Diffondere i risultati dell’inchiesta su Internet

internetPremessa. Nota sulla società dell’informazione

Il concetto di società dell’informazione ha avuto parecchia fortuna tanto da
essere stato adottato dalla Comunità europea per i suoi interventi nei settori
dell’informazione (per l’appunto), delle telecomunicazioni e più in generale
dell’informatica. Noi riteniamo che la società dell’informazione sia una variante
inerente alle trasformazioni della società capitalistica e del suo modo di
produzione. Così come a suo tempo sono stati varianti della trasformazione
capitalistica concetti quali società di massa, società dei consumi, e oggi società
postmoderna e società post-materialistica.

Non lasciamoci ingannare. Cambiano le definizioni, ma resta il nocciolo duro
del capitalismo. Con le sue vecchie regole di comando sul lavoro e
mercificazione. La differenza vera risiede nell’estensione di queste regole.
Un’estensione tale che oggi investe l’intera vita degli individui senza più
distinzione tra tempo libero e tempo di lavoro.

La società dell’informazione è la figlia più efficace di questa estensione del
controllo capitalistico sull’intera esistenza, individuale e collettiva. E’ una
società che usa a fini di profitto privato le innumerevoli applicazioni del
digitale. Tuttavia, è innegabile che il dilagare della telematica e l’avvento di
Internet abbiano sconvolto il modo di produrre e di comunicare. Con questi
sconvolgimenti continui dobbiamo fare i conti per due motivi essenziali: sia
perché rafforzano il capitale sia perché aprono nuovi spazi di liberazione e di
lotte per l’emancipazione.

Per brevità, qua e là continueremo a parlare di società dell’informazione. Ma
teniamo sempre presente che si tratta di un cambiamento di pelle della vecchia
società borghese la cui natura resta sempre la stessa: lo sfruttamento
dell’uomo sull’uomo.

Proprio per continuare a difendere gli interessi delle élite dominanti nella
società dell’informazione il grande assente è il lavoro. E le lotte dei lavoratori
sono sistematicamente oscurate/distorte dai mezzi di comunicazione di massa,
pubblici e privati. Ma non sono solo le lotte dei lavoratori ad essere invisibili in
una società dove ciò che non appare in Tv non esiste. Sono invisibili tutte le
situazioni di disagio sociale, comprese quelle indipendenti dal reddito. Con il
berlusconismo in Italia l’informazione è ormai puro intrattenimento. Di più: la
quasi totalità dei quotidiani sono occulti partiti politici a difesa della tradizione
liberista e al servizio di potentati economici.

In Italia è garantita la libertà di stampa ma di fatto non la libertà di
informazione. E questa libertà bisogna conquistarla giorno per giorno. Ecco
perché i lavoratori, gli sfruttati, gli emarginati, i “senza voce” devono
appropriarsi dei vecchi e dei nuovi strumenti di comunicazione. Qui, va detto a
chiare lettere, scontiamo un ritardo pesantissimo. E gran parte della
responsabilità è nostra. Non conosciamo adeguatamente i meccanismi della
società dell’informazione. A questo deficit sopperisce in parte il movimento dei
movimenti con le sue pratiche di mediattivismo e di comunicazione on-line. E’
a queste pratiche e alla qualità dei contenuti che circolano su Internet che
dobbiamo guardare sia per superare i nostri limiti sia per produrre una nostra
specifica informazione.

Gli appunti che seguono non hanno la pretesa di risolvere alcun problema.
Forniscono solo strumenti operativi per impostare una corretta divulgazione dei
risultati dell’inchiesta politica.

Pillole teorico/pratiche per combattere la guerra mediatica

• C’è spesso confusione tra comunicazione e informazione. L’informazione
è un’attività di trasferimento di notizie che ha effetti di conoscenza nel
destinatario. La comunicazione è un’attività che ha effetti di
modificazione dei comportamenti nel destinatario. Ovviamente,
l’informazione c’è sempre. Ma non basta a garantire la comunicazione.
Es.: nelle sfide elettorali ormai si fa più comunicazione che informazione.
Chi fa inchiesta politica deve distinguere, e all’occasione applicare,
tecniche di comunicazione e tecniche di informazione.

• L’informazione è un processo prevalentemente utile a chi è forte perché
dispone di potere, mezzi e conoscenze (es.: la stampa padronale).

• La comunicazione è un processo prevalentemente utile a chi è meno
forte perché deve ottenere una modifica del comportamento della
controparte (es.: tramite l’imposizione di un tavolo negoziale).

• Nei momenti in cui la tensione sociale cresce la comunicazione si rivolge
prevalentemente alla sfera emotiva dei destinatari. Il che non vuol dire:
né che ci si rivolga alla pura irrazionalità né, tantomeno, che i destinatari
siano irragionevoli (tant’è che devono essere capaci di comprendere i
messaggi). Ma che è la vita mentale ad essere investita dalla
comunicazione.

• La pubblicità è un es. di comunicazione fondata sulla sfera emotiva. E il
linguaggio pubblicitario dilaga oggi in tutte le forme della comunicazione,
compresa quella politica. Questi processi non debbono spaventarci. Né
vanno rifiutati. Vanno compresi, usati e trasformati. Per essere diffusa
l’inchiesta politica può necessitare di rivolgersi alla sfera emotiva. E in
questo caso torna utile conoscere il linguaggio delle immagini, nozioni di
grafica e saper scrivere uno slogan che faccia presa. Tradurre i risultati di
una lunga inchiesta in un manifesto/volantino efficace significa anche
essersi appropriati delle tecniche di comunicazione per utilizzarle a fini di
emancipazione sociale. Un es.: si pensi a San Precario.

