Diario di un pendolare. Voglio scendere

PENDOLARI-3Stamani un vero e proprio esercito di turisti prende d’assalto il nostro treno. Il
treno che da Civitavecchia ci porta a Roma. Il treno che prendiamo tutti i
giorni. Che è perennemente in ritardo. Che spesso ha le carrozze centrali
sigillate. E che anche oggi ci costringe a correre nei vagoni di testa o in quelli
di coda per trovare posto a sedere. E’ il treno che ci porta al lavoro. Che ci
mette un’ora e mezzo per fare 83 km. Ma è il nostro treno. Oggi, a dire il vero,
un po’ meno.

Da dove sbucano tutti ‘sti turisti? Ce n’è d’ogni colore: giapponesi, tedeschi,
sud-americani, scandinavi. Sono scesi da una nave crociera attraccata al porto
un’oretta prima. Perché avete preso proprio questo treno? Non potevano le
ferrovie organizzarne uno tutto per voi e lasciarci in pace noi, noi pendolari?
Ma nessuno è più tollerante di un pendolare. Abbiamo una pazienza noialtri…
Una pazienza che nessuno se l’immagina. Siam così bravi, così esperti, così
professionali a tenerci tutto dentro e rimuginare i nostri pensieri con lo sguardo
perso fuori dal finestrino. Passiamo ore a far finta di non vederci, di non
sentirci, di non sfiorarci. Ma ci capiamo, ci conosciamo, sappiamo esattamente
chi siamo.

Oggi però ci si mischian le carte con tutti ‘sti stranieri a occupare ogni posto.
Eppoi son doppiamente stranieri. Ma mica per la lingua. Noi pendolari abbiamo
l’orecchio speciale: sentiamo senza ascoltare. Sentiamo senza ascoltare le
commesse che da Roma tornano al paesello e che chiacchierano da quando
salgono finché non scendono. E anche quando sono fuori dal treno le vedi da
dietro il vetro del finestrino che continuano a raccontare, a gesticolare, a
ricamare sulla giornata appena trascorsa. Dopo un massaggio oratorio così
robusto non ci sconvolgon certo parole straniere di cui non capiamo un’acca.
Ma loro, i turisti, ridono senza essere più giovani. E come se la ridono… non
fanno altro. Dicono tre parole e giù a sganasciarsi. Beati loro… Ecco cosa ci
separa: nei treni dei pendolari ridono solo gli studenti. Neanche tutti. Quelli
delle medie e delle superiori. Gli universitari già ridono di meno. Le
preoccupazioni, quelle feroci, quelle tipo: che farò adesso che son grande?,
eccole lì, in agguato, eccole lì, nascoste dietro un giorno che sa di notte e a cui
vai incontro e non ci puoi fare nulla.

Il lavoro, sì proprio lui. I turisti non vanno a Roma per lavorare. Noi sì. Ma ci
tocca sorbirceli. E’ tutto così maledettamente ovvio: loro in vacanza, noi a
rimboccarci le maniche. Il treno corre. Il tempo passa. Siamo in ritardo.
Intanto la comitiva di turisti sudamericani ha praticamente occupato un’intera
carrozza (tra loro i turisti non si mischiano: i tedeschi coi tedeschi, i
giapponesi con i giapponesi e così via) e i sudamericani si mettono a cantare in
coro. Una canzone malinconica, una cosa che ti strappa il cuore. Alla fine li
sentiamo applaudire fragorosamente. Noi pendolari non battiamo ciglio. Ce ne
stiamo sulle nostre. Come sempre. Come sempre distaccati dalla realtà che ci
circonda. Un po’ come i medici dinanzi al dolore. Nessun coinvolgimento, per
favore. Altrimenti come faccio a fare il mio mestiere?

