La mano visibile della TV

televisione-e-bimbiLa straordinaria rimonta elettorale del centrodestra alle ultime elezioni politiche, il personale successo di Berlusconi (dato troppo in fretta per politicamente defunto) e il risultato di Forza Italia (primo partito) hanno stupito
l’intera comunità della sinistra. Nell’interrogarsi sul recupero delle destre molti
progressisti partono da tre considerazioni: 1) le urne ci hanno consegnato un
Paese diviso a metà; 2) la sinistra non conosce interi segmenti sociali che
hanno votato a destra; 3) la risposta non può che essere un maggior
investimento politico nel sociale per battere il berlusconismo. Considerazioni
legittime e condivisibili. Tutte però collocate all’interno di un ordine discorsivo
che nella società dei flussi continui di informazione fatica enormemente a
reggere il confronto con i produttori della comunicazione.

Per non buttarla troppo sullo specialistico partiamo da una questione semplice
semplice: la spaccatura a metà dell’elettorato è un fatto per così dire naturale
o è indotto? Per noi è ovvio: è indotto. Ed è indotto da chi detiene i mezzi di
comunicazione di massa, in particolare la TV generalista (anch’essa data
prematuramente per spacciata). Di più: il cosiddetto berlusconismo è
obiettivamente impensabile senza l’impero mediatico di Berlusconi. Ancora di
più: il vero partito politico dell’Italia post-moderna è Mediaset e non tanto per
la manipolazione dell’informazione attraverso i suoi TG quanto per le forme
linguistiche e i contenuti ideologici che passano attraverso varietà,
intrattenimento, pubblicità, ovverosia attraverso la neotelevisione. E’ in questi
spazi laterali, apparentemente extrapolitici, che si produce un linguaggio grazie
al quale masse enormi di elettori votano a destra andando contro i loro
interessi materiali.

Questi spazi sono stati completamente abbandonati dalla sinistra. La quale non
percepisce che la fine dei partiti di massa non significa affatto che le masse
non siano organizzate da altri tipi di forza. Una di queste è la comunicazione.
Chi detiene i canali di produzione della comunicazione è in grado di generare
senso comune e processi di identità collettiva. E molti elettori votano in base a
questi meccanismi di appartenenza più che in base a quelli della convenienza.
Nella comunicazione televisiva c’è una regola: vince chi convince non chi è nel
vero e nel giusto.

Queste banalità Berlusconi e il suo entourage le padroneggiano tranquillamente
da decenni. A Sua Emittenza è bastato occupare per un paio di mesi le
televisioni facendo slittare il linguaggio politico ai livelli di discussione da bar di
periferia e per un pelo non vinceva le elezioni. Questo dimostra che la sinistra
non possiede un vocabolario adatto a comprendere le nuove forme della
cultura di massa imposte dalla TV. Per fare un esempio, non possiede alcuna
teoria sugli effetti sociali dei media. Perciò non ne possiede la pratica politica.
Conclusione: sarà sempre costretta a inseguire sul loro terreno la Tv e i suoi
padroni.

Patrizio Paolinelli, http://www.alternativerivista.it, 19 Aprile 2006.

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