Il mestiere di addetto stampa

addetto-stampa“Insistenti ma non invadenti”. Intervista a Stefania De Salvador che da molti anni svolge questa professione con successo

Le professioni della comunicazione sono in continua espansione. Uno dei ruoli emergenti è quello di addetto stampa: figura che fa da interfaccia tra l’azienda, o qualsiasi altro tipo di organizzazione, e il mondo dell’informazione. Per scandagliare gli aspetti principali di questa attività ci siamo rivolti a Stefania De Salvador, nata a Belluno ma residente a Bologna da oltre vent’anni, laureata al Dams e addetto stampa dal 1990.

Qual è la prima scelta da fare per chi vuole intraprendere la carriera di
addetto stampa?

“Il settore in cui si vuole operare. Non esiste un addetto stampa buono per
tutte le situazioni. Chi intende fare comunicazione per un’azienda meccanica
deve conoscere perfettamente i prodotti, i processi produttivi, la storia di quel
comparto. Insomma deve viverci dentro e possedere competenze tecniche
specifiche. Io ho scelto di lavorare per l’industria culturale perché per tutta la
vita ho avuto a che fare con libri, arte, musica, teatro”.

Oltre la specializzazione in cosa consiste il mestiere di addetto
stampa?

“E’ un lavoro complesso. Per capirci faccio un esempio operativo. Prendiamo il
caso di un comunicato stampa per promuovere un concerto. Per redigerlo è
necessario fornire più informazioni possibili nel minor spazio possibile senza
mai dare nulla per scontato. Innanzitutto: luogo, data, ora dell’evento e anche
le indicazioni per arrivarci. Poi far capire che tipo di musica propone il gruppo e
in che modo la propone; inoltre è importante metterne in evidenza le
peculiarità e se non ci sono crearle. Non basta: è necessario dare notizie sui
vari componenti della band ed eventualmente sull’uso di strumenti particolari.
Insomma, queste ed altre sollecitazioni servono perché le redazioni dei
quotidiani sono invase ogni giorno da comunicati e devi fare in modo che il tuo
più di altri incuriosisca il giornalista che sai lo riceverà”.

Altro imprescindibile ferro del mestiere?

“Un data-base dei giornalisti che operano sui vari media. Più è consistente, più
è aggiornato, più è ragionato meglio è. Non solo: deve essere suddiviso a
livello nazionale e locale. In definitiva devi conoscere alla perfezione la
geografia del mondo dell’informazione interessata al settore in cui operi”.

Da quanto mi dice il lavoro di pubbliche relazioni è fondamentale.
Come svolge questa attività?

“Anche in questo caso bisogna saper fare delle scelte. E’ prioritario capire chi
sono media e giornalisti che fanno al caso tuo. Non si va alla cieca o sparando
nel mucchio. Una volta individuati i riferimenti si attiva una politica di
attenzione. Ad esempio, nel caso della presentazione di un libro non è
sufficiente inviare il fax o l’e-mail alla redazione ma è importante fare una
telefonata e capire quali sono le esigenze del giornalista, se ha necessità di
avere altro materiale oltre quello che già gli hai mandato. Il segreto è quello di
essere insistenti ma non invadenti. Un equilibrio molto difficile da mantenere>.

Altri segreti del mestiere?

“Selezionare bene i committenti. La qualità del prodotto che hai l’incarico di
promuovere è determinante. Se la mostra d’arte, il gruppo teatrale o la casa
editrice non sono all’altezza non ottieni spazi sui media. Non si sfugge a questa
legge. Per avere visibilità non basta saper sgomitare, devi avere in mano
qualcosa di buono. Questo significa che preventivamente occorre conoscere
bene la storia dell’azienda, degli artisti o del gruppo teatrale che ti contatta. A
me è capitato di rifiutare delle offerte anche consistenti perché non ritenevo
qualificato chi le proponeva. Sono scelte difficili ma necessarie. Da qui si
innesca un altro segreto, se così lo vogliamo chiamare. Ossia la credibilità che
ti costruisci sia nei confronti del mondo che ti offre lavoro, sia nei confronti del
mondo dell’informazione. Chi ti contatta per affidarti un incarico sa già che non
può proporti patacche e chi contatti per promuovere il prodotto sa che può
fidarsi di te”.

Quanto conta la gestione del tempo nel suo lavoro?

“Moltissimo. Mantenere costante, preciso, puntuale e ben confezionato il flusso
di informazioni destinato alle redazioni è una carta vincente. Ma bisogna anche
programmare attentamente il futuro. Faccio un esempio concreto. Dalla metà
di maggio sto lavorando per un evento che si terrà il prossimo 10 ottobre. Si
tratta della prima nazionale di un concerto-spettacolo ispirato a Le mille e una
notte che si terrà al Teatro di Imola ed è sponsorizzato dalla SACMI una grossa
azienda di ceramiche. Partire con così grande anticipo significa pianificare il
lavoro calcolando tutte le variabili quali allestire una conferenza stampa
assicurandosi la presenza di giornalisti specializzati, coordinare il lavoro con
l’agenzia pubblicitaria, creare il giusto clima di attesa tra il pubblico”.

Guadagna bene un addetto stampa?

“Non mi lamento. Il problema a Bologna è la concorrenza di chi esce
dall’infinità di corsi che fioriscono per una professione assai ambita. C’è gente
che lavora sottocosto e con scarse competenze. Sono fattori che alla lunga
danneggiano tutti: operatori e committenti”.

Patrizio Paolinelli, ABC, periodico del quotidiano il Domani di Bologna, 23 settembre 2003.

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