La strategia del fatto compiuto

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Bologna. Nido e scuola d’infanzia “Lea Giaccaglia Betti”

Secondo i fautori della cosiddetta globalizzazione liberista la diminuzione delle spese statali per sanità e pubblica istruzione favorisce l’aumento della ricchezza perché sottrae tasse alle aziende che hanno così maggiori risorse per gli investimenti. Questa la teoria. Nella pratica da numerosi anni assistiamo in ogni dove a risultati esattamente contrari: interi Paesi gettati sul lastrico, miseria dilagante, impoverimento del ceto medio nelle realtà sviluppate, piccoli azionisti truffati, guerre per accaparrarsi il petrolio. Alla faccia dei modernizzatori la globalizzazione si rivela pura e semplice ideologia. Un’ideologia addirittura premarxista risalente a Smith e Ricardo. Non una novità dunque ma la restaurazione del dominio dell’élite borghese sul resto della società dopo le conquiste dei lavoratori negli anni ’50 e ‘60. In virtù di questa restaurazione l’attacco forsennato allo stato sociale continua senza sosta nonostante i plateali fallimenti proprio nel campo in cui il borghese dovrebbe eccellere, quello economico. Ma cambiano le tecniche di demolizione del welfare perché davvero non si può più far finta di non vedere le disfatte della globalizzazione e la sua tendenza favorire pochi a scapito di molti.

La giunta di destra di Bologna ovviamente fa la sua parte. La scuola è nel mirino. Dopo aver sottratto una
quarantina di maestre comunali dall’insegnamento per ricollocarle in ufficio passa a una strategia che
possiamo definire del fatto compiuto. Come funziona? Semplice. Prendiamo il caso delle Materne. In
questi giorni la Giaccaglia-Betti chiude in anticipo per mancanza di bidelli e i bambini della scuola
d’infanzia di Casaglia saltano il riposo pomeridiano sempre per mancanza di personale. Facilmente
immaginabili le conseguenze per i genitori: corri a prendere il piccolo prima dell’ora, bambini che si
addormentano nel tardo pomeriggio per poi svegliarsi la sera, nervosismo in famiglia, fatica maggiore a
svegliarsi la mattina.

Interpellati da tempo sia dai sindacati sia dai genitori sulle conseguenze che comporta la mancanza di
personale gli Assessori comunali di riferimento tacciono sottraendosi al confronto. E’ probabile che il
silenzio continui, così come è probabile qualche concessione giusto perché stiamo andando incontro alle
elezioni amministrative. Ma l’obiettivo è raggiunto: creare disagi in modo da indebolire ruolo, funzione e
immagine della scuola pubblica. Stavolta non in nome della globalizzazione che tutto privatizza ma in
nome del dato di fatto: la Finanziaria è sempre più severa e l’Ente Locale non può assumere per
mancanza di fondi. E’ una mezza bugia. E in quanto tale difficile da smontare proprio perché l’altra metà
dell’affermazione è vera. Chi controbatte risponde che il Comune potrebbe spendere meglio i propri soldi
evitando spese come l’Infobox e le consulenze d’oro. A questo punto l’amministratore di destra segna un
punto a suo favore perché da qui s’innesta una lunga discussione, il più delle volte inconcludente e in cui al massimo la controparte può strappare qualche risultato parziale. Mentre si discute i disservizi alle
Materne continuano. Nel frattempo chi può si rivolge a strutture private e chi non può si arrangia. Un
altro passo del regime che avanza.

Patrizio Paolinelli, rubrica “Botta e risposta”, il Domani di Bologna, 22 febbraio 2004.

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