Gli effetti del controllo

johnmalkovich_wide1Di tanto in tanto all’interno della sinistra locale e nazionale, istituzionale e non, si accende per poi subito spegnersi un dibattito intorno alla domanda: con questa destra al governo del Paese e della città siamo o non siamo in un regime? La vasta gamma di moderati progressisti risponde che se così fosse dovremmo andare in montagna come fecero a suo tempo i partigiani. E poi come si può parlare di regime se abbiamo libertà di parola e possiamo criticare pubblicamente sia Guazzaloca che Berlusconi? In genere chi assume queste posizioni è una sinistra benestante composta da professionisti soddisfatti del proprio lavoro, senza problemi di casa né di conti da far quadrare a fine mese e già sicura di una vecchiaia serena.

Per la cultura post-moderna è volgare fare i conti in tasca al prossimo. Un punto di vista di
classe suggerisce invece che c’è una sintonia tra posizione economica e modo di pensare. E’
innegabile che questa simmetria può essere superata. Ma riguarda pochi casi.

Al di là delle considerazioni socio-economiche a me sembra che la lettura della sinistra
moderata intorno alla categoria regime sia teoricamente limitata. Dall’unità ad oggi il nostro
Paese è passato di regime in regime. Se il blocco sovietico fosse ancora in piedi oggi
continueremmo ad avere Andreotti al governo. Ma il muro di Berlino è caduto e, unico in
Occidente, il sistema politico italiano si è sfaldato esattamente come nei Paesi d’oltrecortina.
Notare che di quest’argomento nessuno discute. Così come accadeva con la balena bianca,
l’attuale regime berlusconiano non può essere paragonato col fascismo perché una società
post-industriale è ingestibile con gli strumenti adatti ad una società prevalentemente
contadina qual’era l’Italia degli anni ’30. E tuttavia gli elementi di continuità sono notevoli.
Al manganello sempre agitato si affianca un potente, quotidiano e pervasivo apparato di
vigilanza dei comportamenti individuali di tutti i cittadini. Al fascismo si sostituisce la società
del controllo: prevalentemente paternalistico sotto la DC, prevalentemente autoritario sotto il
berlusconismo. Il risultato finale è che al potere ci sono sempre gli interessi dell’élite borghese.
E così approdiamo a Bologna.

Tra i recenti fatti di controllo poliziesco estraiamo il caso di un anziano identificato dai vigili
urbani mentre distribuiva volantini contro il nuovo mezzo pubblico Civis giudicato un finto
tram. Essere schedati vuol dire finire in un archivio a cui né l’interessato né la società civile
hanno accesso. Un archivio gestito con criteri noti a pochissimi e per nulla trasparenti.
Significa pure che qualcuno può esercitare legalmente violenza fisica su di te e ti ha
inquadrato nel mirino. Insomma devi stare attento a come ti muovi, a quello che dici, a chi ti
sta attorno. Sai che su di te si costruisce un inaccessibile dossier perché non sei d’accordo con
Guazzaloca e i suoi amici di destra. E’ un modo sofisticato di minacciare chi dissente perché
forse nessuno ti verrà mai a manganellare. Ma l’effetto principale che deve sortire la pratica
dell’identificazione è che per paura tu inizi ad autocontrollarti, a non dire esattamente quello
che pensi. A furia di autocensure puoi diventare il poliziotto di te stesso. Senza saperlo e senza
chiederti come ci sei arrivato. Questo è regime.

Patrizio Paolinelli, rubrica: Botta e risposta. Parole e immagini di Bologna, il Domani di Bologna,  22 febbraio 2004

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