• Se impiegata adeguatamente la comunicazione è un tipo di forza capace
di orientare l’opinione pubblica. In questo senso i mass-media usano la
comunicazione per diffondere stereotipi ostili ai lavoratori. Es.: i
dipendenti pubblici sono degli sfaticati, gli assistenti di volo dell’Alitalia
dei privilegiati, il precariato una libera scelta, i sindacati un ostacolo
all’impresa, l’azienda privata migliore di quella pubblica ecc. Compito
dell’inchiesta politica, o meglio della sua diffusione, è anche quello di
ribaltare questi stereotipi proponendo e affermando un’altra famiglia di
concetti: centralità del lavoro, responsabilità sociale dell’impresa,
economia solidale, beni comuni, solidarietà, cooperazione, giustizia
sociale, uguaglianza ecc.

• La forza della comunicazione si esprime tramite campagne. Piccole o
grandi che siano queste campagne hanno una serie di regole comuni.
Che si debba diffondere l’iniziativa di un comitato per difendere un parco
pubblico dalla speculazione edilizia o un manifestazione nazionale di
lavoratori, vanno rispettati questi principi di base:

  •  avere degli obiettivi comunicativi chiari e definiti
  • gestire in maniera coordinata i vari strumenti (volantino,
  • manifesto, spazio radiofonico/televisivo, sito web ecc.)
  • stabilire i tempi (quando iniziare e quando finire)
  • stabilire intensità e ritmo della campagna
  • dare continuità alle azioni di comunicazione nei tempi decisi.

Come in tutte le campagne, la forza della comunicazione permette di: 1)
orientare l’azione; 2) capitalizzare risultati; 3) limitare i danni di nonrisultati/
sconfitte.

Diffondere i risultati di un’inchiesta politica significa combatte una guerra
mediatica. Una guerra immateriale fatta di immagini, simboli e parole.
Una guerra in cui una buona comunicazione permette di: rafforzare il
consenso già acquisito; conquistare nuovi consensi; sensibilizzare
l’opinione pubblica sul fenomeno oggetto di indagine.

Si sarà notato il “linguaggio militare” adottato. Chi padroneggia le
tecniche comunicative sa bene che combatte una guerra immateriale
spesso molto utile e a volte determinante per vincere quella materiale.
Caratteristica di questa guerra è la permanenza: la guerra mediatica è
una lotta permanente tra chi produce la sofferenza sociale in virtù del
proprio potere e chi la subisce a causa della propria subordinazione al
potere. Dal punto di vista delle classi subalterne la guerra mediatica è
combattuta per stabilire/ristabilire legami e vincoli di solidarietà tra
classi, categorie, gruppi, persone oggetto di disagio sociale, ingiustizie,
oppressione.

Nella guerra mediatica le opinioni vincenti non sono quelle di chi ha
ragione ma di chi è più efficace nell’imporle. Le idee dominanti sono
quelle dei dominatori. E non dominano le idee di chi ha ragione ma di
chi è più efficace nel trasformarle in senso comune: vince chi convince.
In termini pratici questo significa che diffondere i risultati dell’inchiesta
politica richiede il coordinamento di cinque di procedure:

  •  presentazione efficace dei dati
  •  ricostruzione chiara e accessibile a chiunque dei fatti
  •  riconoscimento immediato delle cause che hanno determinato il fenomeno indagato
  •  individuazione delle responsabilità
  •  proposta per la soluzione dei problemi sollevati.

Se riuscite a sintetizzare queste procedure in una cartella (foglio di
formato A4) di massimo 25 righe avete fatto un buona azione comunicativa.

Sensibilizzare l’opinione pubblica vuol dire innanzitutto: conquistarne
l’attenzione. Ma ci sono due problemi: 1) nella società dell’informazione
tutti noi viviamo in un ambiente sovraccarico di messaggi; 2) l’opinione
pubblica si abitua in qualche maniera alla sofferenza sociale tanto da
conviverci come se nulla fosse. Conquistare l’attenzione allora richiede
competenza, pianificazione e impegno. E questa è l’unica strada per
obbligare le istituzioni ad interessarsi di un problema. Tuttavia, se il
problema non è visibile non esiste. E se è troppo visibile ci si abitua.
Nella diffusione dei risultati dell’inchiesta è quindi necessaria molta
creatività. In questi anni il movimento dei movimenti ne ha dimostrato
in abbondanza. Creare dei collegamenti stabili con i mediattivisti è di
fondamentale importanza per la comunicazione e l’informazione
alternativa. Più avanti tratteremo questo aspetto.

Non si fa comunicazione senza investimenti: economici, tecnologici,
professionali. E tuttavia: a) la comunicazione può produrre introiti come
nei casi di mostre o eventi (es. concerti, feste ecc.); b) la comunicazione
aiuta a raggiungere obiettivi politici che permettono di far nascere o
allargare circuiti di solidarietà sociale e di classe.

