Gente che va…

5.0Alcuni lettori avranno forse notato che da circa un mese questa rubrica non esce. Motivo: cambio città per un anno dopo averne passati sedici consecutivi a Bologna. E, come noto, in Italia per un reddito mediobasso traslocare da una regione all’altra è un impegno gravoso, pieno di complicazioni e insidie. Questo il motivo del mio silenzio.

Sarei tentato di fare un bilancio del lungo periodo vissuto sotto le Due Torri. Ma la città in sé, come istituzione intendo dire, prende e dà in misura diversa seguendo una logica propria, per nulla razionale perché è contemporaneamente amica e nemica. Allora l’esercizio della banale contabilità che regge il mondo, la contabilità del dare e dell’avere, si fa impossibile. Tantomeno il confronto tra aspettative intimamente attese e realtà obiettivamente vissuta giorno dopo giorno può essere sottoposto a facili paragoni: la città è il luogo di un desiderio sproporzionato, privo di misura, nel quale l’individuo si immerge come in un sogno ad occhi aperti e in questo piccolo delirio la maggioranza di noi si smarrisce e ne esce più o meno ridimensionata. Ma la città no, non conosce sconfitte. Per quante delusioni possa dare resta il polo sociale di attrazione per eccellenza. E i motivi che spiegano quest’essenza carnivora sono molto semplici: la città rappresenta lo spazio privilegiato del consumo, il luogo di ostentazione del lusso, il centro delle decisioni politiche, il punto di riferimento dove nascono, muoiono e rinascono novità culturali, mode, contestazioni. In un parola: è nella città che il potere, qualsiasi tipo di potere, trova il suo teatro.

Per chi come me ha sempre disprezzato il denaro e considera la borghesia una classe umanamente poverissima, dunque si oppone alle uniche due star della città, di tutte le città, la condizione di outsider costituisce la nicchia ecologica che permette di osservare da lontano, con uno sguardo alla Pierre-Auguste Renoir, la fluttuante danza dei corpi, i continui scambi di merci e desideri. Ma grazie al cielo esistono anche gli insider. E a Bologna la novità più importante degli ultimi tempi mi pare consista nella candidatura alla poltrona di Sindaco di Sergio Cofferati. Un insider della società italiana che certo ha portato scompiglio sotto le Due Torri. Non solo perché è uomo che viene da un’altra città, addirittura un’altra regione, ma anche perché i suoi ultimi atti da segretario generale della CGIL lo hanno collocato a sinistra restituendo speranza a milioni di lavoratori. La stessa speranza che credo animi molti cittadini bolognesi e per i quali la parola socialismo ha ancora un senso.

Bologna non è stata solo mortificata dall’attuale giunta di destra. Ma anche da chi pur militando nella sinistra da posizioni dirigenti ha una concezione della città come oggetto di manipolazione del potere. Una concezione rafforzata dagli attuali tempi in cui la dittatura si maschera sempre più abilmente da democrazia. Il mio augurio è che dopo le prossime elezioni amministrative del 12 e 13 giugno Bologna scriva un nuovo libro per narrare se stessa con più verità e più umanità.

Patrizio Paolinelli, rubrica “Botta e risposta”, il Domani di Bologna, 25 aprile 2004.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...