Segni dal cielo

bo neve1E’ bastata una nevicata di dodici ore per paralizzare Bologna sbruffona. Non è la prima volta e non sarà
l’ultima che in caso di emergenza i servizi dedicati alla città si rivelino inefficienti. Ed è bene di ricordare che a Bologna il lavoro di sgombero neve si limita a liberare alla bella meglio le strade, accumulare la neve dove capita capita, abbandonare i marciapiedi a se stessi trasformandoli in pericolose piste di ghiaccio in attesa che il sole compia l’opera di scioglimento. Ma l’ennesima brutta figura dei nordici servizi non offuscherà più di tanto l’idea di Bologna come campionessa della qualità della vita. I motivi sono vari. Intanto perché in molte aree dell’Italia i servizi resi al cittadino sono indegni di un Paese civile. E in un contesto simile emergere è assai facile. Ma soprattutto perché le classi dirigenti bolognesi hanno saputo creare attorno alla città un alone mitico grazie al sapiente uso del marketing territoriale. Prima di procedere è bene chiarire in due parole cosa è il marketing. E’ una tecnologia di vendita costituita da un mix di sociologia, statistica, economia, psicologia sociale. Nonostante l’uso di categorie scientifiche il marketing non è una scienza. Però funziona benissimo per raggiungere scopi commerciali.

Applicando le tecniche di marketing si può vendere oggi di tutto: un detersivo, un uomo politico, una città. Il marketing territoriale ha la funzione di posizionare nella coscienza individuale un’idea tanto precisa quanto vaga di una determinata area geografica. Esempio: Bologna è dotta e gaudente, civile e funzionale. Per raggiungere questo obiettivo si pianificano campagne-stampa ed eventi. La regola è semplice: i media parlino bene della città in maniera continuativa. Risultato: col tempo nell’immaginario collettivo s’innesterà un sentimento positivo a cui crederanno sia i destinatari del messaggio promozionale sia i mittenti. Così, captato da una pubblicità discreta, il giovane meridionale risale la penisola e si iscrive all’università di Bologna convinto di trascorrere alcuni anni in una città-modello, mentre molti bolognesi si convincono di vivere in un’efficiente metropoli.

Ma poi accade che una nevicata, sicuramente abbondante ma non catastrofica, metta in ginocchio la città. Come si rimedia alla figuraccia? Non parlandone sui media più di tanto e con potenti iniezioni di fiducia. Si assiste così ad un interessante fenomeno: meno le cose funzionano più la grancassa del marketing territoriale tesse le lodi della nostra città. A me sembra che sia questo lo stadio raggiunto da Bologna: si balla sul Titanic. Nel nostro caso l’affondamento non è rapido ma tanto lento quanto inesorabile. Una decadenza che rende difficile sgombrare trenta centimetri di neve dalle strade e allo stesso tempo pulisce e ripulisce con ostinazione Piazza Maggiore perché lì c’è Palazzo d’Accursio, centro del potere comunale, lì c’è il crescentone, sistematicamente attraversato da studenti fuori sede e forestieri. E allora bisogna far vedere che tutto va bene. Si stabilisce un criterio onnivoro: l’immagine della politica è la politica dell’immagine.

Patrizio Paolinelli, rubrica “Botta e risposta”,  il Domani di Bologna, 7 marzo 2004. 

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