Solite storie

1135782-p2290694Bologna sta diventando una città davvero noiosa. Per alcuni mortalmente noiosa. Ad esempio per la fauna umana che percorre le strade della jungla d’asfalto della nostra città e della nostra provincia. Nell’ultima settimana quattro vittime causate dagli incidenti stradali. In genere le vittime si situano ai due poli delle età della vita: giovanissimi e anziani. Gli altri
evidentemente sono più svelti e riescono a sopravvivere. E’ la dura legge della selezione naturale. Che stranamente coincide con un modello socio-economico spacciato per il più evoluto della storia umana. Non è così. E’ pura ideologia imposta dalle classi dominanti. E ancora una volta ci tocca ritornare sull’argomento dei pedoni arrotati, automobilisti
spappolati, motociclisti ribaltati, ciclisti che lottano per il diritto di pedalare senza rischiare la
pelle.

Le glaciali statistiche annunciano che a Bologna dal 1991 al 2002 è aumentato il numero
degli incidenti ma sono diminuiti i morti: in valori assoluti da 51 a 39. Senza dubbio qualche
amministratore della cosa pubblica dirà che le cose vanno meglio. Balle. Ma come al solito a
poco servirà la fatica di smascherare un modello di mobilità e di società fondato sulla
violenza e sulla morte, un modello fondato sulla quantità e non sulla qualità della vita.
Ancora una volta: le vittime degli incidenti stradali non sono opera del fato. Così come non lo
sono gli incidenti sul lavoro che in Italia causano oltre due morti al giorno. In entrambi i casi,
dopo i titoli sui giornali, il decisore politico praticamente non muove un dito. Passi per la
destra ma che la sinistra, moderata s’intende, non avanzi proposte coraggiose per contrastare
i sinistri stradali getta la coscienza civile in una condizione disperante. Persino gli strumenti,
seppur minimi, ci sarebbero. Esempio: le bolognesi domeniche senz’auto di qualche tempo fa.
Sembra (il dubbio è d’obbligo) che non fossero efficaci a contrastare l’inquinamento
atmosferico. Così sono state abolite e nulla si tenta per ripristinarle.

A parte il sollievo dall’inquinamento acustico, che a Bologna raggiunge livelli allucinanti, il valore educativo delle domeniche a piedi era altissimo. Ed è su una nuova pedagogia della mobilità che la sinistra può puntare.Anzi: dovrebbe puntare non foss’altro perché il kombinat petrolio/automobile ha davanti a sé pochi decenni di vita a causa dell’esaurimento dei combustibili fossili.

Altro tema: l’educazione stradale. Se ne parla da sempre ed è del tutto inefficace dinanzi al
mito borghese della velocità. Perché si costruiscono automobili che superano di oltre 100 km/h
i limiti legalmente consentiti? Perché non si avvia una riflessione collettiva sulla mitologia
della formula uno? La banalità del male ci dà la banalità della risposta: perché non conviene
ai potentati economici. Potentati che quando finirà l’era del motore a scoppio indirizzeranno
mobilità e sviluppo ancora una volta verso i loro interessi. E la sinistra andrà a rimorchio
perché non avrà maturato un progetto politico. Al massimo si candiderà ad amministrare il
presente così come fa oggi. Atteggiamento che nulla ha a che fare con il riformismo.

Patrizio Paolinelli, rubrica “Botta e risposta”, il Domani di Bologna, 21 settembre 2003. 

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