Un pensiero forte per l’Unione: la conoscenza come bene comune

jervolino

Domenico Jervolino

Ieri a Roma una giornata di lavoro promossa dal Cantiere delle riviste

Il sapere è un bene di tutti e di nessuno. A partire da questa affermazione si è
dipanata la giornata lavori tenuta a Roma nell’Aula del Chiostro della facoltà di
Ingegneria e intitolata: La conoscenza, bene comune. L’iniziativa è stata
promossa dal Cantiere delle riviste, un “luogo” di cui fanno parte: Alternative,
Aprile, Carta, Eco Radio, Quaderni Labur, Nuova Ecologia, Quale Stato.
Il calendario dei lavori è assai serrato ma non scoraggia i circa duecento
partecipanti che riempiono la sala. Si inizia poco prima della dieci del mattino
con la presentazione dell’iniziativa da parte di Domenico Jervolino (direttore di
Alternative) e Diana Cesarin (segretaria del Movimento Cooperazione
Educativa). Seguono le relazioni di Enrico Panini (segretario della Federazione
Lavoratori della Conoscenza CGIL) e di Luciana Castellina. Poi verso
mezzogiorno partono tre gruppi di lavoro che nel pomeriggio presentano i loro
report su saperi e diritti di cittadinanza, conoscenza e lavoro, saperi e
democrazia del territorio. C’è tempo per un dibattito e in serata conclude
Domenico Jervolino.

Il filo rosso che ha tenuto insieme gli interventi si può esprimere una serie di
idee comuni. Innanzitutto, il principio secondo il quale il sapere non è una
merce. Sottoporre la conoscenza ai processi di produzione e consumo tipici di
qualsiasi prodotto/servizio significa un impoverimento della cultura, un
depauperamento della soggettività individuale e collettiva. Sulla costruzione
dell’identità, così come sul rapporto tra controllo dei media (vecchi e nuovi) e
privatizzazione del sapere ha insistito molto Luciana Castellina.

Altro elemento che ha fatto da filo conduttore delle analisi sviluppate nel corso
della giornata è stato la produzione di nuove ingiustizie: dal digital divide alla
precarizzazione di docenti e ricercatori, dalla proprietà dei brevetti a
controriforme scolastiche che approfondiscono le divisioni di classe. Per Enrico
Panini la necessità di riprogettare il sistema formativo si fonda innanzitutto su
una scelta di valori. Uno di questi è rappresentato dall’eguaglianza. Senza una
netta discontinuità dalle politiche neoliberiste le disuguaglianze sono destinate
a crescere in un rapporto diretto con l’abbassamento degli indici di democrazia.
In una parola: la mercificazione di ogni istanza della vita produce una società
dispotica.

La terza idea-forte consiste nella proposta della conoscenza come bene
comune. Ciò significa un’idea del sapere che a) non può essere monetizzata; b)
non ha carattere competitivo; c) non è proprietà esclusiva di qualcuno); d)
non è un mezzo di esclusione ma al contrario un fattore di inclusione sociale
perchè la circolazione della conoscenza arricchisce tutti. Sul piano della prassi
si può dire che l’idea della conoscenza come bene comune parte anche dalla
contestazione dei movimenti alle leggi del Ministro Moratti su scuola e
università. In un certo senso questo Cantiere è in stretto rapporto con la
manifestazione dei centomila studenti che il 25 ottobre scorso hanno gridato
un no secco allo smantellamento della scuola pubblica. Una proposta concreta
per dare gambe alla conoscenza come bene comune consiste nell’elevare in
forme egualitarie l’obbligo scolastico fino a 16 anni per poi stabilirlo fino ai 18
anni.

E’ abbastanza chiaro che questo Cantiere si rivolge all’Unione e chiede un
programma condiviso. Un programma che faccia propria un’idea non
mercantile della cultura. Il che significa restituire alla dimensione della cosa
pubblica la sua dignità. In altre parole significa una scuola di massa e di
qualità. Tradotto in termini concreti vuol dire investire negli studenti, nei
docenti, nella ricerca, nella formazione permanente degli adulti. Proposta
evidentemente dirompente in epoca di privatizzazioni e di trionfo
dell’individualismo egoistico. I politici presenti all’assise del Cantiere erano
diversi. In mattinata Giovanni Berlinguer (DS) e nel pomeriggio Titti De
Simone (Rifondazione Comunista), Piergiorgio Bergonzi (PdCI) e Andrea
Ranieri (DS). La critica alla controriforma Moratti e soprattutto al modello di
conoscenza neo-liberista ha trovato orecchie attente. In un ipotizzabile
governo del centro-sinistra si tratterà di passare dalle parole ai fatti. Al di là
del legittimo sospetto che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare il Cantiere
proseguirà nel 2006 la sua esperienza di lavoro per approfondire ed elaborare i
concetti che formano l’idea della conoscenza come bene comune. Non potrebbe
essere altrimenti se l’obiettivo è, come ha affermato Domenico Jervolino nelle
conclusioni, il raggiungimento per mezzo della conoscenza di una cittadinanza
democratica universale in virtù della quale l’accesso al sapere è un diritto
inalienabile di tutti e i cui ostacoli debbono essere rimossi. Nell’Aula del
Chiostro giunge l’eco della nostra devastata Costituzione.

Patrizio Paolinelli, Liberazione, 27 novembre 2005.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...