Un’altra regione è possibile

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Piero Marrazzo

 Marrazzo interpreta le speranze di cambiamento
Intervista al candidato dell’alleanza democratica

 Senza dubbio la candidatura di Piero Marrazzo alla Presidenza della Giunta Regionale del Lazio ha sorpreso un po’ tutti. Tuttavia a ben guardare c’è una forte continuità tra l’attività del popolare giornalista conduttore di una seguitissima trasmissione a tutela dei consumatori quale “Mi manda Rai Tre” e il suo attuale impegno politico. Questa continuità si può  riassumere nell’idea e nella pratica di recupero del legame sociale. Un valore controcorrente rispetto alla destrutturazione messa in atto dal centro-destra a tutti i livelli della vita in comune. Un valore che fa la differenza anche nel modo di interagire con l’elettorato. E proprio da questo aspetto inizia la nostra intervista.

L’Italia attraversa una fase in cui il marketing politico è determinante per il successo elettorale e il centro-destra ne sta facendo larghissimo uso colonizzando mass-media, ricorrendo a tecniche pubblicitarie, investendo in pubbliche relazioni. Come si differenzia la strategia della tua campagna?

“Quando marketing e sondaggi stravolgono il senso della politica si perde qualcosa di importante. Ritengo che la politica consista ancora nella capacità di relazionarsi con i cittadini, di incontrarli e ascoltarli. Sul piano operativo penso ad una campagna elettorale molto diretta, faccia a faccia, porta a porta. Una campagna sul territorio perché solo dall’incontro con la realtà viva è possibile interpretare fino in fondo i bisogni delle popolazioni e da lì costruire sia i programmi sia un’attività amministrativa in grado di rispondere alle domande sociali”.

A proposito di amministrazione della cosa pubblica, gli avversari ti accusano di non avere esperienza in questo campo. Cosa rispondi?

“Intanto che ho una laurea in giurisprudenza che credo mi possa dare una mano. Poi ho dalla mia l’esperienza maturata per otto anni nella trasmissione “Mi manda Rai Tre”. Un lavoro per il quale ho dovuto continuamente studiare atti, delibere, Leggi di enti locali e non solo. A prescindere da questo penso che per un politico l’amministrazione della cosa pubblica consista innanzitutto nella capacità di disegnare gli scenari in cui si debbono inserire interessi e necessità sociali, poi di riuscire a governare gli sviluppi dell’economia e delle istanze espresse dai cittadini. Detto questo ritengo che un buon amministratore debba essere portatore di valori. I miei sono quelli del centro-sinistra, dell’unità tra generazioni”.

Parliamo di valori calandoli nei problemi vissuti quotidianamente dalla gente. Qual è la tua proposta per dare certezze a chi lavora e una speranza a chi è in cerca di lavoro?

“Prima di risponderti vorrei dire che le affermazioni del centrodestra di aver creato nella nostra regione mezzo milione di nuovi posti di lavoro e di aver fatto del Lazio una locomotiva economica sono propaganda perché i posti di lavoro sono precari e mal pagati e perché le situazioni di crisi sono preoccupanti. Appena finita quest’intervista parto per i Castelli dove la disoccupazione femminile è in aumento e i giovani sotto i 25 anni fanno una fatica enorme a trovare lavoro. Stessa situazione a Rieti, Frosinone e in tante, troppe realtà della regione. Ma c’è un modello di sviluppo che sta dando risultati e va consolidato: si chiama modello Roma”.

Concretamente cosa può fare la Regione per favorire l’occupazione?

“Cominciamo a dire che la Regione è anche un organo legislativo. Se guardo agli ultimi cinque anni vedo poche Leggi promulgate. Viceversa immagino una Regione capace di legiferare di più e che sappia delegare maggiormente alle Province e ai Comuni mettendoli in grado di ben operare. Penso a una Regione che sappia ritrovare autorevolezza per dimostrare che il Lazio può crescere complessivamente a partire da un piano delle vocazioni territoriali. Ma mi chiedi esempi concreti. Bene, vediamo il caso della mobilità territoriale. Prima di parlare di corridoio tirrenico in cinque anni mi sarei aspettato la ristrutturazione delle strade consolari: la Pontina, l’Aurelia. A Rieti non arriva il treno, mancano molte metropolitane di superficie. Si tratta di opere che oltre a favorire la mobilità danno occupazione”.

 La sanità pubblica è oggi sempre meno gestita come un diritto di tutti i cittadini. Il Lazio poi conosce indici altissimi di privatizzazione. Come intendi invertire questa tendenza?

“Rispetto alla salute i dati sono inquietanti. Ci troviamo con una sanità malata, con cittadini che devono riottenere qualità e fruibilità delle prestazioni. Citare le lunghe liste d’attesa è solo uno dei troppi esempi negativi. Abbiamo un servizio sanitario regionale che arranca nei confronti della sanità accreditata. Il privato ha tutti i diritti di esistere ma nel momento in cui la sanità pubblica è competitiva e dotata di circuiti di eccellenza. Altrimenti il privato si mangia il pubblico. La parola eccellenza la collego a territorialità. Il che significa riscoprire il ruolo dei medici di base che rappresentano il supporto indispensabile per la medicina ospedaliera. Con la loro attività ad esempio è possibile contenere le richieste di analisi e le ricerche diagnostiche. La sanità è un sistema che deve incentivare tutti gli operatori del settore mettendoli in grado di lavorare al meglio anche con adeguate retribuzioni”.

 A livello nazionale e locale il centro-destra sta aggredendo il territorio in una maniera che non ha precedenti. Sulla difesa dell’ambiente qual è il tuo progetto?

“Lo sto elaborando con partiti e associazioni. La mia idea è comunque che sia necessario difendere l’ambiente e la salute dei cittadini. Questo è un punto imprescindibile. Per non essere generico ti faccio un esempio: il mio no alla riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia è netto e convinto. Tuttavia non è possibile dire solo no. Vanno messi in campo progetti alternativi che oltre ai cittadini in questo caso coinvolgano anche l’Enel”.

 Patrizio Paolinelli, Materiali, n. 1, novembre 2004.

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