Tu chiamale se vuoi contraddizioni

emergenza_poverta-470x260La settimana che stiamo per lasciarci alle spalle è segnata dalla riflessione socioeconomica. Ben due le ricerche di grande respiro: una centrata sull’andamento dei consumi di beni durevoli, l’altra sulle diverse condizioni di vita sotto le Due Torri.

La prima indagine è curata dall’Osservatorio Findomestic-Prometeia, istituto direttamente interessato alle spese dei bolognesi in frigoriferi, televisori, mobilio, automobili e i tanti oggetti che assediano la nostra vita quotidiana in quanto Findomestic Banca è leader nazionale dei prestiti al consumo. Per farla breve questa ricerca ci dice che nel 2003 i bolognesi sono risultati primi in Italia per acquisti di elettrodomestici da bagno e cucina (dal frigo, alla lavastoviglie passando per la
lavatrice), per gli elettrodomestici da salotto (apparecchi audio-visivi) e per il mobilio della casa.

L’altra ricerca è condotta dall’istituto Medec, centro di ricerche sociali della Provincia, e
costituisce l’ufficializzazione di due scoperte: le abissali disuguaglianze tra i cittadini che
vivono a Bologna e provincia e la presenza di una consistente fetta della popolazione che
oscilla tra povertà e rischio di povertà. Quelli di Findomestic ovviamente si sfregano le mani,
un po’ meno i 34.000 bolognesi dichiarati in miseria e i quasi 100.000 che combattono ogni
giorno con i suoi spettri, per non parlare di circa 180.000 altri abitanti sparsi per la provincia
che versano nelle stesse condizioni.

Apparentemente le due ricerche sembrano fare a pugni: da una parte assistiamo allo
spettacolo del consumismo, dall’altra al dramma dell’indigenza reale e potenziale. Come si
concilia l’aumento dei consumi con un’inflazione effettiva oltre il 5%, le speculazioni
sull’euro, la sistematica perdita del potere d’acquisto di stipendi e salari? Dal punto di vista
marxista si spiega con la storia e l’analisi critica. Lo scandalo della povertà in mezzo alla
ricchezza non è affatto una novità per Bologna. Solo che se ne parlava assai poco, per non dire
nulla, quando a governare il comune per circa cinquant’anni era la sinistra. Dispiace dirlo ma
è così. A Bologna i poveri non sono apparsi all’improvviso: ci sono sempre stati. Certamente,
con il governo nazionale e locale di destra sono aumentati. Così come per i redditi fissi è
aumentata l’incertezza per il futuro. Ma questa è una precisa volontà del capitale, ovverosia
dell’alta borghesia. La quale non ha il benché minimo interesse ad una società dove
l’indigenza sia bandita. Esattamente il contrario: deve produrla per garantirsi la sua
riproduzione. Infatti, la ricetta del liberismo è combattere la povertà con più liberismo.

Fedele o obbligato a questa dieta cosa fa il nostro robusto ceto benestante che sfiora il 50% della
cittadinanza? Compra sempre di più. Il che torna ancora a vantaggio del capitale perché così
facendo il medio borghese si indebita e la sua vita è condotta all’insegna della caccia al
denaro. E cosa compra? Tutto ciò che lo sigilla tra le mura domestiche. Lo spazio privato si
trasforma in un’oasi di presunta felicità, ultima barriera contro uno spazio pubblico
umanamente ridotto a un deserto.

Patrizio Paolinelli, il Domani di Bologna, 25 gennaio 2004.
Rubrica: Botta e risposta. Parole e immagini di Bologna.

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