Il tempo e lo spazio di Proust

proust

Marcel Proust

La casa editrice Medusa ha da poco pubblicato: Proust e i suoi amici (119 pagg. 14 euro). Si tratta di una selezione di testi apparsi nel 1923 per la “Nouvelle Revue Française” all’indomani della morte dell’autore della Recherche. Per l’occasione una sessantina di autori resero omaggio allo scrittore scomparso nel novembre 1922, mentre l’edizione italiana ne annovera 24. Il volume è preceduto da una Prefazione di Giancarlo Pontiggia che ci avvicina alla reinvenzione del romanzo operata da Proust. Reinvenzione originale e, secondo Pontiggia, non interpretabile sul piano sociologico perché giunti alla conclusione della Recherche non ci si trova dinanzi a un ordinato tableaux vivant ma a un’insieme dei dettagli, sensazioni, pensieri e ritratti avvolti nella magica “polvere d’oro” di un giardino segreto.

Tra coloro che contribuiscono alla raccolta Emilio Cecchi si sofferma sul romanzo come mezzo per favorire l’unità morale dell’Italia. Un’unità già raggiunta dalla Francia, diventata nazione ben prima del nostro paese, e proprio in virtù di questa precedente coesione politica capace di generare un Balzac e un Proust. Nel suo Omaggio Paul Valéry annota che a differenza della poesia un romanzo può essere riassunto. Per di più può essere tradotto senza perderne l’essenziale, sviluppato interiormente e prolungato all’infinito. Proust mette a frutto tali limiti e occasioni raggiungendo la vita con un’abbondanza di connessioni colte anche in un evento minimo. La qualità del Tempo Perduto è l’immenso valore o il valore nullo che ognuno di noi ricava in ciò che smarrisce o crede di smarrire: è il tesoro da cui ricaviamo ciò che siamo. La sensibilità di Proust, il suo mondo interiore, così come il suo sguardo sulla vita quotidiana, sono l’oggetto di una breve riflessione di Gide sui primi lavori dell’inventore della Recherche. Lavori che in nuce contengono ciò che troveremo poi in Swann e Guermantes. E’ il Proust costretto dalla malattia che Gide fa parlare. Il Proust delle “chiaroveggenti dolcezze“ che si provano quando la vita allenta i propri rigidi lacci.

Nell’edizione italiana l’intervento più corposo è quello di Ortega y Gasset. Il quale definisce Proust l’inventore di un nuovo modo di trattare il tempo e lo spazio. La novità rispetto tempo consiste nel modo in cui Proust presenta il ricordo dei suoi soggetti letterari (un’estate sulla costa della Normandia, giochi sentimentali ecc.): non più trattati come materiali utili a descrivere una cosa, ma essi stessi la cosa descritta. I soggetti dei romanzi proustiani altro non sono che spiragli da cui si librano sciami di reminescenze. Il significato della ricerca del tempo perduto si trova dunque in un’investigazione che rinuncia a imporre al passato la natura del presente, evita qualsiasi costruzione, anzi edifica rovine. Per quanto concerne lo spazio Proust inventa una nuova distanza tra noi e le cose simile a quella che gli impressionisti hanno imposto nella pittura: negare la forma esteriore per riprodurre quella interiore.

Proust descrive un amore di Swann senza la forma dell’amore. I suoi personaggi sono silhouette che la luce trasforma. Per Proust il cuore umano non ha solidità. E’ gassoso, variabile. E’ essere senza agire. Da questo immobilismo scaturisce l’attenzione per le cose minute. Dopo un banale gesto quotidiano per pagine e pagine non accade nulla. L’inazione però non è una contrazione dello spazio mentale. E’ il suo opposto: una crescita, una dilatazione senza fine. Perché un lettore non interessato alla critica letteraria o al personaggio Proust dovrebbe acquistare questo libro? Per due motivi. Primo, perché gli autori della raccolta sono tra loro diversissimi eppure tutti incontrano l’autore della Recherche. Il che significa che è uno scrittore che tocca l’essenza delle cose. Secondo, perché come nota Ortega y Gasset, la scrittura di Proust stanca il lettore ma non lo annoia. In un’epoca frettolosa come la nostra è una sana fatica. Aiuta a ritrovarsi. Per chiunque il Tempo Perduto non è tempo perso.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, inserto cultuale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 21 maggio 2011.

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