Tutti i mezzi di comunicazione sono utili per promuovere i risultati di
un’inchiesta politica. Questo principio vale in linea teorica. In pratica
appena ci si accinge a diffondere le nostre notizie ci si scontra
immediatamente con due problemi: l’accesso ai mezzi di comunicazione
e la nostra reale capacità di usarli. Il primo problema spesso si risolve da
solo. Per accedere a spazi televisivi i costi sono molto alti; i quotidiani
(locali e nazionali) sono quasi tutti conservatori e non sono interessati a
dare visibilità alle lotte dei lavoratori e ai reali motivi della sofferenza
sociale. Questo non vuol dire che non si debba tentare di perforare la
cortina dei media ufficiali. Un modo è costruire un sistema di relazioni
con il mondo dell’informazione. Il secondo problema è difficile da
affrontare perchè ogni azione comunicativa ricade interamente sulle
spalle di chi la veicola: il più delle volte si opera con scarse risorse
economiche e scarsi mezzi. La soluzione consiste nel: a) conoscere le
regole di base della comunicazione; b) far fruttare bene quel poco che si
ha a disposizione); c) avere molta fantasia.

Pubblicare un sito Web per diffondere i risultati dell’inchiesta significa
prendere la parola. Ecco perché dobbiamo apprendere il più possibile
dalle tecniche di comunicazione sviluppate dal movimento. Perché il
movimento è stato capace di imporre all’attenzione del mondo intero la
propria critica radicale al pensiero unico. Indubbiamente Internet è stato
il mezzo che più di altri ha permesso ad un’opinione, altrimenti oscurata
o quantomeno sottotraccia, di farsi ascoltare. Internet è oggi l’unico
strumento di comunicazione con cui e in cui:

  • si può informare senza censure
  • si può comunicare senza le barriere tra chi produce/diffonde notizie e chi le riceve.

A differenza della TV, che è un mezzo di controllo dell’opinione pubblica,
Internet è uno strumento sovversivo. Nel senso che sovverte le regole
del gioco per fare informazione e comunicazione. Nel combattere la
guerra mediatica la società dell’informazione tenta di bloccare la
produzione autonoma di contenuti cercando in ogni modo di fare del Web
qualcosa di simile alla televisione. Ma lo impedisce la natura stessa del
mezzo. Tuttavia non c’è da cantare vittoria troppo in fretta. La libertà
degli utenti di produrre contenuti incontra tre ostacoli principali:

  • la sempre maggior scarsità di tempo delle persone
  • il problema di distinguersi tra l’incalcolabile quantità di notizie che circolano quotidianamente in Rete
  • le troppo spesso ridotte competenze comunicative dell’utente che genera i propri contenuti.

Per chi intende divulgare i dati dell’inchiesta la consapevolezza di questi
ostacoli significa fare ordine mentale e valutare nel migliore dei modi in
che modo utilizzare le forze che ha a disposizione.
Comunicare attraverso Internet. Alcune cose da non fare
Riuscire a spedire e-mail e saper navigare in Internet non significa saper
comunicare on-line. Questa avvertenza vale anche per chi sa fare
programmazione. Comprendiamo di deludere molti. Ma è meglio non coltivare
illusioni. La guerra mediatica non lo permette.

Come in ogni guerra anche nella società dell’informazione c’è chi vince e c’è chi
perde. Tuttavia, il fatto che la guerra mediatica sia permanente può
rappresentare un vantaggio perché permette agli sconfitti (di ambo le parti
ovviamente) di riorganizzarsi. Per parlare di noi, permette ad es. all’enorme
massa di precari di rendersi visibili e imporsi all’attenzione dell’opinione
pubblica lacerando la cortina mediatica di istituzioni, potentati economici e
media tradizionali. Questo significa: fare opinione. Ma attenzione: per fare
opinione non basta denunciare uno stato di sofferenza. E non basta perché
nella nostra società l’intero sistema di informazione e comunicazione è
orientato alla negazione della sofferenza sociale.

Ogni giorno su Internet appaiono nuovi siti. A migliaia. La maggioranza hanno
un ciclo di vita breve e quelli che resistono il più delle volte non funzionano. Il
che significa molte cose. Ad es. che sono eccessivamente autoreferenziali, o
che attraggono pochi visitatori, o entrambe le cose. Ecco allora alcuni
accorgimenti da seguire:

. Meglio non comunicare che comunicare male. Perché ci si cuce addosso
un’immagine di approssimativi, o peggio ancora. Questo vuol dire
rinunciare al Web perché magari si è poco esperti? No. Vuol dire: fare
poco ma fare bene.

• Evitare di “comunicare per comunicare”. Significa che se non si ha un
progetto definito in testa e che se le informazioni che veicoliamo non
aggregano visitatori, non producono legami sociali facciamo rumore e
non produciamo messaggi memorabili. Per messaggi memorabili
intendiamo: messaggi che entrano a far parte della vita mentale delle
persone.

• Evitare l’illusione del visitatore di prossimità. Traduzione: vuol dire non
ritenersi mai soddisfatti perchè parenti, amici, compagni e colleghi di
lavoro, in una parola la cerchia delle nostre conoscenze dirette ci dice di
aver visitato il sito che abbiamo pubblicato e magari ci fa i complimenti.
Primo, mai fidarsi di troppi complimenti. Secondo, quando si comunica
all’esterno e in particolare quando si comunicano i dati di un’inchiesta
politica, chiediamo la massima attenzione possibile a pubblici di nicchia
e a pubblici più vasti. Entrano così in gioco i grandi numeri dell’opinione
pubblica. Che vanno ben al di là della nostra vita di relazione, foss’anche
la nostra una piccola inchiesta di quartiere. Attenzione perché questa
illusione è diffusissima e ne restano vittime persino gli esperti.

