Ceto medio addio

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Bologna, Via Massimo d’Azeglio

Durante gli anni della guerra fredda il PCI aveva fatto scuola nella sinistra occidentale per la sua capacità di riunire sotto la propria bandiera non solo il lavoro salariato ma anche il profitto, non solo i lavoratori dipendenti ma anche i titolari della piccola-media impresa. L’Emilia-Romagna e le cosiddette regioni rosse rappresentavano i luoghi dove era maggiormente visibile la realizzazione di una strategia politica
finalizzata ad acquisire consensi tra molteplici classi sociali. Tagliando con l’accetta una complessa vicenda storica possiamo affermare che il PCI dava più o meno per acquisita l’adesione della classe operaia e di una parte del lavoro dipendente mentre la maggior fatica consisteva nella caccia al consenso del ceto medio: liberi professionisti, tecnici, commercianti, insegnanti, imprenditori. In parte l’operazione riuscì. E per quanto localizzata in determinate aree geografiche fu un bene per l’intera società italiana. Il ceto medio, meglio una parte di esso, usciva dalla logica del proprio particolare comprendendo l’utilità di una pubblica amministrazione efficiente, di servizi sociali di qualità: scuola e assistenza sanitaria in primis. Insomma, seguendo la logica togliattiana delle grandi alleanze e guardando alle socialdemocrazie nord-europee la politica del PCI era riuscita a costruire una borghesia progressista. E Bologna rappresentava il fiore all’occhiello.

Poi è arrivato il crollo dell’Unione Sovietica e la conseguente restaurazione della dittatura capitalista sul  mondo. Restaurazione che, tra le varie operazioni, prevede la demolizione del welfare state e di un intero sistema di diritti sociali. D’altra parte, se vuole sopravvivere il capitale non ha altra strada che allargare il più possibile le zone di sfruttamento monetizzando ogni cosa. Ma al di là di questa considerazione è sotto gli occhi di tutti la recente offensiva dei poteri di destra al sistema scolastico pubblico e alla sanità la cui qualità precipita di anno in anno. Ovviamente le regioni rosse non sono immuni da tale offensiva. Da lungo tempo anche a Bologna le visite mediche specialistiche sono costosamente private e ormai la proliferazione dei ticket ospedalieri rende spesso poco conveniente rivolgersi alla sanità pubblica, per non parlare delle lunghe attese.

Dopo aver reso la salute un lusso anche sotto le due torri, da alcuni anni l’attacco alla scuola locale è
feroce. La giunta di destra-centro del Sindaco Guazzaloca si sta spendendo molto in questa direzione e ha
recentemente “declassato” oltre duecento insegnanti comunali. Ora, la domanda è: dinanzi alla
demolizione del welfare come si comporterà il ceto medio progressista bolognese pazientemente costruito
dal defunto PCI? Ovviamente si adeguerà all’onnipotenza del mercato rivolgendosi a sanità e scuole
private: può permetterselo. Il che comporterà un ulteriore impoverimento di quel poco che resta dello
stato sociale. Non solo: il ceto medio non avrà più l’interesse materiale a restare politicamente nell’orbita
della sinistra. E decenni di lavoro del riformismo padano andranno definitivamente in fumo. Che fare?

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 9 novembre 2003.
Rubrica: Botta e risposta. Parole e immagini di Bologna.

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