Il futuro delle immagini è qui

kmlfilmtitleimage1024x250_black[1]Intervista a Roberto Quagliano  titolare della casa di produzione KAMEL FILM
“Abbiamo un accordo con la Nuova Università del Cinema e della Televisione di Cinecittà per co-produrre sei thriller interamente girati a Bologna”

In genere è difficile che un sognatore sia anche una persona con i piedi ben
piantati per terra. Ma ci sono le eccezioni. Una di queste è Roberto Quagliano,
titolare della casa di produzione televisiva Kamel Film. La società è nata nel
1983. Tra le varie attività fornisce service per le reti e i Tg nazionali Rai. E’
composta da tre soci e da un numero di collaboratori esterni che varia in base
al progetto da realizzare.
Quagliano ha 53 anni molto ben portati e una vulcanica esperienza nel mondo
delle immagini. Sono molti i territori che ha attraversato: dalla regia di videoclip
per celebri pop-star quali Vasco Rossi e Lucio Dalla alla realizzazione di
reportage per Rai 2 nei quattro angoli del pianeta; dalla direzione della
fotografia e dalla regia di spot pubblicitari per grandi aziende (Philips, Maserati,
Snam solo per citarne alcune) all’ideazione di inediti format televisivi; dal
mestiere di sceneggiatore a quello di regista cinematografico: <L’alba di Luca>
è il film-verità che gli ha dato notorietà ed è stato acquistato dalla Rai che lo
distribuisce in diversi Paesi europei ed extraeuropei. Il film racconta la storia
realmente accaduta di Luca De Nigris, un ragazzo di 15 anni in coma dopo
un’operazione chirurgica “perfettamente riuscita”. Si possono aggiungere molti
altri traguardi alla biografia di Quagliano. Ma a questo punto conviene fermarsi
e cedergli la parola per capire qual è il suo sogno.

Signor Quagliano, quando l’ho contattata lei ha iniziato subito a
parlarmi di qualità, tecnologia e bassi costi. Da dove nasce questa sua
filosofia d’impresa?

“Dall’esperienza di programmi televisivi innovativi. Un esempio è l’attuale
“Report” condotto da Milena Gabanelli. Il programma è nato qui alla Kamel
Film seppure con altri nomi: “Effetto Video 8” e successivamente
“Professione Reporter”. Sto parlando dei primi anni ’90. All’epoca eravamo
anche un’agenzia di videogiornalisti. In Italia siamo stati i primi. Il
videogiornalista è quella figura che riunisce in una sola persona la troupe
televisiva e l’inviato. Ossia: chi fa le riprese fa anche le interviste e
l’abbattimento dei costi è notevole. L’utilizzo del videogiornalista ha permesso
a molti professionisti formati dalla Kamel Film, e che allo stesso tempo ne
facevano parte, di effettuare, per quello che poi sarebbe diventato <Report>,
servizi dall’estero senza che i budget fossero esorbitanti>.

Altre iniziative di carattere innovativo?

“Nel 1996 ho realizzato, come autore e regista, la serie televisiva in
quattordici puntate <La scuola in diretta> prodotta e trasmessa da Italia 1. Si
è trattato di un primo esempio di un filone di trasmissioni che successivamente
in Inghilterra ebbero grande fortuna e vennero chiamate docu-soap, le
antesignane del genere Reality Show. La docu-soap impiega i codici sia delle
soap opera sia del telefilm e li applica alla realtà utilizzando persone reali in
situazioni reali senza che vengano forzati i percorsi di vita che però vengono
trattati con i principi del racconto di finzione. Successivamente questa tecnica
l’abbiamo applicata per la serie televisiva <Ospedale in diretta> realizzata in
otto puntate proprio qui al Sant’Orsola. Per Rai 3 stiamo attualmente
realizzando con il sistema del videogiornalismo un’altra docu-soap all’interno
del Liceo Scientifico Copernico di Bologna e che andrà in onda nella primavera
del prossimo anno”.

Parliamo di soldi. Come si abbattono i costi delle produzioni cinetelevisive?

“Con nuove idee e tanta tecnologia digitale. Le faccio degli esempi. Tre anni fa
per Rete 4 abbiamo effettuato un esperimento che è una commistione tra
docu-soap e soap opera vera e propria con attori professionisti. Mi riferisco alla
trasmissione <In Crociera>, ventiquattro puntate di circa un’ora ciascuna su
una vera nave sulla rotta dei Carabi. Ai diciotto attori abbiamo dato una traccia
di sceneggiatura e li abbiamo calati nella realtà del viaggio. Credo che si sia
raggiunto un record da Guiness dei primati: in diciannove giorni di riprese
abbiamo girato 24 puntate di 41 minuti l’una con costi estremamente più bassi
rispetto ai consueti prezzi di mercato: circa 11.600 euro a puntata. Da dieci a
venti volte in meno del costo medio di una normale soap opera. L’altro
esempio è il film <L’alba di Luca>. Anche in questo caso grazie alle nuove
tecnologie digitali ho potuto girare il film con un budget di soli 66.000 euro.
Mentre gli incassi previsti supereranno di molto le spese di produzione”.

E ora parliamo del suo sogno. In cosa consiste?

“In un sistema per fare a basso costo dei prodotti di qualità con una resa
molto forte. Il progetto è simile a quello portato avanti da Roger Corman
durante gli anni ’60 negli USA. Corman propose un cinema economico in un
momento in cui le major erano in crisi perché non avevano più prodotti
appetibili per il mercato. Un cinema senza star strapagate e con budget molto
oculati in cui erano eliminate tutte le spese superflue. Il risultato è stato un
modo nuovo di fare cinema che poi ha permesso gli exploit di Scorsese, Ford
Coppola, De Palma, Spielberg, Lucas. Questo è un momento analogo a quel
periodo e che per di più gode del vantaggio della svolta tecnologica digitale il
cui impatto sul cinema è equivalente al passaggio dal muto al sonoro.
Purtroppo l’establishment dei produttori italiani è arroccato sul vecchio modo di
fare cinema e su un comportamento corporativo. Ma l’alta definizione richiede
un cambiamento radicale di mentalità”.

Questa è la premessa del sogno, ma la sua messa in pratica?

“Quello che io propongo è prendere il modello a basso costo di Corman e
applicarlo al thriller. Un genere che ha elementi di ripetibilità e riconoscibilità
molto forti sia in Italia che all’estero ed è molto gradito dai giovani. Il gruppo
di lavoro bolognese raccolto intorno alla Kamel Film ha già dimostrato con
“L’alba di Luca” di realizzare prodotti di qualità, in economia e che si
vendono. Abbiamo già un accordo con la Nuova Università del Cinema e della
Televisione di Cinecittà che deciso di co-produrre una serie di sei thriller.
Utilizzeremo attori poco noti ma molto bravi dei circuiti teatrali regionali e il set
sarà il centro storico di Bologna. Così come di Bologna sono gli scrittori che si
occupano delle sceneggiature. Tutte scelte che riducono i enormemente i costi.
Infatti, ogni film comporta una spesa di circa 360.000 euro rispetto alla media
italiana che, per tenerci bassi, si aggira intorno a 1.550.000 euro. Se ci sono
imprenditori interessati a questo business non hanno che da contattarmi”.

Patrizio Paolinelli, ABC, periodico del quotidiano il Domani di Bologna, 2 dicembre 2003.

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