sta facendo sia con un robot, sia con le
mani. Tanto per capirci di cosa stiamo parlando, si tratta di una sorta di pinza con due
rivelatori che permette di vedere cosa accade mentre si opera. Questo oggetto l’abbiamo
chiamato sonda chirurgica. Lo abbiamo brevettato ma non è ingegnerizzato. E qui si apre
un altro capitolo. Purtroppo l’attenzione del CNR nei confronti de brevetti è stata molto
scarsa nel passato. Ma adesso ci stiamo attivando in questa direzione”.

Per il futuro come pensate di raccordarvi con il mondo produttivo?

“Intanto prestando più attenzione alle esigenze pratiche. Recentemente l’Istituto dei
Materiali Nanostrutturati che ha sede qui al CNR di Bologna ha creato un oggetto con una
capacità dieci volte superiore a quella di un comune DVD. Ma a parte questo stiamo
dando vita a degli spin-off con aziende del territorio. Inoltre, il prossimo 4 luglio terremo
una riunione della Confindustria regionale. Tra gli obiettivi c’è quello di interagire sempre
più strettamente e far sì che le imprese locali si interessino a quello che noi facciamo. A
breve abbiamo anche in programma una manifestazione con l’Assessore Regionale alle
Attività Produttive, Duccio Campagnoli, per far partire un incubatore, visto che nell’area
del CNR ha sede l’Aster, l’ente per la ricerca industriale e l’innovazione dell’Emilia-
Romagna”.

Patrizio Paolinelli, ABC, il Domani di Bologna, 4 giugno 2003.

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