• L’autocompiacimento: un virus letale. Un sito non deve piacere a noi
perchè l’abbiamo realizzato. Diffidate di qualsiasi programmatore,
Webmaster, smanettane, esperto ecc. che parlando del sito che ha
creato risponde ad una critica: <Ma a me piace!>. Siete dinanzi a
qualcuno che vi procurerà seri problemi. Un sito deve essere funzionale
al progetto di comunicazione che avete in mente. Se poi vi piace, tanto
di guadagnato. Ma se non vi piace non ha alcuna importanza.
L’importante è che permetta di raggiungere i vostri obbiettivi
comunicativi. Il sito deve piacere ai destinatari per i quali è stato
costruito e non necessariamente ai costruttori. Questo significa che
dovete conoscere bene chi sono i vostri visitatori reali e potenziali. Se
quando fate comunicazione pensate che gli altri ragionino con le vostre
categorie o apprezzino il vostro senso estetico è come se foste davanti
allo specchio: state parlando a voi stessi e non con chi dovreste.
Insomma non comunicate, state facendo un soliloquio e probabilmente
farete un sacco di fatica per ottenere bassi risultati.

Internet: il minimo da sapere per non utilizzarla come se fosse una TV

Chiunque può imparare ad applicare le regole di base della comunicazione e
dell’informazione. Però bisogna conoscerle. E il guaio è che in genere non si
conoscono. Ma ci sono altri due guai ancora peggiori. Primo guaio: quelli che
sanno poco e pensano di sapere tutto. E’ il caso per esempio di chi smanetta
con qualche programma, magari open source (sistema gratuito di gestione
delle informazioni e delle comunicazioni che consente la disponibilità del codice
sorgente) e magari si mette a realizzare siti di informazione senza avere
nozioni di giornalismo. Secondo guaio, ancora più grave: quelli che sanno far
benissimo altro e quando si adoperano intorno a un sito Web ragionano con le
categorie della televisione e della pubblicità con cui Internet ha pochissimo a
che spartire visto che sono gli utenti a generare i propri contenuti. Questo non
significa che entrambi i soggetti non abbiano diritto di parola rispetto ai
contenuti del sito. Tutt’altro. Significa che la comunicazione on-line è
radicalmente diversa da altre forme di comunicazione. Ecco perché.
• Per essere utilizzata Internet richiede: computer e collegamento; un
minimo di competenze tecniche (non basta sedersi e guardare come con
la TV o il solo atto di ascoltare come con la radio); competenze culturali
quali capacità di valutazione critica per trovare/selezionare le
informazioni, leggere le informazioni rapidamente e in modalità
ipertestuale (collegate le une alle altre). Come vedete, a parte l’uso
dell’elettricità e lo schermo, per il resto Internet è un “oggetto”
radicalmente diverso dalla TV.

A differenza della TV, Internet non è diffusa tra tutti gli strati sociali.
Conseguentemente i messaggi della Rete (sinonimo di Internet)
escludono una parte dell’opinione pubblica, della base del PRC e talvolta
dei soggetti dell’inchiesta. Questo è un problema che chi realizza siti con
la finalità di lotta politica deve avere ben presente sia per non
enfatizzare troppo questo strumento di comunicazione sia per utilizzarlo
con efficacia. E utilizzarlo con efficacia significa ad es. fare in modo che i
testi pubblicati sul sito siano stampabili su una pagina, che i concetti
principali siano fruibili rapidamente all’occhio frettoloso del lettore e che
nel suo insieme il testo sia leggibile in poco tempo.

Al contrario di come avviene in Tv, nella Rete l’informazione non ti viene
a cercare, deve essere cercata. Il che pone il seguente problema a chi
vuole far conoscere i dati dell’inchiesta: promuovere la propria presenza
on-line per rendersi visibile. E’ questo il problema dei problemi. Lo
diciamo subito: è irrisolvibile in via definitiva; è risolvibile solo per
approssimazioni successive. In altre parole: rendersi visibili è una lotta
che si combatte giorno per giorno, per tutto il tempo che il sito vive.

Avere ben presente questa dinamica limita i danni di un altro problema
ormai evidente sulla Rete: l’autoreferenzialità. Anche questo è un
problema ineliminabile e risolvibile solo per approssimazioni successive.
L’importante è non realizzare siti che ci guardiamo solo tra di noi. Se
accade dobbiamo porci la domanda: è utile alla produzione di conflitto?
Se sì, allora si orienta la comunicazione all’interno del gruppo/i di
riferimento. Se no, si rivede l’intera strategia comunicativa del sito.
• Internet è un mezzo interattivo. Il che significa: a) che l’utente è una
persona attiva e non passiva come dinanzi alla TV; b) che l’utente attivo
è molto più impegnato di quello passivo e che in virtù di questa attività
lo schermo del computer stanca più dello schermo televisivo perché
richiede un maggior sforzo; c) a differenza della TV, dove il messaggio è
verticale e viaggia da un emittente a molti riceventi, in Internet l’utente
retroagisce sulla fonte del messaggio sviluppando una comunicazione
orizzontale da molti a molti. E’ intuibile quanto maggiore democrazia e
partecipazione siano utili ai fini della diffusione dell’inchiesta.
• Il Web permette la possibilità di stabilire collegamenti ipertestuali (link).
Ossia: una proprietà tipica dell’informazione in Rete è di costruire
relazioni con altre emittenti di informazione. Si tratta di un’opportunità
che chi ha il problema di diffondere i risultati dell’inchiesta deve sfruttare
al massimo linkandosi in particolare con siti affini e siti del movimento.
• A differenza di tutti gli altri media Internet è un mezzo di comunicazione
che assembla: testo scritto, immagini, video, suono (è la multimedialità).
Consiglio: nella comunicazione on-line utilizzate il più possibile le
opportunità offerte dalla multimedialità. Sicuramente è bene abbondare
in immagini (ovviamente: di buona risoluzione e pertinenti con l’oggetto
dell’inchiesta).

