La solitudine dell’Anpi

anpi_61701Una delle cose che maggiormente sorprende ascoltando o leggendo le dichiarazioni dei politici è il
particolare universo discorsivo in cui si muovono. Un luogo chiuso e composto da innumerevoli stanze. Alcune con finestre, altre senza. Un luogo estremamente complicato percorso instancabilmente in lungo e in largo e in cui le parole non hanno né un significato scientifico né un significato comune. Senz’altro questa particolare inclinazione del linguaggio riflette la condizione
economica dei politici: appartengono quasi tutti ai ceti medi, medio-alti. E questo vale per il
Consiglio Comunale di Bologna come per il Parlamento. Ma a parte la collocazione di classe e il
pugno nell’occhio alla democrazia, in questi ultimi tempi l’universo discorsivo dei politici sembra
essere ancora più sospeso del solito nello spazio rarefatto tra cielo e terra che noi cittadini comuni
possiamo solo immaginare trasformandoci in telespettatori, radioascoltatori, lettori. Prendiamo
come esempio la parola “fascista”.

In una recente assemblea di partigiani tenuta dall’Anpi nel quartiere Barca alcuni esponenti
dell’associazione hanno stigmatizzato con nettezza il consigliere comunale di Alleanza Nazionale
Massimiliano Mazzanti definito un fascista per aver paragonato chi nel ’45 lottava per la liberazione con
il recente l’attacco subito dai militari italiani in Iraq. Sempre l’Anpi ha promosso alcuni giorni fa
un incontro pubblico per denunciare la presenza di innumerevoli siti Web neo-fascisti, revisionisti
e nostalgici. Se dovessimo fare l’elenco delle citazioni gonfie di ammirazione dei politici locali e
nazionali di An per il fascismo non la finiremmo più. Limitiamoci a prendere atto che l’Anpi parla
chiaro. Limpidezza che cade immediatamente dopo il viaggio di Fini in Israele e dello strappo che
a parole ha fatto con il ventennio definendo il fascismo “male assoluto”. Affermazione in parte
rimangiata al rientro in Italia dove il fascismo è tornato ad essere il regime che comunque ha fatto
“qualcosa di buono”.

Quale politico della sinistra moderata segue la logica discorsiva dell’Anpi? Da quel che mi risulta
nessuno. Viceversa, anche localmente, si assiste a un discettare e un arzigogolare sulle parole di
Fini come se queste rappresentassero la realtà. La realtà invece è fatta di leggi liberticide come
quelle sugli immigrati e sulle droghe, di monopolio televisivo, di lavoro precario, di quotidiani
nazionali che poco hanno da invidiare ai giornali degli anni ’30, di carabinieri che schedano gli
operai in sciopero, dell’omicidio di Carlo Giuliani, di guerra per il petrolio ecc. ecc. ecc.

Fini non è un genio della politica. I suoi nuovi padroni a stelle e strisce gli hanno finalmente fatto
entrare in testa che in una società economicamente post-industriale e culturalmente post-moderna
si può instaurare una dittatura mascherata da democrazia: gli USA ne sono l’esempio vivente, un
Paese dove si possono fare colpi di stato senza che il popolo se ne renda conto. Nel nostro piccolo,
vent’anni fa la stazione di Bologna è saltata per aria e i bombaroli partecipano oggi a convegni
pubblici di An. Morale: i politici dell’opposizione escano dalle loro torri d’avorio e accolgano il
linguaggio dell’Anpi nel proprio repertorio discorsivo. Prima che sia troppo tardi.

Patrizio Paolinelli, rubrica “Botta  e risposta”, il Domani di Bologna, 30 novembre 2003.

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