Per ritrovare la cultura e gli intellettuali occorre un accordo tra potere politico ed economico

foto_civitavecchia

Civitavecchia. Forte Michelangelo

Vivo da sette anni a Civitavecchia, nel 2008 ho curato un libro sulla classe politica locale e come tanti altri concittadini lavoro a Roma. Mi sento dunque spinto a rispondere alla provocazione di Nunzi nel momento in cui si chiede dove siano finite quelle persone “irregolari, anticonformiste, eretiche” che una volta andavano sotto il nome di intellettuali e che stimolavano la vita della nostra città.

Non solo a Civitavecchia, ma nell’intero Paese (e si può dire nell’intero Occidente) gli intellettuali sono stati scientificamente neutralizzati. Da cosa? Intanto da una vita quotidiana oltremodo stressante che non lascia spazio mentale per la lettura. Una vita quotidiana resa un vero e proprio inferno per le persone a reddito medio-basso (la maggioranza della popolazione).

In secondo luogo, gli intellettuali che negli anni ’70 e ’80 popolavano Civitavecchia così come tante altre realtà italiane (e non solo) erano spiriti critici che magari diffondevano idee di eguaglianza e giustizia sociale. Temi oggi negletti in una società senza futuro, anzi terrorizzata dal futuro e ricattata dallo spettro della disoccupazione.

In terzo luogo, la comunicazione visiva sta progressivamente soppiantando la parola scritta: oggi i libri non sono più in grado di provocare la rivolta delle coscienze e inesorabilmente si stanno trasformando in merci da consumare e cambiare col variare delle novità commerciali, esattamente come un telefono cellulare o un automobile.

Oggi è la pubblicità a dettare il senso della vita e insomma, come da anni in molti affermano, viviamo nell’epoca in cui trionfa il pensiero unico. Civitavecchia, naturalmente, non è immune da queste epocali trasformazioni e va rilevato che nei decenni passati non ha allestito strutture stabili per la produzione e la diffusione della cultura. Ad esempio: nella nostra città non esistono biblioteche di quartiere, un centro-congressi, né festival permanenti (e per inciso la biblioteca comunale di Piazza Calamatta non accetta libri in donazione per mancanza di spazio).

In parte due visitatori di Bignotizie, nel commentare l’articolo di Nunzi, hanno fornito delle risposte alla débâcle dello spirito critico: la televisione, che potrebbe essere un formidabile strumento di crescita culturale, è volutamente un’arma di distrazione di massa, per non dire di rincretinimento di massa; in secondo luogo, l’attuale classe politica, ormai precipitata in un’enciclopedica ignoranza (basta andare all’Aula Pucci e assistere ad un Consiglio comunale per rendersene conto) degli intellettuali non sa proprio cosa farsene, anzi li teme e li tiene a debita distanza.

Se si aggiunge poi che a Civitavecchia l’università non si è mai integrata col territorio e sta per chiudere i battenti il quadro sembrerebbe senza speranza.
In realtà sono fiducioso. Nonostante si viva in un Paese il cui governo sta demolendo la cultura così come la P2 ha pianificato e nonostante si viva in una città economicamente poco florida ci sono ancora energie su cui fare
affidamento per la ripresa di un pensiero anticonformista. Laddove per anticonformista si deve oggi intendere non essere vittima delle mode (anche culturali) e per dirla con Kant uscire dallo stato di minorità, che è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro.

A Civitavecchia esiste una borghesia istruita e un mondo delle professioni di spessore. Esiste un corpo insegnante di livello e con delle notevoli eccellenze. Esiste un mondo dell’associazionismo che resiste nonostante l’attuale amministrazione comunale faccia di tutto per abbatterlo. Esistono delle istituzioni private che investono nella cultura cittadina. Esistono istituzioni culturali come il teatro Traiano (solo per citare un caso). Ci sono molti giovani che tentano esperienze nel teatro e nelle produzioni audiovisive. Esistono giovani e meno giovani intellettuali (sì proprio quelli di cui Nunzi, e non solo lui, sentono giustamente la mancanza) che però fanno i lavori più disparati e sottopagati faticando a mettere insieme il pranzo con la cena e nonostante ciò riescono a pubblicare libri.

Se è vero che Civitavecchia possiede tutte queste energie cosa manca allora? Manca un circolo virtuoso tra politica e potere economico. Entrambi dovrebbero essere interessati alla cultura non foss’altro perché se ben gestita produce reddito e occupazione (a differenza di quel che dice qualche ministro della Repubblica). Ma soprattutto perché l’aumento dell’intelligenza collettiva è un bene che, anche nel contrasto tra idee, fa crescere una città, la rende viva, stimolante, attraente. Mentre oggi Civitavecchia è sempre più una città di pendolari, di emigranti e di rassegne estive che altro non sono che la Tv portata fuori dallo schermo. Una città così, una città senza un po’ di eresia è destinata a declinare e dipendere dall’esterno (non a caso il recente dibattito sulle principali istituzioni cittadine occupate da forestieri). Occorre che politica e potere economico realizzino strutture culturali permanenti in grado nel tempo di reggersi con le proprie gambe e in grado anche di finanziare progetti che magari non hanno un ritorno economico immediato ma fanno crescere il tessuto culturale cittadino.

Fra un anno ci saranno le elezioni amministrative. Leggeremo i programmi elettorali e ascolteremo le promesse dei candidati sindaco. Allora capiremo se qualcuno è davvero intenzionato a dare una sterzata per fare anche della cultura un’occasione di rinascita della nostra città.

PATRIZIO PAOLINELLI

http://www.bignotizie.it/news/rubriche/le-opinioni/5142-per-ritrovare-la-cultura-e-gli-intellettuali-occorre-un-accordo-tra-potere-politico-ed-economico.html

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