Fermare il condono edilizio

condono-edilizio-300x184L’opinione del Presidente nazionale dell’Asppi Enrico Rizzo
“Il fatto che circa un anno fa se ne parlasse si è dimostrato un atteggiamento irresponsabile”

“Nessuno è padrone dell’ambiente. Mentre tutti abbiamo un obbligo nei confronti di chi verrà dopo di noi. L’obbligo è di non deturpare l’ambiente perché serve alla vita, serve per respirare e nutrirsi. Ogni intervento che incide negativamente sul senso civile degli individui facendogli pensare che possono costruire abusivamente e che le regole possono essere trasgredite perché
prima o poi ci sarà un condono edilizio è qualcosa che crea una ferita profonda e duratura nelle
coscienze”.

La posizione dell’Avvocato Enrico Rizzo, Presidente Nazionale dell’Asppi (Associazione Piccoli
Proprietari Immobiliari) è netta: il condono che il governo nazionale sta per varare supera
perfino l’offesa nei confronti di chi ha rispettato la legge, pagato gli oneri di urbanizzazione e
fior fiore di tecnici per espletare le procedure amministrative necessarie alle concessioni.
Dinanzi a un colpo di spugna che ancora una volta premia i furbi ai mezzi di informazione non
resta che raccogliere lo sdegno e andare oltre. Ci proviamo.

Oltre alla dimensione etica per quali altri motivi l’Asppi è contraria a questo condono?

“Perché a fronte di 5,1 miliardi euro che lo stato incasserà ci sono oneri di urbanizzazione a
carico dei comuni per circa 8,7 miliardi. Questi sono dati Anci (Associazione Nazionale Comuni
Italiani ndr). Degli 8,7 miliardi 4 sono coperti dagli oneri pagati e 4,7 sono a carico dei soli enti
locali. Bisogna dire che la previsione governativa vede andare il 10% dell’oblazione ai comuni.
Però è piccola cosa perché abbatterà il peso sugli enti locali da 4,7 a 4,2 miliardi. Ma ribadisco:
la cosa più grave è quello che i condoni in generale, siano essi fiscali o edilizi, producono nelle
coscienze delle persone: un calo verticale del senso di civile convivenza. E’ inutile stupirci di
tanti comportamenti incivili dei cittadini perché nascono dal fatto che non vengono rispettate le
leggi. Qui il problema è il tipo di uomo che costruiamo”.

Nel caso specifico dell’abuso edilizio attraverso quali modalità si viola la legge?

“In molti modi. Intanto, oggi come oggi le ordinanze di demolizione non vengono
sostanzialmente eseguite, soprattutto nel Sud. Poi, sappiamo tutti di opere abusive ricoperte di
terra in attesa della sanatoria. Ciò avviene perché si sa che ogni sette-dieci anni c’è un
condono. Per quest’ultimo è sufficiente dimostrare che l’immobile è stato costruito prima del
marzo 2003. Basta creare delle prove fasulle e il gioco è fatto: si possono sanare opere
abusive di 750 metri cubi, un’enormità. Ma sono le cifre a dare la dimensione del fenomeno. Il
patrimonio residenziale abusivo realizzato in Italia a partire dal 1994 è stimabile in circa
362.000 abitazioni con una media di circa 138 metri quadri per un totale di 50 milioni di metri
quadri. Altro dato: nel 2002 le abitazioni abusive ultimate in Italia sono state 30.821 contro
227.368 case realizzate legalmente. Si tratta dell’11% del totale con un incremento del 9% sul
2001 come se si aspettasse questa sanatoria. Il fatto che circa un anno fa si parlasse di
condono edilizio si è dimostrato un atteggiamento politicamente irresponsabile perché nel
momento in cui aleggia per il Paese questa possibilità è chiaro che in un certo qual modo si
induce all’abuso. Ma al di là di tutto il problema è capire se si vuole continuare sulla strada dei
condoni oppure se bisogna modernizzare le procedure per ottenere le concessioni edilizie e
discuterne in modo trasparente e democratico”.

Per un associazione come l’Asppi quali sono le ricadute del condono edilizio?

“Di due tipi. Da un lato demotivano il proprietario di casa ad iscriversi. Perché un proprietario
deve essere puntuale nel pagamento dell’Ici? Tanto prima o poi ci sarà un condono. E qui
ritorniamo all’ulteriore calo di quel poco di coscienza civica che è rimasto negli italiani.
Dall’altro lato, c’è una ricaduta economica perché il valore dell’immobile è dato dalla certezza
della qualità dell’abitare ma anche dalla certezza del diritto. Nel senso che la costruzione
selvaggia o l’edificazione a distanze inferiori a quelle del piano regolatore provocano degrado.
E in una zona degradata gli immobili valgono meno. Vorrei ribadire con forza che la certezza
del diritto è fondamentale. Associazioni di categoria come l’Asppi sono meritorie in quanto
mettono insieme interessi che tentano attraverso l’attività politica di intervenire sulla
formazione delle leggi, sulle questioni immobiliari, le tasse, le imposte. Così facendo noi
contribuiamo a far rispettare le regole ai nostri soci, a essere diligenti nell’ottemperanza delle
leggi di natura fiscale e tecnica. Non solo. Mettendo insieme tante persone l’unione fa la forza
ma fa anche il risparmio perché diamo ai soci servizi a prezzi contenuti che favoriscono il
rispetto delle norme. I condoni mettono in crisi un intero circuito virtuoso. Ecco perché noi
dell’Asppi siamo assolutamente contrari”.

Patrizio Paolinelli, ABC, periodico del quotidiano il Domani di Bologna, 21 ottobre 2003.

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