Regola d’oro: quando create un sito Web liberatevi e liberate chi vi sta attorno
del paralitico televisivo che è in noi. Liberiamoci dell’esperienza culturale
determinata da decenni di passività televisiva. Se per fare comunicazione online
utilizziamo la pedagogia oppressiva del piccolo schermo saremo inefficaci:
la società dell’informazione ci avrà fregati.

Comunicare l’inchiesta attraverso Internet. Elaborare uno straccio di progetto

Quando ci si mette a fare comunicazione on-line è preferibile costituire un
gruppo dedicato allo scopo. Il gruppo può coincidere in larga parte anche con
chi ha condotto l’inchiesta ma è preferibile affidarsi pure a chi non ha vissuto
direttamente quell’esperienza. E’ meno coinvolto emotivamente e ha un occhio
più critico.

Dunque, la prima cosa da fare è decidere chi si occupa del sito. Poi darsi uno
straccio di progetto comunicativo. Ecco le questioni principali da affrontare:

• A chi è destinato sito? Rispondere chiaramente a questa domanda è
strategico. Perché l’intera costruzione del sito, compresa la grafica
(forme, colori, immagini) dipende da questa risposta. Se pensate che la
vostra comunicazione si rivolga a tutti siete completamente fuori strada.
Definite bene chi sono i vostri utenti/interlocutori.
• Sicuramente vogliamo diffondere i dati della nostra inchiesta. E basta?
Altrettanto sicuramente no. Si sa, la fame vien mangiando. Meglio: nella
società dell’informazione il bisogno di comunicare è largamente
insoddisfatto ecco perché ci si trova talvolta davanti a siti che sono degli
zibaldoni dove solo in apparenza si trova di tutto e dove in realtà c’è
molto poco. Regola: tutte le informazioni che diamo devono essere
coerenti tra loro. Questo pone il problema della tipologia del sito.
• I principali tipi di siti che interessano a chi fa inchiesta politica sono tre:
sito-vetrina; sito informativo; sito interattivo. Nel primo prevalgono
contenuti statici e ha lo scopo di presentare una volta per tutte
notizie/informazioni su un determinato tema; nel secondo prevalgono
notizie/informazioni che richiedono periodici aggiornamenti e ha lo scopo
di diffonderle; nel terzo gli aggiornamenti di notizie/informazioni sono
quotidiane e ha lo scopo di mobilitare i visitatori mettendoli in relazione
tra loro. Ovviamente non esistono tipi puri di sito. E le carte si possono
tranquillamente mischiare. Ma la missione del sito deve essere chiara.
• Missione. Che tipo di sito pensiamo sia maggiormente funzionale per
diffondere i nostri messaggi? Ci basta presentare in maniera gradevole e
ragionata i risultati dell’inchiesta? O intendiamo suscitare un dibattito in
Rete tra i soggetti della stessa inchiesta? Oppure vogliamo denunciare
all’opinione pubblica un fatto scandaloso emerso dalla ricerca? Nel primo
caso è sufficiente un sito-vetrina. Nel secondo abbiamo bisogno di un
sito prevalentemente interattivo. Nel terzo di un sito informativo. Per
restare ai tre esempi: un’esposizione occasionale di dati nel primo caso,
una piazza virtuale nel secondo, un luogo di informazione giornalistica
nel terzo. Il che significa che tendenzialmente i contenuti che
entrano/escono da quel sito debbono essere orientati rispetto alla
missione. Insomma bisogna avere e rispettare una linea editoriale.
Complicato? No. Ricordate sempre che si impara sbagliando.
L’importante è imparare dai propri errori. Altro consiglio: non
innamoratevi delle cose che fate, grafica o testi che siano. Sacralizzare i
propri prodotti informativi è la strada maestra per non crescere mai. Una
volta realizzato il sito alzatevi ogni mattina e chiedetevi cosa potete fare
di nuovo e di diverso per divulgare on-line i risultati dell’inchiesta.
Ascoltate con attenzione tutte le critiche che vi vengono rivolte e
soprattutto: siate i più feroci critici di voi stessi.
• Programmare il ciclo di vita del sito. Per quanto tempo deve essere
pubblico? Sono frequenti i siti-vetrina nati per un evento e poi
abbandonati per mesi e anni. In questi casi il visitatore ha l’impressione
di entrare in un cimitero. E scappa perché gli sembra di entrare in un sito
di morti viventi. Risolvere il problema è facile. Quando il sito ha esaurito
la sua funzione chiudetelo lasciando, se è il caso, un recapito a cui
chiedere notizie. Ricordate: piccolo o grande che sia pubblicare un sito è
un’operazione editoriale. Il che significa che vi state esponendo
pubblicamente e sarete giudicati.
• Una volta definito il gruppo che si occuperà del Web e fatta chiarezza su:
destinatari, missione, tipologia e ciclo di vita siete pronti per rispondere a
queste domande. Fatelo per iscritto e in modo che il gruppo condivida le
risposte:

  • Quali sono le risorse realmente disponibili per tutto il ciclo di vita del sito?
  • Quali sono gli scopi politici della comunicazione?
  • I dati pubblicati sul sito chi raggiungono realmente?
  • Quali sono i messaggi principali da comunicare?
  • Come far interagire il mezzo Internet con altre azioni di comunicazione (conferenze stampa, convegni, volantinaggio, manifestazioni, feste ecc.)?