E’ tutto così maledettamente ovvio. Ovviamente siamo in ritardo di quindici
minuti. Ovviamente nella stazione di Ladispoli la banchina è piena zeppa di
colleghi pendolari. Ora che salgono e che non troveranno un posto manco a
cercarlo col lanternino… Ora che dovranno pigiarsi ancor più del solito…
Succederà qualcosa? Ovviamente no. Sui treni dei pendolari si viaggia come
bestie. Stipati fino all’inverosimile. Oggi poi è un inferno con tutta ‘sta torma di
turisti. Le acciughe ci fanno un baffo. Ah, come sappiamo farci piccoli piccoli
noi pendolari… Ah come riusciamo a stare in piedi in pochi centimetri quadrati
guardando nel vuoto. Che destrezza! Stamani siamo letteralmente un corpo
unico. Una massa umana che sobbalza e ondeggia compatta dentro queste
vecchie e puzzolenti carrozze. A proposito: che a nessuno venga in mente di
andare in bagno. Come c’arrivi? Mi chiedo se questa sopportazione sia indice di
saggezza o di rassegnazione. Un signora si lamenta ad alta voce del servizio
ferroviario. Dice che viaggiare così è uno scandalo, che dovremmo ribellarci,
occupare i binari. Nessuno la segue. Nessuno risponde. Neanch’io. Mi sento un
vigliacco. Ma non ho forze. Sono già stanco. Dall’uscita di casa all’ingresso
dell’ufficio ci passan due ore. Che col viaggio di ritorno fanno quattro. Quattro
ore di trambusto ogni giorno che Cristo mette in terra. Vado avanti così da un
mese e già sono distrutto. Dopo un po’ la signora tace. Tutti vogliamo
scendere. Al più presto.

di Patrizio Paolinelli,  Carta Qui. Il Lazio e Roma, 12 – 18 dicembre 2005, n. 45

Pendolari nel Lazio*


Nel Lazio si sposta giornalmente il 48,2 per cento della popolazione residente.
Il motivo della mobilità è nel 30 per cento dei casi il lavoro e nel 17,9 per cento
lo studio. E’ quanto si legge nel censimento 2001 dell’Istat sugli spostamenti
quotidiani degli italiani. Il censimento dice anche che chi si sposta
giornalmente nel Lazio lo fa nello stesso comune di dimora abituale nel 77,6
per cento dei casi, nell’ambito della stessa provincia nel 18,6 per cento, in
un’altra provincia della regione nel 3,2 per cento, in un’altra regione nello 0,5
per cento, all’estero nello 0,1 per cento.

Nelle grandi aree urbanizzate del Lazio, insieme alla Lombardia, si registrano i
tempi di percorrenza più lunghi d’Italia: oltre i 60 minuti, per motivi sia di
studio che di lavoro. Oltre il 55 per cento dei cittadini della regione utilizza
l’auto privata, il 7,4 si muove con i treni, tram e metro, il 7,3 con moto e
motorini, lo 0,3 in bicicletta, a piedi il 14,7 per cento. Cresce progressivamente
in media l’utilizzo delle auto private, mentre diminuisce quello dei mezzi
pubblici. Una scelta che i pendolari pagano con tempi di percorrenza più lunghi.
Passando ai grandi comuni, a Roma si sposta giornalmente il 50,1 dei
residenti, il 32,6 per cento per morivi di lavoro, il 17,4 per cento per studio; i
pendolari per lavoro impiegano da 31 a 60 minuti nel 34,4 per cento dei casi.
La maggior parte degli spostamenti quotidiani a Roma avviene all’interno dello
stesso comune (82,5 per cento, 1.228.538 pendolari), mentre entra da altri
comuni il 14,4 per cento, cioè 214.352 pendolari provenienti soprattutto da
Guidonia, Ciampino, Fiumicino, Tivoli e Monterotondo. Gli spostamenti in uscita
rappresentano il 3,1 per cento; 46.309 i pendolari che si muovono
principalmente in direzione Fiumicino, Pomezia, Frascati, Ciampino, Guidonia.

*Scheda a cura della Redazione di Carta Qui Il Lazio e Roma

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