Il povero romanzo italiano. Una raccolta di articoli di Berardinelli

NZOAlfonso Berardinelli ha raccolto in un libro una nutrita selezione di suoi articoli e saggi che vanno dal 1992 al 2010. Il titolo del volume è: Non incoraggiare il romanzo. Sulla narrativa italiana (Marsilio, Venezia, 2011, 287 pagg. 21 euro). Il titolo di per sé è già una provocazione e ripropone quello di un suo pezzo del 1997 compreso nel volume. Pezzo in cui Berardinelli commenta un saggio di Abraham Yehoshua intitolato: La democrazia uccide il romanzo. Con parecchi distinguo anche Berardinelli è convinto di questo fenomeno e già nel ’97, tempi in cui il romanzo vive una nuova esplosiva giovinezza, definisce la democrazia culturale fatalmente ipocrita perché dà a tutti l’illusione di essere tutto, anche romanzieri, e insomma la democrazia uccide il romanzo proprio perché lo incoraggia così tanto.

Ecco così spiegato il titolo del libro. Una sola annotazione critica: se per democrazia intendiamo governo del popolo la strada da percorrere è ancora lunga. D’altra parte, nella stessa polis greca donne, schiavi, stranieri non godevano di diritti politici e Socrate fu condannato a morte (per motivi politici) nell’Atene democratica. Se poi guardiamo al nostro desolato presente affermare che la sovranità appartiene al popolo solleva molti dubbi dato che, tra l’altro, il popolo diventa sempre più povero per precisa volontà di chi diventa sempre più ricco. Come affermano Elias e Bauman (che per inciso non sono due  sovversivi, anzi) noi oggi viviamo nell’assolutismo del mercato, ossia il potere è detenuto dai padroni dell’economia. Dunque non è la democrazia che uccide il romanzo ma la mercificazione di ogni cosa.

Tanto sta andando a rotta di collo il consumismo – ossia farci divorare merci sempre più in fretta (libri compresi) riducendone il più possibile il ciclo di vita – che lo stesso Berardinelli critica impietosamente l’attuale sovrapproduzione narrativa. La quantità comprime la qualità e il romanzo è gravemente malato dall’overdose di vendite. Il che non significa che tutto sia intrattenimento di bassa lega. Anzi è lo stesso Berardinelli ad osservare che a volte esistono prodotti persino troppo perfetti. Ma i romanzi che si pubblicano oggi non sembrano nascere da nessuna memoria letteraria e anche quando sono ben costruiti non inducono alla riflessione, all’interpretazione critica, insomma “non fanno storia”. Unica eccezione è Walter Siti, che, a parere di Berardinelli, sembra rimasto pienamente consapevole della tradizione del romanzo. Il problema però è che Siti (docente universitario, studioso di Pasolini e critico letterario) è più un intellettuale che un romanziere. E tuttavia il problema più grande del panorama letterario italiano è l’impoverimento culturale e la perdita di consistenza intellettuale. Nonostante ciò, a sorpresa Berardinelli conclude la Premessa al suo libro affermando che la democrazia letteraria di massa, con la sua letteratura senza forma e senza confini, non è poi così male e giustamente chiude l’epoca dei giudizi.

Questa conclusione disorienta rispetto alle pagine di reprimenda che la precedono e dubitiamo della vanificata autorità del giudizio della critica (lo sanno bene gli autori con pochi agganci che devono supplicare recensioni). A parte ciò, Non incoraggiare il romanzo costituisce una stimolante panoramica degli attuali narratori italiani e di quelli del Novecento. Li si ritrova tutti o quasi. Dai “canonici”: Gadda, Vittorini, Volponi (solo per citarne alcuni) ai contemporanei: Tabucchi, Camilleri, Calasso (sempre per citarne solo alcuni). E a nessuno Berardinelli fa sconti trasmettendoci la sua forte personalità e il suo tagliente punto di vista. Di uno stesso autore stronca quel che c’è da stroncare e loda quel che c’è da lodare. Operazione, complessa, aperta alla dialettica e alla polemica. In fondo se è vero che nella nostra letteratura i personaggi più riusciti sono gli autori la stessa cosa si può dire anche per il critico Berardinelli. Il che, a scanso di equivoci, non va affatto a suo demerito.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, Inserto culturale del  quotidiano Conquiste del lavoro30 aprile 2011.

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