Comunicare l’inchiesta attraverso Internet: piccolo e pratico decalogo

Ecco alcune istruzioni da tenere presenti in ogni progetto di diffusione on-line
dell’inchiesta:

• Collegamento veloce (in media i visitatori hanno tempi di attesa non
superiori ai 15 secondi). Nel caso di un visitatore molto interessato ai
dati dell’inchiesta si può abusare della sua pazienza solo una volta. Se i
tempi di attesa per scaricare le pagine superano la media indicata non
tornerà a trovarvi.
• Evitare sofisticazioni tecniche non necessarie e una grafica magari bella
ma troppo elaborata. Chi è interessato ai risultati della ricerca vuole
informazioni in tempi rapidi.
• Tra i primi visitatori del sito ci saranno i giornalisti, soprattutto se oltre al
sito avete organizzato altre azioni comunicative (conferenza stampa.
convegno, seminario ecc.). Dovete sapere che parecchi giornalisti sono
stressati, mal pagati, talvolta delusi del proprio lavoro e debbono tirare a
campare. Perciò non hanno né tempo né pazienza da dedicarvi e se non
volete che le vostre informazioni vengano anche involontariamente
distorte e/o mal riportate siate coincisi e precisi sui contenuti che
trasmettete e pubblicateli nella prima pagina del sito (Home Page).
• Viviamo nella società dell’immagine e l’occhio vuole la sua parte. Perciò
procuratevi un bel repertorio di fotografie sull’oggetto dell’inchiesta e
pubblicatelo sia in una sezione a parte (galleria foto) sia all’interno dei
vari documenti del sito.
• Anche se l’argomento dell’inchiesta è pesante (precarietà disoccupazione,
inquinamento ambientale ecc.) una certa dose di ironia non guasta mai.
Trovate un buon vignettista, taroccate le immagini aziendali, fate delle
interviste o autointerviste in cui tra il serio e il faceto i diretti interessati
parlano del problema oggetto di ricerca. Collegate il tutto ai risultati
dell’inchiesta. La società capitalistica è una società violenta e nel tempo
si fa il callo alla sofferenza sociale. In sociologia questo fenomeno è noto
come <stanchezza da compassione>. E’ il caso dei bambini africani
affamati o dei palestinesi che muoiono come mosche sotto il fuoco
israeliano: non fanno più notizia. Morale: la drammatizzazione è un
registro discorsivo, ma ogni tanto (con tutte le cautele del caso)
affiancagli quello dell’ironia (è la tecnica di Beppe Grillo, per capirci, e fa
notizia).
• Aggiornate frequentemente, soprattutto se privilegiate l’informazione. Se
poi il sito è prevalentemente interattivo allora siete obbligati
all’aggiornamento. In caso non sia possibile, cambiate tipologia di sito.
Informate sempre i visitatori perché cambiate strategia comunicativa.
Siate onesti: se è perché non avete risorse economiche ditelo.
• Per mediattivismo si intende l’insieme delle attività comunicative on-line
e off-line interne al movimento dei movimenti. Mediattivista è chi utilizza
i media per raccontare eventi, condizioni sociali, contenuti del
movimento, realizzare inchieste al di là e al di fuori dei media
tradizionali. Il mediattivismo nasce dalla necessità di fare informazione
sui disastrosi effetti sociali, culturali e ambientali del neo-liberismo:
un’informazione libera e antagonista nei confronti del pensiero unico.
Scambiate il più possibile i risultati dell’inchiesta politica con media
indipendenti e comunitari. Interagite con loro. Incontratevi al di fuori
della Rete, studiate iniziative comuni. Abbiamo ancora molto da imparare
dal mediattivismo.
• L’interattività e decisiva per la diffusione dei dati dell’inchiesta. Gli
strumenti maggiormente utilizzati sono: le e-mail e la newsletter.
Soffermiamoci su questo secondo vettore. Dopo aver realizzato il sito,
preoccupatevi di costruire un indirizzario ragionato di destinatari a cui
inviare la newsletter. Non badate alla quantità ma alla qualità. Le e-mail
che quotidianamente giungono sui computer di ognuno di noi ormai sono
talmente tante che per non farci cestinare immediatamente è necessario
sapere: 1) a chi interessano i dati della nostra inchiesta; 2) come
distinguerci in modo da renderci riconoscibili. Consigli: 1) nella
newsletter utilizzate un’immagine che sia presente nell’HP del sito; 2)
inviate poche informazioni ma interessanti.

Realizzare un sito Web: passi operativi

• Decidete l’indirizzo. E’ come scegliere il nome per una persona o
battezzare una piazza. Perciò pensateci bene. Fate riferimento all’oggetto
dell’inchiesta, evitate nomi lunghi e complicati. Più è facile da ricordare
meglio è. Scegliete poi il dominio di primo livello. Evitate il punto com
perchè si riferisce a siti commerciali. Le stringa punto info indica
chiaramente un sito di informazione. Visto che ci si pone il problema di
diffondere dei dati il punto info è consigliato.
• Per utilizzare un nome di dominio ed evitare che venga usato da altri è
necessario registrarlo. La registrazione può essere fatta in domini che
gestiscono gli hosting, (come ad esempio, aruba, y2khostin,
hostingpress, ecc). Attraverso gran parte di questi servizi è possibile
determinare se il nome di dominio prescelto è disponibile. I costi di un
buon hosting partono da 80 euro all’anno.
• I costi variano anche a seconda dello spazio occupato nel server (è il
computer dove risiede il vostro sito Web). Se avete progettato un sitointerattivo,
è meglio abbondare con lo spazio di memoria. Nella fase
della registrazione dello spazio Web è possibile aumentare il volume di
spazio nel data-base. Il costo è 5-10 euro in più all’anno, solitamente
ogni 50Mb acquistati.
• Il server che rende disponibili le pagine del sito agli utenti. In genere, è
conveniente pagare un servizio di hosting o un provider di servizi
Internet (ISP) affinché ospitino il sito su uno dei loro server. I provider di
servizi Internet professionali sanno come monitorare, gestire e
proteggere i loro server, in modo che i siti ospitati siano sempre
disponibili per i visitatori. Prestate attenzione alle dichiarazioni di
affidabilità contenute nel contratto stipulato con il servizio di hosting. La
visualizzazione del messaggio “Impossibile trovare la pagina” fa perdere
credibilità e visitatori.
• Progettate i contenuti del sito secondo tre principali funzionalità:
informazioni statiche (definitive) e dinamiche (sottoposte ad
aggiornamento); quelle interattive (e-mail, newsletter, forum, blog
ecc.); quelle destinate alla mobilitazione (raccolta fondi, organizzazione
di manifestazioni/eventi, calendario appuntamenti ecc.). Ovviamente:
nel predisporre le informazioni seguite una logica facilmente
interpretabile dal visitatore.
• Disegnate l’architettura del sito. Non preoccupatevi se dovete realizzare
un piccolo sito di poche pagine. Abituatevi a lavorare con metodo e
disciplina. In comunicazione non importa la dimensione quantitativa di
ciò che comunicate. Se imparate a comunicare cose piccole con
procedure ordinate e sperimentate sarete in grado di comunicare anche
cose grandi. L’architettura del sito consiste nella sua rappresentazione
visiva e comprende: a) tutte le pagine di cui sarà composto; b) i
collegamenti tra le pagine. Disegnate su un foglio delle caselle che
rappresentino le pagine e collegatele tra loro seguendo una struttura ad
albero.
• Disegnate lo schema dell’Home Page (HP, è la prima pagina che appare
quando vi collegate) del sito. Il contenuto sarà ovviamente diverso da
pagina a pagina, ma la struttura dell’HP costituisce il modello per tutte le
altre pagine del sito. L’uso di una struttura standard contribuisce ad
evitare uno dei principali fattori di attrito della comunicazione on-line: la
perdita di orientamento durante la navigazione.
• Il menu del sito indica i comandi disponibili e corrisponde alle principali
sezioni. Realizzate un menu chiaro, dettagliato e intuitivo. Es.:

  • Chi siamo
  • L’inchiesta
  • Sintesi dei risultati
  • Documenti
  • Rassegna stampa
  • Galleria foto
  • Galleria video
  • Parliamone insieme
  • Iscriviti alla newsletter
  • Contatti
  • Link
  • Sondaggio (sull’inchiesta).

Non dimenticate il link all’Home (HP). Deve essere visibile in ogni pagina.

• Il disorientamento costituisce uno dei più frequenti fattori di disturbo del
navigatore il quale non solo non riesce più a fare il punto della rotta ma
perde di vista anche la meta. Se il sito è di una certa complessità perchè
i dati dell’inchiesta sono numerosi e articolati verificate se i visitatori si
sentano disorientati. Questo accade soprattutto in due occasioni: a) se i
collegamenti tra le varie pagine scendono troppo in profondità; b) se in
un documento o una pagina ci sono troppe parole linkabili (un consiglio:
evitate parole linkabili in un testo scritto, distraggono il visitatore e lo
perdete).
• Scegliete con cura il gestionale che farà funzionare il sito. Esistono
software open source (gratuiti) scaricabili da Internet quali: mambo,
joomla, phpnuke, spip ecc. Scegliete con cura il tipo di grafica (forme,
colori e immagini). Il che significa che la grafica deve essere funzionale
ai contenuti. Inutile realizzare animazioni scoppiettanti se il sito è
destinato a pensionati. Inutile pubblicare foto dell’immaginario punk se
state divulgando i risultati di un’inchiesta sulla condizione di lavoro degli
operai di una fabbrica metalmeccanica.
• Una volta pubblicato il sito, monitorate sistematicamente le pagine più
visitate, le ore di maggior affluenza, i minuti di permanenza su ogni
singola sezione. Capirete così quali dati della ricerca destano maggior
interesse e cercate di scoprire perché. Vi sarà utile per l’inchiesta stessa
e per progettarne altre. Come fare? Uno strumento c’è: il questionario
on-line. Ma ne parleremo un’altra volta.
Scrivere per il Web. Alcuni consigli utili
• Trattate i testi come se fossero immagini. Facile a dirsi difficile a farsi.
Alcuni piccoli trucchi: inserite spazi bianchi tra i vari periodi; non
utilizzate font (caratteri) troppo piccoli; utilizzate font arrotondati e
piacevoli allo sguardo; andate spesso a capo (con criterio, ovviamente);
utilizzate corsivi per le parole-chiave (senza linkarle ad altri documenti);
privilegiate il contrasto tra il colore del testo e quello dello sfondo
(ovviamente: non usate colori troppo accesi). Si evita così l’effetto-muro
e si dà all’occhio l’illusione del movimento.
• Evitate di pubblicare lunghe pagine di testo che obbligano allo scrolling.
Se il documento è voluminoso sintetizzatelo in un articolo che stia in una
sola schermata e create un link per l’approfondimento. Chi è interessato
andrà a leggerlo. Chi non è interessato almeno sa di cosa tratta.
• La grafica deve essere al servizio dei contenuti e non viceversa. Questa
banale regoletta è in realtà spesso fonte di accanite discussioni tra
grafico e chi gestisce i contenuti. Spesso le due figure coincidono in una
persona ma trattandosi di sue mestieri completamente diversi quasi
sempre lo sforzo comunicativo di quella persona si rivela inefficace.
Perciò attenzione: le foto che pubblicate devono essere coerenti con il
testo e con la linea editoriale che vi siete dati. Se i destinatari sono
istituzioni, mondo dell’informazione, amministratori pubblici è inutile e
probabilmente controproducente utilizzare un repertorio iconografico
“arrabbiato” proveniente dalle culture giovanili delle metropoli.
• Se il sito è un mix tra il sito di tipo informativo e quello interattivo (è uno
dei casi più frequenti) date visibilità ai contenuti più aggiornati
utilizzando espedienti grafici. Evitate l’effetto alberello di natale con icone
che blinkano (pulsano) qua e là nello schermo. Distraggono dalla lettura
(che sullo schermo è il 25% più lenta rispetto alla carta stampata).
• Se scrivete un articolo sull’inchiesta, una sua sintesi, se rispondete a dei
visitatori siate brevi, chiari ed efficaci. Utilizzate queste regole:

  • una frase deve corrispondere ad un concetto e ad uno solo;
  • la frase non deve superare una riga, massimo una e mezzo;
  • incuriosite il lettore con incipit (inizio del testo) con un attacco breve e d’impatto;
  • evitate punti esclamativi, parole in maiuscolo e vecchi espedienti di questo tipo;
  • titolate in maniera breve e accattivante;
  • fornite subito le informazioni principali
  • accompagnate le informazioni da grafici da capire con un colpo d’occhio.

Bibliografia

Testi operativi

AA.VV., Comunicazione-guerriglia. Tecniche di agitazione gioiosa e resistenza ludica
all’oppressione, DeriveApprodi, Roma 2001.
AA.VV., Errore di sistema. Teorie e pratiche di Adbusters, Feltrinelli, Milano, 2003.
Luca Toselli, Il progettista multimediale, Bollati Boringhieri, Torino, 1998.
Escuela Popular “La Prosperidad” di Madrid, Tecniche di disinformazione. Manuale per una
lettura critica dei media, Datanews, Roma, 2004.

Mediattivismo

AA.VV., (a cura di Matteo Pasquinelli) Media Activism. Strategie e pratiche della comunicazione
indipendente. Mappa internazionale e manuale d’uso, DeriveApprodi, Roma, 2002.
Geert Lovink, Dark Fiber, Sossella, Roma 2002.
Pekka Himanen, L’etica hacker e lo spirito dell’età dell’informazione, Feltrinelli, Milano, 2001.

Manualistica

AA.VV., Enciclopedia della comunicazione, De Agostini, Novara, 2003.
Marino Livolsi, Manuale di sociologia della comunicazione, Laterza, Bari, 2002.
Ugo Volli, Il libro della comunicazione. Che cosa significa comunicare: idee, strumenti, modelli,
il Saggiatore, Milano, 1994.

Società e comunicazione

Sergio Bellucci, E-work. Lavoro, rete, innovazione, DeriveApprodi, Roma 2005.
Noam Chomsky, Il potere dei media, Vallecchi Editore, Firenze, 1994.
Derrik de Kerckhove e Antonio Tursi, Dopo la democrazia? Il potere e la sfera pubblica
nell’epoca delle reti, Apogeo, Feltrinelli, Milano, 2006.
William H Dutton., La società on-line. Politica dell’informazione nell’era digitale, Baldini &
Castoldi, Milano, 2001.
Armand Mattelart, Storia della società dell’informazione, Einaudi, Torino, 2002.
John Sinclair, La società dell’immagine. La pubblicità come industria e ideologia, Franco Angeli,
Milano, 1991.
Sherry Turkle, La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell’epoca di Internet,
Apogeo, Milano, 1997.

Sofferenza sociale

Stanley Cohen, Stati di negazione. La rimozione del dolore nella società contemporanea,
Carocci, Roma, 2002.
Christophe Dejours, L’ingranaggio siamo noi. La sofferenza economica nella vita di ogni giorno,
il Saggiatore, Milano, 2000.

Sitografia

http://www.bellaciao.org/it
http://www.canisciolti.info
http://www.comedonchisciotte.org
http://www.disinformazione.it
http://www.indymedia.org
http://www.informationguerrilla.org
http://www.isfreedom.org
http://www.lsdi.it
http://www.megachip.info
http://www.risorsetiche.it
http://www.unimondo.org
http://www.zmag.org/Italy.

Estratto da: Patrizio Paolinelli (a cura di), Per un nuovo abbecedario della politica. Manuale per fare inchiesta, Socialmente, Bologna, 2007.

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